Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Silvia D. » martedì 14 gennaio 2014, 18:23

Non riuscendo più a lavorare qui in Italia, l'espatrio inizia ad essere una possibilità. Mandati i CV e arrivati al secondo contatto, la possibilità non è più così remota.
Se siamo arrivati a questo punto, con tutto il malincuore di lasciare l'Italia e questa casina adorata in cui me li immagino grandi, è per necessità e, come dice il proverbio, la si deve accettare al meglio possibile fino a farne una virtù, ma non posso non pensare al mio bimbo grande, di quasi 6 anni, che si troverebbe lontano dalla lingua che conosce, dagli amici, dai nonni, dalla sua città, per cominciare forse le elementari non nella bella scuolina senza zaino che avevamo desiderato ma chissà dove e senza la minima idea di cosa dica la maestra nella sua lingua.
Per la bimba, a 2 anni, il trauma non ci sarebbe, ma per lui davvero non riesco a dormire la notte.
Avete qualcosa di incoraggiante da dirmi...?
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda maria » martedì 14 gennaio 2014, 19:14

Non vorrei fare la facilona, accarezzo il sogno che per vari motivi per noi resterà tale, eppure ho valutato molto i pro e i contro e i pro sono decisamente in maggioranza. Dipende dal paese di destinazione ovviamente, dai programmi di sostegno per gli stranieri e via discorrendo ma ci sono dei posti in cui la vita è complessivamente migliore per noi e per i bambini sotto molti punti di vista.
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Silvia D. » martedì 14 gennaio 2014, 19:18

Non sappiamo ancora, per ora sta risultando una buona accoglienza al suo CV dal Regno Unito e dalla Germania. Da un lato vorrei tanto diminuire le preoccupazioni economiche che mi tolgono il sonno, dall'altro penso al bimbo e continuo a non dormirci!!
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda danipa75 » martedì 14 gennaio 2014, 21:03

Silvia io sono nella tua stessa barca!
io voglio partire, mio marito vuole ancora provarci.
la ns motivazione è più sociale che economica, io di mio ho iniziato a studiare altre lingue oltre l'inglese.
io tranne la famiglia e gli amici non ho niente. Scuole in cui mandare i figli, speranze culturale per loro dopo i 14 anni, niente, o meglio io non vedo niente.
sto guardando al nord Europa, io mi sposterei sicuramente in base alle scuole e alla rete sociale.
ma brancolo ancora nel buio....
comunque provarci per tot mesi o un anno nel vostro caso non sarebbe tragico. La casina magari la affidi a qualcuno di fidato, e in uk o in Germania stai in affitto. Sono sicura che per un breve periodo non sarà così traumatico per L ma la vivrà come una grande lunga avventura!
buona fortuna :abbraccione
"Ma era quello il tempo migliore della mia vita, e solo adesso che mi è sfuggito per sempre, solo adesso, lo so".
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda tuckberry » martedì 14 gennaio 2014, 21:20

Silvia cara... io non posso parlare per esperienza diretta, sicuramente qualche pensiero l'avrei anche io, non posso negarlo. Però se fossi al tuo posto cercherei di concentrarmi non tanto sull'immediato futuro, ma su quello più lontano.
Tuo figlio all'inizio avrà qualche difficoltà? Può essere, ma quanto ha da guadagnarci in termini di possibilità di studio, lavoro, realizzazione quando sarà un po' più grande?
Che poi il fatto che quelle difficoltà le abbia è tutto da vedere.
Anche io, come Maria, non vorrei essere troppo facilona, ma ricordiamoci che i bambini hanno risorse inimmaginabili e uno spirito di adattamento ben superiore a noi adulti.
Ma soprattutto, Silvia, i tuoi figli hanno te e il loro papà. La loro famiglia. L'importante è che ci siate voi, al resto una soluzione si trova. Ne sono sicura.
:abbraccione
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Nora » mercoledì 15 gennaio 2014, 2:23

