La mia piccola guerriera

Come inizia la storia che vi ha portati qui? La vostra, quella dei vostri bambini e del vostro rapporto con loro? Vogliamo offrire accoglienza a questi racconti perché l'indole di ciascuno di noi discende anche da come è entrato nel mondo, è influenzata dal ricordo segreto che di questa prima esperienza il corpo custodisce e dai ricordi che i racconti di famiglia serbano per lui. Pensieri intorno a una nuova vita, sul suo concepimento, sul suo schiudersi a noi.

La mia piccola guerriera

Messaggioda rospina » domenica 27 novembre 2016, 10:52

E' stata proprio una piccola grande guerriera la mia T.!
Posso raccontarvi un po' di noi? Sento il desiderio di rivivere e condividere con voi quei momenti preziosi; un parto non facile ed una nascita non certo rispettosa, con cui dovrò sempre fare i conti, ma con cui sto facendo pace.
T. è il frutto di un primo fortunato tentativo di fecondazione assistita, a cui ricorro per il forte desiderio di un secondo figlio che non arriva. Incredula e fuori di me dalla gioia vedo una flebile lineetta positiva sul test di gravidanza ed i valori sulle analisi del sangue che crescono splendidamente. Poi, alla settimana settimana, doccia gelata: perdite di sangue rosso vivo, diventate emorragia tre giorni dopo ed ogni volta la corsa al pronto soccorso, con tanta paura ma anche tanta speranza...ed é li', che ancora prima che il dottore si pronunci, vedo un puntino battere sullo schermo dell'ecografo: la mia embrioncina si é attaccata alla vita, il dottore incredulo che non sia un aborto spontaneo con cosi tanto sangue ed io sono esplodo in un pianto liberatorio. L'ansia non mi abbandona per nove mesi: alla ventesima settimana il ginecologo mi mette a riposo per il collo dell'utero raccorciato, per finire con una diagnosi di placenta prevai centrale. Addio VBAC!
Dalla diagnosi, non solo mi devo rassegnare ad un nuovo cesareo, ma si prospetta un'operazione un po' più complessa, ad alto rischio di isterectomia ed emorragia post pasto, perché la placenta era molto adesa alla parte dell'utero, con la probabiltià che si sia anche infiltrata. Le preoccupazioni sono tutte rivolte verso di me, T. al contrario, sembra non rischiare niente di più rispetto ad un cesareo normale. La mia di preoccupazione, invece, é anche per lei, per l'accoglienza che vorrei darle. Per questo motivo, grazie soprattuttoo al suggerimento di una cara amica che capisce bene il mio stato d'animo, contatto una consulente per l'allattamento una settimana prima del parto. Con lei parliamo dei miei desideri e dei miei timori, di come vorrei che, nonostante tutto, T. venga al mondo nel modo più dolce possibile e possa godere del mio contatto o di quello di mio marito, qualora il mio non sia possibile. Parliamo tanto di allattamento, dei miei timori derivanti soprattutto dalla pessima gestione di quello precedente. Mi sento rincuorata e scrivo il mio piano del parto.
Arriva la viglilia del parto. Mi reco in ospedale, dove ho appuntamento per il prelievo del sangue, al fine di preparare le sacche di sangue da tenere disponibili in caso di trasfusione.
E finalmente ecco il giorno tanto atteso...non vi dico il mio stato d'animo, sono tesissima e ho una paura fottuta. Mi preparo per la sala operatoria e nel frattempo arriva l'anestesista. Gli chiedo immediatamente se posso avere la spinale, come avevo richiesto nel piano del parto, ma gentilmente mi risponde che no, non puo' assolutamente accontentarmi, non in un caso simile. Mi salgono le lacrime agli occhi, escono infermiere e anestesista e rientra mio marito. Gli do la notizia e comincio a sighiozzare: ho paura, non so come mi risveglierò, non so dove mi risveglierò, perché c'é anche il rischio di venire ricoverata nell'altro ospedale della città, non vedrò la mia bambina, non sentirò il suo primo pianto, non so quando la potrò abbracciare..piangiamo insieme...gli dico di tenere stretta stretta T. quando nasce, di non lasciarla sola se sta bene, di far rimandare i controlli, gli ripeto tutto quello che avevamo già scritto nel piano. E invece, T. nasce e rimane sola, subito sottoposta a controlli per verificare che l'anestesia non abbia arrecato danni. Mio marito la vede solo dopo un'ora ed io non ricordo nemmeno, forse 4 o 5 ore dopo. L'emorragia comincia subito dopo l'uscita di T. mi tolgono utero e tube e alcuni punti di sutura alla vescica. Mi trasfondono tre sacche di sangue. Non appena mi sveglio, sono in terapia intensiva e chiedo di vedere T.
Che strane le vicende della vita: dopo un normalissimo cesareo, non ho assolutamente ricordo di quando mi hanno messo C., la mia prima bimba, tra le braccia, mentre ho ben vivido in mente il momento in cui arriva l'ostetrica con la culletta e vedo quel fagottino bellissimo, chiedo che venga spogliata e messa sul mio petto e mi faccio aiutare ad attaccarla al seno.
La mia T. é con me, nient'altro conta! Dopo un po' sono costretta a consegnarla a mio marito perché mi sento svenire: é il primo collasso. Mi trasfondono un'altra sacca di sangue e una di plasma, mi danno un po' di morfina. Diventa tutta confusa quella prima giornata: mi gonfio come un pallone, non riesco a tenere gli occhi ben aperti da quanto sono gonfi, mi si appanna la vista, mi appisolo e mi risveglio per tutto il resto del pomeriggio. Quando mio marito se ne va la sera, chiedo di tenere T. ancora un po' con me, ma poco dopo ho un secondo collasso. Portano T. al nido, mi trasfondono un'altra sacca, mi fanno un'eco e parlano di portarmi ancora in sala operatoria perché sono piena di sangue, arriva il primario, non so cosa dica, ma non mi operano, mi mettono un peso sulla pancia e lo legano al letto per non farlo muovere. E' una sensazione terribile. La notte la passo quasi insonne, tra il via vai di infermiere e dottori, che controllano i parametri, ogni tanto prelevano o iniettano qualcosa e le urla delle partorienti nella sala parto vicino. Non sono in grado di