egocentrismo infantile?

egocentrismo infantile?

Messaggioda mamazaba » sabato 4 gennaio 2014, 14:01

rispondo qui per lasciare spazio a Lu nel suo post ...

Paola65 ha scritto:
mamazaba ha scritto:un no detto al momento giusto, un limite dato con fermezza, puo` risolvere la situazione, puo` stoppare un comportamento che sta per degenerare, e come tale a volte e` utilissimo, a volte anche la cosa migliore che riusciamo a fare, ma non e` la risposta al bisogno del bambino. e` un modo per sviare quel bisogno, non che cio` sia necessariamente un male, ma non e` quello che il bambino vuole.
allora secondo me e` utile imparare a darlo, questo limite ( e darlo nel modo piu` indolore possibile), ma non perche` sia quello che il bambino ci sta chiedendo, e` una strategia da usare quando quel bisogno non lo capiamo o pur capendolo non riusciamo a soddisfarlo...


sono un po' confusa.
Ho capito che tu ritieni importante dire "no" quando il bambino fa cose che noi non approviamo, che vanno "stoppate" in fretta ecc... Ho capito anche che tu dici che sarebbe meglio capire il perché il bambino fa quella cosa, di cosa ha bisogno e soddisfare quel bisogno, in modo che no sia più necessario dire no.
Mi puoi dire se ho capito bene?

Ma se il bambino avesse bisogno di "comandare", cioè di far sì che ogni cosa che desidera sia fatta come vuole lui e che ognuno ruoti intorno a lui e ai suoi desideri, è giusto soddisfare quel bisogno?
Perché in un bambino che picchia la mamma perché prima la vuole a letto con lei e poi non la vuole più, che vuole stare senza lavarsi (inserisco episodi che ho letto in giro e anche che accadono a casa mia), che non vuole cambiarsi i vestiti sporchi, che vuole stare alzato alle due di notte (di nuovo due casi miei), che urla minuti interi se gli si dice che la mamma/nonna/babbo stanno mangiando e non possono giocare con lui se non fra poco... io vedo un bambino che ha un solo bisogno: quello che tutto giri come vuole lui. Il che è del tutto normale, intendiamoci, ma non è così che funzionano i rapporti sani fra le persone e questo va insegnato piano piano, con i no associati alle spiegazioni ("no, perché la mamma sta mangiando, giochiamo dopo" "no, perché non lavarsi dà fastidio a chi ti sta accanto" ecc...)...
E sicuramente il bambino non sarà contento di quei no, di quei limiti, perché, quando è molto piccolo, l'empatia ancora si sta sviluppando. Il bambino è naturalmente "egocentrico" (passatemi il termine), è del tutto normale, sta scoprendo da poco che ci sono "gli altri" e che questi altri hanno anche loro bisogni a sono importanti tanto quanto loro...
Chi di noi, adulti, non vorrebbe che il mondo girasse intorno a noi, come vorremmo noi, soddisfacendo ogni nostro desiderio? Lo vorremmo tutti, ma abbiamo imparato che "la nostra libertà arriva dive comincia la libertà altrui" per citare malamente S. Agostino...
Insomma, è chiaro che protesterà, fin quando non avrà compreso davvero il motivo del no e avrà a cuore anche i bisogni di chi gli pone il limite.
Ma credo che anche questo sia dimostrare amore.
Si dimostra amore anche insegnando come si sta con gli altri, ad amare e rispettare gli altri.
Si dimostra amore anche facendo vedere che le reazioni del bambino ci coinvolgono, non ci lasciano indifferenti, ci interessano.
Si dimostra amore perché si desidera che la loro vita fra gli altri sia piacevole e felice.


mi rendo conto che sono stata un pò confusa ...
Paola65 ha scritto:Ho capito che tu ritieni importante dire "no" quando il bambino fa cose che noi non approviamo, che vanno "stoppate" in fretta ecc... Ho capito anche che tu dici che sarebbe meglio capire il perché il bambino fa quella cosa, di cosa ha bisogno e soddisfare quel bisogno, in modo che no sia più necessario dire no.

no, non ritengo importante dire no, lo ritengo utile. o meglio, utile sì, ma necessario alla serenità familiare, non al bambino, alla sua crescita.
secondo me il bambino cresce ( e bene) anche senza i no, l'importante è che trovi un confronto con ciò che è "altro da lui", con i bisogni degli altri, e questo avviene naturalmente se un genitore è sano e in grado di esprimere i propri bisogni. questo di per sè è un "limite", fisiologico, naturale.

dire il no può servire come strategia quando la situazione non è più in equilibrio, quando la si sente aldilà delle proprie forze, irrecuparabile alla mediazione. allora è sascrosanto dire il no, ma per come la vedo io serve a noi, per gestire la situazione, non al bambino per crescere.

non so se sono riuscita a spiegare meglio la mia visione ? mi pare di no :-D

per il resto, Paola, non condivido molto quello che hai scritto, mi sembra che partiamo da prospettive diverse...
sinceramente non ho mai letto nel comportamento di mia figlia un bisogno di comando.

