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Fallimento della pedagogia non violenta
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Autore:  PATRIZIO LAMPARIELLO [ domenica 20 novembre 2016, 12:32 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Effi B. ha scritto:Patrizio, siamo tutti umani. Abbiamo nature differenti, abbiamo fatto esperienze di vita diverse, pensiamo e sentiamo diversamente.

E' qui che ti sbagli, cara Effi. Quando dico che non sono umani non lo dico per una "mia personale elucubrazione oppure alla fine di riflessioni meramente speculative". Il fatto è che costoro "non sentono" nè "lo fanno in buona fede", nel senso che questi "la fede(leggi sentimenti ed empatia) non ce l'hanno affatto! Sono regrediti, per motivi difensivi, a livelli di funzionamento "pre-umano". Ad un livello evolutivo "rettiliano". Ed è la letteratura scientifica oltre all'osservazione clinica ed empirica a sostenerlo. La mente di un bambino, in virtù delle esperienze può esserne modificata in modo 'anti-evolutivo' poiché l'ambiente influenza e condiziona l'evoluzione del suo cervello fino ad esitare in un danno ai circuiti innati dell'empatia (cfr. Simon Baron Cohen- La scienza del male- ed. Cortina, 2012). Insomma c'è tutto un campo di indagine sui disturbi della regolazione affettiva e sugli effetti dei traumi sull'anatomia e la fisiologia delle strutture cerebrali che sono appena abbozzate nel bambino la cui plasticità neuronale se, da un lato è una meraviglia della natura, dall'altro può generare veri mostri se l'ambiente che si trova di fronte un bambino diverge dalle sue necessità evolutive.
pertanto la mia affermazione non è un voler 'liquidare' costoro a mò di vendetta per ciò che io ho dovuto subire. Prendo semplicemente atto che con i "rettili non c'è dialogo". Se un serpente vuole mordere mio figlio, istintivamente gli schiaccio la testa e faccio un'opera 'umanamente meritoria' perchè difendo anche altri piccoli dalla possibilità di essere morsi da questo. In altre parole voglio dire che "è tempo sprecato" a voler confrontarsi con "le regioni"(sic!) i "figli della mutazione umana". Se dobbiamo convincere una madre o un padre a non picchiare i suoi figli, allora vuol dire che i nostri interlocutori "hanno perso il lume del loro stesso essere genitori". Anzi, questo "dato di fatto" ci porterebbe, se lo accettassimo- ma è più facile "Identificarsi inconsapevolmente con l'aggressore"-(come fai tu, ma non sei la sola) non ad una presunta rigidità mentale per cui "io non saprei assumere il punto di vista degli altri", come tu adombri nel tuo intervento: tutt'altro! Proprio perchè l'ho compreso, non ci discuto neanche più. Non mi aspetto che loro cambino o lo facciano se noi "ci caliamo nei loro panni". Io non pretendo da costoro nessun cambiamento anche per questo quella che io invoco è una "rivoluzione bambinocentrica"(finora incompresa!); non adultocentrica! Per troppo tempo abbiamo cercato di comprenderli, ma, come si vede, i genitori continuano a maltrattare i loro figli. Non ti sarà sfuggito il dato(di cui ha parlato il TG5 appena la settimana scorsa) che secondo l'associazione "Terre des Hommes" in Italia i bambini continuano ad essere maltrattati in famiglia con gravi ripercussioni non solo sulla loro salute psichica, ma anche e soprattutto, sulla loro salute fisica. Anche qui la mole di studi e osservazioni è tale che, chiunque voglia documentarsi può farlo (cito solo AAVV-L'impatto del trauma infantile sulla salute e sulla malattia- ed. Fioriti, 2012). Non ci può essere 'dialogo' o 'relazione' con chi ha perso il senso del "proprio essere genuinamente umano". Sarebbe un dialogo tra sordi. Vedi, già il post di "Edukator" con il tono di una apodittica affermazione sul preteso fallimento della pedagogia 'milleriana'. Che vuoi dire ad una persona tale? Ma vai a dirlo in tanti in altri siti che "ACCOGLIERANNO A BRACCIA APERTE" LA TUA 'SCOPERTA'. Non venire a dirlo a noi: in tal caso, non ne sei trooppo convinto! Poi se il bambino sarà facile preda di propagande ideologiche(strumentali allo 'sfogo di pulsioni aggressive alimentate e rimosse) non invochino il diavolo e l'acqua santa...come le preghiere del buon Papa Francesco!
Ti abbraccio con affetto
Autore:  Effi B. [ domenica 20 novembre 2016, 17:26 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Io non lasciavo implicita nessuna allusione sul tuo essere o meno capace di calarti nei panni di un altro. Uno sceglie di farlo o no, può essere capace o no, ma non ci pensavo proprio a deciderlo di te che ritengo anzi persona sensibile. Non è neppure il punto qui. Continuo comunque a sentire l'umanità che tu neghi. E continuo ad aver voglia di ascoltare e discutere. Uno lo fa se lo vuole. Tu scegli come desideri.

