Aiuto, non so come prenderlo...

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Messaggioda Fagiolina » venerdì 11 ottobre 2013, 9:14

Ho un momento di difficoltà col mio grande e non so come uscirne.
Sono allo stremo delle forze, i 2 gemellini appena nati mi levano troppe energie e non mi fanno mai dormire, e G sono ormai 3 mesi che mi provoca e mi risponde male.
Quando gli chiedo collaborazione sul prepararsi la mattina, o fare la doccia, o andare a letto la sera, ecco che esce il peggio di lui: non mi ascolta, non fa nulla di quello che gli chiedo e non solo fa tardi lui ma costringe anche il resto della famiglia a "rinunciare" al proprio tempo. Un esempio? Anche domenica mattina scorsa che avevamo un compleanno, non siamo più andati perché lui non si è vestito in tempo... e arrivare giusto per la torta non mi sembrava una cosa carina.
E se do segni di arrabbiarmi per il fatto che lui non mi ascolta e che non rispetta né me né il padre e i fratelli con il suo atteggiamento, ecco che prima si chiude le orecchie come per dirmi "non ti voglio ascoltare" e poi comincia ad offendermi pesantemente... con parolacce o espressioni in dialetto che reputo pesanti.
E io mi arrabbio... ma tanto tanto... e ci rimango malissimo.
La cosa che più mi dispiace? Che lui non capisce che mi ferisce quando mi tratta in questo modo, e nulla vale dirglielo chiaramente, sembra non importargli proprio nulla.

E allora ecco che mi sono scappate le mani... in più di un'occasione...
E le punizioni: gli nego la tv per ogni brutta parola che dice o gli levo i giochi.

So che non è bello, ma non so più che fare: e sono anche comprensiva della situazione, l'arrivo dei fratelli, la mamma che ha sempre meno tempo per lui, ma non posso permettere che si comporti da prepotente e da bullo con me o col fratello.

Come posso uscirne? Avete suggerimenti su come fargli capire che le sue emozioni o la sua rabbia sono accettate ma questo modo di trattare me e il resto della famiglia no?
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda Valentina L. » venerdì 11 ottobre 2013, 9:36

che periodo eh... forse un'idea potrebbe essere "pretendere" meno... sai che le uscite sono un casino?!?! ok non ci provi nemmeno per un po', perché se tanto alla fine rinunci (dopo esserti arrabbiata) allora io non ci proverei nemmeno... si fa fatica a fare certe cose?!? ok, togliamo tutto quello che non è indispensabile o gestibile in tempi biblici... non è l'ideale lo so, ci sono passata e non avevo due gemelli e due grandi, che grandi non sono... però ti permette di conservare le energie (poche) che ci sono per i momenti in cui proprio non si può rimandare, evitare, cambiare programma... questo forse non gli farà smettere di dire le parolacce ma forse ridurrà le volte in cui gli viene voglia di dirle... puoi organizzarti in modo da far uscire almeno gli altri e lui no? ok, gli altri vanno perché son pronti e contenti di andare... stare sempre insieme è bello se le cose funzionano, altrimenti lasciamo che si stia un po' lontani e chi può si gode l'uscita, chi non può la casa... e tu, che forse non stai meglio, forse non starai nemmeno peggio ... provato, funziona, poi passa... :abbraccione :abbraccione
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda katerpillar » venerdì 11 ottobre 2013, 12:02

Posso dirti che da fuori questa fatica non si percepisce per niente? :imbarazzo:

Ti mando un grande abbraccio, mi accodo a Vale e soprattutto ti chiederei di fermarti a riflettere su quali sono le aspettative tue nei suoi confronti che questi suoi comportamenti infrangono. Hai davvero paura che il suo amore verso di te, che sei la sua mamma, sia messo in discussione da questi atteggiamenti di rabbia? Io credo che ce lo siamo ripetuti tante volte, ma fa sempre bene ricordarcelo in questi momenti di affanno, che non è così. Che tu sei sempre la sua mamma adorata, e io che lo vedo come è contento di vederti all'uscita di scuola te lo posso confermare. E non escluderei altri fattori esterni (come l'inizio della primaria, che comunque è un cambiamento mica da ridere, e che si assomma ai gemelli...)