occuparmi della piccola, che rimane al nido tutta la notte. Verso mattina comincio a chiedere di lei, che mi venga portata, ma la vedo solo quando arriva mio marito, purtroppo. T. rimane con noi tutto il giorno: é molto sonnolenta, la attacco ma non ciuccia molto, si addormenta subito. Io comincio a riprendermi, chiedo che non mi venga più data morfina, che mi intontisce troppo. Anche la seconda notte non mi lasciano T....da sola effettivamente non sono in grado di badare a lei e mio marito non può stare con me la notte, la nostra primogenita ha troppo bisogno di lui. Finalmente, il terzo giorno mi comunicano che posso lasciare la terapia intensiva e salire in reparto. Mi tolgono il peso dalla pancia, mi staccano un po' di fili, posso lavarmi i denti ed il viso, mangiare qualcosa...sono felice, ma la mia felicità é sempre offuscata dalla tristezza di non riuscire ad avere T. con me prima dell'arrivo di mio marito, nonostante io lo chieda a chiunque entri. Sembra quasi secondario che io abbia partorito e che la mia bimba abbia bisogno di me. Lei é sempre più letargica, cominciano a darle il latte artificiale con il biberon, nonostante la mia richiesta di somministrarlo in altro modo, ma non riescono, dicono, troppi bambini e troppo poco personale...non mi posso imporre! Salgo in reparto e finalmente, dopo due giorni, posso vedere C., la mia bimba grande, che se l'é cavata egregiamente senza di me in quei giorni...era stata ben preparata ed il resto l'ha fatto la presenza costante e rassicurante del papà, nonché una maturità che i bimbi dimostrano di avere in alcune situazioni che spiazza sempre. C. mi guarda da lontano e ha bisogno del suo tempo per riprendere confidenza con me: é molto impressionata dalle mie braccia piene di lividi, dalle farfalline nel braccio, dal drenaggio e dal catetere...tanto che non mi abbraccia, non subito. Dopo un po', comincia a venire nel letto, ad accoccolarsi e piano piano tutto si normalizza...mi era mancata tantissimo!!!
Ora voglio cominciare ad occuparmi a tempo pieno di T. e del nostro allattamento. Per fare questo, mi rendo subito conto che, anche se sono nel reparto giusto, devo cominciare ad alzarmi e rendermi indipendente, perché quando portano la piccola al nido, poi non riesco più a vederla per ore. Io chiamo, insisto, mi dicono che la portano subito, ma poi aspetto e aspetto e non capisco perché...sono tutte così gentili, sembrano così disponibili...che succede quando escono dalla camera che dimenticano la mia più che lecita richiesta? Mi assale un senso di vuoto incredibile, mi sembra di essere la mamma invisibile, o al contrario una palla al piede.
Comincio ad usare il tiralatte, visto che T. al seno ciuccia poco o niente e si stanca subito. Ho ancora il colostro e sono orgogliosa di quei 20 ml che possono essere somministrati a T. e anche le ostetriche sono contente e quasi meravigliate che riesca a tirare fuori qualcosa e mi incoraggiano. Il quarto giorno mi aiutano a mettermi in piedi, non arrivo oltre la sedia. Chiedo di T., subito al mattino, non arriva...cerco di alzarmi da sola ma non riesco, piango, voglio la mia bambina, voglio tirare il latte, ma rimango inascoltata...non riesco a fare niente! E' snervante tutta quella situazione! Arrivano mio marito e C., così posso avere la mia piccola. Chiedo a mio marito di aiutarmi a camminare, cosi' non starò più senza T. E' durissima a dire la verità, non pensavo, mi sembra di essere una vecchietta, sto tutta curva, dalla stanza al nido ci impiego un tempo che sembra interminabile, i punti del drenaggio danno delle fitte ad ogni passo, lo sforzo mi fa sanguinare la ferita, tanto che devo farmi cambiare la medicazione ogni volta, ma sono indipendente! Ed andrà sempre meglio.
T. non resta più senza di me ed é meraviglioso averla finalmente con me giorno e notte. Ora possiamo recuperare il tempo perduto e cominciare tutto da capo. T. , la mia piccola guerriera sonnolenta, mi dà tutto il tempo per riprendermi. Lei, infatti, é una bimba di facile gestione; le basta stare sul mio petto, o in fascia, o sentire la mia vicinanza nel lettone. Raramente piange o si lamenta.
Torniamo a casa dall'ospedale con una bella dose giornaliera di aggiunta e questo é l'aspetto che mi destabilizza maggiormente, perché io VOGLIO allattare questa volta ed ero preparata ad attaccarla giorno e notte, non certo a vederla addormentarsi non appena appoggiava la bocca al seno. L'aiuto della consulente é fondamentale, cosi' come é fondamentale il totale sostegno di mio marito e di alcune persone a me vicine. A 14 giorni dal parto, si ricomincia dal colostro. Dopo un paio di mesi, da una percentuale del 90% di latte artificiale, passo ad una del 30% di artificiale e 70% di latte di mamma, con suzione recuperata alla grande. Non riesco purtroppo ad arrivare all'esclusivo, mi manca l'ultimo pezzettino di fatica e di fiducia in me stessa e nella mia capacità di essere in grado di nutrire mia figlia, in parte anche perché T. si dimostra da subito una grande amante del biberon e tende a crescere pochino. Ciononostante vi dico che sono orgogliosa di me. Dalle esperienze che sento raccontate, mi sono resa conto a posteriori di quanto sono stata caparbia e tenace, di come sono riuscita ad andare avanti per la mia strada, nonostante non abbia sempre avuto pediatra e consulente dalla mia parte (si'..anche quest'ultima mi consigliò ai due mesi della bimba di aumentare l'aggiunta, ma non l'ho fatto perché io vedevo una bimba serena e in salute...e ho fatto più che bene) e di come la mia piccola guerriera mi abbia ampiamente ricompensato di tutte le fatiche. Ora posso guardare indietro e non avere rimpianti ed é una soddisfazione unica.
Concludo questo breve racconto :mrgreen: ringraziando pubblicamente un'amica del forum, che mi ha sostenuto come solo una vera amica sa fare, nonostante la distanza. Senza di te ed i tuoi suggerimenti non ce l'avrei fatta nemmeno stavolta : Love :