Paola65 ha scritto:Ma se il bambino avesse bisogno di "comandare", cioè di far sì che ogni cosa che desidera sia fatta come vuole lui e che ognuno ruoti intorno a lui e ai suoi desideri, è giusto soddisfare quel bisogno?


anche ammettendo che dietro ai comportamenti che descrivi non ci sia dell'altro, io lo vedo come bisogno di affermazione di sè, di ricerca di identità, di spazio ...

e anche in me stessa non riconosco il desiderio che il mondo soddisfi ogni mio desiderio... forse non ho capito bene cosa intendi. :?
Avatar utente
mamazaba
*‿*
 
Messaggi: 2044
Iscritto il: martedì 13 ottobre 2009, 13:02
Figli: zaba 2008

Re: egocentrismo infantile?

Messaggioda Paola65 » sabato 4 gennaio 2014, 14:36

mamazaba ha scritto:rispondo qui per lasciare spazio a Lu nel suo post ...

Grazie :-)

Paola65 ha scritto:no, non ritengo importante dire no, lo ritengo utile. o meglio, utile sì, ma necessario alla serenità familiare, non al bambino, alla sua crescita.
secondo me il bambino cresce ( e bene) anche senza i no, l'importante è che trovi un confronto con ciò che è "altro da lui", con i bisogni degli altri, e questo avviene naturalmente se un genitore è sano e in grado di esprimere i propri bisogni. questo di per sè è un "limite", fisiologico, naturale.


aiuto... non riesco a capire... insomma, come si fa a non dire "no" mai? Il confronto con chi è altro da sé implica per forza di cose degli "stop", delle cose che "non si possono fare"... cioè devo imparare che non si tirano i capelli del bambino accanto, non gli si toglie il gioco di forza, non si rovescia il cibo per terra non si tira la coda al gatto... mille cose da imparare! Per cui, quando un bambino le fa, come si fa a non dire: "no, questo no, perché fai male al gatto"?
Mi sa che non capisco cosa vuoi dire :-(

dire il no può servire come strategia quando la situazione non è più in equilibrio, quando la si sente aldilà delle proprie forze, irrecuparabile alla mediazione. allora è sascrosanto dire il no, ma per come la vedo io serve a noi, per gestire la situazione, non al bambino per crescere.

non so se sono riuscita a spiegare meglio la mia visione ? mi pare di no :-D

mi sa che sono io che non capisco :-D

per il resto, Paola, non condivido molto quello che hai scritto, mi sembra che partiamo da prospettive diverse...
sinceramente non ho mai letto nel comportamento di mia figlia un bisogno di comando.

Paola65 ha scritto:Ma se il bambino avesse bisogno di "comandare", cioè di far sì che ogni cosa che desidera sia fatta come vuole lui e che ognuno ruoti intorno a lui e ai suoi desideri, è giusto soddisfare quel bisogno?


anche ammettendo che dietro ai comportamenti che descrivi non ci sia dell'altro, io lo vedo come bisogno di affermazione di sè, di ricerca di identità, di spazio ...

e anche in me stessa non riconosco il desiderio che il mondo soddisfi ogni mio desiderio... forse non ho capito bene cosa intendi. :?


effettivamente usare la parola "comando" rende male l'idea... é più vicino a ciò che dici tu, cioè il bisogno di affermazione, ma è comunque innato dentro di noi anche il sottile desiderio che le cose vadano come vorremmo... no?
"Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio" (proverbio africano)
Avatar utente
Paola65
 
Messaggi: 665
Iscritto il: lunedì 11 aprile 2011, 9:55
Figli: F1 94
F2 97
F3 02

Re: egocentrismo infantile?

Messaggioda nacquinellacqua » sabato 4 gennaio 2014, 14:56

Grazie mamasaba
Hai espresso proprio il mio pensiero


Sono d'accordissimo con te
Ma da cellulare non riesco a scrivere qualcosa di utile
Scusate
Nacquinellacqua

Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sara' sempre un mare, che ti aspetta
Avatar utente
nacquinellacqua
*‿*
 
Messaggi: 736
Iscritto il: martedì 16 febbraio 2010, 9:47
Figli: Pesciolino110309
Trottolina 100912

Re: egocentrismo infantile?

Messaggioda mamazaba » sabato 4 gennaio 2014, 15:01

Paola65 ha scritto: Per cui, quando un bambino le fa, come si fa a non dire: "no, questo no, perché fai male al gatto"?

per esempio dicendo " il gatto ha bisogno di stare tranquillo senza che nessuno gli tiri la coda" ?
lo senti come un limite che dai, o come un confronto di bisogni( anche il suo tirare la coda esprime un bisogno, quello di esplorare il mondo, le reazioni...) ?
forse diciamo la stessa cosa, ma quando arrivo di corsa e gli strappo il gatto da sotto le mani perchè gli sta facendo male, io la vivo come una strategia per salvare il gatto, non come un confronto. allora sì, è necessario in quel momento, ma al gatto non al bambino, che avrebbe imparato lo stesso se io avessi avuto l'accortezza di essere presente e prevenire l'emergenza.
questo per restare nel tuo esempio, posto che non farò nessun danno al bambino se gli tolgo il gatto di mano ( ma magari se la uso come unica modalità comunicativa qualche danno lo faccio...) ma trovo che l'esperienza dei bisogni del gatto sarebbe stata più completa ( e più istruttiva :) ) nel caso del confronto piuttosto che quando l'intervento cade dall'alto.

questo era per sottolineare che l'idea di dover dare degli stop, dei limiti, perchè "il bambino ne ha bisogno" , a me non convince... sento che il bambino ha bisogno di esperire i bisogni propri e quelli degli altri nella maniera più genuina e sincera possibile.
magari per qualcuno è ovvio, per me non lo è, perchè faccio fatica a riconoscere i miei bisogni ( e anche quelli di mia figlia) e il concetto che devo fare qualcosa per "farle capire" , per me è fuorviante. a me serve di più cercare di esprimere i miei bisogni con schiettezza ( e quelli degli altri, quando entrano in rapporto con mia figlia e non sono in grado di farlo da sè) , e di riconoscere i suoi.

in questa ottica preferisco pensare "non sto esprimendo i miei bisogni a mia figlia in maniera efficace" piuttosto che "ha bisogno che le metta un limite" .