In ogni caso scrivendo qui stai parlando anche a loro, dando una descrizione di ciò che ritieni sia la loro natura. E' per provocazione? è per denuncia? Come amministratore di questo luogo non intendo invitare nessuno ad andare altrove a dire quello che pensa se rispetta il regolamento che questo posto si è dato. Tranquilla che qui non sarà mai accolto come accettabile che si possa usare violenza su qualcuno con fini educativi. Spesso è pure successo che chi ci ha proposto di metterci in discussione ha dato lo spunto ad alcuni per scrivere risposte di cui vado fiera, messaggi scritti col cuore che tante mamme hanno lasciato a queste pagine insieme alla loro umanità.

Ti chiedo, Patrizio, di non fare attacchi diretti a persone precise presenti nel forum. Sai come nel tempo abbiamo scelto di evitare questo tipo di scambi: gli attacchi personali non sono propizi a discussioni utili. Possiamo discutere dei meccanismi della mente e del piano emotivo senza puntare il dito su qualcuno in particolare, di cui decidiamo di supporre a distanza, oltre lo schermo, lo stato patologico.

Ti ringrazio per il tuo affetto che sai ricambio di cuore
Autore:  PATRIZIO LAMPARIELLO [ domenica 20 novembre 2016, 19:47 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

PATRIZIO LAMPARIELLO ha scritto:Ti chiedo, Patrizio, di non fare attacchi diretti a persone precise presenti nel forum. Sai come nel tempo abbiamo scelto di evitare questo tipo di scambi: gli attacchi personali non sono propizi a discussioni utili. Possiamo discutere dei meccanismi della mente e del piano emotivo senza puntare il dito su qualcuno in particolare, di cui decidiamo di supporre a distanza, oltre lo schermo, lo stato patologico.

Allora partiamo da due acquisizioni: 1) Siamo l'unica specie che preda i suoi cuccioli; 2) Se queste 'persone' hanno subito un arresto nello sviluppo emotivo questo non vuole affatto dire che 'io faccia diagnosi'; prendo atto di studi neuropsicologici e di neuroimaging sullo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini. Non si tratta di mie conclusioni.
Il dialogo è possibile solo se c'è un minimo di 'umanità' nell'interlocutore, almeno un barlume. Per esempio, non è possibile parlare con i 'tagliagole dell'Isis' se pretendessi di farlo saresti più folle di loro e faresti una brutta fine, probabilmente.
Detto questo io non sto affatto delineando presunti "quadri patologici" a distanza: non mi interessa ciò. Questa è una tua interpretazione che fraintende il senso del mio intervento precedente. Semplicemente non mi va più di discutere con persone che "Non sentono" poiché sarebbe tempo sprecato. Ma da qui ad affermare che io rifiuti il dialogo 'tout Court' significa non avermi mai conosciuto.
Effi B. ha scritto:dando una descrizione di ciò che ritieni sia la loro natura. E' per provocazione? è per denuncia?

