Neurodiversità?

Re: Neurodiversità?

Messaggioda Emy » lunedì 3 aprile 2017, 22:02

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Re: Neurodiversità?

Messaggioda Effi B. » martedì 4 aprile 2017, 11:40

Dipende che cosa è stato "normale" nelle esperienze infantili di tuo marito, cara. I bambini non si dovrebbero mai buttare in acqua alta, neppure se sanno nuotare non credi? Per me è sempre significativa come immagine.

All'appuntamento ci andate insieme vero? A volte sono buone occasioni per rivedere le proprie aspettative adulte su un bambino con il sostegno del professionista che di bambini si occupa.

Sento in sottofondo dei disaccordi tra te e il papà su questioni educative. Normale e molto frequente. A volte il punto sta lì e non nel bambino che suscita le discussioni ;) Faccio il tifo per voi
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda pioggiasottile » mercoledì 5 aprile 2017, 15:46

Veloce aggiornamento.
È andata proprio come mi aspettavo "razionalmente".
1. Alla visita sono stata col pupo e mia mamma, l'appuntamento è stato preso con tempi tali per cui sarebbe stato un miracolo trovare anche l'incastro col lavoro di mio marito (che sarebbe anche venuto volentieri!)
2. Il dott ha rilevato alcuni segnali sospetti, che fanno ritenere utile che un esperto segua il bimbo per valutare le attività relazionali in ambito sociale. Ovvero, meglio iniziare subito (quindi prima di settembre) a inserirlo in piccoli gruppi di bimbi e farlo seguire da un esperto per monitorare i suoi comportamenti. La diagnosi finale si potrà fare attorno ai 5-6 anni, ma è bene tenerlo d'occhio fin da subito. Conferma che, se fosse nello spettro, sarebbe comunque ad alto funzionamento (nell'interazione 1 a 1 è competente). I segnali più rilevanti: girare su se stesso; guardare lampadine accese; interesse particolare per le ruote; uso strumentale della mano dell'adulto; racconti di relazioni sociali.
3. Devo contattare un centro nella regione in cui abito per seguire il bimbo. SPERO di non avere brutte sorprese... :-(
Scappo...
Ultima modifica di pioggiasottile il mercoledì 5 aprile 2017, 20:28, modificato 1 volta in totale.
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda Effi B. » mercoledì 5 aprile 2017, 16:50

Tienici aggiornati e quando riesci raccontaci come stai.

Ti abbraccio
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda pioggiasottile » mercoledì 5 aprile 2017, 21:38

Cara Effi, senti in sottofondo disaccordi sulle modalità educative? :-) altro che sottofondo!
Però il contrasto dipende dai momenti. E questo per lui è davvero un brutto momento, dal punto di vista lavorativo. Di solito tiene fuori di casa il suo malessere, ma non sempre ci riesce.
Poi ha un concetto di normalità educativa che cozza molto con il mio sentire.
Di base delega, perché sa che mi informo e si fida, ma quando vede nel pupo comportamenti che lo preoccupano E è particolarmente sotto pressione le antiche convinzioni (e paure) riaffiorano e dice ciò che di solito si ricaccia in gola.
Poi forse la soglia dei tre anni è un po' simbolica, dovrebbe essere la fine del rapporto simbiotico con la mamma, ma qui non se ne vede la fine...
Mi accorgo però che sto scrivendo molto male, butto giù frasette poco concatenate e sottintendo troppo. Faccio torto a mio marito e a voi.
Interrompo questo argomento perché un po' OT, magari più avanti aprirò un post apposito, se ne sentirò la necessità.

Vorrei invece provare a scrivere circa il "raccontaci come stai".
Ecco... la trovo una domanda terribilmente difficile.
Ho letto un po' di cose su questo forum e ho trovato racconti molto coinvolgenti di persone attente, con grande capacità di leggersi dentro, analizzando anche i propri ricordi di bambini e inserendoli al posto giusto... o comunque in un posto plausibile del loro racconto presente.
Ecco... io non sono capace. Io non mi ricordo quasi nulla della mia infanzia, di come mi trattavano i miei, gli insegnanti... io trovo che non possa essere di alcun interesse il descrivermi. È sempre stato così!
Il mio (adorato) professore di italiano del liceo aveva provato a farmi scrivere un tema "personale", ma io non ce l'avevo fatta. Troppo breve, lui non se ne capacitava.
Era molto colpito dalla mia logica, ma cercava di spronarmi a parlare di me.
Io veramente non capivo bene cosa volesse, non capivo come potesse essere interessato a considerazioni soggettive quando era possibile confrontarsi su un tema di attualità, un argomento su cui ciascuno poteva dire la sua... ed ero già grande!!!!
Questa cosa dell'Asperger mi ha messo di fronte ad episodi che, in un mare di oblìo, sono rimasti luccicanti... forse proprio perché, benché oscuri, lasciavano trasparire altro che io però non sapevo (so) decifrare.
Un mesetto fa una vicina di casa (fino all' anno scorso vista solo di sfuggita, quindi una conoscenza recente) mi ha chiesto come stavo e di cosa pensavo di avere bisogno. Ovviamente non sapevo che rispondere. Mi ha detto "si vede che sei molto concentrata verso l'esterno, l'altro, ma forse dovresti cercare anche di capire cosa vuoi, di cosa hai bisogno". In effetti da quando sono adolescente ho speso un sacco di energie a "leggere", interpretare e studiare le persone.
Il risultato è che le mie amiche quando mi vedono attaccano a parlare dei loro problemi (in effetti , soprattutto in questi ultimi anni, piuttosto gravi) e di tempo per me non ne resta. Ma non credo sia colpa loro, perché quando chiedevano come stai io rispondevo (quasi) sempre "bene" e cambiavo discorso, era troppo interessante conoscere le loro storie, che noia dover pensare a come stavo io! E poi io ascolto bene, eh eh, ho imparato! Dò soddisfazione!
Ecco... ho scritto un altro poema e alla domanda non ho risposto.
Però mi sembra un inizio di presa di coscienza... non so...

Ora rispondo però.
Mi sento che siamo fortunati ad aver avuto il parere di un esperto prima dell'inizio della materna, mi sento spaventata perché gli operatori della mia zona non si capisce bene chi siano, mi sento sollevata dal fatto che le difficoltà relazionali che molti imputavano a me possano avere una causa esterna, considero una fortuna che il bimbo sia comunque "ad alto funzionamento", mi sento un po' spaventata da eventuali incombenze burocratiche e costi alti di una assistenza che potrebbe (?) essere necessaria al pupo, mi spaventa la reazione del paesino alla notizia, non vorrei si ripercuotesse sul bambino (cosa capiranno i suoi coetanei dai discorsi dei grandi? Cosa riverseranno su di lui?).
E poi mi sento stanca. Ma questo indipendentemente dalla neurodiversità!
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda romipor » giovedì 6 aprile 2017, 4:43