Nacqui, ti leggo ora, ciaooo!
Avatar utente
mamazaba
*‿*
 
Messaggi: 2044
Iscritto il: martedì 13 ottobre 2009, 13:02
Figli: zaba 2008

Re: egocentrismo infantile?

Messaggioda Paola65 » domenica 5 gennaio 2014, 23:10

Rimugino e ripenso ancora...
Ho chiesto alcune volte ai miei figli come mai non si vogliono lavare (sì, anche il secondo è passato per questa fase, nell'età delle medie). Le risposte sono state: "Mi fa fatica/è noioso", "Tanto poi mi risporco di nuovo", "Mi fa freddo". La più gettonata era la prima.
Quando ho fatto altre domande sul perché facevano/non facevano certe cose, le risposte erano sempre queste: "Che noia", "Non mi va", "mi fa fatica"
Insomma, quali bisogni si celano dietro? Il bisogno di non faticare?
Semplicemente non ne vedono l'utilità, o gli fa fatica.

Sono un po' "in rotta" con Rosemberg, mi sembra troppo estremizzato, mi sembra che certe cose siano davvero impossibili o assurde (ad esempio la storia dell'insegnante che evita lo stupro dando il portafoglio al tipo che la voleva stuprare... ma dai, e io devo credere che questa donna, di fronte ad un tipo col coltello, resta calma e gli dice: "sei spaventato, tu non vuoi davvero farmi del male" e quello accetta il portafoglio e scappa? Ad uno stupratore non gliene frega nulla del portafoglio, oltretutto)

Se mio marito mi dice: "idiota" o "vaffa..." perché non ho rimesso nell'esatto posto il suo trincetto, ma l'ho messo 5 cm più a destra e non me ne sono accorta, devo forse accettare il suo bisogno di ordine ossessivo e comprenderlo? Mi dispiace, ma no! Lui non può permettersi di offendere una persona per una cosa del genere, una persona che dice di "amare"! Mi può far presente la cosa, mi può dire che lo disturba trovare le cose fuori posto e io posso accettare anche un ordine maniacale, ma così no.
COsì come non posso accettare quando mio figlio mi spinge via con i piedi perché sono andata a svegliarlo per andare a scuola e l'ho fatto con dolcezza e pazienza.
Dietro c'è "il bisogno" di dormire? Ok, ma non mi dai i calci.
Ne parliamo, mi dici: "mamma 5 minuti" ti giri dall'altra parte, ma non mi dai calci.
Insomma, non mi sembra che dietro ad ogni comportamento ci sia per forza "un bisogno".
O, se anche c'è, vediamo se quel bisogno è importante o si scontra con qualcosa di più importante.
Per riprendere l'esempio inventato del gatto, io posso capire che il bambino abbia "bisogno" di esplorare, di conoscere, di "vedere che succede se...", ma non glielo lascio fare e nemmeno dico quello che hai detto tu. PRIMA fermo il bambino, per evitare che il gatto senta male e soprattutto per evitare che si rivolti e graffi mio figlio, POI gli dico quello che dici tu o cosse del genere (io preferirei usare qualcosa come: "il gatto sente molto male e si spaventa. Un gatto spaventato può anche graffiarti" o anche "a te piacerebbe se qualcuno ti tirasse un braccio?")
Gordon stesso dice che, se nostro figlio si sta buttando in mezzo di strada, non stiamo lì a dire: "caro, vedo che hai bisogno di conoscere cosa c'è oltre il marciapiede, ma sai le macchine ecc ecc" e lo blocchiamo prendendolo di peso e riportandolo sul marciapiede!
Se mio figlio urla e spacca un gioco perché io non ho giocato come lui voleva (esempio inventato, ma mi pare che succeda qualcosa del genere a Lu), io non lascio che rompa i giochi e gli parlo seraficamente cercando di non mostrarmi arrabbiata perché sennò non gli dimostro amore (Rosemberg stesso dice che la rabbia va mostrata, certo in modi non distruttivi, ma va mostrata), ma gli dico "sei proprio furioso, ma non mi piace che rompi i giochi" e lo dico con tono serio!!
Forse sto sbagliando tutto, forse crescerò dei figli che avranno sensi di colpa o non si sentiranno accettati, non saprei.
Sto cercando di confrontarmi qui proprio perché certe cose non le capisco e mi sembrano un pochino "assurde" (non trovo un termine meno forte)
"Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio" (proverbio africano)
Avatar utente
Paola65
 
Messaggi: 665
Iscritto il: lunedì 11 aprile 2011, 9:55
Figli: F1 94
F2 97
F3 02

Re: egocentrismo infantile?

