"Il bambino nasce competente e dispone già di nozioni, valori e criteri di valutazione che orientano concretamente la sua esperienza. Comunemente, invece, ci si comporta con lui come se fosse una specie di tabula rasa su cui i genitori devono imprimere le conoscenze necessarie per un regolare sviluppo umano e sociale." (J. Juul)

Ultimi articoli pubblicati

Sentire il «sì» dentro al «no»
di Inbal Kashtan
«NO!». La temutissima parola è stata pronunciata. Avete appena chiesto a vostro figlio di fare qualcosa di ragionevole come ad esempio utilizzare un filtro solare in una giornata di sole bruciante. Oppure lavarsi le mani prima di cena, infilarsi le scarpe per uscire di casa, raccogliere i giocattoli sparsi per il soggiorno, lavarsi i denti prima di andare a letto, andare a dormire.
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La mia lettera all'educatrice di mia figlia
di Silvia
Gentile educatrice, grazie per i Suoi report e soprattutto per essere stata solerte nell’aggiornarci sulle giornate indaffarate della nostra bambina! Volevo fortemente trovare il tempo di parlare di persona, è importante farlo di tanto in tanto specialmente all’inizio, quando educatrice e bambino si stanno conoscendo. Quindi mi accingo a scrivere qualche considerazione. Ripensando al primo ambientamento della nostra bambina in un nido Montessori, ho pensato che come imparare a nuotare sia una buona metafora.
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I Genitori hanno bisogno di informazioni corrette. La psicologa Alessandra Bortolotti in merito a una trasmissione con Tata Lucia.
Lettera alla Redazione di Mattino Cinque in merito alle consulenze di TATA LUCIA pubblicata da E se poi prende il vizio? il giorno martedì 20 settembre 2011 alle ore 10.49 Gentile Redazione di Mattino Cinque, ho due bambine di 7 e 3 anni e sono una psicologa perinatale, mi occupo cioè di tutto ciò che ruota intorno alla nascita, alla gravidanza, all’allattamento e all’accudimento dei bambini nel rispetto della fisiologia.
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Né scapaccione, né indifferenza...noi scegliamo l'amore
di Luce78
"Lo scapaccione? Meglio dell'indifferenza" è il titolo di un articolo apparso sul sito di Don Mazzi (leggibile a questo link) e sul n. 37 del settimanale "Famiglia Cristiana". Nell'articolo, Don Mazzi esprime la propria opinione in merito alla recente notizia apparsa sui rotocalchi in cui un consigliere comunale pugliese, in vacanza con la famiglia per una crociera nei fiordi, è stato arrestato perché pare abbia tirato un «ceffone» al figlio.  In particolare, i seguenti passaggi dell'editoriale di Don Mazzi hanno destato la nostra attenzione: "Rimproverare, alzare la voce, dare una tiratina di orecchi, allungare uno scappellotto sul sedere, credo sia la via più sbrigativa e semplice per smontare alcune manfrine dei nostri cicciobelli. Le piccole eccezioni (come l’urlata o lo scapaccione) servono solo per confermare regole già conosciute e atteggiamenti già discussi."
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Intervenire in difesa di un bambino in luogo pubblico - Parte 2
di Jan Hunt
Cosa possiamo fare? È adorabile a tre anni, con quel ciuffo di riccioli marroni e grandi occhi blu. Ha appena scoperto cosa sono le tasche. Allunga la manina, afferra un piccolo oggetto su un ripiano e lo tiene in mano, sopra la tasca. Studia un po’ l’oggetto e poi lo lascia cadere nella tasca. Plop! Con un risolino di soddisfazione. Infila la mano nella tasca per provare ancora. Ma questo sta succedendo in un negozio e l’oggetto che ha in mano, da 25 centesimi, non è stato pagato.
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Accettare l’invito al gioco di nostro figlio
di Lu Hanessian
Così come la nostra identità è attorniata da ferite emotive, possiamo anche portare in noi delle ferite che assediano la libertà e la vitalità del gioco. Non si tratta necessariamente del fatto di essere stati feriti nel corso dei nostri giochi infantili, ma del fatto che noi, nell’età adulta, siamo venuti associando quei giochi con le ripulse precoci, la solitudine, e la paura di indegnità che ne è derivata, la perdita dell’amore e del senso di appartenenza.
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Io sono con te
di FRA
Un film per credenti e non credenti... e anche per dubbiosi: Io sono con te, di Guido Chiesa. Quante volte è riecheggiata in questo sito la raccomandazione del nostro Vito Rocco Torraco: di trattare i nostri bambini come tratteremmo Gesù Bambino? Ma come è stato trattato Gesù dai Suoi genitori? Il regista Guido Chiesa ha provato a proporre criteri e principi a cui realisticamente e verosimilmente potrebbero essersi ispirati Maria e Giuseppe nell'educare e crescere il Bambino Divino, risostruendo anche storicamente il quadro epocale in quanto a usi, leggi e credenze.
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Articolo in evidenza

Da quando so che picchiare i bambini produce sul lungo periodo soltanto conseguenze negative, mi sono impegnata attivamente per trasmettere le mie informazioni ai giovani genitori, per mezzo di articoli, di interviste, di conferenze e comunicati. A volte parlo anche con gli allievi delle scuole superiori, con la speranza di comunicare loro queste mie importanti conoscenze prima che si sposino e a loro volta abbiano figli. In tutti i miei incontri registro, da un lato, una forte resistenza a occuparsi comunque dell’argomento; dall’altro, ho molto spesso la sensazione di toccare, in quasi tutti i miei interlocutori, un punto vulnerabile che da tempo aspettava di essere messo a nudo e riconosciuto, poiché la ferita non può guarire finché rimane coperta e negata.

Dal forum

Spiegare l'omosessualita' ai bimbi

    Crescere con i nostri piccoli - oggi alle 10:28


Caillou

    «Parole in libertà» - oggi alle 8:44


sonno bimba 7 mesi

    Neonati (0-12 mesi) - oggi alle 8:19


Le parole che scaldano il cuore

    Crescere con i nostri piccoli - oggi alle 8:15


Paralisi ostetrica

    Per bimbi e genitori con bisogni «speciali» - oggi alle 8:15


pedagogia davvero illuminata: Kanamori, Giappone

    Scuola e apprendimento naturale - ieri alle 22:21


Compiti

    L'età della scuola (6 anni e oltre) - ieri alle 15:20


senso del pudore: fino a che età....

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libri per bimbi di 2 anni

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Copertina di Time con bimbo di 3 anni allattato.

    Cronaca e attualità - il 16/5 alle 15:48


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Storia d'infanzia

Sono stata una bambina picchiata. Spesso e selvaggiamente da piccolissima. Man mano che crescevo le botte sono diventate meno frequenti, restavano una soluzione per le grandi occasioni. Per punizione venivo respinta, ignorata, messa in castigo, subivo privazioni. Era comunque violenza, comunque disamore. Non ho mai rimosso il ricordo della brutalità e dell'ingiustizia di mio padre, non ho mai pensato che avesse ragione.
E ho conservato la memoria dei miei dolorosi sentimenti. Sono insomma rimasta in stretta sintonia con la bambina che ero. E questo mi ha sempre aiutato a entrare in contatto con i bambini, a capirli nelle loro esigenze più semplici, a sentirmi una di loro.