Grazie a chi ha avuto la pazienza di arrivare fino in fondo : Chessygrin :
:abbraccione
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Re: La mia piccola guerriera

Messaggioda gildauz » domenica 27 novembre 2016, 13:55

Cara ho le lacrime agli occhi e voglio solo ringraziarti di questo bellissimo racconto. Sicuramente lo sai già ma devo dirtelo: La tua T non è la sola guerriera!!! Sei stata incredibile, non ci sono altre parole. In bocca al lupo per tutto. Mi auguro che adesso arrivi la discesa. Che salita avete affrontato...
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Re: La mia piccola guerriera

Messaggioda rospina » domenica 8 gennaio 2017, 12:45

...un po' in ritardo, ma grazie di cuore Gilda!
Mi ricordo che anche tu aspettavi bimbo o bimba, non ricordo scusa..., spero stiate tutti bene!!!!
:abbraccione
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Re: La mia piccola guerriera

Messaggioda Effi B. » giovedì 2 febbraio 2017, 22:39

oh, cara : Love :, che cosa mi ero persa! Mi hai fatta piangere e sorridere mi ammirazione e tenerezza. Sei una donna magnifica, lo sai vero? Grazie per questo racconto e per la ricchezza di umanità che porti qui con i tuoi messaggi.

Un grande abbraccio a te, alle tue bimbe e a tuo marito, che ha saputo starti accanto in quei momenti davvero difficili.
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Re: La mia piccola guerriera

Messaggioda rospina » domenica 12 febbraio 2017, 8:24

Effi B. ha scritto:Sei una donna magnifica, lo sai vero?

no Effi non proprio : Chessygrin : ...ma una cosa devo dirla, che grazie a te e a tutto il forum, sto imparando a volermi sempre più bene :)
grazie :abbraccione
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Re: La mia piccola guerriera

Messaggioda Effi B. » domenica 12 febbraio 2017, 10:32

: Love : : Love : : Love :
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