Messaggioda Effi B. » lunedì 6 gennaio 2014, 15:41

Sai, Paola, Rosenberg parla proprio di un uso protettivo della forza. Ti blocco se ti stai buttando in strada, non mi metto a farti un discorso. Uso la mia forza fisica per proteggerti. Ma, se io ti mollo un ceffone perché ti sei quasi buttato in strada così impari che non si fa, è diverso. Lo trovo molto diverso anche nelle possibili conseguenze: il ceffone o l'urlata appioppati e lasciati lì senza una spiegazione che aggiusti lo strappo rimangono come motivazioni estrinseche che, quando non saranno presenti, potrebbero non valere più. E non non possiamo esser lì tutta la vita a urlare o smanacciare, siamo lì per offrire la possibilità a che i nostri figli trovino in sé delle motivazioni intrinseche per fare quello che fanno. Questo vale per tutto, non solo per l'attraversamento di una strada.

Trovo molto bello il modo in cui mamazaba ti spiega l'esempio del gatto, lo riprendo per rileggerlo insieme:
quando arrivo di corsa e gli strappo il gatto da sotto le mani perchè gli sta facendo male, io la vivo come una strategia per salvare il gatto, non come un confronto. allora sì, è necessario in quel momento, ma al gatto non al bambino, che avrebbe imparato lo stesso se io avessi avuto l'accortezza di essere presente e prevenire l'emergenza.
questo per restare nel tuo esempio, posto che non farò nessun danno al bambino se gli tolgo il gatto di mano ( ma magari se la uso come unica modalità comunicativa qualche danno lo faccio...) ma trovo che l'esperienza dei bisogni del gatto sarebbe stata più completa ( e più istruttiva ) nel caso del confronto piuttosto che quando l'intervento cade dall'alto.


Distingue benissimo i diversi piani. C'è quello della responsabilità diciamo sociale che noi in quanto adulti con un bambino sorvegliamo anche per lui (mi prendo cura del benessere di tutti e del loro stare insieme, e il gatto ha diritto al suo benessere come ce l'ha mio figlio) e quella che mettiamo nella relazione con nostro figlio e nel garantirgli uno spazio di crescita sua personale in cui costruire la sua responsabilità individuale (quella verso i suoi bisogni e le sue emozioni) e sociale (il suo stare nel mondo con gli altri).

Nel caso che tu porti sull'igiene della persona dei tuoi figli, potrebbe essere che le tue domande loro le vivessero senza comprendere bene le tue ragioni e come colpevolizzanti o giudicanti verso la loro "trascuratezza"? Cercavi davvero una spiegazione per capirli? Quanto ti sentivi esasperata? Se capisco bene, è stata una fase. Certo non avevano bisogno di essere sporchi. Forse di poter decidere in autonomia? Di trovare dei propri ritmi? Di trovare delle personali ragioni per tenersi puliti? Di affermare la loro indipendenza dal controllo della mamma? ...

Nessuno qui ti dice che tu dovevi essere contenta di avere dei figli non puliti. Ma pensare che la loro fosse una richiesta di un limite fermo davvero ti convince?

I casi di Rosenberg sono esempi che possono convincerci o meno. Io trovo piuttosto rigido e poco praticabile il modo schematico che prevede nella comunicazione. Impossibile per me pensare di andare in giro parlando per schemi, lo sento falso. Ma applicarsi con costanza ad ascoltare quello che ci scorre dentro, cercare di riconoscere che cosa davvero ci serve lo trovo, nell'enorme difficoltà che comporta, una soluzione facile perché è tutta lì e l'abbiamo sempre a disposizione. E' dentro di noi!

Non ci si può arrabbiare? perché, certo che si può! Magari non è quello che vorremmo fare, ma occorre accogliere che ci capita, non reprimere, cercare di capire. Può essere che l'arrabbiatura e l'espressione aggressiva delle nostre emozioni non giovi alla comunicazione con gli altri. Che cosa conta in quel momento per noi? Vogliamo entrare in connessione con l'altro? Allora sarà utile prestare attenzione a come gli diciamo quello che proviamo. Ma se nn siamo in connessione con noi stessi non funzionerà bene, è probabile che gli daremo la responsabilità di farci sentire come vorremmo. Sicura, ad esempio, che tu non dessi ai tuoi figli la responsabilità di farti sentire una mamma che li educava come si deve e quindi anche alla pulizia? Dal mio punto di vista, per dirti, io ho diritto a non annusarmi la puzza di uno che non si lava, ma lui ha tutto il diritto di godersela se davvero lo vuole. Porrò dei limiti alla nostra convivenza. Non per punirlo, ma per il rispetto reciproco. E lui, se capisce il mio bisogno, davvero non potrà scendere a un compromesso per poter stare bene insieme? Mi verrebbe da chiedergli se davvero gli serve la mia accettazione incondizionata dei suoi cattivi odori per sentirsi amato da me. Lo rassicurerei sul fatto che lo amo lo stesso, ma gli direi che preferisco tenerlo un po' a distanza. Gli farei notare che il rispetto per tutti gli altri passa anche attraverso queste cose... [E con questo penso che mi sono appena firmata una condanna ad avere, almeno per un certo periodo, due figli zozzi e puzzoni ;)]