Io non ho dato descrizioni di ciò che ritengo sia la loro natura, ho riferito di studi che hanno individuato i meccanismi cerebrali dell'origine del 'male'. Questo non me lo puoi negare. Mi chiedi se è per provocazione o per denuncia? E me lo chiedi pure? Non è nè denuncia nè provocazione: passo delle informazioni che(credevo) utili e che tu hai completamente travisato. Se leggi con calma ciò che ho scritto nell'intervento precedente lo capirai.
La questione è capire dove vogliamo arrivare: intendiamo capire sempre più e meglio che cosa provoca tanto dolore e tante ferite all'umanità o ci piace parlare solo di 'comunicazione non violenta' volendo ignorare che cosa provoca la violenza dal momento che gli studi stanno sempre più a dimostrare che sono "la cultura e l'ambiente a distorcere ciò che è innato nel bambino?"
Un saluto
Autore:  alma [ domenica 20 novembre 2016, 19:51 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Patrizio tu pensi che non possano cambiare proprio modo di vedere e sentire? Eppure proprio su questo sito ho letto diverse testimonanze in tal senso......
Autore:  PATRIZIO LAMPARIELLO [ domenica 20 novembre 2016, 22:19 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Ciao alma,
Non penso affatto che non si possa cambiare, altrimenti non sarei uscito dalle mie problematiche e forse farei parte della larga schiera dei suicidi anonimi. Penso solo che se vuoi cambiare devi essere motivato e soprattutto pronto ad aspettarti di tutto, mettendo in conto che le tue certezze possano essere messe in discussione. Tutto ciò comporta un minimo di sensibilità umana. Il cervello umano è plastico e ciò rende possibile il cambiamento anche a novant'anni, ma bisogna confrontarsi con la cosiddetta "Resistenza al cambiamento". Purtroppo ci sono persone che sono ben lungi dal mettere in discussione le proprie certezze e per questo hanno una soglia di resistenza ed un egocentrismo cognitivo tali che proprio non puoi dialogarci, nel senso che non c'e' relazione. Insomma è una questione di elasticità versus rigidità. Se è vero che "volere è potere" è altrettanto vero che Molte persone non vogliono cambiare perché "si sentono bene" anche se "non stanno bene". Purtroppo qui se cerchi di apportare conoscenze utili alla comprensione della sofferenza e alla sua soluzione vieni tacciato di "diagnosta". Mi considero un esempio vivente di possibilità di cambiamento e perciò tutti possiamo cambiare fino a quando ci resta almeno un "barlume di sensibilità", il che, per fortuna, può capitare a tutti. Ma proprio a tutti.
Un saluto
Autore:  alma [ domenica 20 novembre 2016, 23:07 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Grazie della risposta Patrizio. Dal tuo discorso mi era sembrato di capire che lo considerassi un irreparabile danno biologico,invece alla luce di quanto scrivi sembri avere una visione che offre un po' più di speranza, magari anche verso chi venendo a scrivere qui un minimo di spiraglio lo offre.Certo ho ben presente la modalità non sto bene, ma non voglio far nulla per cambiare e anche a me scatena molta frustrazione, rabbia e senso d'impotenza.Però spesso penso anche che le persone fanno quello che possono fare con gli strumenti che hanno e mi è più difficile fargliene una colpa.
Autore:  alma [ domenica 20 novembre 2016, 23:13 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Ah! Mi fa piacere tu non abbia infoltito le schiere dei suicidi anonimi! Notte.
Autore:  Effi B. [ domenica 20 novembre 2016, 23:32 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Patrizio, non ho mai respinto gli approfondimenti che proponi e non intendevo farlo ora. Ti ho solo chiesto di non fare riferimenti diretti, con giudizi che non sono suonati solo a me di condanna, verso persone precise. Tutto qui.
Autore:  Edukathor [ martedì 31 gennaio 2017, 17:39 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Un saluto a tutti!!
sono Marco ed avevo avviato questo post la scorsa estate, segnalando i grossi problemi con mio nipote (6 anni). Alcune persone, devo dire assai competenti, mi hanno fornito alcuni spunti, a seguito del mio "denunciare" il fallimento della pedagogia "non nera" nel caso in questione.
Cosa dire?? In questi mesi ho letto, mi sono documentato ed ho messo a frutto conoscenze e suggerimenti. Ebbene, ho ottenuto dei risultati importanti, grazie anche al vs aiuto!! Quindi grazie!
Mio nipote ha iniziato ad essere meno problematico, e senza bisogno di usare metodi basati sulla forza!! Sono contento e vi voglio rendere partecipi, com'è giusto che sia!
Innanzitutto, ho consolidato l'idea che lo sfogo fisico, la fatica "sana", rende mio nipote più sereno alla fine della giornata. Dopo averlo tenuto impegnato tutto il giorno all'aperto, la sera lo riporto a casa e crolla subito dal sonno, senza importunare la mamma, appena tornata dal lavoro. Niente proteste al momento di mangiare e lavarsi, niente proteste quando è ora di andare a dormire.