Noi siamo molto contenti di stare all' estero, anzi, potendo scegliere vorremmo cambiare prima o poi, ma sempre fuori dall' Italia, comunque non si sa mai cosa succede.....
Siamo qui dal 2004, non avevo le bambine, che essendo nate quando eravamo già espatriati, non hanno avuto problemi, ma solo enormi vantaggi, comunque vedo tantissimi bambini arrivare che hanno l' eta' dei tuoi, si adattano molto velocemente, soprattutto se li prepari, ad esempio una mia amica e' arrivata prima che iniziasse la scuola e ha iniziato ad organizzare playdates per la sua bambina, poi a scuola ha chiesto che venisse affiancata da un bambina italiana più grande che era già inserita da qualche anno.
Le ha fatto vedere dvd in inglese mesi prima di partire.
Le cose che invece sono da eviatre secondo me sono:
- arrivare quando l' anno scolastico e' iniziato da pochi giorni, ti spiego, qui la scuola comincia ad agosto, ma tanti se ne fregano e arrivano a settembre, perché non possono rinunciare alla montagna eh, per cui i loro figli si trovano ad arrivare 2 settimane dopo l' inizio quando tutti gli altri hanno già instaurato legami e routine, questo e' il modo migliore per avere i figli esclusi, diverso e' il concetto se la famiglia espatria durante l' anno, per cui se hai la possibilità di scegliere, spostati d' estate, fai le vacanze direttamente la', così tutta la famiglia ha tempo di adeguarsi.
- tornare in Italia troppo presto: sempre le stesse famiglie che arrivano a Settembre, a Dicembre si precipitano a tornare in Italia, perché "sei matta altrimenti i nonni e gli amici", invece il bambino che si stava appena cominciando ad abituare, subisce un trauma e in genere e' difficilissimo poi ripartire perché sa cosa lo aspetta e non vuole più farlo.
Queste cose mi hanno molto colpito, alcuni genitori sono davvero egoisti e pur di fare un giorno di vacanza in più, tanti mandano i figli a scuola col jet-lag , "che tanto loro sono bambini si riprendono subito" per cui li mandano dopo un volo di 14 ore e loro vanno a dormire :incazz: che gente.....
Se vai in Europa almeno non c'e' questo problema.
Ah ultima cosa, se decidi di espatriare, non continui a tornare in Italia ad ogni ricorrenza perché comunque disturba l' equilibrio, ripeto magari in Europa e' più semplice, ma qui io personalmente trovo assurdo, che si torni, A Natale 3 settimane, al capodanno cinse, a Pasqua e d' estate 2 mesi, alla fine sono 6 mesi qui e 6 mesi di la', come fa un bambino a trovare pace?

Ad ogni modo noi siamo a casa qui, per cui il viaggio in Italia e' la vacanza che facciamo ogni tanto, le bambine hanno la loro routine che le tranquillizza ad aspettarle quando torniamo!
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda francesca78 » mercoledì 15 gennaio 2014, 6:04