Non è facile, Paola, ma non è assurdo. Non stiamo dicendo che non si pongono limiti, ma una cosa molto diversa: i limiti ci sono, determinano la nostra esperienza su questa terra, non serve pensare che dobbiamo darne di imprescindibili, che siano necessariamente educativi. fanno parte del nostro percorso di formazione e di vita, ci dobbiamo comunque fare i conti. cerchiamo di vedere, prima dei limiti che ci contengono, ciò che nei limiti è contenuto. Siamo noi, sono i nostri figli. I nostri figli hanno bisogno di essere visti per quello che sono, della nostra presenza attenta accanto a loro, della nostra umanità. La nostra consapevolezza alla fine è forse il limite più prezioso, ci dice quello che siamo e che vorremmo essere, è il vero limite indispensabile e su quello i nostri figli possono poggiare sicuri, non su un "si deve" che ci viene imposto dall'esterno e che noi facciamo nostro.
Avatar utente
Effi B.
NTIS
 
Messaggi: 7757
Iscritto il: mercoledì 24 settembre 2008, 22:15
Figli: Carlo 2006, Pietro 2009

Re: egocentrismo infantile?

Messaggioda Paola65 » martedì 7 gennaio 2014, 13:24

Effi B. ha scritto:se io ti mollo un ceffone perché ti sei quasi buttato in strada così impari che non si fa, è diverso. Lo trovo molto diverso anche nelle possibili conseguenze: il ceffone o l'urlata appioppati e lasciati lì senza una spiegazione che aggiusti lo strappo rimangono come motivazioni estrinseche che, quando non saranno presenti, potrebbero non valere più. E non non possiamo esser lì tutta la vita a urlare o smanacciare, siamo lì per offrire la possibilità a che i nostri figli trovino in sé delle motivazioni intrinseche per fare quello che fanno. Questo vale per tutto, non solo per l'attraversamento di una strada.


ma su questo sono completamente d'accordo!

Nel caso che tu porti sull'igiene della persona dei tuoi figli, potrebbe essere che le tue domande loro le vivessero senza comprendere bene le tue ragioni e come colpevolizzanti o giudicanti verso la loro "trascuratezza"? Cercavi davvero una spiegazione per capirli? Quanto ti sentivi esasperata? Se capisco bene, è stata una fase. Certo non avevano bisogno di essere sporchi. Forse di poter decidere in autonomia? Di trovare dei propri ritmi? Di trovare delle personali ragioni per tenersi puliti? Di affermare la loro indipendenza dal controllo della mamma? ...


credo che le mie ragioni siano state spiegate chiaramente, immagino le avessero comprese... ho spiegato che quando non ci si lava per lungo tempo e non ci si cambiano i vestiti, si comincia ad emanare un odore che risulta sgradevole agli atri, che le persone potrebbero arrivare a scansarti o trattarti male. Che, anche se a te non piace lavarti o fa fatica, viviamo insieme agli altri e non è gentile presentarci sporchi e puzzosi, anche se a te non sembra di avere nulla che non va... Sono arrivata a dovermi scansare dal figlio, dal puzzo che aveva addosso (perché mi era stato suggerito di lasciar fare, che più insistevo e più lui avrebbe fatto muro... Così ho evitato l'argomento, con calma, davvero. MA dopo 15 giorni il figlio puzzava di sudore e pipì, non riuscivo a stargli accanto e ho cominciato a scansarmi. Lui si è offeso...)
Certo che cercavo una spiegazione!
Gli ho anche detto che li comprendevo in pieno: io odio la sensazione dell'acqua addosso, mi sento soffocare, ho un freddo cane, detesto fare la doccia, mi lavo la testa separatamente perché non ce la faccio. Eppure mi lavo lo stesso. Non mi piace il cattivo odore addosso e non mi piace che gli altri lo sentano.
Ti dico che le risposte erano: "mi fa fatica".
Nessun: "voglio decidere io quando e se lavarmi"
E dicevano che non era vero che puzzavano e che nessuno degli amici li scansava (per forza, puzzavano più di loro... dando un passaggio in macchina ad uno di loro ho dovuto aprire il finestrino e non guardare la bocca del ragazzino - i denti erano coperti da una patina giallo ocra).

Nessuno qui ti dice che tu dovevi essere contenta di avere dei figli non puliti. Ma pensare che la loro fosse una richiesta di un limite fermo davvero ti convince?


in questo caso non era certo quello che chiedevano. Ma questo caso lo riporto per via del fatto che si dice che si deva lasciare sempre libertà al figlio... ecco, io credo che qualche volta occorra anche dire: "questo non si fa. Ti ho spiegato perché, non ti sto dando un'ordine insensato. Fidati."
Invece il caso della richiesta di un "limite", era riferito al fatto che leggo a volte che, davanti ad un bambino che ha una reazione forte ad un comportamento o richiesta o "no" della mamma molto semplice, si resti serene e sorridenti dicendo "amore, la mamma ha bisogno di non sentire male"... e il bambino reagisce facendo qualcosa di ancora più forte.
Io mi stavo chiedendo se questo non fosse un tentativo del bambino di dire: "Hey, sono qui, lo vedi cosa faccio? Possibile che non ti importi?? COme fai a restare sorridente?? Reagisci, io esisto, mi vedi?" Voglio dire, a volte penso che il restare serafici davanti ad una crisi di nostro figlio possa fargli pensare che di lui non ci importa (fai quel che vuoi, tanto non mi sconvolgi per nulla). E' questo che intendevo con "limite". Cioè, far vedere che quel comportamento non ci piace, che siamo arrabbiate, ma non abbiamo perso il controllo. Siamo un porto sicuro per il bambino, nella sua tempesta. Ma che deve sapere che quel che ha fatto non è una cosa "corretta" (almeno questo possiamo insegnarlo? CHe ci sono cose che non si fanno? TIrare i giochi addosso alla mamma, prenderla a calci ecc... NON SI FA.)