Su mio suggerimento, sua mamma ha smesso col co-sleeping ed ha ridotto il contatto col figlio nei momenti assieme. Il bambino è divenuto molto più autonomo, gioca da solo e si isola, ed è molto più facile da gestire.
Lo scorso mese di agosto l'ho portato con me 10 giorni nella mia casa in montagna, dove ero impegnato coi vicini in alcuni lavori di manutenzione di cose comune (sentieri, staccionate, fontana). Ebbene, il bambino si è divertito un mondo a fare il "Tarzan d'alta quota": girava per il ns borgo in mutande e scarponcini, ha dormito interi pomeriggi per terra nei prati, steso sull'erba, era affamato di qualunque cibo ci fosse a tavola ed è andato matto del buttarsi nudo nella fontana a lavarsi alla buona col sapone da bucato.
Come ho detto prima, non c'è stato bisogno di intervenire con la forza da parte mia e di mia moglie. Però, un giorno ai giardini pubblici, non voleva fare la fila per usare l'altalena ed ha cercato di aggredire fisicamente un bambino suo coetaneo, ma grosso il doppio (mio nipote è piuttosto mingherlino). Ebbene, il bambino "big size" ha risposto alla sua aggressione con una decina di pugni ed io sono rimasto a guardare mentre mio nipote veniva punito dal suo pari età. Finita la somministrazione della "mano di bianco", l'ho preso per mano e l'ho riportato a casa, guardandomi bene dal consolarlo o dal prendere la sua parte e dicendogli che aveva avuto quello che si meritava ... non gli ho nemmeno medicato i bozzi ed i graffi che aveva. Ci credete che la sera ha detto a sua mamma "oggi al giardinetto ho fatto il prepotente ed un bambino mi ha punito, mi ha fatto tanto male, non farò più il cattivo con chi è in fila per l'altalena".
Oltre alle preziose informazioni che mi avete dato su questo forum, ho fatto uso anche dei suggerimenti di una psicoterapeuta che collabora con lo stesso gruppo di aiuto alle donne maltrattate di cui faccio parte io. Due sue affermazioni mi hanno "aperto un mondo":
-non stare a lambiccarti il cervello per capire il perchè ed il per come dei comportamenti di tuo nipote, valuta solo i suoi comportamenti, se sono buoni o cattivi, è l'unica cosa sicura ed esteriore che puoi vedere e valutare
-cerca di capire le cose che lui detesta e quelle che gli piacciono, così che usi le prime per metter fine ai comportamenti sbagliati e le seconde per incentivare quelli corretti
Questo è il punto: ci sono delle manopole da utilizzare, come fossero il freno e l'acceleratore per gestire i comportamenti del bambino. Alcuni esempi:
-lui ha risposto male alla zia: finocchi lessi per cena (li odia) e se non li mangia si mette il piatto in frigo e non si mette in tavola altro cibo, dopo 2 ore ha una fame da lupo, ricompare magicamente il finocchio lesso (che mangia con l'avidità di un lupo)
-ha insultato il nonno: io so che gli piace tanto andare al campo sportivo a vedere la nostra squadra di calcio del campionato dilettanti, quel giorno niente partita.
Questo ho capito: se si è buoni psicologi si possono correggere e plasmare le abitudini dei bambini, senza usare mezzi violenti.
Grazie a tutti per la collaborazione.
Autore:  alma [ martedì 31 gennaio 2017, 23:36 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Insomma, ben venga che tu abbia superato l' idea di usare la violenza fisica, però stai usando comunque il potere che hai su di lui per ammaestrarlo a fare quello che ritieni giusto o più comodo per gli adulti.Francamente mi stupisce la psicologa che ti suggerisce di non cercare di capire le sue motivazioni e di addestrarlo con metodi pavloviani, non dubito che funzioni, ma avrà capito perché è bene fare una cosa o solo l' arbitrario sistema ricompensa punizioni?Idem per la fila al parco, se sarà lui il più forte la prossima volta penserà di poter passare prima?A me sembra che stia imparando solo a rispettare la forza e non il diritto.Poi perché dovrebbe avere meno contatto con la madre? O mangiare i finocchi bolliti se li detesta?Se ti preoccupava tanto che diventasse un uomo violento con le più deboli donne mi pare proprio che tu gli stia preparando la strada per diventare una persona frustrata che si rifà su chi può umiliandolo in questo modo.Guarda sto male per lui e per te, perché vuoi piegare la volontà di questo bambino?
Autore:  Effi B. [ mercoledì 1 febbraio 2017, 7:32 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Hai imparato a usare le manopole del tuo nipotino, sembra funzionare. Sai bene che qui non condividiamo il metodo, non intendo contestare oltre metodi su cui, se ti interessa il nostro punto di vista, puoi trovare qui tante pagine di discussione. Se si è buoni psicologi si possono capire i bambini, ma tu dici che non ti interessa e che preferisci valerti di sistemi comportamentisti per arrivare al tuo scopo. Questo sei tu con il tuo modo di essere e vedere, edukator, ti ho ascoltato con curiosità.