Grazie pioggia sottile, per averci aggiornato sulla visita e su come stai.
Non so se hai avuto modo di leggere ciò che ho scritto da ultimo nel post "epilessia e difficoltà di connessione".. per certi versi era il prosieguo di alcune cose dette qui (ma non ti volevo "inquinare" il post)..
sono contenta che tu abbia aperto un discorso che ti consente di osservare anche avvalendoti di uno sguardo preparato tuo figlio. Ora incrociamo le dita che tu trovi qualcuno preparato in regione.
Riguardo alla sindrome di Asperger, se ti va o se trovi il tempo, mi farebbe piacere che ci confrontassimo perché alla fine come dicevo mi è venuto un grosso dubbio. Ho messo insieme tutto, anche il fatto ch tu avessi letto proprio il mio post su M.
Quando parli dell'ascolto degli altri e del metterti da parte ti capisco benissimo. In questo forum cerco di tirar fuori quello che mi preme (oltre a leggere le storie degli altri) ma nella vita non trovo le parole e anche se ci provo mi sembrano inadeguate e comunque mi sembra più "facile" e "utile" ascoltare gli altri sia per capire come funzionano sia per timore di dire qualcosa che possa essere percepito come strano.
In verità per quanto questo sia il posto che sento come più accogliente in assoluto (anche grazie all anonimato ma soprattutto alla ricchezza delle persone che lo frequentano) anche qui questo imbarazzo sociale non mi abbandona mai del tutto.
Ti chiedo scusa se quel che ho scritto appare un po' confuso, ma non è un periodo facilissimo per me.
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda Emy » giovedì 6 aprile 2017, 8:09

Altro elemento spesso caratteristico della Plusdotazione, ma certamente anche dell asperger, la difficoltà di raccontare di sè
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda Effi B. » giovedì 6 aprile 2017, 13:00

Care tutte e due!!!

pioggiasottile ha scritto:non capivo come potesse essere interessato a considerazioni soggettive quando era possibile confrontarsi su un tema di attualità, un argomento su cui ciascuno poteva dire la sua...


romipor ha scritto:mi sembra più "facile" e "utile" ascoltare gli altri sia per capire come funzionano sia per timore di dire qualcosa che possa essere percepito come strano


Ho citato le due frasi che mi hanno colpito di più. Pioggiasottile che, paragonando il parlare di sé al discutere di attualità, designa la seconda possibilità come quella in cui è veramente possibile che tutti si esprimano. Chi era che non poteva dire la sua su di te cara? Gli altri che non ti conoscevano, tu stessa, tutti e due? Il tuo professore, con cui si capisce che esisteva un legame molto forte, ti stava dicendo che tu eri un tema molto interessante, che gli premeva approfondire.

E romipor ci offre lo spunto della "stranezza". Ti sei sentita incompresa o malamente compresa come strana, non normale, difficile da capire, magari pure da correggere per normalizzarti?

Sono cose che succedono ai bambini, purtroppo. A me è successo. Lo trovo ancora oggi molto ingiusto perché io ero semplicemente io, come voi eravate voi, persone interessanti, non strane, da guardare con curiosità e attenzione. Non trovate?

Quanto la difficoltà di sentirvi capite può avervi indotte a censurarvi? Mi chiedo se l'alto potenziale cognitivo non aiuti a comprendere velocemente il contesto e a lasciar perdere le richieste di attenzioni, tanto si è capito che la risposta non arriverà o sarà frustrante, pure dolorosa. Perché io credo che nell'interpretare come siamo diventati ciò che siamo il contesto e come il contesto ha risposto ai nostri bisogni c'entrino sempre.

E magari i nostri bimbi, cui lasciamo più libertà di essere sé stessi quel potenziale cognitivo sono più liberi di volgerlo ad altro e appaiono più strani perché non si controllano e si adeguano meno (lo metto qui come spunto, non discuto dell'utilità delle diagnosi e dei percorsi cui quelle diagnosi indirizzano).

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Re: Neurodiversità?

Messaggioda romipor » giovedì 6 aprile 2017, 14:46

Cara Effi,
Effi B. ha scritto:sei sentita incompresa o malamente compresa come strana, non normale, difficile da capire, magari pure da correggere per normalizzarti?

nel mio caso è certamente stato così. I miei mi dicevano apertamente che ero strana, che ero handicappata, che non ero mai felice (che comunque io percepivo e percepisco come "sei sbagliata perché non riesci a gioire quando dovresti"). La scuola mi ha dato il colpo di grazia.
In prima elementare chiesi alla maestra che faceva il cartellone con le letterine e i disegni (tipo Ape, Bambola etc) cosa fosse il formaggio. Mi ricordo ancora la F maiuscola rossa come le vampate sul mio viso quando lei cominciò a inveire contro di me, come se stessi prendendola in giro, Come fai a non sapere cos'è il formaggio?!? c'è ogni giorno a mensa!!! Mi fece vergognare di essere al mondo e non riuscii a spiegare, perché ero sotto shock e non trovavo davvero le parole - ero paralizzata - che io intendevo cosa fosse davvero, cioè quale fosse il procedimento per ottenerlo, cosa si potesse davvero chiamare formaggio e cosa no, quale fosse la definizione che consentiva di dire che lo yogurt non era formaggio e il gorgonzola invece sì. Sto arrossendo ancora adesso solo a ricordare quel momento e ad essere sincera mi vergogno anche ad averlo raccontato. Quel giorni smisi di pensare che la scuola poteva essere un posto dove imparare davvero qualcosa. Più tardi cominciai a chiedere ai miei genitori se potevo avere un precettore (l'avevo visto in indiana jones) e mi presero ancora più per sciocca. Nel frattempo studiavo moltissimo ma le cose che studiavo erano praticamente sempre risposte a domande che non erano le mie (imitavo il modello brava studentessa), mentre le mie rimanevano soffocate o nel migliore dei casi in attesa che io trovassi una risposta autonomamente.
Sono stata vittima di bullismo alle elementari mi prendevano in giro e mi picchiavano. Poi ho cominciato ad avere dei modelli (maschi perché erano più forti e meno complicati da capire delle bambine), mi comportavo come se fossi stata tizio o caio perché così avrei fatto quel che agli altri andava bene anche senza capire perché. Non si trattava di imitarli, era proprio pensare, cosa direbbe adesso Tizio? Cosa farebbe? Anzi era un procedimento ancora più breve che pensare era proprio come sentirmi i loro vestiti addosso. Non c'era un unico bambino, dipendeva dalle circostanze. Inutile dire che non coincideva mai con quel che mi veniva spontaneo fare o dire. Poi però sono diventata strana pure per quello. Insomma una bambina che si comporta da maschio non andava bene.
Un giorno presi alla piccola biblioteca di classe (una specie di accumulo di libri vecchi senza che vi fosse un criterio di scelta alla base) la bibbia, credo fossi in terza. Ho sempre amato leggere e non mi spaventava la grandezza del libro. La maestra mi mise in guardia, disse che era troppo lunga e difficile. Io risposi che a me piaceva leggere. Quando arrivai al punto dove Gesù diceva di non essere venuto per metter pace tra le suocere e le nuore, non riuscii più a tollerare di andare avanti. C'erano sempre litigi tra i miei perché mia madre e la madre di mio padre si detestavano. non potevo sopportare che Gesù dicesse così. Restituii il libro alla maestra che mi disse Te l'avevo detto che era troppo difficile!! Ed io: Eh sì! Ecco, spero di non aver offeso nessuno nel riportare il pensiero di me bambina, non c'entra con la religione ovviamente, quel che voglio dire è che sapevo di non poter dire il vero motivo. E così 1000 volte fino a che poi mi sono abituata a tirar fuori a seconda dei casi un modello per tutte le occasioni. Ovviamente per me anche andare a farmi i capelli diventa una situazione emozionalmente sovraccarica perché devo far finta che mi piaccia, devo sfogliare il giornale, devo sorridere etc tutto secondo copione.
Il punto è proprio questo però
Effi B. ha scritto:E magari i nostri bimbi, cui lasciamo più libertà di essere sé stessi quel potenziale cognitivo sono più liberi di volgerlo ad altro e appaiono più strani perché non si controllano e si adeguano meno (lo metto qui come spunto, non discuto dell'utilità delle diagnosi e dei percorsi cui quelle diagnosi indirizzano).