I casi di Rosenberg sono esempi che possono convincerci o meno. Io trovo piuttosto rigido e poco praticabile il modo schematico che prevede nella comunicazione. Impossibile per me pensare di andare in giro parlando per schemi, lo sento falso. Ma applicarsi con costanza ad ascoltare quello che ci scorre dentro, cercare di riconoscere che cosa davvero ci serve lo trovo, nell'enorme difficoltà che comporta, una soluzione facile perché è tutta lì e l'abbiamo sempre a disposizione. E' dentro di noi!


certo, sono d'accordo. Ma c'è sempre una soluzione facile?

Non ci si può arrabbiare? perché, certo che si può!

ho detto il contrario: che anche ROsemberg di ce che occorre esprimere la rabbia. In modo non distruttivo, però.
Quindi la mamma che non si arrabbia in modo "sano" (spero si capisca, non trovo un termine corretto) quando il figlio la prende a calci, fa capire al figlio che quel che ha fatto non va bene. Se uso il tono dolce e sorridente per dire: "caro, non mi piace quando mi dai i calci, sento male" non credo passi il messaggio corretto. Se lo dico con voce ferma e seria, anche se non urlo, si capisce che non mi piace.

Vogliamo entrare in connessione con l'altro? Allora sarà utile prestare attenzione a come gli diciamo quello che proviamo. Ma se nn siamo in connessione con noi stessi non funzionerà bene,


ti giuro che, dopo anni di letture e corsi, io non ho ancora capito cosa voglia dire "essere in connessione"

Sicura, ad esempio, che tu non dessi ai tuoi figli la responsabilità di farti sentire una mamma che li educava come si deve e quindi anche alla pulizia?

mah, non mi sembra proprio :-)
Sono abbastanza grandi perché nessuno pensi che sia colpa mia, se non si lavano :D

Dal mio punto di vista, per dirti, io ho diritto a non annusarmi la puzza di uno che non si lava, ma lui ha tutto il diritto di godersela se davvero lo vuole. Porrò dei limiti alla nostra convivenza. Non per punirlo, ma per il rispetto reciproco. E lui, se capisce il mio bisogno, davvero non potrà scendere a un compromesso per poter stare bene insieme?


e se al figlio, del tuo bisogno, non gliene importa nulla, perché il suo è più forte?

Mi verrebbe da chiedergli se davvero gli serve la mia accettazione incondizionata dei suoi cattivi odori per sentirsi amato da me. Lo rassicurerei sul fatto che lo amo lo stesso, ma gli direi che preferisco tenerlo un po' a distanza. Gli farei notare che il rispetto per tutti gli altri passa anche attraverso queste cose... [E con questo penso che mi sono appena firmata una condanna ad avere, almeno per un certo periodo, due figli zozzi e puzzoni ;)]

tutte cose che ho fatto.
Dire: "Io ti voglio bene lo stesso" perché in effetti è così, non serve. Anzi, rafforza :-D Tanto tu mi ami qualunque cosa faccia, quindi?


Non è facile, Paola, ma non è assurdo. Non stiamo dicendo che non si pongono limiti, ma una cosa molto diversa: i limiti ci sono, determinano la nostra esperienza su questa terra, non serve pensare che dobbiamo darne di imprescindibili, che siano necessariamente educativi. fanno parte del nostro percorso di formazione e di vita, ci dobbiamo comunque fare i conti. cerchiamo di vedere, prima dei limiti che ci contengono, ciò che nei limiti è contenuto. Siamo noi, sono i nostri figli. I nostri figli hanno bisogno di essere visti per quello che sono, della nostra presenza attenta accanto a loro, della nostra umanità. La nostra consapevolezza alla fine è forse il limite più prezioso, ci dice quello che siamo e che vorremmo essere, è il vero limite indispensabile e su quello i nostri figli possono poggiare sicuri, non su un "si deve" che ci viene imposto dall'esterno e che noi facciamo nostro.
[/quote]

sì, bello, ma... in pratica?
I figli devono fare propri certi limiti non perché glieli imponiamo noi con un "si deve"... ok, ma questo che vuol dire? Che io a mio figlio non devo dire: "NON si deve picchiare nessuno"? "NON si tira la coda al gatto?" "NON ci si butta in mezzo di strada"?
Certo che magari uso una frase più articolata, spiego il motivo, cerco dai far capire il perché, ma sempre un limite imposto è.

UFFA, non capisco.
MI sento un'idiota :-(
"Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio" (proverbio africano)
Avatar utente
Paola65
 
Messaggi: 665
Iscritto il: lunedì 11 aprile 2011, 9:55
Figli: F1 94
F2 97
F3 02

Re: egocentrismo infantile?