Sono lieta per voi che abbiate recuperato il piacere di stare insieme e una relazione che vi regala momenti felici. Questo bambino per primo aveva bisogno di un po' di tregua. Non ci sono solo atteggiamenti autoritari e manipolativi tra voi e questo conta sempre molto, nutre la relazione nonostante i momenti punitivi, è ciò di cui io sono certa abbiamo bisogno per crescere e vivere.

Ti invito solo a riflettere su quanto ti scrive Alma: le radici della violenza degli uomini sulle donne sono aggrappate, non solo alla violenza fisica subita da piccoli, ma anche a quella psicologica e morale. Il tuo nipotino sta imparando che si rispetta chi è più forte e può farti male o disprezzarti o decidere nella tua vita se darti piacere o frustrazione. Se mai avrà la possibilità di esercitare del potere a sua volta (anche solo in virtù della forza fisica agli uomini con le donne capita) avrà l'impulso a farlo in questo senso. Continua nel tuo percorso, edukator, e se vuoi aggiornaci. Mesi fa proponevi lo sgabuzzino buio e le percosse, oggi premi e punizioni. Io vi auguro solo di riuscire a stare insieme con gioia e soddisfacendo il bisogno di amore, attenzione e rispetto che entrambi avete in voi.
Autore:  esmeralda [ mercoledì 1 febbraio 2017, 18:44 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Ciao! E ciao a tutti! Non so se qualcuno ancora si ricorda di me....Ho seguito con piacere questo forum per molto tempo. Condividendo molte storie. Poi ho cambiato ritmi di vita e non volevo più rubare neppure un secondo ai miei bambini. Ora semplicemente non ho più... bambini... perchè sono così grandi.... :sob:
Vi abbraccio tutti-tutti- tutti :abbraccione
So tornata a curiosare e che ti trovo... uno zio educatore!! :shock:
Sarò breve: anche io ho fatto - mio malgrado- la zia - educatrice per un certo periodo. Di 2 ragazzi grandini, allevati secondo principi che io non condividevo quasi per nulla, e cresciuti conseguentemente.
I due giovanetti sono stati paracadutati a casa mia in pianta stabile dall'oggi al domani.
Ebbene: la cosa che mi è stata chiara fin da subito è che io non avevo nessun diritto (nè dovere) di sabotare il lavoro (o non-lavoro, nel mio caso) dei genitori. Sarei stata TOTALMENTE fuori parte!!!
Io non dovevo "salvare" nessuno. Nè tanto meno "educare", "migliorare" o niente del genere.
Questi due ragazzi (un lui ed una lei) i genitori li avevano ben vivi e vegeti, seppure lontani, e il loro lavoro lo avevano (o non avevano) fatto come preferivano loro. Inutile mettersi in urto con questo dato di fatto. Io dovevo solo accompagnarli per un tratto di vita.
Sin da subito è stato chiarito che si pretendeva solo il rispetto di alcune (pochisssssssime) norme di educazione di base legate alla vita a casa nostra che era diversa dalla vita in casa loro.
Nulla che avesse a che fare con i finocchi lessi, per intenderci.
Questo ha fatto si che ben presto ci siamo rilassati tutti ed abbiamo imparato a rapportarci come PERSONE.
Io non facevo " la Matrigna" e loro tantomeno avevano bisogno di martirizzarmi come abitualmente i ragazzi martirizzano le mamme. :roll:
Ci sono stati momenti difficilini, momenti difficilissimi, e grandissime rotture di scatole reciproche. Ma se a posteriori possiamo tutti dire che è stata una bella avventura che ci ha arricchito tutti quanti è perchè NON abbiamo avuto un rapporto di tipo "genitoriale".
Insomma, alla fine ci siamo anche divertiti insieme: dopotutto altro non ci si chiedeva!! E questo è stato bello.
Per cui, permettimi: lassà sta' i finocchi bolliti e le manopole, sono una faticaccia che non ti compete!
Stai sereno!!
Goditi sto bambino per quel che è. Sorveglia con discrezione che non si faccia del male e che non ti distrugga la casa e lascialo in pace per quanto puoi. Goditelo
Sono sicurissima che starete tutti meglio! Tu per primo che se ci pensi tutto 'sto stress di finocchi bollit... ma perche???!
Autore:  Effi B. [ mercoledì 1 febbraio 2017, 19:05 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