ciao silvia, io ti capisco. Prima di partire avevo le tue paure ( enche perchè avevano vissuto già un altro trasferimento).
Io penso che un trasferimento porta con se delle cose difficili, credo sia importante vederle. Cose difficili per i bimbi e per i grandi. Non porta solo questo ( altrimenti perch farlo?), e si possono superare.
Noi purtroppo siamo arrivati in Belgio ad anno scolastico inoltrato ( ha ragione nora quando ti dice di evitare). Non avevamo altre possibilità nel senso che il contratto cominciava in novembre e non potevamo rimanere senza lo stipendio precedente, quindi andrea ha lavorato fino a poco prima di iniziare in belgio. Abbiamo dovuto cercare casa (é stato tutto piuttosto veloce prima) e mi sono dedicata al trasloco. Niccolino (2 anni e mezzo) era impaurito e perso, cecilia (quasi 5 anni) era contenta del trasferimento.
Il problema per cecilia si è posto nell'inserimento scolastico. Io ero indecisa se fare homeschooling il primo anno, poi andrea spingeva per la scuola e io mi sono resa conto che ero molto stanca e mi sentivo sopraffarre, inoltre non avevamo bimbi attorno e cecilia aveva voglia di bimbi. L'ho quindi iscritto. Ho cercato di fare un inserimento graduale comunque per lei è stato difficile (la maestra inoltre non è stata geniale nell'accoglera, era al suo primo anno d'insegnamento). Lei è una bimba molto socievole e nei rapporti vuole sentirsi attiva. L'handicap della lingua la bloccava, prima di partire avevamo un po' provato con dvd, e io parlavo loro in francese, ma non abbiamo avuto molto tempo quindi ci siamo adattati alla situazione. C'è voluto tempo, ma pianino pianino ce l'abbiamo fatta. Ha imparato la lingua, l'ho tanuta a casa spesso, e soprattutto ho veramente investito nel fare relazioni. Ho invitato i bimbi, l'ho aiutata quando andavo a scuola a parlare con gli altri, ho cercato di inserirmi io (perchè anche questo conta).
Per niccolino anche è stata dura. Ha avuto proprio paura di perdere tutti i suoi punti di riferimento altri da me e il papà. Gli mancavano tanto tanto i nonni e i cuginetti. Si è arrabbiato tanto. Non ho potuto fare altro che accoglierlo. Anche per lui la questione della lingua é stata un problema, l'ho visto avere proprio paura di fronte ai bimbi o a situazioni in cui non capiva, ha avuto bisogno di venire rassicurato molto, coccolato, di vedere che noi eravamo li. Voleva la sua indipendenza, ma non ce la faceva e si sentiva la sua frustrazione.
Poi per noi è stato importante tornare in Italia e mantenere i rapporti. Capisco il discorso di Nora (soprattutto quello relativo al rispettare la stanchezza del bimbo, la mia esperienza è in europa), pero`proprio rispetto alle paure di perdere quello che si e`vissuto, ha aiutato verificare che in realtà tutti i rapporti c'erano ancora. Allora i miei sono venuti ad aiutarci nel trasloco e la sorella di andrea è venuta per il compleanno di niccolino, mentre noi siamo tornati a natale e quando potevamo. Adesso ne abbiamo meno bisogno. E' vero che si piange, ma si ritrova anche la continuità con quello che si era e quello che si è. Anche perché quando tornavamo in belgio non avevo un atteggiamento io depresso e cercavo di trovare le cose buone che c'erano li, dalle crepes alle passeggiate nei boschi, all'incontro con quel bimbo nel parco... e penso che sentissero che avevamo "casa" in Belgio, avevamo uno spazio nostro e protetto, che tra l'altro io ho sentito mancare quando eravamo in Italia.
Ti ricordi Franciuk? Quando ero triste quando mi stavo trasferendo dall'olanda all'italia mi ha detto che in un viaggio si va incontro alle cose belle che si incontreranno e si porta con se quello che si ha già vissuto. Ecco io ho trovato importante nutrire questo legame. Non dico che lo si debba fare per forza tornando in Italia, ma secondo me si deve trovare lo spazio per quei rapporti, per le lacrime e per la voglia di provare nuove avventure. Altra cosa io, nonostante avessi avuto un momento di panico quando abbiamo deciso di ripartire, sono partita con grinta e sono riuscita a creare rapporti facilmente. Questo non ha impedito che i miei bimbi avessero le loro difficoltà. Ti dico questo perchè non sai quante persone mi dicevano "se i genitori sono tranquilli i bambini si adattano ed è più semplice per loro che per i grandi", sono sicura che il fatto che io fossi serena, seppure stanca e a volte tesa a volte, ha aiutato, ma insomma spostarsi ha le sue difficoltà anche se diventano uno dei modi per conoscere il mondo.
Un abbraccio e coraggio! :abbraccione
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Nora » mercoledì 15 gennaio 2014, 6:39

Capisco cosa intendi, poi credo che in Europa sia più semplice fare viaggi verso l' Italia, un altro mezzo utilissimo e' skype, le bambine così riescono ad avere rapporti coi nonni e le cugine.
La mia esperienza si basa sulle famiglie che ho conosciuto qui, ma in Europa l' espatrio e' più soft suppongo, comunque coi bambini e' più semplice per i genitori, perché tramite la scuola e le attività, si fanno molte amicizie.

Ah ed e' fondamentale la scelta del quartiere e della casa, in base alla scuola che e' la prima cosa che devi guardare.
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Effi B. » mercoledì 15 gennaio 2014, 9:13

Silvia cara! Capisco tutto. Il desiderio di un altro orizzonte (per tantissimi motivi) e il timore dello sforzo che costerà arrivarci. Ti hanno scritto tante cose che sento giuste anche senza avere nessuna esperienza di questa situazione. Penso che alcune valgano moltissimo proprio perché vengono da chi ci è passato.