Messaggioda Effi B. » martedì 7 gennaio 2014, 18:39

Paola65 ha scritto:Certo che cercavo una spiegazione!
Gli ho anche detto che li comprendevo in pieno: io odio la sensazione dell'acqua addosso, mi sento soffocare, ho un freddo cane, detesto fare la doccia, mi lavo la testa separatamente perché non ce la faccio. Eppure mi lavo lo stesso. Non mi piace il cattivo odore addosso e non mi piace che gli altri lo sentano.
Ti dico che le risposte erano: "mi fa fatica".
Nessun: "voglio decidere io quando e se lavarmi"
E dicevano che non era vero che puzzavano e che nessuno degli amici li scansava (per forza, puzzavano più di loro... dando un passaggio in macchina ad uno di loro ho dovuto aprire il finestrino e non guardare la bocca del ragazzino - i denti erano coperti da una patina giallo ocra)


Cara, scusami se ti ho fatto sentire giudicata o non compresa. Non era questa la mia intenzione. E' già faticoso dover riflettere sulle situazioni in cui non c'è comprensione coi nostri figli. Sentire anche che un'altra mamma non capisce e la fa troppo semplice non giova. E mi pare di leggere che ti ho fatto questo effetto. Se è così, credimi che mi dispiace.

Da quello che racconti mi viene da pensare che ci fosse nei tuoi figli anche un forte bisogno di aderire al gruppo di amici. Il bisogno di affermare una propria identità indipendente dalle norme condivise in famiglia e in società. Le tue spiegazioni forse anche per questo non venivano accolte: rimandavano al rispetto delle convenienze sociali, ostacolavano il loro senso di autonomia. Può essere? Perché allora forse quella che ti davano era la spiegazione che gli pareva più comunicabile. Forse davvero non avevano voglia di faticare a lavarsi, ma non lavarsi definiva la loro identità in un modo che sentivano tu non avresti potuto condividere. Lo metto qui, tu mi dirai che ne pensi (ma ora la fase è finita? spero tanto di sì).

Paola65 ha scritto:questo caso lo riporto per via del fatto che si dice che si deva lasciare sempre libertà al figlio... ecco, io credo che qualche volta occorra anche dire: "questo non si fa. Ti ho spiegato perché, non ti sto dando un'ordine insensato. Fidati."

Fidarsi dei figli, lasciare loro libertà non significa mica non esprimere quello che siamo e sentiamo. Mi sa che siamo d'accordo su questo, forse solo diamo diverse motivazioni. Io la mia fatica ad annusare dei figli puzzolenti la direi candidamente senza timore di offenderli. Mi prenderei poi semmai cura del loro sentirsi offesi, cercherei di accoglierli, ma non penso che la prova della puzza sia quella che deve decidere del mio amore: certo li amerei anche puzzolenti, ma non potrei impedirmi di percepire la puzza per questo. Almeno credo. Ma stiamo a vedere, cara, voglio proprio sapere che mi capiterà coi figli adolescenti :lol:

Invece il caso della richiesta di un "limite", era riferito al fatto che leggo a volte che, davanti ad un bambino che ha una reazione forte ad un comportamento o richiesta o "no" della mamma molto semplice, si resti serene e sorridenti dicendo "amore, la mamma ha bisogno di non sentire male"... e il bambino reagisce facendo qualcosa di ancora più forte.
Io mi stavo chiedendo se questo non fosse un tentativo del bambino di dire: "Hey, sono qui, lo vedi cosa faccio? Possibile che non ti importi?? COme fai a restare sorridente?? Reagisci, io esisto, mi vedi?" Voglio dire, a volte penso che il restare serafici davanti ad una crisi di nostro figlio possa fargli pensare che di lui non ci importa (fai quel che vuoi, tanto non mi sconvolgi per nulla). E' questo che intendevo con "limite". Cioè, far vedere che quel comportamento non ci piace, che siamo arrabbiate, ma non abbiamo perso il controllo. Siamo un porto sicuro per il bambino, nella sua tempesta. Ma che deve sapere che quel che ha fatto non è una cosa "corretta" (almeno questo possiamo insegnarlo? CHe ci sono cose che non si fanno? TIrare i giochi addosso alla mamma, prenderla a calci ecc... NON SI FA.)


Pensi che si voglia sostenere che non possiamo insegnare nulla ai nostri figli? O che io questo stia dicendo? Forse parli più in generale e non a me? Io non credo che un bambino, di fronte alla serenità della propria madre rincari la dose per quello. Se la serenità è autentica non può fargli male, né nuocerà alla mamma che probabilmente troverà più facilmente un canale di comunicazione appropriato. Se invece si tratta di una serenità farlocca allora sarà forse anche a quell'ambivalenza che percepisce, ma non comprende, che si ribellerà con più forza. Accogliere un bambino non vuol dire annullarsi, anzi. Io credo sul serio, Paola, che non ci sia un vero disaccordo tra noi, piuttosto un modo diverso di interpretare gli stessi fatti o di registrarli.