esmeralda, che emozione!!! : WohoW : Ma che bello risentire il tuo piglio schietto e pragmatico!

Vieni a raccontarci un po' dei tuoi bambini ormai così grandi? E di te?

Scusami l' :OT: edukator, ma non sono riuscita a trattenermi
Autore:  Emy [ sabato 4 febbraio 2017, 16:12 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Apprezzo anche io il percorso come ti dice Effi....e come dice Esmeralda (ciao Esmeralda ben tornata) ti dico : "rilassati!!"
Mamma mia....in pratica sembra che lui cresca solo se ci sei tu che vigili, gestisci fai...
In realtà lo capisco, credo di essermici trovata in una situazione simile, e certo mi dava soddisfazione al mio amor proprio.
C'era qualcosa che non andava... Sembrava fossi io la protagonista della loro crescita...non loro...
Insomma strutturavo il mio essere educatore invece di "essere e basta "con loro
Magari come zio te lo puoi permettere ma come genitore no, prima o poi ne vedi le conseguenze.
Lascia stare i consigli della psicologa comportamentista... Stridono come unghie sul piatto.
Comincia a buttare via strutture e sovrastrutture e fai spazio a quello che ti risuona dentro che il bambino ti tira fuori.
È possibile che tu tutta questa distanza e razionalità tu l abbia subita, anche se mascherata di disponibilità al dialogo .
Quello che succede è che si deve mascherare la propria mancanza di connessione con il sè più profondo attraverso regole, atteggiamenti educativi( che così tanto educativi rischiano di non essere) perché non si conosce la strada per sintonizzarsi con il bimbo che abbiamo davanti... È facile ... Nessuno lo ha fatto con noi.
Noi stessi non siamo sintonizzati col nostro bimbo profondo che giace nei ricordi.
Mi piace l immagine del bimbo che scorrazza felice come Heidi e probabilmente è una bella immagine anche per te.
Autore:  Emy [ sabato 4 febbraio 2017, 16:24 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Comunque i figli crescono "nonostante" noi :)
Quello che è importante è certamente fornire i nostri limiti personali e se tutti lo fanno , tutti quelli che girano attorno al bambino, il bambino trova una struttura nella quale muoversi e nella quale rispecchiare ciò che sente dentro... Perché sai... Lui nasce già con un patrimonio dentro... Deve solo imparare a sintonizzarlo con l esterno, deve imparare a dargli un nome, a strutturare il suo spazio in modo da armonizzarlo con quello altrui.
E gli adulti sono pareti morbide, argini a forma di cuore . Non burattinai.