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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda Leti » venerdì 11 ottobre 2013, 13:00

Il problema secondo me è che ci sono di mezzo "cose" necessarie come il lavarsi o il vestirsi o l'andare a letto ad un'ora decente.
Sulle situazioni non necessarie concordo che è meglio evitarle a meno che appunto non ci sia collaborazione volontaria.
Di sicuro il fattore scuola e fratellini inciderà molto.
L'unica cosa che mi viene in mente di dirti è che crescendo le cose miglioreranno.
Comunque Fagiolina sei veramente in gamba.

un abbraccio!
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda Atoq » venerdì 11 ottobre 2013, 17:42

Immagino non sia per niente facile, io mi arrabbio moltissimo quando vorrei uscire e i miei bambini non collaborano (tipo non vogliono mettere nulla a meno che non sia un tutú da ballerina o pantaloncini e maglietta da calciatore e fuori ci sono 6 gradi) :) La mia é ansia da prestazione perché per me abbassare le pretese e non uscire é impossibile, mi creerebbe troppa frustrazione. Allora glielo dico anche che é un mio bisogno di uscire e fare questo e quello e che a stare chiusa in casa tutto il giorno divento nervosa : Andry :

Peró io aiuto Viola a vestirsi, anche se ovviamente é in grado di farlo da sola, ma non potrebbe essere che questo suo rifiuto di fare queste cose da solo sia una richiesta di essere accudito come i fratelli piú piccoli?

Per quanto riguarda le offese, so che é difficile, ma forse invece della punizione funzionerebbe di piú cercare di sdrammatizzare e buttarla sul ridere, o chiedergli se vuole che tu lo aiuti o gli fai una coccola...ovviamente cambia da bambino a bambino ma con Viola funziona molto quando lei é arrabbiata con me se io invece le vengo incontro e non mi arrabbio a mia volta (se ci riesco).

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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda Luggen » venerdì 11 ottobre 2013, 19:34

Io penso che lui sappia che ti ferisce, ma che voglia proprio quello. Non perché voglia farti star male, ma perché ha bisogno di esser sicuro che non passerà inosservato, che catturerà tutta la tua attenzione. Negativa, certo, ma totale.
Anche il fare "resistenza", non può essere una modalità "auto restitutiva"? Un modo per ricalibrare i tempi di una famiglia (che così numerosa certamente prevede ritmi serrati cui adeguarsi giocoforza) che si muove con tempi che non possono tenere conto dei suoi tempi?
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda fabialeda » venerdì 11 ottobre 2013, 20:12

siamo anche noi in un periodo simile, parolacce comprese.
Opposizione continua su tutto.
Io mi sento molto molto incerta e destabilizzata, anch'io non so cosa fare. Nessun utile suggerimento, per di più la sua opposizione nei confronti della scuola è veramente fortissima.
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda Emy » sabato 12 ottobre 2013, 2:38

Penso sia un po' come dice Atoq, questa voglia di essere anche lui accudito.
E alla fine gli tocca fare come dice Luggen, attirarti come conosce.
E tu sei sfinita...
Sappi che i gemelli erano il mio terrore :-). perciò non posso fare a meno di sentirti eroica (anche se so che può creare distacco) e comprendere la tua fatica.
Purtroppo a meno di aiuti esterni, non ho altri consigli se non il "prenderti le responsabilità " su quello che vuoi fare...perchè l'alternativa è darle a lui, in un momento in cui lui non è disposto.
Vuoi uscire per il compleanno?....mi sa che è meglio che lo vesti tu.
Non arrabbiata, ma semplicemente
"Io voglio andare al compleanno perciò Io mi premuro del fatto che riusciamo effettivamente ad andarci"

Però non deve entrarci il pensiero "ma lui è ormai grande, ma lui dovrebbe essere in grado, ma lui mi dovrebbe aiutare, ma lui ma lui, ma ho da vestire anche gli altri due...."

E' tutto vero, hai già un sacco di pensieri per vestire gli altri due....sarebbe bello che lui si vestisse da solo, che fosse più autonomo...del resto ha già una certa età....
Però non è il bambino che hai di fronte...lui ha bisogno proprio di quello che speri di non dovergli dare.
Hai bisogno di spogliare la relazione tra voi due di tutte le aspettative che automaticamente viene normale avere.
Poi puoi buttarla sul ridere, sul gioco.
Il suo comportamento è un dirti...sono ancora piccolo...ma ora che hai gli altri due la cosa ti sembra meno vera.
Allora c'è da trovare un modo per cui gli fai sentire tutta la tua fiducia sul fatto che le cose le sa fare, ma nello stesso tempo gli dai tuta la tua disponibilità ad accoglierlo .
Un esempio banale... mettergli i calzini, ma si può trasformare, in "uno lo metti tu e uno io...o nella gara a chi lo infila prima.
Se sentirà la tua disponibilità, la tua comprensione abbastanza a lungo, probabilmente rispolvererà la sua voglia di sentirsi grande rispetto agli altri due.
Perchè un bimbo ha sempre voglia di crescere...
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda Fagiolina » sabato 12 ottobre 2013, 15:08