Paola65 ha scritto:la mamma che non si arrabbia in modo "sano" (spero si capisca, non trovo un termine corretto) quando il figlio la prende a calci, fa capire al figlio che quel che ha fatto non va bene. Se uso il tono dolce e sorridente per dire: "caro, non mi piace quando mi dai i calci, sento male" non credo passi il messaggio corretto. Se lo dico con voce ferma e seria, anche se non urlo, si capisce che non mi piace


Qui secondo me tanto dipende da quanto autenticamente ci si esprime. Se quel calcio non mi fa arrabbiare, va bene che io sia dolce e sorridente. Credo poco funzionale sia la gentilezza che riveste l'irritazione, suona falsa. Per questo parlavo di connessione.

Paola65 ha scritto:
Vogliamo entrare in connessione con l'altro? Allora sarà utile prestare attenzione a come gli diciamo quello che proviamo. Ma se non siamo in connessione con noi stessi non funzionerà bene


ti giuro che, dopo anni di letture e corsi, io non ho ancora capito cosa voglia dire "essere in connessione"


Io intendo una disposizione d'animo grazie alla quale c'è comprensione di ciò che si prova, affinità di sentire a volte, capacità di guardare l'altro empaticamente e percepire ciò che sta vivendo emotivamente. A volte la si esprime anche solo restando accanto, a volte rispettando un bisogno implicito di silenzio o isolamento, a volte col contatto fisico, a volte (ma non è detto che siano le più, e noi invece purtroppo su queste volte facciamo istintivamente più affidamento) con le parole, una spiegazione esplicita. Forse coi bambini piccoli è più facile, loro tra l'altro sono più disponibili alla comunicazione non verbale, più aperti di noi. Ma non ti capita anche con tuo marito o con un'amica di provare un momento in cui senti comprensione reciproca, desiderio di sentire insieme ciò che ci anima? E' una cosa che io sento in stretta relazione con la capacità di ciascuno di noi di comprendere i propri sentimenti, le emozioni e i bisogni che ci stanno sotto. Riuscirci apre il cuore non solo a noi, ma anche agli altri. E può sembrare semplice a dire, ma nei fatti non lo è.

Paola65 ha scritto:
Sicura, ad esempio, che tu non dessi ai tuoi figli la responsabilità di farti sentire una mamma che li educava come si deve e quindi anche alla pulizia?

mah, non mi sembra proprio :-)
Sono abbastanza grandi perché nessuno pensi che sia colpa mia, se non si lavano :D


Certo, Paola, io qui pensavo che il bisogno di sentirti bene educante non fosse rispetto a un giudizio esterno, ma al tuo, alla tua preoccupazione di offrire loro i giusti insegnamenti, alcuni principi che li aiutino a vivere bene con gli altri. Mi era venuto in mente che il timore di non fare abbastanza in questo senso potesse aver caricato di apprensione le tue richieste e questo avesse potuto essere percepito dai tuoi figli come un peso a sollevartene. Meccanismi facili a innescarsi (a me capita). Ma è solo un'idea che ti butto lì.

Paola65 ha scritto:e se al figlio, del tuo bisogno, non gliene importa nulla, perché il suo è più forte?


Eh, ti tocca accettare che sia così. E devi prendere poi una decisione di conseguenza, ma pretendere che il tuo bisogno conti di più secondo me non si può. Per quanto ragionevole e ben argomentato sia.

Paola65 ha scritto:Dire: "Io ti voglio bene lo stesso" perché in effetti è così, non serve. Anzi, rafforza :-D Tanto tu mi ami qualunque cosa faccia, quindi?


Il bene serve sempre. Non serve dirlo nella speranza che la rassicurazione giovi a un accordo. In un certo senso finisce per essere utilitaristico e ci si frega. Questo almeno è il timore che ho e la ragione per cui a volte sento fallire le mie stesse rassicurazioni.

Paola65 ha scritto:bello, ma... in pratica?
I figli devono fare propri certi limiti non perché glieli imponiamo noi con un "si deve"... ok, ma questo che vuol dire? Che io a mio figlio non devo dire: "NON si deve picchiare nessuno"? "NON si tira la coda al gatto?" "NON ci si butta in mezzo di strada"?
Certo che magari uso una frase più articolata, spiego il motivo, cerco dai far capire il perché, ma sempre un limite imposto è.

UFFA, non capisco.
MI sento un'idiota :-(


Non sei per niente idiota, Paola, è che è davvero difficile. Noi abbiamo il diritto e il dovere di essere genitori come possiamo e vogliamo essere. Poi però tocca lasciare che i figli trovino la loro strada. Non sempre le cose vanno come ci sarebbe piaciuto. Sbagliamo noi, man mano che crescono sbagliano loro. Si procede giorno per giorno. Una soluzione facile non esiste secondo me.

Non so se ti ho detto qualcosa di utile. Spero che tu ti senta almeno un po' più capita.
Ti abbraccio
Avatar utente
Effi B.
NTIS
 
Messaggi: 7757
Iscritto il: mercoledì 24 settembre 2008, 22:15
Figli: Carlo 2006, Pietro 2009

Re: egocentrismo infantile?

Messaggioda Effi B. » mercoledì 8 gennaio 2014, 15:02

Metto qui questo articolo che aveva scovato tempo fa Melissa. Molto carino secondo me. Forse ci torna utile nella nostra discussione. Baci
Avatar utente
Effi B.
NTIS
 
Messaggi: 7757
Iscritto il: mercoledì 24 settembre 2008, 22:15
Figli: Carlo 2006, Pietro 2009


Torna a Alla scoperta del mondo (3-6 anni)

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite