La rabbia: la sua, la mia.

La rabbia: la sua, la mia.

Messaggioda Rebecca » venerdì 3 gennaio 2020, 10:46

Ciao a tutti,
è una vita che desidero scrivervi, e adesso lo faccio. Finalmente.
Parto dal rapporto con mia figlia, che ha 2 anni e mezzo... un rapporto molto difficile, che mi fa sentire continuamente inadeguata.
Vediamo un pò... io cerco di fare del mio meglio, e sono in linea con quasi tutte le cose che leggo qui da voi. Per la mia professione ho incontrato molto presto Alice Miller, che forse dovrei tornare a rileggere, e dunque la consapevolezza sulla responsabilità profonda che ho come genitore di Adele è un orientamento. Ma spesso anche un macigno.
Da fuori ( e fuori casa) sono una mamma "perfetta": le dedico tempo, gioco con lei, se scatta una crisi il mio approccio è comunque in prima battuta accogliente e fermo. Sopratutto in presenza di altre persone, un misto tra il mio essere da sempre "una brava bambina" e una reale sensazione di calma che avverto mi consentono di sembrare, agli occhi degli altri, una mamma molto brava. La mia più cara amica mi ha chiesto di iniziare il nuovo anno convincendomi di essere un dono per Adele e non un peso per lei.
Ma dentro? E dentro casa? Da quando mia figlia ha all'incirca 15 mesi io la patisco. Mi è venuta tanta di quella rabbia, e le immagini che mi attraversano la mente quando mi fa arrabbiare sono terribili. Immagini che riguardano quello che le farei (e che non le faccio), immagini che producono un'attivazione fisica fortissima, movimenti che sono li, sotto pelle, e io fremo perché sono così invasa dalla rabbia che vorrei solo scaricarla facendo quello che vedo nella mia mente.
E se anche non faccio quelle cose è evidente che lei avverte che il mio stato corporeo cambia: sono tesissima, fremo, lo sguardo si indurisce, respiro a fondo o sbuffo, la voce si alza, alcune volte la strattono un pò nel prenderla e portarla, la sbatacchio. Una volta nel buio della stanza da letto non ho resistito e le ho dato uno scapaccione sul pannolino. Ci siamo rimaste tutte e due malissimo. L'ho consolata e le ho chiesto scusa, le ho spiegato cosa era successo. Io lo ricordo con vergogna, lei non so.
Sopratutto tra i 15 mesi e i due anni ho vissuto con ansia il fatto di stare con lei da sola.. come se il solo fatto che il mio compagno uscisse di casa ci mettesse in una condizione "di pericolo" .. contavo le ore al suo ritorno, e se anche dovevo stare con lei semplicemente il tempo di ritirarla dall'asilo (dove va tre gg a settimana) e portarla a casa e giocare un pò (2 ore?) ero in uno stato costante di ansia. Quasi senza rendermene conto... è chiaro che così era ancora più faticoso per me, perché le mie reazioni negative aumentano in questa situazione di ansia.
Ma da dove arriva tutta questa rabbia? E come gestire Adele quando ho tutta questa rabbia in corpo?
Voglio dirvi qualcosa di più di lei, perché davvero credo c'entri, in qualche modo, rispetto a come mi sento in quei momenti di furia.
Adele è una bambina molto sensibile e richiedente, fatto chiaro dal primo giorno di nascita in ospedale. Se qualcuno entrava in stanza e chiudeva la porta facendo un pò di rumore si svegliava, se qualche bimbo nei pressi piagnucolava un poco.. si svegliava. Le due notti in ospedale le ha fatte attaccate a me, sulla pancia e attaccata al seno. E se la staccavo e provavo a metterla nella culletta? Si svegliava. E poi è stato un anno di vita così... sempre addosso. Un pò perché era un modo in cui io mi ci ritrovavo, un pò perché lei davvero faticava (a dormire sopratutto, aveva moltissimi risvegli che diminuivano se la tenevo accanto).. ci siamo ritrovati io e il mio compagno ad essere molto a sua disposizione. Entrambi pensiamo che sia giusto, non ci sarebbe mai venuto in mente di lasciarla a piangere nella sua stanza, però... che fatica. E se il mio compagno è presente 50 io sono presente 90... ed è un essere a disposizione del tutto diverso, che passa molto dal corpo,ancora oggi, ma anche dalla mia mente: sono sempre li che mi chiedo cosa sto sbagliando con lei.
E già perché Adele è molto tosta. Un no continuo (vi prego di leggere questa frase in modo letterale), una prepotenza nel non cedere dove non vuole cedere, se non dopo estenuanti "corpo a corpo" (non trattative... le trattative la lasciano abbastanza indifferente), tempi di "lamento e piagnucolio" eterni...(non le piace andare in macchina quindi quando la vad a prendere all'asilo può piangere 35/40 min, finché non arriviamo a casa.. anche se da un certo punto in avanti è semplicemente entrata in un loop che io non riesco a interrompere). Dall'anno ai due anni non si dormiva e questo stare nel lettone credo l'attivasse più che calmarla. Abbiamo a quel punto tolto l'allattamento (che ancora era presente per l'addormentamento notturno e diverse volte nella notte) e la spostavamo nel suo lettino a dormire.. è durata 4 mesi e poi è tornata da noi.. si addormenta con la manina sul mio petto e si risveglia cercando di riposizionarla... cosa che a volte io vivo come una prepotenza.. anche perché mi costringe in posizioni che non trovo comode.