pensavo che ad esempio la mia timidezza derivasse da tutto ciò, ma se M mi dice una cosa fuori dal comune, non gli dico che è matto etc gli dico che è molto interessante, che mi piacciono i suoi pensieri e che mi fa tanto piacere che me li racconti. Quando qualcuno gli ha detto frasi tipo Guarda Tizio che invece gioca a calcio, va in bicicletta etc. Gli dico sempre che io gli voglio tantissimo bene esattamente proprio perché è lui, unico e speciale come è.
Per quello poi rimango perplessa se rivedo in lui delle reazioni che avevo io perché è come se fosse la prova che non è stato l'ambiente (inteso anche come relazioni coi genitori) come ho sempre pensato a mettermi su questa strada. Anche se poi ho pensato che i bambini imitano (M ha solo 3 anni) e dunque potrebbe ben essere che io gli passi degli atteggiamenti pur non avendo lui i fattori scatenanti che ho avuto io.
In tutto ciò io non penso di essere più intelligente della media o di avere doti particolari, però nell'ultimo periodo la mia vita è cambiata e sto cominciando a vedere le cose da angolazioni che non avevo mai considerato.
Tu cosa ne pensi pioggia sottile? Anche tu hai vissuto qualcosa di simile?
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda Emy » giovedì 6 aprile 2017, 21:45

che belli questi racconti che ci fate, raccontano di difficoltà importanti, perché percepirsi diversi, strani è una solitudine che strappa il cuore.
E invece non si può parlare del proprio dolore perché di confermerebbe la propria stranezza.

Nell alto potenziale di caratteristico non c'è l essere primi della classe , anzi, a volte si arranca, ci si trova sfasati, ci si ribella a compiti ripetitivi e noiosi.
Il funzionamento del cervello porta ad essere più funzionali ai collegamenti tra materie piuttosto che focalizzarsi su un argomento solo.
I bambini che funzionano così hanno spesso una grande curiosità ad approfondire, a fare ragionamenti oltre, hanno un gran fuoco di conoscenza che li porta ad avere sempre il cervello in movimento.
Hanno elevata sensibilità e spesso sono invasi dalle emozioni, tanto da avere comportamenti esplosivi oppure quasi distaccati( probabilmente per difesa.)
Hanno un estremo bisogno di stare nel bene, spesso sono ingenui nei comportamenti e tendono a trattare tutti allo stesso livello, trovano inutile dare del lei e seguire l etichetta.
Sono polemici fino al midollo, spesso oppositivi e razionali
Spesso sono i maschi che vengono fuori con problematiche e comportamenti oppositivi a scuola. Le femmine si adeguano maggiormente alle aspettative e si mimetizzano più facilmente.
Spesso sono vittime di bullismo perché hanno meno capacità relazionali e sociali e si chiudono in se stessi.
Si percepiscono diversi, i discorsi dei coetanei spesso li annoiano, loro parlerebbero di altre cose ma sentono che i coetanei non trovano interessante ciò che dicono ( spesso parlano già di scienze, scoperte, meccanismi, tecnologia) trovano interessante la compagnia di persone più grandi.
A scuola capiscono le cose al volo e successivamente si annoiano.
Spesso hanno una elevata memoria e hanno molta facilità a ricordare, soprattutto se le spiegazioni sono state veicolate dalle emozioni della persona che spiega, perciò un insegnante che spiega con passione per la materia avrà maggiormente facilità ad essere ben presente nella loro memoria.
Hanno bisogno di essere multitasking e fare varie cose assieme, molti fanno i compiti con la musica, disegnano mentre ascoltano.
Alle elementari e medie vivono di rendita, poi spesso alle scuole superiori dove viene richiesto un metodo di studio perché la mole di studio è elevata, trovano uno scoglio .
Sono spesso distratti, persi nel loro mondo, si incantano ad osservare le cose per capirne il funzionamento .
Hanno difficoltà a parlare di sè, trovano più interessanti altre cose.
Tendono a vedere le cose sotto molte sfaccettature che li rende spesso indecisi su quale piano parlare di un certo argomento. Nei temi mettono spesso un sacco di argomento senza svilupparne uno specifico, facile che vadano fuori tema o i disegni sono molto particolareggiati .
Quando l alto potenziale si accompagna ad asperger si parla di doppia eccezionalità.
Sono spesso dotati di grande empatia
Perché ve lo scrivo?... Per solleticare la curiosità e per dire che la Plusdotazione non è solo "essere intelligente "
Certo si comincia a parlare di alto potenziale da un QI di circa 125 , ma c'è tutto un mondo dietro e mille difficoltà di riconoscimento di sé
Gli adulti che si ritrovano in queste caratteristiche spesso sentono di aver trovato finalmente la propria casa.

In alcune cose che avete raccontato ho sentito che alcune caratteristiche risuonavano... MA certamente non ha assolutamente senso nemmeno ipotizzare via forum.
Tra l altro molti bimbi visto l elevata sensibilità hanno tratti asperger / autistici come il non sopportare i rumori forti e la confusione
E spesso le diagnosi possono sbagliare soprattutto se fatte da esperti che non conoscono minimamente la questione.
La questione è che al pari di altre neuro diversità anche questa ha bisogno del suo riconoscimento in assenza del quale spesso i bambini si sentono ingiustamente etichettati, vengono puniti per difficoltà reali che hanno e non vengono visti e capiti per come sono.
Mi viene in mente Romipor col suo diritto a porre la sua domanda anche se nel suo modo(giustamente) bambino di farla, all ingiustizia di non aver potuto beneficiare del dubbio dell insegnante riguardo a ciò che aveva capito, ecco io quella piccola bimba l abbraccerei tutta per farla sentire meno sola, aveva tutto il diritto di fare quella domanda e di ricevere almeno un " cosa intendi dire"?. Una piccolissima frase bastava ...
E pioggisottile con il suo tema striminzito, probabilmente era già stato difficile fare quelle frasi. Tirare fuori quel poco di sè che non sfugge alle percezioni o che si ritiene condivisibile con se stessi e con gli altri.
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda pioggiasottile » venerdì 7 aprile 2017, 9:01

(Ciò che incollo sotto l'ho scritto ieri pomeriggio, non posso ancora leggere Emy -il riferimento a lei nel testo quindi va pesato- , non avevo finito, tornerò appena posso)

Io per prima cosa devo dire che sono colpita.
Che un mio post "innocuo", nato per avere un piccolo campione con cui confrontare i comportamenti di mio figlio stia diventando un super interessante luogo in cui scavare tra infanzie potenzialmente neurodiverse è una cosa troppo bella.
Secondo, mi devo scusare perché l'argomento e l'impegno dei partecipanti meriterebbero ben maggiore attenzione da parte mia (lo so che capite che siamo tutte mamme super impegnate e bla bla bla e quindi non serve scusarsi, ma io proprio SOFFRO di non poter dedicare più energia a questa conversazione, io NON SONO CAPACE di fare più di una cosa contemporaneamente).

@ Emy (diretta perché con poco tempo)
Stai buttando lì solo chicchini relativi alla plusdotazione.
L'altra volta avevo cercato qualche informazione (solo "qualche" in effetti), ma avevo trovato solo definizioni.
È vero che il pupo parla bene per la sua età (almeno così mi dicono, io non ho molti metri di paragone), ma non mi sembra un geniaccio... tipo i congiuntivi mica li usa ancora in maniera corretta... ci prova, piccolo, ma il 95% delle volte li canna!
Insomma, non ho capito quali caratteristiche ti fanno pensare che possa essere plusdotazione...

Ora vado in ordine sparso, se ho ancora tempo integro rileggendo romipor ed Effi.
Non avevo spazi per parlare di me? Ho capito che al mondo non interesso? È ho smesso di aprirmi?
Sinceramente non lo so, come ho già scritto ricordo proprio poco della mia infanzia.
Però, così, a caldo, direi che proprio non avevo nulla da dire.
Il vuoto pneumatico.
Homer Simpson con in testa il mare e i pesciolini e lo sguardo assente mentre gli altri gli pongono domande su temi cruciali.
I miei genitori non mi hanno mai fatto sentire quella strana, perché noi siamo tutti strani!!!
O meglio, la famiglia di mio padre è quella conosciuta come strana.
Ma non derisa, di solito, quanto considerata affascinante.
Le battute si sprecano, ma è un ridere CON loro, non DI loro.
Io più o meno sono la stessa cosa.
Quello che può essere è che da piccola avessi anche sofferto in ambito scolastico (ma giuro, non me ne ricordo, a parte un episodio su cui tornerò), però poi crescendo sono un po' riuscita a sfruttare in modo un po' parac...lo (non mi viene un termine migliore) questa mia diversità.
Più che altro soffrivo di non integrarmi, di non essere invitata (oh, poi magari è la stessa cosa, eh! Senza pensarci mi viene da considerarle un pelino diverse)
Quindi da piccola in contesti extra familiari ero decisamente timida, poi piano sono diventata più sgamata.
La paura di parlare?
Quella me la ricordo bene invece!
Ma più che altro perché temevo di ferire, ricevevo reazioni che non fittavano con le mie intenzioni (e questo non è molto Asperger?)
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda pioggiasottile » venerdì 7 aprile 2017, 19:54

Seconda puntata.
Ecco Emy, hai scritto più di quanto sperassi, intendo come densità. Grazie.

Mi accorgo che cose che in vita mia ho sempre raccontato in un certo modo, dandone una certa interpretazione, ora con nuove chiavi di lettura rischiano di poter essere messe benissimo in racconti diversi (più o meno quanto scriveva anche romipor). Quindi sarò curiosa di rileggere tutto e vedere le mie incongruenze!!! (O la mia crescita, a vederla in altra ottica).

romipor.
L'episodio del formaggio è geniale, sembra uno dei racconti di mio padre sulla sua esperienza (pessima) a scuola.
Io non ho nemmeno qui ricordi di incomprensioni, ma... eccone uno (emerso ora): ricordo che tendevo proprio a non parlare, a non chiedere, volevo sparire per evitare che qualcuno mi chiedesse qualcosa , perché temevo di non capire la domanda, ovvero probabilmente di non rispondere quello che il maestro si aspettava.

Riguardo le mie curiosità io chiedevo a mio padre.
Lui mi rispondeva abbondantemente (tende a non smettere di parlare).
Infatti ho sempre pensato di imbrogliare a scuola perché approfondivo "usando" mio padre, mi sembrava non lecito.
Quando alle superiori (credo) la cosa è uscita con la prof di italiano (quello "amato" è venuto nel triennio) ho temuto una grande lavata di capo.
I temi a volte li facevamo in due giorni, perché non avevamo tre ore di fila.
Tra un giorno e l'altro facevo gran chiacchiere con mio padre, nel secondo giorno finivo il tema.
La prof mi ha chiesto come sapevo una cosa che avevo scritto nel tema, io ho risposto che ne avevo parlato con mio padre (la menzogna non la prendevo in considerazione), a sorpresa lei tutta giuliva mi ha lodato dicendo che bisognava proprio informarsi.
Io sono rimasta basita, a riprova che non capivo le reazioni altrui.

I modelli maschi.
Non ricordo di aver preso a modello dei maschi, ma sono sempre stata molto mascolina.
O meglio, mi vesto neutra, dimessa direi, scarpe unisex, pantaloni unisex, maglie unisex fino al liceo, no trucco, no gioielli, no pettinature da femmina, no tinte, no smalto.
Capelli corti, anche rasati con macchinetta per un periodo, sennò lunghi ma totalmente selvaggi, così potevo andare pochissimo dal parrucchiere.
Non ho problemi a trovare argomenti per parlare con i maschi, nei gruppi (in genere si creano spontaneamente separazione tra sessi) di solito mi viene spontaneo parlare con loro (purché sia politica o lavoro, no sport).
Ma finora non sapevo come interpretarlo (nemmeno ora veramente!).

Devo scappare, ma torno.
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda romipor » sabato 8 aprile 2017, 8:49

Ecco trovo un attimo per rispondere...
Cara Emy grazie per tutte le informazioni che ci dai, sono spunti molto molto utili.
romipor ha scritto:Hanno un estremo bisogno di stare nel bene, spesso sono ingenui nei comportamenti e tendono a trattare tutti allo stesso livello, trovano inutile dare del lei e seguire l etichetta.