Emy ha scritto:Sappi che i gemelli erano il mio terrore :-)

Lo erano anche il mio... e nella mia fatica ci sono momenti in cui mi dico "ma chi me l'ha fatto fare" oppure "no io questi 2 non li volevo"... :oops: :oops:
Poi passa per fortuna ma appunto, disponibilità ad accogliere tutti nei loro bisogni e debolezze in questo momento ce n'è proprio poca. E pensare di rimettermi a vestire lui dopo che ho faticato 2 anni per arrivare a renderlo autonomo non mi viene così spontaneo... anche perché lo conosco, se comincio con un calzino 1 volta, tutti i giorni mi chiederà di aiutarlo per un pezzo, e non ce la posso proprio fare, non ne ho proprio il tempo.
Ma capisco quello che mi dite, il problema è proprio questa fatica che ho nell'accoglierli... devo rifletterci un po'
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda Luggen » domenica 13 ottobre 2013, 17:02

Io penso che a volte si debba scegliere un po' le nostre battaglie, "sacrificare un pedone per salvare l'intera scacchiera". Nel senso: valuta se la battaglia perché si infili i calzini da solo davvero ti faccia risparmiare più tempo e più energie del metterglieli tu. I calzini li sa mettere e non disimparerà, non sono persi i tuoi sforzi degli ultimi anni (pensa dal suo punto di vista come deve essere forte questo bisogno di accudimento se lotta da due anni perché sia tu ad infilargli i calzini), solo che puoi valutare che adesso sia il caso di dare la priorità ad altro. Valuta il ritorno in termini di cooperativita' dello sforzo di mettergli i calzini. Se lui si sente accudito forse può fare spazio al suo desiderio di accudire, e il mettere i calzini può diventare un gesto di accudimento circolare (io li metto a te e tu li metti a un fratellino?).
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda francesca78 » domenica 13 ottobre 2013, 17:12

ti hnno gia`detto molto quindi io passo solo a darti un abbraccio e a dirti che a me capita di incavolarmi al mattino per uscire... e ne ho due e non sono gemelli :culpa:
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda devil1 » domenica 13 ottobre 2013, 19:08

se devo essere sincera davvero non so come fai a sopravvivere con 4 :-).
Comunque, è evidente che i maggiori risentano bene o male dell'arrivo dei minori, in qualche modo richiedono attenzioni e in qualche modo bisogna ricavare del tempo esclusivo per concedergliele. riduci le aspettative, non chiedere troppo a te stessa e a loro, se vedi che non ce la fate, non fatelo, capisco che possa dispiacere rinunciare ad un compleanno, ad una festa, ad una cena ma bisogna pur sopravvivere e con 4 figli nessuno te ne farà una colpa, stanne certa, e se così non fosse fregatene.
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda Fagiolina » lunedì 14 ottobre 2013, 10:23

Ieri mattina che era domenica, li ho ovviamente lasciati stare rilassati e il grande è stato in pigiama per un bel po'; poi siccome era una bella giornata e volevo uscire, io ma anche il mio secondo e i piccolini che all'aria aperta di rilassano molto e dormono, G. ha cominciato ad opporsi, al solito, non si voleva vestire, tardava nel prepararsi.
Mi sono ricordata dei vostri consigli... e buttandola sullo scherzo mi sono messa a vestirlo io, dicendogli che avrei messo la marcia a tutta velocità e che in 2 minuti sarebbe stato pronto. Lui si è divertito, anche il piccolo rideva alle mie smorfie, e siamo riusciti ad uscire 1 oretta tutti quanti.
Ho riflettuto su questo... sicuramente ho delle rigidità di cui non mi rendo conto e non riesco a capire quando mollare... e delle aspettative troppo alte nei loro confronti.
Grazie, grazie a tutte dei vostri consigli, mamme preziose!
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda katerpillar » lunedì 14 ottobre 2013, 10:39

Che bello cara! Sono contenta che abbia funzionato!!

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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda mamazaba » lunedì 14 ottobre 2013, 13:45

Fagiolina! secondo me l'hai fatto proprio felice! : Love :
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Re: Aiuto, non so come prenderlo...

Messaggioda Emy » martedì 15 ottobre 2013, 13:20

Bella la marcia a tutta velocità!!
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Messaggioda Effi B. » venerdì 18 ottobre 2013, 20:08

Tutti, io credo, abbiamo le nostre rigidità. Ce le siamo costruite nel tempo, a volte ci hanno aiutato gli altri a costruircene di poco ragionevoli ;) In genere qualsiasi rigidità fine a sé stessa è poco utile e proficua, forse anche poco ragionevole. Potremmo discuterne. Comunque fanno parte di noi, vanno accolte. Però coi bambini è sempre utilissimo imparare l'arte del "cedere". Ma non nel senso negativo di rinunciare a qualcosa di sé per accontentare, quanto in quello di fare spazio a dei bisogni che si mostrano con una certa impellenza.