Io posso dirti di nostri amici che si sono trasferiti in Belgio. Il bimbo piccolo aveva credo l'età di Elisa ed è quello che ha avuto meno problemi. La maggiore, un po' più piccola di L., ha fatto molta più fatica. Il tempo e la cura della sua mamma l'hanno molto aiutata. Padroneggiare la lingua è decisivo. Per fortuna i bambini in questo sanno essere rapidissimi (il tedesco, ah, che lingua meravigliosa! a me piacerebbe tanto saperla!). Loro hanno una routine di rientri a casa piuttosto canonica: Natale, Pasqua, estate. Però è davvero differente pensare questi viaggi entro i confini dell'Europa. E soprattutto hanno dei legami familiari molto forti. Io vedo che per i bambini è prezioso recuperare lo spazio affettivo con i nonni e la tribù di zii e cugini, ritornare ogni anno al mare e in montagna nello stesso posto. Rispettano i tempi della scuola (che lì comincia prima a fine estate) e a volte fanno altri viaggi in famiglia. L'Italia manca più ai genitori che ai bambini secondo me.

E tu? Che ci dici di te? Il lavoro che cercate è per D. Tu potresti continuare a collaborare con lui? Come ti pensi altrove? A te ci pensi?
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Emy » mercoledì 15 gennaio 2014, 9:19

Alla fine la cosa diventa sempre più concreta?...

Per quanto adesso ti sembri uno strappare dal luogo, uno stravolgimento, io credo che invece a lungo andare potrebbe essere una ottima opportunità per i tuoi bimbi, come ti hanno già detto, è una esperienza in più.
Puoi dare loro una lingua in più...idee, comprensioni....
devo dire che anche a me ora piacerebbe , mentre un tempo effettivamente ne avevo paura..
Quindi capisco le tue perplessità
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda maria » mercoledì 15 gennaio 2014, 9:56

danipa75 ha scritto:sto guardando al nord Europa, io mi sposterei sicuramente in base alle scuole e alla rete sociale.
ma brancolo ancora nel buio....


Io da vari mesi cerco informazioni proprio su quella zona, avrei anche ipotizzato una breve visita conoscitiva per farsi un'idea delle zone; sogni a parte come dice Nora è importante valutare bene anche il quartiere e le scuole e questo si può fare investendo un po' di soldi per una visita valutativa precedente al trasferimento.

Silvia voi avete delle proposte più o meno concrete per alcuni luoghi in particolare?

C'è un sito che si chiama italiani all'estero che (a pagamento però se ho capito bene) fornisce contatti e informazioni
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Silvia D. » mercoledì 15 gennaio 2014, 11:12

Effi B. ha scritto: Il lavoro che cercate è per D. Tu potresti continuare a collaborare con lui? Come ti pensi altrove? A te ci pensi?

Sì, qui in Italia stiamo faticando con la ditta perché i clienti pagano le fatture se e quando vogliono, in compenso le tasse sono schiaccianti.
Anziché come libero professionista, ha provato a vedere la sua professionalità come viene accolta dalle aziende e ci sono migliaia di annunci, con compensi che qua sembrano fantascientifici. A questo punto, un po' per scherzo, un po' per necessità, ha mandato dei CV e ci sono stati già contatti dai recruiter e anche in seconda fase cenni di interesse dalle aziende stesse. Niente è ancora deciso, ma diciamo che adesso iniziamo a parlarne non solo per dire: "Ma guarda un po' come si lavora meglio all'estero!", ma anche ipotizzando come faremmo se decidessimo di provare ad andare.

Per quanto riguarda me, io sono fuori dal mio settore lavorativo (che è stato il turismo per 15 anni) ormai da più di un anno e, facendo di necessità virtù, mi sono reinventata imparando questo mestiere.
Adesso, si tratterebbe di reinventarmi nuovamente, cosa che non mi spaventa, purchè i bimbi siano sereni e si possa finalmente smettere l'angoscia del "Non ce la possiamo fare".
Laggiù potrei provare a sfruttare le lingue che parlo (oltre all'italiano, inglese, tedesco e spagnolo) o mi andrebbe bene anche un impiego da commessa, cassiera, barista, una volta che io abbia la certezza che i bimbi si siano integrati e siano sereni, nel loro orario scolastico, ad esempio part time. Sarebbe persino stimolante e divertente : WohoW :
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda nacquinellacqua » mercoledì 15 gennaio 2014, 13:26

non ho consigli da darti
immagino solo quanti pensieri e preoccupazioni ti passimo per la mente, soprattutto per i tuoi bimbi
Però so che loro hanno proprio una mamma meravigliosa...questo fa la differenza

baci e attendo aggiornamenti
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Nora » mercoledì 15 gennaio 2014, 14:06

maria ha scritto:
danipa75 ha scritto:sto guardando al nord Europa, io mi sposterei sicuramente in base alle scuole e alla rete sociale.
ma brancolo ancora nel buio....