Magari tu non ti rispecchi in quello che dico, scrivo le sensazioni che sento, magari sono solo sensazioni del mio vissuto attivate da qualcosa che hai scritto, comunque mi ha fatto ripensare a me...e a certe dinamiche.
Autore:  Ottilia [ domenica 5 febbraio 2017, 19:07 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Ciao a tutti! Che bella la riflessione sul non dover essere educatori ma essere e basta... Eppure è così poco condivisa. Persino da alcuni messaggi in questo forum (frequentato da persone sensibili al tema dell'educazione, quindi non proprio rappresentative dell'intera società...) emerge l'idea secondo cui se non si disciplina, non si plasma, non si raddrizza, non si corregge, non si punisce il bambino, si va incontro alla catastrofe, nell'adolescenza e nella vita adulta. Ma perché?? Su quali basi poggia questa visione?? Lo sappiamo il perché. Sappiamo della coazione a ripetere, sappiamo della fascinazione nei confronti dell'esercizio del potere. Lo sappiamo. Ma sono anche sicura che chi adotta metodi coercitivi (dalla sculacciata, ai castighi, ai ricatti) lo fa perché pensa sinceramente che se non lo facesse, il figlio si trasformerebbe in un maleducato/tiranno/reuccio dall'ego smisurato. Un adolescente viziato/svogliato/magari anche violento. Privo di regole e dunque di quegli strumenti che gli consentano di vivere nella nostra società. Che è fatta di regole. Ebbene, NON è vero. Le regole e il comportamento adeguato alle situazioni lo apprendono con l'esempio, non c'è bisogno di insegnarlo o peggio di imporlo. Parlo per esperienza. Ho due figli di 14 e 11 anni, mai sgridati, mai puniti né tanto meno picchiati. Si sono sempre comportati bene, con tutti. Hanno una buona vita sociale, relazionale, scolastica, sportiva. Lungi dall'essere la famiglia Mulino Bianco, in casa si discute un sacco. Ci si confronta, si litiga pure. Ma quello che vedo in loro è una grande libertà di pensiero, un'indipendenza di giudizio, una capacità di ascoltare perché sono ascoltati. So che ragioneranno sempre con la loro testa, che non si faranno lusingare dalle subdole demagogie del momento, che non vacilleranno di fronte al potere. Perché nessuno ha mai esercitato il potere su di loro. Subiranno ingiustizie e soprusi, forse, ma li sapranno riconoscere come tali e sapranno difendersi. Perché sono sempre stati rispettati. Non è questo che vogliamo per i nostri figli?
Autore:  vitorunner [ martedì 7 febbraio 2017, 6:54 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Grazie Ottilia per questa tua riflessione alla luce della tua esperienza di madre. Io ho un figlio di 11 anni e confermo in pieno quanto da te affermato.
Un abbraccio a voi
Vito
Autore:  Edukathor [ giovedì 29 marzo 2018, 16:52 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Ciao a tutti,

sono Marco. Nei mesi scorsi vi ho scritto dei problemi con mio nipote e di come, grazie ad alcuni suggerimenti ricevuti dai "veterani" del forum, abbiamo potuto, io e mia moglie, aiutare il bambino a migliorare alcuni suoi inaccettabili comportamenti.

Ora, ecco un'altra puntata della vicenda.

Due settimane fa vado a ritirarlo a scuola (2nda elementare) e, mentre lo aspetto all'uscita, vengo convocato dalla "preside" nel suo ufficio. Lì ci trovo mio nipote. La preside inizia a raccontarmi che il bambino è stato sorpreso dalle insegnanti in almeno 3 occasioni:
1. a palpeggiare le compagne di scuola contro la loro volontà (lascio immaginare dove)
2. ad insultare pesantemente delle bambine (con pesanti epiteti a contenuto sessuale)

Come vi ho detto, sono volontario presso un'associazione che sostiene le donne maltrattate. Sentendomi riferire le "prodezze" del nipote mi sono sentito dentro un impeto di rabbia indescrivibile. Mio nipote è stato fortunato, fosse stato mio figlio lo avrei suonato come una grancassa ... ma tant'è.

Ho riportato mio nipote da sua mamma (mia cognata) e gli ho riferito il fatto, con la concitazione del caso, dovuta alla gravità della questione. E qui sono rimasto basito, perchè, invece di una sacrosanta indignazione, il mio racconto ha dato la stura ad una serie sconnessa di giustificazioni dei comportamenti del figlio, il tutto teso a sminuire la portata delle sue azioni, a giustificarle, come se si trattasse di banali dispetti tra bambini.

Con molta chiarezza, gli ho detto che da una donna mai e poi mai mi sarei aspettato una simile reazione, alla quale posso solo attribuire il più pezzente dei motivi: ogni scarrafone è bello a mamma sua!! L'ho sempre pensato: la cultura della sottomissione della donna è trasmessa in via matrilineare:
a) ai figli maschi, trasmettendo l'idea che certi comportamenti sono concessi ai maschi, una cosa che rende "virili"
b) alle figlie femmine, facendo capire che l'accettazione di certi comportamenti maschili fa parte dell'essere donna

Inutile dire che anche mia moglie è rimasta sconvolta quando gli ho raccontato tutto.