Ecco in questa cosa mi ci ritrovo tantissimo.
Sull'estremo bisogno di stare nel bene, ricordo un episodio sempre dell'elementari dove facemmo una "casetta" con un altro bimbo in un posto dove solitamente la faceva un terzo bimbo. Quando arrivò il terzo bambino, quello che aveva fatto la "casetta" con me scappò via, temendo che il terzo potesse picchiarci perché avevamo osato fare la "casetta" al suo posto. Io rimasi immobile, certa che mi stavo prendendo le mie responsabilità, pronta a spiegargli che lui non aveva un diritto maggiore di noi e anche allo scontro fisico (se fossi stata attaccata) etc...
Sull'ingenuità, sempre alle elementari mi ricordo che chiesi alla madre di un mio compagno di classe perché lei gli consentisse di dire le parolacce, insomma se era perché non lo trovava brutto o per quale altro motivo.
sull'essere polemica feci una storia infinita con la suora perché non capivo perché le suore cambiassero nome se il battesimo era così importante. Non voglio, LO GIURO, offendere nessuno, mi scuso davvero se tanti degli esempi che mi vengono in mente, hanno a che fare con la religione. Un giorno sempre la suora disse che la speranza era l'ultima a morire ed io non capivo perché visto che ci aveva insegnato che è l'anima immortale..Ovviamente mi odiava. Ovviamente.
Anche rispetto a questa esigenza di recitare la normalità, ricordo un episodio in particolare in cui la maestra illustrò un problema su un tizio che girava in bicicletta in un circuito. il problema doveva essere svolto a casa ma lei voleva che cominciassimo a pensarci a scuola. Ricordo come se fosse ieri che nella mia testa il cerchio del circuito si srotolava e diventava una retta e allora bastava misurare quella per sapere quanta strada aveva fatto il tizio. Però non alzai la mano e probabilmente sembrava che pensassi ai fatti miei ed in effetti pensavo alle ruote della bicicletta che giravano su un circuito circolare e la cosa mi pareva affascinante. Avevo risolto il problema ma non avevo alzato la mano perché nessuno lo aveva fatto e mi sembra "troppo presto". La maestra mi riprese duramente. Le diedi la risposta. Mi disse vedi che se ti svegli sai rispondere. Sorrisi debolmente (pensando che forse un comportamento adeguato e che mi dovessi gratificarla nel pensare di aver fatto la cosa giusta per il mio bene).
Sono certamente ipersensibile anche se quando non riesco a ricalcare perfettamente i modelli e viene fuori la mia spontaneità (goffa e strana) rischio di sembrare addirittura insensibile (se l'interlocutore non mi conosce bene). Questo perché ricevo troppe informazioni su come una persona sta, sente, pensa, ma poi non riesco a formulare delle risposte adeguate.
Quando invece i miei amici mi raccontano di persone (che io non conosco) riesco a prevedere con buona approssimazione cosa diranno, cosa pensano e perché fanno in un certo modo. Questo quando i "dati" me li forniscono gli altri. Se percepisco io direttamente mi perdo nell'immensità delle informazione e soprattutto nella difficoltà di non essere un osservatore "nascosto" che dunque diventa parte della relazione (non so se si capisce qualcosa di quel che volevo dire).
Cara pioggia sottile,
com'è naturale e speciale il tuo rapporto con tuo padre, poter chiedere a lui... è bellissimo quel che ci racconti. essere tutti "strani" in famiglia ti rende normale, anzi mi sembra che faccia sentire un senso di appartenenza ancora più forte.
Sul vestire
Anche io dimessa, forse a tratti anche "sciatta". Le volte in cui mi agghindo fa parte della recita, come qualunque altra convenzione, non è una cosa che mi sorge dal cuore o dalla voglia.
Sulla memoria
Io ricordo tutto, troppo, Episodi, discorsi. Tutta la mia infanzia, a partire dalla scuola materna. Anche M mi pare sia così. Si ricorda episodi successi più di un anno fa.
Le persone non le riconosco se non le vedo spesso. E comunque devo vederle sempre nello stesso contesto. tipo se per dire la vicina di casa la incontro lontano da casa rischio di non riconoscerla.
Le amicizia
mi rivedo moltissimo in quel che dici pioggia sottile, nell'amica che ascolta etc. Pensandoci però ultimamente mi è venuto un dubbio. Ripensando all'adolescenza (dove ho virato su amiche femmine) mi sembra di aver scelto come amiche persone che non c'entrano nulla con me ma che io ho "usato" (ma non fraintendetemi, provando molto affetto per loro) come un cieco usa un bastone. Loro potevano interpretare per me la realtà. A questo non avevo mai pensato con tanta lucidità. L'ho capito solo ora. Prima pensavo semmai di essere pluralista. Sono sempre stata l'amica della ragazza popolare, ma non mi interessava uscire con lei, mi bastavano i racconti. Mi piace anche stare da sola, ma se devo fare qualcosa che preveda delle interazioni con altre persone preferisco che ci sia qualcuno con me, sempre come bastone (ho paura di non capire, di non sapere qual è la giusta reazione). Non sempre ovviamente è possibile. tante volte ho cercato di uscire da questa zona di comfort e in effetti pochi nel mondo reale crederebbero che io possa avere queste difficoltà.
Ora devo scappare che M si è svegliato. L'ultima cosa che volevo dire anche ad Emy è che io in questa fase ho paura di una diagnosi (che ovviamente non si fa sul forum hai ragione) perché mi sembra che non ho mai fatto luce su me stessa come ora e non vorrei che qualcuno mi togliesse questa luce (non perché mi creda necessariamente asperger plusdotata o che cosa, ma sono a questo punto sicura di essere neurodiversa).
Vi ringrazio tanto per questa occasione di scambio. tantissimo. Scusate il papiro su cose che a tratti possono esser per gli altri insignificanti, ma mi piace il forum perché a parte essere frequentato da persone meravigliose, so che se annoio qualcuno può non leggermi.
:abbraccione
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda pioggiasottile » sabato 8 aprile 2017, 22:41

Romipor non solo non mi annoi ma continui a fornirmi spunti interessanti. Continua, dai! :-D
Terza puntata.
Influenza dell'ambiente.
Anche io pensavo che fosse molto più forte in un bimbo, ma ora non ne sono più così convinta. Mi sa che la genetica ha un peso troppo spesso sottovalutato.

La memoria
Ho scritto che ricordo poco, molto poco, della mia infanzia, ma avevo anche scritto che ho un'ottima memoria per i nomi, sia di persona, sia di cose (sono fortissima in tassonomia, pur non lavorandoci più molto).
E per i dettagli. In genere mi accorgo di cambi di soprammobili o simili nelle case, anche se non le frequento spesso.
E ottima memoria visiva. Ricordo bene i segni zodiacali associando la figura alla faccia della persona (veramente faccio una cosa analoga per i nomi, ciascuno dei quali ha, nella mia testa, come una propria immagine associata).
Anche io fatico a riconoscere i visi fuori contesto, ma so di conoscerli. Sono anche molto curiosa, quel viso lo conosco e non ce la faccio a resistere senza sapere chi è, se proprio non mi viene in mente dopo un po', 9 volte su 10 faccio in modo di incrociare lo sguardo per provocare riconoscimento.
I numeri invece non li ricordo mai, o meglio, non ho il senso delle quantità, prezzi (sono un disastro, posso sbagliare anche di un ordine di grandezza), lunghezze, profondità...
I numeri di telefono li ricordavo benissimo, invece, perché anche qui si tratta solo di memoria visiva.
Per il mio aver dimenticato la scuola e l'infanzia non so che dire... forse ho rimosso perché noiose o perché c'era del gran dolore... ma davvero per ora continuo a non spiegarmelo.

Scuola
Ho parlato velocemente con mia mamma, oggi.
Lei si ricorda che ogni volta che iniziavo un nuovo ciclo, partendo proprio dalla materna, ero carica di entusiasmo e piena di energie, mano mano che proseguivo mi spegnevo e vivevo di rendita... io ricordo che non vedevo l'ora di passare alla scuola successiva e non ho mai avuto rimpianti o nostalgia per il passato. Ogni tanto ho contatti coi compagni del liceo, loro ricordano quegli anni come bellissimi e ne sentono la mancanza. Io no.