Io da vari mesi cerco informazioni proprio su quella zona, avrei anche ipotizzato una breve visita conoscitiva per farsi un'idea delle zone; sogni a parte come dice Nora è importante valutare bene anche il quartiere e le scuole e questo si può fare investendo un po' di soldi per una visita valutativa precedente al trasferimento.

Silvia voi avete delle proposte più o meno concrete per alcuni luoghi in particolare?

C'è un sito che si chiama italiani all'estero che (a pagamento però se ho capito bene) fornisce contatti e informazioni



Ottima idea, puoi gogoolare expact e il paese, per trovare un sacco di consigli dalle persone che vivono già li', che sono più attendibili di me che vivo in un' altra realtà, i continui ritorni in Italia a me pesano, sia per la distanza che per l' interruzione delle nostre abitudini, non abbiamo mai vissuto li' da sposati, la mia famiglia non c'e' più, per cui andiamo solo a casa dei miei suoceri, preferisco girare il mondo sinceramente che tornare sempre nella stessa provincia, una volta l' anno da qui che e' così lontano e' già troppo.
Pero' ancora se a te non pesa e visto che le distanze sono tanto ridotte, sai che puoi contare anche sul rapporto continuo con la vostra casa.

Io dico sempre a mio marito che sono come un fiore, mi basta l' acqua per vivere, non ho radici, per cui può portarmi ovunque :mrgreen: ho solo ricordi tristi dell' Italia e mi dispiace ma proprio non torno volentieri, se non avessi le bambine non tornerei nemmeno.....
Qui ci sono mogli che lasciano i mariti in Cina anche 2 o 3 mesi d' estate per tornare in Italia, per me sarebbe impensabile, ma ripeto per il mio caso specifico, loro evidentemente stanno bene così'
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Effi B. » mercoledì 15 gennaio 2014, 14:30

Io penso, Silvia, che comunque andrà bene. Ti sento determinata e forte. Ci sarà della fatica da affrontare e ci vorrà un po' di tempo per ambientarsi. Ma è anche una bella avventura. Scegliete, se potete, un bel posto in cui vivere. Faccio il tifo perché vi arrivino offerte interessanti.

Noi comunque siamo e qui e ci puoi portare ovunque vuoi, ti seguiremo sempre con tutto il nostro affetto : Love :
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda katerpillar » mercoledì 15 gennaio 2014, 15:22

Al volissimo... parlavo giusto stamattina con una mamma di quinta che sta per partire per la Germania e pure loro stanno decidendo sulla base delle scuole (questo weekend vanno a Berlino). E mi diceva che le scuole bilingui che ha visitato sinora sono tutte splendide. Potrebbe essere una buona opzione per iniziare. Comunque sia, a questa età anche nelle scuole madrelingua hanno dei supporti per integrare i bimbi che non parlano quindi mi spiegava che la lingua non dovrebbe essere un problema maggiore.

Vi penso con invidia (anche se onestamente per la nostra situazione non credo emigrerei ora, all'estero sarei costretta a iscrivere mio figlio in una scuola speciale e mi tengo cara la mia scuola Montessori con le leggi per l'integrazione scolastica, di cui lui sta effettivamente beneficiando) e vi abbraccio
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Sonia-so » mercoledì 15 gennaio 2014, 15:34

anche io di corsa...però da nomade nell'animo non posso che invidiarti...io sarei una che ha sempre bisogno di ricominciare di provare a ripartire da zero, avrei bisogno di mille vite e cerco di far stare tutto dentro una...certo ora con le bimbe tutto è ridimensionato ma se fossi nella tua situazione farei più che volentieri di necessità virtù e tenterei di trovare lavoro...in Finlandia!!! le scuole sono le migliori del mondo e il grado di qualità della vita e di cultura diffusa molto alto...forse però non è facilissimo per il settore di tuo marito.
sulle due opzioni di cui parli credo che opterei per la germania, su UK ho molte perplessità, suffragate anche dai diversi amici che là vivono...
per i tuoi bimbi invece starei tranquilla, mi sembra davvero più un'opportunità che un rischio specie sul mediolungo periodo, e se, come diceva effi, troverai anche un luogo carino dove iniziare a vivere (e la germania ne è piena!) non credo che verrai inseguita da molte nostalgie e ripensamenti!
un abbraccio
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Nicotiana » mercoledì 15 gennaio 2014, 20:00