La sera stessa io, mia moglie e mia cognata ci siamo collegati via skype con mio cognato all'estero per lavoro. Io e mia moglie abbiamo detto chiaro e tondo che continueremo ad occuparci del nipote solo se sarà punito in modo draconiano. Non accetteremo compromessi su questo tema.

I due genitori del bambino hanno concordato sul fatto che:
1) da qui sino alla fine dell'anno scolastico il bambino uscirà di casa solo per andare a scuola
2) il bambino dovrà scusarsi con le compagne di scuola che ha oltraggiato, in presenza dei loro genitori ed ammettendo di essersi pentito e che si impegnerà per essere meno spregevole (organizzeremo un incontro ad hoc a scuola per questo)
3) al ritorno del padre sarà somministrata una punizione corporale - la madre non voleva, poi dopo una sorta di lunga ed estenuante "trattativa da mercato arabo" si è giunti ad una mediazione: 5 cinghiate, ma spiegando bene prima al bambino il perchè viene punito.

Io mi sento un poco spiazzato e, dal punto di vista pratico non ho molte idee. Ho solo una convinzione "di principio", derivante da quanto mi ha trasmesso il mio defunto zio durante la mia infanzia (io ho sempre avuto grande ammirazione di mio zio, che si occupava di me e mia sorella quando i nostri genitori erano impegnati al lavoro). Lo zio Emilio era un militante del vecchio Partito Comunista Italiano (quando la sinistra politica era una cosa seria e non l'accozzaglia di ambientalisti, pacifisti, vegani, no tav, no vax e no ogm che è ora).
Ebbene, da mio zio non ho assorbito l'ideologia marxista ma una forte impostazione metodologica: lui mi diceva sempre che per trasformare la società occorre prima trasformare e plasmare il singolo individuo e che tale lavoro di "plasmatura" è tanto più facile con i bambini, che sono prati verdi su cui costruire, pagine bianche su cui scrivere, tele intonse su cui dipingere, tabule rase su cui innestare ciò che è ritenuto essere opportuno.

Ecco, questo io penso: forse siamo ancora in tempo ad azzerare, resettare, sbianchettare, piallare e poi ricominciare a costruire!!

Voi avete qualche suggerimento??

Grazie mille per la collaborazione ed il supporto!!

Marco
Autore:  esmeralda [ giovedì 29 marzo 2018, 19:13 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Innanzitutto permettimi di trovare un po' strana questa storia.
A fronte di un fatto abbastanza grave, la preside che ti convoca così... all'uscita da scuola e che parla con te che non sei il tutore legale o affidatario del bambino.
E poi l'incontro per le scuse organizzato "ad hoc"
mah...
Tutto ciò è talmente insolito nell'ambiente scolastico, che è piuttosto attento alle regole formali.
Nel senso che se in una scuola meno insolita andassi TU ad un semplice colloquio con gli insegnanti, ti rimbalzerebbero senza tanti complimenti.
Figurati convocarti così alla bersagliera per dei richiami disciplinari di una certa gravità.
I genitori del bambino potrebbero montare un tale casino che la preside si pentirebbe di tanta disinvoltura..... :culpa:
E anche come mamma di una bambina infastidita non mi piacerebbe per niente che si organizzassero incontri di pubbliche scuse o cose del genere per decisioni di uno zio. Ma scherziamo!!

Detto ciò, prendendo per buono quel che dici...
mi sembrerebbe che il bambino si comporti parecchio male, mi chiedo chi te lo faccia fare a prenderti in carico una peste del genere, nonostante ciò sono molto dubbiosa sul potere rieducativo degli arresti domiciliari e di un padre che ti prende a ceffoni appena atterrato (questa poi è una cosa addirittura ridicola.
Certamente c'e parecchio lavoro da fare...
Il mio consiglio è di occuparti di altro .
Autore:  rospina [ sabato 31 marzo 2018, 6:59 ]
Oggetto del messaggio:  Re: Fallimento della pedagogia non violenta

Edukathor ha scritto:Voi avete qualche suggerimento??

le mie figlie sono contente di non averti per zio :hahaha:

La butto in caciara, perché mi rifiuto di pensare che tu non sia solo un provocathor
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