Poi è una bambina spesso di ottimo umore, serena, finché non le ci si mette in qualche modo di traverso... non è molto socievole con i coetanei ma insomma non dobbiamo essere tutti socievoli per forza. Osserva molto, le sfuggono poche cose. Ama molto uscire di casa, ma anche stare a casa, se qualcuno gioca con lei. Infastidita da baci e abbracci, che non da ne riceve volentieri o in modo spontaneo.
Provo a raccontarvi un corpo a corpo di questa mattina:
Si sveglia di ottimo umore, canta balla, ride. Facciamo colazione insieme e poi le diciamo che ci si deve preparare per l'asilo. Oggi forse non vorrebbe andare, di solito si. Ma comunque vestirsi è un problema. Posticipa, posticipa, posticipa. Parliamo dell'andare all'asilo, diciamo chi l'aspetta, le torna la voglia e va a prendere il pupazzo che vuole portare con se. Torna, posticipa. Metto dei limiti (facciamo ancora questo gioco insieme e poi appena finiamo ci vestiamo ok? Si ) ma non si decide lo stesso. Capisce che la questione è seria, raccatta vestiti e pupazzi e si va stendere per terra sul pavimento del bagno sopra ai vestiti (posizione di chiusura che anticipa una crisi di solito). Vado, le parlo, le dico che a questo punto dobbiamo proprio vestirci. Le spiego i motivi. So che non andremo da nessuna parte così... perché lo so? perché è questa la mia esperienza frequente con lei. Dico che capisco che a volte lei non vuole vestirsi ma che oggi dobbiamo farlo per andare all'asilo. Riprendo il fatto che l'aspettano. Le dico che ci sono tanti modi di fare le cose, che possiamo farle arrabbiandoci tutte e due oppure cercando di capire come non arrabbiarci. Nulla.. chiude sempre di più.. mi allontano qualche minuto e torno.
Ad un certo punto torno, ci riprovo poi le dico che se non si alza la vestirò io anche se non vuole, perché dobbiamo andare altrimenti l'asilo chiude.
Non si alza, la prendo di peso. A volte la prendo di peso per spostarla o portarla altrove, non l'avevo mai fatto per vestirla e mi da molto fastidio farlo. Quindi in realtà le tolgo i pantaloni e mi fermo. Intanto lei ha già iniziato a dimenarsi e urlare. Io sono molto arrabbiata, arrabbiata di non riuscire ad uscire da questa situazione.
Le dico che a questo punto sono arrabbiata (ho un tono alto e seccato, non urlo ma sto per scoppiare ...) che non è possibile fare ogni mattina questa cosa, che lei è in grado di vestirsi da sola e che li ci sono le mutandine e i pantaloni, che ora metterà da sola (lo so sono cattiva) e me ne vado nell'altra stanza. A questo punto piange chiamandomi, non mi segue. Dopo un attimo torno dentro, la guardo negli occhi e le dico "Adele, mi stai chiamando perché hai bisogno di aiuto per vestirti?" Si...(a scampo di equivoci ammetto che non erano ammesse altre risposte ) a quel punto l'aiuto, coccolandola il necessario perché so che è stato un momento difficile per tutte e due. Mi sento in colpa per averla in qualche modo ricattata andando via.
Ma sento anche che "bisogna" arrivare a un momento di rottura per farle interrompere il suo no, il suo loop, il suo lamento (ieri ha visto le giostre e siccome io e suo papà abbiamo deciso che non potevamo fermarci e che per ieri era no, ha pianto/lamento per il resto della camminata di 30 min).
Questo non era un serio corpo a corpo, a volte in passato mi sono scaldata molto di più, sentendo molta più rabbia che sono certa lei abbia percepito anche se non le riverso addosso con aggressioni fisiche.
Ho scritto di getto per partire da qualche parte, quindi mi scuso se sono stata in dei passaggi poco chiara.
Comunque.. è chiaro che questa è solo una parte della storia... non disconnessa dalla bambina che sono stata e sono dovuta essere e su cui sto cercando di lavorare, ma volevo partire.
Perché occhi nuovi indirizzino il mio sguardo su punti ciechi che ancora non riesco a vedere,
perché possiate portarmi i vostri pensieri sulla gestione concreta di questa bambina e della sua mamma, o spunti di riflessione sul resto.
Grazie fin da ora per ogni pensiero che potrete fare con me.
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Re: La rabbia: la sua, la mia.