Ti ho letta..come spesso ho scritto anch'io sento il desiderio di muovermi. Ma non ho esperienze da fornirti, se non le tue perplessità che capisco..
:abbraccione
Ogni tanto, confesso, leggo 'Italians in fuga' ;-)
..e sogno di laurearmi perché con una laurea in medicina potrei farcela a raggranellare soldi per vivere.almeno in europa.magari sfruttata e con ritmi massacranti,ma si mangerebbe.e con due figli, da sola, non è poco.
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Lorelay » giovedì 16 gennaio 2014, 11:26

Forse sono una voce fuori dal coro, ma io vedrei più preoccupazioni che opportunità.

Certo, è carattere. Io sono spaventata di fronte a ogni novità, anche se poi l'affronto benissimo, ma solo se sono sicura al 100%. Mia figlia è come me, e questo è da calcolare.
Mio marito e mio figlio, invece, vivono alla ventura: per il primo andrà sempre tutto bene, per il secondo ogni cosa fuori dal normale è entusiasmante.

Per come sono fatta io, però, solo l'idea di cambiare casa mi lascia un po' di nostalgia.

C'è da dire che conta molto cosa si ha intorno. Io ho costruito una rete di rapporti, non solo famigliari, che sono grande sostegno. L'idea di lasciare le ragazze con cui faccio teatro per i ragazzi, o che mio marito lasci il gruppo di allenatori del calcio per bambini, mi rattrista.
Oltre alla mia famiglia: ho appena ricevuto un sms di mia cognata pronta a organizzare la vacanza della primavera 2014, tradizione che prosegue da 4 anni. E poi i miei nipotini, che vedo almeno una volta al mese ma mi sembra poco, e per fortuna passiamo insieme le vacanze... Non vedo l'ora che, come i miei figli con gli zii, mi chiamino al telefono e dicano "Quando veniamo lì da te?". Come faccio ad andare via, se già così li vedo poco?

Non so, forse perdere questa rete mi spaventa più che perdere il lavoro (preoccupazione reale). La paura di essere sola, di non saper creare una rete attiva e presente di amicizie è per me stato (ed è ancora) un enorme problema. Questa sarebbe la mia paura più grande. E questa è una delle poche cose in cui non sento di poter contare su mio marito (nel senso che per lui è un problema non così grande e nel senso che non è un grande 'organizzatore'; o forse non lo è come vorrei io)

Io, Nora, quelli che tornano in Italia a Natale li capisco. Ma capisco anche te. Ho tanti stranieri vicino. Gli egiziani, complice il viaggio breve, spariscono a Natale e in estate, ed è vero che si perdono un sacco di esperienze qui da noi.
Per cui bisogna decidere: se si va 'là', si vive là. I rapporti si tengono anche a distanza, certo. Ho un amico che vive in America da 10 anni, lo vedo ogni due anni ed è sempre un piacere. Ma certo non torna a trovare i nonni per Pasqua, tanto per dire.

Capisco anche, non crediate, l'emozione di ricominciare, la novità, il mettersi alla prova. Però io ho bisogno di radici. E, da quello che vedo io, anche i bambini.

Quindi trovo molto giusto quello che dice Nora: se decidete di trasferirvi, tenente conto delle nuove abitudini, e non state con un piede sempre indietro perché potrebbe esser più difficile per tuti.
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Re: Come gestire un espatrio minimizzando i traumi

Messaggioda Lorelay » giovedì 16 gennaio 2014, 11:51

Ho dimenticato di aggiungere una cosa, che sembrerà stupida ma per me conta: non posso pensare di vivere in un posto che sia più a Nord di Milano.
Anzi, per me siamo già troppo al Nord.

Vivere in Germania o in Inghilterra, per non parlare della Finlandia, è impensabile. Sto contando i giorni che mancano alla primavera...
Sembra stupido rispetto ad altre opportunità, però per me sarebbe molto faticoso. Se devo trasferirmi, scelgo la Grecia. Ed è ovvio che allora non si va per lavoro...
Piuttosto, vado a Sharm el Sheik.
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