Capire le "mosse" delle persone
Non ho capito del tutto il tuo discorso, romipor, ma anche io penso di essere piuttosto brava a predire comportamenti e capire le intenzioni delle persone di cui ho raccolto dati sufficienti. Infatti di solito dei film e dei libri capisco presto dove vanno a parare, con gran fastidio di mio marito!

Vestire
Comunque all' inizio invece di dimessa avevo scritto sciatta, poi l'ho cambiato temendo di fare sempre quella che si butta giù.

Amici
Io funziono benissimo nell'una a uno, bene in piccoli gruppi, evito i grandi gruppi (feste, discoteche).
Anche io avevo amiche molto diverse da me, spesso erano persone con molti problemi che io in qualche modo proteggevo, aiutavo, ascoltavo molto... insomma, facevo un po' da mamma.
Avevo bisogno dei loro racconti? Non ci avevo mai pensato, ma di sicuro ho "succhiato" fiumi di informazioni da loro.
Quel che è certo è che non ho mai trovato una ragazza come me (ero pur sempre strana, no?), quindi non so, ma penso che se l'avessi trovata avrei gradito molto condividere cose e pensieri con lei.
Ho invece trovato molti uomini dall'università in poi con cui condividere passioni ed entusiasmo. Per un periodo ricordo che frequentavo con maggior piacere molti più uomini che donne.
Un'altra cosa che metto qui.
Avevo (ora mi sembra un po' meno) la tendenza a fissare le persone.
Ricordo un ragazzino (io avrò avuto 16 anni, lui poco meno) che mi apostrofò infastidito "guarda che ho visto come ci guardi, ma chi ti credi di essere???"
Io ci sono rimasta male, più che altro non mi ero accorta di aver fissato nessuno.
Comunque questa cosa dell'essere snob me la sono sentita dire più di una volta.
Io mi sentivo incapace di socializzazione di gruppo, non certo superiore.
Li guardavo con interesse etologico (e forse si vedeva, ah ah ah!!)

Ingenuità
Presente!
Quante volte sono rimasta a bocca aperta perché avevo creduto a tutto quello che mi era stato detto... ma proprio tutto!
Ora un po' ho imparato, tendenzialmente non mi fido più di nessuno, a meno che non abbia "referenze" da parte d qualche persona fidata.
Tendo a capire le parole in modo letterale (ora che sono grande solo quando sono stanca o distratta).
Mi fanno ridere cose che gli altri trovano troppo stupide e non mi fanno ridere molte barzellette...
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda romipor » lunedì 10 aprile 2017, 12:18

Allora, grazie per l'incoraggiamento a continuare

Sull'influenza dell'ambiente
insomma certe cose sono davvero innate, poi ovvio avere dei genitori che ti accettano fa probabilmente la differenza tra sentirsi orgogliosi di come si è e sentirsi sbagliati... però in effetti alcune cose paiono proprio avere almeno una "base" genetica.
pioggiasottile ha scritto:Capire le "mosse" delle persone Non ho capito del tutto il tuo discorso, romipor, ma anche io penso di essere piuttosto brava a predire comportamenti e capire le intenzioni delle persone di cui ho raccolto dati sufficienti. Infatti di solito dei film e dei libri capisco presto dove vanno a parare, con gran fastidio di mio marito!

Mi spiego meglio. Sai l'argomento mi interessa ma vado sempre di fretta e non sempre riesco a spiegarmi bene. Intendevo dire che anche io nel ruolo dell'amica che ascolta sempre e che "partecipa" dei problemi degli altri mi sono trovata spesso a predire (come se avessi la sfera 8-) ) quello che altre persone (che io neanche conosco se non dai racconti dei miei amici) avrebbero fatto. Che siano amici dei miei amici oppure persone con cui i miei amici vorrebbero relazioni sentimentali o hanno un qualche genere di relazione. se però queste persone le conosco in via diretta io, paradossalmente le mie capacità predittive diminuiscono come se mi facessi confondere e comunque in generale anche se capisco abbastanza bene gli altri raramente ho risposte adeguate a quel che ho capito, tanto che spesso ho pensato che sarebbe meglio capire meno. Come se non capire, consentisse di avere dei comportamenti più adeguati.
Ora mi scuso ma per il momento devo scappare. Mi fa molto piacere questo confronto con te. :abbraccione
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda romipor » lunedì 10 aprile 2017, 12:19

e ovviamente con tutti quelli che vorranno partecipare e che hanno partecipato.
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda pioggiasottile » lunedì 10 aprile 2017, 15:26

Quarta puntata, sul testo di Emy
Ho sempre avuto grande curiosità ad approfondire, anche per le materie di scuola, ma non ricordo che in genere gli insegnanti se ne accorgessero (comunque andavo bene).
Sono decisamente entusiasta ed esprimo in modo piuttosto evidente le mie emozioni, in particolare quelle positive (le altre ho imparato a nasconderle abbastanza). Le persone che mi piacciono se ne accorgono subito, ad esempio.
Mi immedesimo molto negli altri, cerco sempre di non fare quello che non vorrei fosse fatto a me.
Mi hanno spesso detto che sono polemica, ma io non sono d'accordo. Semplicemente dico la mia e spiego meglio che posso la mia posizione.
Spesso questo modo di fare viene visto come provocatorio, insomma fa parte di quelle cose che io faccio con un'intenzione neutra o di chiarimento e invece viene letta come maleducazione, affronto. E io non mi capacito.
Mi percepisco come diversa, ma anche gli altri mi hanno sempre detto che sono strana, che non sono normale, ecc...
In effetti i discorsi dei coetanei li ho sempre trovati noiosi, preferivo quelli dei grandi.
Invece non sono per niente multitasking, guai se c'è musica mentre studio o lavoro, peggio ancora la tv. Se sono a tavola in un ristorante o bar con tele accesa o radio fatico molto a seguire il discorso di chi è con me, perché il mio cervello continua ad ascoltare anche la radio, finendo per non capire nulla.
Mi incanto spesso, ma lo so solo perché gli altri me lo fanno notare.
Molto spesso sono indecisa su come affrontare un argomento perché ci sono sempre troppe cose da dire contemporaneamente e non si può! Decidere le priorità e l'ordine è lavoro difficile quando devo comunicare.

Grazie della spiegazione sul capire le persone, più o meno avevo capito giusto.