Carlo per circa due mesi dopo la nascita di Pietro ha fatto un'opposizione ostinata sul vestirsi e uscire. Quello secondo me è un punto dolente nei periodi di tensione e cambiamento. E' un momento di "passaggio di stato": dentro-fuori, noto-ignoto, sicuro-mutevole... Alcuni bambini fanno più fatica, diventano pantofolai (e magari mica son sempre così tanto contenti a casa), poi una volta fuori possono fare fatica a tornare a casa. Prendi queste reazione un po' come uno sfogo di tossine. Ha i suoi aspetti salutari: sono sintomi di malessere visibili su cui si può cercare di intervenire e soprattutto testimoniano del fatto che lui non si sta assumendo responsabilità eccessive per la sua età, tant'è che fa un po' il bimbo più piccolo.

I grandi spesso hanno questi aspetti regressivi, difficile che un secondogenito si faccia mettere i calzini troppo a lungo.

Però anche queste tue benedette "rigidità" vanno accolte. Che cosa ci sta dietro? Mi viene da immaginare che ci siano delle paure. Che lui non cresca e maturi ad esempio, che resti "piccolo" troppo a lungo, che non sappia essere autonomo, che si trovi in difficoltà quando non siete insieme nel confronto con gli altri. E nelle tue richieste sul linguaggio forse che lui non cresca bene, che non impari ad esprimersi in modo accurato e rispettoso. Tu senti di avere la responsabilità di indicargli un po' il cammino, di insegnargli ciò che è bene? A me capita di sentirmi così quando a volte mi irrigidisco di fronte a certi comportamenti. Per te è importante che lui parli un buon italiano. Lo capisco bene. Lui però credo abbia anche bisogno di sperimentare. A parte le parolacce (ma anche quelle sono parole e occorre imparare che ci sono e che cosa sono come con tutto) un modo di esprimersi con dei tratti regionali io penso che corrisponda all'appartenenza a un luogo in cui si cresce. Io ad esempio ho avuto in sorte due genitori di due regioni diverse però non ho imparato neppure un dialetto. Entrambi erano stati cresciuti da genitori dialettofoni che però con loro per ragioni di promozione sociale parlavano solo italiano. Devo dire che da adulta questa cosa l'ho vissuta come una privazione, tanto più che per gli studi che ho fatto sarebbe stata per me una bella risorsa. Ma già da piccola il fatto di non saper parlare il dialetto dei miei compagni era per me motivo di esclusione. E il dialetto della mia regione è uno dei più tenaci d'Italia e uno dei meno italianizzati. Nel vostro caso forse la distanza non è così grande, che dici? Forse lui ti chiede di indagare bene le ragioni del tuo fastidio perché tu possa dargli una motivazione che lui possa condividere? Forse quello che puoi fare tu è mostrargli come è bene che il linguaggio si adegui al contesto come in certe situazioni ci si esprime in modo più accurato e scelto, in altre più familiare, in altre ancora anche con un lessico o delle inflessioni più colorite in senso regionale. In questo modo gli permetti di esercitarsi a maneggiare registri diversi a seconda delle situazioni. Potrebbe essere una ricchezza e non un involgarimento, che dici?

Sul vestirsi, se i gemelli e la vita te lo concedono, forse puoi trasformare certi momenti anche nel piccolo lusso di una coccola. "Dai, che ho tempo e oggi ti vesto io!". Un modo per dirgli che lui resta sempre il tuo bambino, che ogni tanto fai per lui quello che fai per gli altri. In questo modo forse altre volte puoi avere la sua comprensione se è evidente che non ce la puoi fare: "adesso proprio non ce la faccio ad aiutarti a vestire, mi aiuti?". Pensa che non durerà in eterno, che a volte per fare un passo in avanti hanno bisogno di sapere che possono anche arretrare un po'. Presta attenzione a come ti senti in quelle situazioni, è importante per riuscire a vederlo oltre i tuoi bisogni e le tue aspettative.

Non c'è niente di male che tu ne abbia, è la cosa più naturale del mondo e tu ora sei in una situazione davvero difficile. Se possiamo servirti come camera di decompressione non esitare a venire a raccontarci. Sono stata così felice di leggere come hai saputo trasformare in occasione di connessione un momento oppositivo! :clap:

Ti mando un grande abbraccio e tanti baci per tutti i tuoi bimbi
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