Poi vorrei riportare il focus sui bimbi, approfittando di quanto scrive romipor nel post "epilessia e difficoltà di connessione":
"Comunque allo stato M è particolare nelle situazioni sociali (soprattutto coi gruppi sopra i tre/quattro bambini) e nelle passioni molto forti per argomenti che - se non mi sembrasse folle usare questo termine direi -"studia" facendosi leggere libri sull'argomento. Ha molta memoria e ama gli elenchi. A scuola è diligentissimo (e vorrebbe che lo fossero pure gli altri) ma al di fuori non ama ricevere istruzioni su quel che deve fare o su come deve fare neanche se è solo per aiutarlo o mostrargli il modo corretto di usare uno strumento. Non subisce in alcun modo il fascino dei coetanei: non vuole fare/avere una cosa perché ce l'hanno/la fanno gli altri.
Ha detto mamma a 5 mesi, ma ha cominciato a parlare più tardi. Mangia da solo praticamente da sempre ma non vuole camminare, dopo poco chiede di stare in braccio. Si trova molto bene con gli adulti che considera amici al pari (e forse di più) dei bambini. Per la sua festa di compleanno voleva che invitassi anche le maestre.. Reagisce male quando si sente interrogato, anche se non con cattive intenzioni o in modo indiretto. Se non gli facciamo domande dirette scopriamo che sa molte più cose di quelle che crediamo.. cose che spuntano o quando deve contraddire (tipo: sono le 10 è tardissimo! e lui: no, sono solo le 9 e 5!, forse una caso ma era vero) o quando racconta qualche bugia (che sembra davvero verosimile). Ha un grande senso della musica (ma non sa suonare nessuno strumento)."

Il mio non va all'asilo, quindi ho meno elementi di romipor, ma trovo alcune assonanze.
Prima di tutto la difficoltà a rispondere se "interrogato".
Anche lui spesso non risponde a domanda diretta o risponde una cosa a caso, si vede che dice qualcosa per compiacere l'interlocutore.
Poi dai suoi discorsi mentre gioca, dalle sue domande, si capisce che sa moltissime cose.
Anche lui ama gli elenchi (come me) e ha molta memoria, ma se passiamo molti mesi senza ripetere l'elenco perde colpi, qualcosa si dimentica.
Ha argomenti che lo interessano, di cui chiede molto e su cui ascolta con una grande attenzione e per un tempo che nessun librino per bambini potrebbe reggere...
Ama molto la musica, balla spesso quando la sente (io e mio marito no), canta spesso ed è pure intonato. Si diverte con piccoli strumenti che gli hanno regalato (tamburo, maracas, sonagli), ma usa un po' tutto per produrre suoni, comprese le unghie sul muro (e io ho la pelle d'oca solo a pensarci, quando lo fa ho istinti figlicidi).
Si trova molto bene con gli adulti, ma è molto attratto dai coetanei, che in genere non se lo filano. E lui poi mi chiede perché (il mio cuore si strazia ma cerco di mantenere il sorriso tranquillizzante).
Fugge dai gruppi numerosi.
Ha detto mamma una volta attorno ai sei mesi, ma ha parlato più tardi, prima usando un vocabolario tutto suo ma molto efficace.
Anche lui si stufa subito di camminare, a meno che non lo si "conduca" da una cosa sensazionale all'altra (un cumulo di terra di talpa, cacca di lombrico, fiorellino x, insettino y, ecc). Ma questo, come la musica, pensavo fossero di ogni bimbo di tre anni...
Non disegna molto, dice che non è capace...
Però disegna ruote, cerchi con cerchione (cerchio più piccolo con puntini, i bulloni).
Poi disegna righette parallele (erba), puntini (sassolini), pesci (ellissi).
Mi chiede spesso di insegnargli a scrivere ma non riesce, anche se ce la mette tutta ad esempio a scrivere L.
Gli piace scrivere al pc, ovvero vedere le file di MMMMMMMM o altre lettere (ma preferisce m e h maiuscole, mi pare ) che compaiono sullo schermo.
Poi chiede di scrivere mamma o babbo.
Qualche tempo fa giocava a dire spesso "un ' altra parola che inizia con C... civetta!" Ecc, per molte lettere...
Sembra sappia leggere, credo per la memoria visiva, perché becca tutti gli IVECO e i MAN (oltre all'80% delle altre marche di auto, camion e trattori, che però hanno un simbolo). Al supermercato una volta ha preso la confezione che stavo mettendo nel carrello e, guardandola, ha detto "riso carnaroli coop", muovendo il ditino sulle scritte.

Invece ti chiedo, cara romipor , come ha reagito M all'interruzione dell'allattamento? (Ma poi avete ripreso?)
E l'inserimento all'asilo come è stato?
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda romipor » lunedì 10 aprile 2017, 16:25

Cara pioggia sottile,
grazie per aver ospitato i miei pensieri sul tuo post.
Per quanto riguarda il nostro confronto, tu dici
pioggiasottile ha scritto:Sono decisamente entusiasta ed esprimo in modo piuttosto evidente le mie emozioni, in particolare quelle positive (le altre ho imparato a nasconderle abbastanza).

Ecco io su questo sono al contrario poco entusiasta e a quanto pare è difficile specialmente per chi non mi conosce profondamente capire le mie emozioni. Spesso mi capita che se sono molto arrabbiata mi si chieda se ho sonno, se sono annoiata da un discorso che ritengo banale le persone credano al contrario che stanno facendo un discorso troppo "tecnico" o complicato, se sono terrorizzata mi capita che le persone mi chiedano come faccio ad essere così tranquilla (ad esempio prima degli esami etc)...
pioggiasottile ha scritto:Mi immedesimo molto negli altri, cerco sempre di non fare quello che non vorrei fosse fatto a me.Mi hanno spesso detto che sono polemica, ma io non sono d'accordo. Semplicemente dico la mia e spiego meglio che posso la mia posizione.Spesso questo modo di fare viene visto come provocatorio, insomma fa parte di quelle cose che io faccio con un'intenzione neutra o di chiarimento e invece viene letta come maleducazione, affronto. E io non mi capacito.

Io di norma mi reprimo, non dico nulla e non lotto per affermare le mie posizioni a meno che non sia necessario. Nelle cose davvero importanti dove non posso lasciar perdere tipo i colloqui che ho avuto ultimamente con i medici, la reazione è proprio quella che tu descrivi. Sembra che io voglia litigare con loro.
pioggiasottile ha scritto:Invece non sono per niente multitasking, guai se c'è musica mentre studio o lavoro, peggio ancora la tv. Se sono a tavola in un ristorante o bar con tele accesa o radio fatico molto a seguire il discorso di chi è con me, perché il mio cervello continua ad ascoltare anche la radio, finendo per non capire nulla.

io invece sono multitasking, anzi di solito funziono meglio facendo almeno due cose o più insieme... ho sempre studiato con tv o musica anche se ci sono certi rumori suoni modi di parlare che proprio mi fanno impazzire tipo il ritmo dei cronisti degli incontri sportivi.
pioggiasottile ha scritto:Molto spesso sono indecisa su come affrontare un argomento perché ci sono sempre troppe cose da dire contemporaneamente e non si può! Decidere le priorità e l'ordine è lavoro difficile quando devo comunicare.

tuttavia su questo mi ci rivedo parecchio.
passando ai cuccioli:
pioggiasottile ha scritto:Ma questo, come la musica, pensavo fossero di ogni bimbo di tre anni...

Certo poi in generale io ho evidenziato quello che vedo di diverso in M. rispetto ai bambini che ho visto, ma non significa necessariamente che sia segno di qualcosa di speciale (né nel bene né nel male).
Sul camminare conosco bambini dell'età di M (che poi mi pare di capire ha circa 6 mesi più del tuo) che passeggiano con i genitori senza troppi problemi, che magari chiedono di salire in braccio quando sono tanto stanchi...però appunto magari ci sta.
il gioco delle lettere lo fa (e faceva) pure M. però ecco se lo fa lui dice le lettere giuste se gli dico io C come? capace che mi dice leone. Se io però gli dico C come leone lui ride e dice, no, casuario! Boh!
Non mi pare abbia mai letto davvero anche se talvolta sui libri etc ha fatto come leggesse il titolo (però appunto mi è parso che lo ricordasse e fingesse di leggerlo, poi non so).
sul disegno avevo fatto un post perché a un certo punto mi ero spaventata di una sua grande regressione, anzi appena ho un attimo vorrei tornarci sopra anche a vantaggio di chi legge o leggerà. All'improvviso disegnava peggio che a 2 anni. A scuola ho chiesto e non aveva notato nulla di particolare.
Ora ha ripreso e disegna con un grande grado di originalità e accuratezza che anche a scuola mi dicono che è notevole perché non è stereotipato, è come se cercasse di ritrarre il vero. Anche i soggetti che sceglie sono "originali", di solito inerenti alle sue passioni o a qualche storia che gli piace.
Anche lui diceva frasi tipo "non sono capace". è un perfettino e dunque non gli piaceva il risultato. Probabilmente però quella che io ho inteso come sua regressione era sperimentazione. ne è uscito decisamente rafforzato anche come padronanza del gesto.
Sull'allattamento
come ha reagito M: all'improvviso ho scoperto questa malattia e ho dovuto assumere dei medicinali. Quindi dalla sera alla mattina (in effetti ero uno straccio per cui non è stata una decisione, era proprio impossibile anche solo ponderare altre soluzioni tipo un ultima poppata) stop. Lui pare aver capito. Però. Però mi chiede quando smetterò di prendere le medicine (purtroppo mai) e mi chiede perché non vado dal medico a vedere se sono guarita. Io non l'ho preparato a questo perché non me l'aspettavo. Ero molto stanca di allattare, ma aspettavo che fosse lui a dire basta. Invece è stato il destino o la vita o come lo vogliamo chiamare. lui è stato molto comprensivo, ma è come se non capisse che non potrà mai più. E io stessa mentre lo scrivo sto versando una lacrima.
sull'inserimento
M è andato anche l'ultimo anno al nido e ora fa la scuola materna. Non ha avuto problemi di inserimento particolari. Più che altro problemi di distacco, ma poi a scuola sta bene. Devo dire che siamo stati molto fortunati perché tutto sommato è una scuola molto in linea con la mia idea di rispetto del bambino (tipo rimproverano letteralmente i genitori che sculacciano, riconoscono che il bambino abbia delle fatiche, etc).certo poi nessuno è perfetto, però ecco io manco ci speravo. All'inizio al nido non parlava, mentre a casa mi raccontava tutto quello che succedeva pure agli altri bimbi (è sempre stato un grande osservatore). Ho voluto avere un colloquio e ho scoperto che appunto non diceva quasi una parola. Le maestre quando ho raccontato loro ciò che M mi aveva riferito hanno pensato per un attimo che avessi fatto mettere le telecamere.. insomma non sospettavano proprio che lui parlasse così tanto e potesse spiegare così bene ciò che succedeva a scuola e magari neanche lo riguardava . Però ecco ho incontrato delle brave maestre che hanno imparato a conoscerlo e hanno fatto tesoro anche delle informazioni che hanno ricevuto da noi genitori.
Un'ultima cosa che ci accomuna è che entrambi assorbiamo le persone con cui stiamo. Se una persona attenta mi vede dopo che ho incontrato x, può indovinare che l'abbia visto. Lo stesso lo vedo in M (anche se forse in un bambino è più normale). Siamo molto portati per le lingue ma anche per gli accenti e i dialetti che acquisiamo senza volerlo (perlomeno io, ma mi pare pure lui).
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda pioggiasottile » martedì 11 aprile 2017, 14:43

Ogni volta che finisco di scrivere un contributo qui mi sento completamente esausta e penso che sia l'ultimo.
Poi però mi viene in mente qualcosa che non voglio trascurare... e rieccomi...

1. romipor, questo è decisamente il "nostro " post, non certo il mio
2. Per gli esami comunque anche io apparivo super tranquilla invece morivo dentro. E poi le prove di solito mi vanno male, a meno che non le prepari per bene, ad esempio studiando le domande degli appelli passati
3. Di solito anche io ormai mi reprimo, ma , appunto, coi medici meno. L'ultima volta che ho osato ribattere è stato con una pediatra
4. Anche io e mio figlio siamo dei perfettini...
5. "Assorbire" le persone. Hai visto Zelig di Woody Allen? Avevo circa 18 anni, avevo un brivido fisso lungo la schiena. Coglievo la critica al personaggio e contemporaneamente mi ci riconoscevo. Mi ero dimenticata di questo fatto
6. Io sono una bestia per le lingue, ma il cucciolo ora è in trip con l'inglese... Cadenze e inflessioni dialettali invece sono tutte nostre
7. Aspergirls di Simone. L'hai citato tu nell'altro post e l'ho preso. Leggerlo (per ora solo iniziato) mi fa accelerare il battito cardiaco e aumentare il ritmo della respirazione. Molto, moltissimo, di quanto scrive sono io.

Aggiorno il percorso "medico", che ora è la cosa che più mi preoccupa, sinceramente.
Su due associazioni sul territorio (trovate su internet) che dovrebbero fornire assistenza a bimbi e famiglie in cui si riscontrano disturbi dello spettro autistico, una non risponde alla mail (non forniscono numero telefonico), l'altra mi ha messo in lista di attesa ma avvertendomi che serve la documentazione fornita da un neuropsichiatra locale. Se il dottore è di un'altra regione non vale per la presa in carico. E già questo mi fa cadere le braccia.
Contatto la pediatra che gentile mi fornisce alcune informazioni, poi mi richiama per correggersi e dicendo che ormai ci sono un sacco di bimbi con problemi neuropsichiatrici quindi chissà che tempi ci saranno, chiamo, mi dicono che dovevo chiamare altrove, finalmente trovo la persona giusta (intanto il pupo ha perso la pazienza e viene in braccio a parlare a voce alta per farmi tornare da lui) che mi dice che il medico locale è super impegnato, con il primo posto molto in là, ma lei spera di riuscire a farmi trovare un buco prima, entro una settimana. La cosa positiva è che ha preso nota di quanto riscontrato dal medico da cui sono stata. Speriamo... ma ammetto che sono pessimista.
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Re: Neurodiversità?

Messaggioda romipor » mercoledì 12 aprile 2017, 10:18

Cara pioggia sottile
sei davvero gentile e ospitale..
Ora vado di fretta ma ti volevo chiedere di dirci quando puoi se poi l'appuntamento te lo hanno anticipato...Mi sembra comunque positivo che abbiano preso nota di quanto riscontrato dal medico. Incrociamo le dita sulla qualità di questi dottori e sulle tempistiche.
Il film Zelig di Woody Allen non l'ho visto. Ho letto la trama su Wikipedia ora che me lo hai detto. Io volevo scrivere che mi rivedevo molto in Jarod il camaleonte, un telefilm che si faceva... Però ecco mi riservo di vedere Zelig.
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