Messaggioda Effi B. » sabato 4 gennaio 2020, 18:32

Cara Rebecca,

benvenuta! Ho letto tutto d'un fiato la tua storia, riconoscendo tante situazioni vissute e sentimenti privati nel tuo racconto. Non so se può esserti utile la la prospettiva di mamma del 2006 e del 2009, ma te la offro perché mi ricordo che in certi momenti del 2008 e del 2011 non riuscivo a guardare oltre il giorno dopo e una prospettiva più lunga mi ha sempre aiutato quando sono riuscita a trovarla. La tua bambina è intelligente e determinata. Le piace decidere per sé stessa, non le piacciono gli ordini e le situazioni in cui sente di subire le decisioni di un adulto. Lascia stare che tu hai ottime ragioni per decidere che cosa succede nelle vostre vite, quando e come (ne hai anzi la precisa responsabilità), per lei questo può essere irrilevante. E non c'é niente di male, semplicemente è normale che a lei metta il suo punto di vista prima del tuo. Da genitori ci tocca vivere il conflitto quando non siamo d'accordo con i nostri figli. Da figli di solito abbiamo vissuto questa esperienza come un esercizio di potere, in cui noi dovevamo obbedire ed ecco la fatica che facciamo oggi a voler fare diversamente. E loro con si rendono conto della fatica che hanno!!! vero? Sai quante volte mi è passato per la testa quello che sarebbe successo a me se mi fossi permessa quello che i miei figli facevano senza pensarci due volte :roll: : WallBash :

Anche io ho avuto un bimbo che si svegliava spesso, energico e deciso a spuntarla. Forse anche in questo posso capirti.

Quello che vorrei accogliere soprattutto è ciò che provi tu: questa rabbia che ti rode dentro. Anche questa capisco, anche io ho fatto pensieri di cui non vado fiera e anche azioni (ne ho raccontato proprio qui). Il mio meglio in certi momenti è stato decisamente lontano da quello che ho sempre avuto come ideale nell'essere mamma. E ho dovuto imparare a fare qualcosa di buono con i miei errori, a prevenire le situazioni rischiose (per cui me ne andavo anche io se sentivo che rischiavo di alzare le mani). Posso dirti che col tempo mi sono passati anche i pensieri e certi impulsi sono evaporati. Mi ha aiutato molto non stare sola con quello che mi succedeva dentro. Già parlarne qui è stato prezioso. E mi sono fatta ascoltare dal papà dei miei bambini, ho avuto amiche care che mi hanno voluto bene. Ho imparato a volermi più bene io stessa.

Tu chi hai che ti aiuta? che ti ascolta? Al papà di Adele hai raccontato quello che ti succede? A qualcun altro? Sono un grande dolore e una grande solitudine che di solito stanno sotto la rabbia come ce la descrivi. I nostri figli sono uno dei più potenti attivatori di quel dolore e ci risvegliano dentro senza volerlo emozioni e sentimenti che vengono dal passato. Tu, che ci dici di essere stata una "brava bambina" che peso porti dentro di te da figlia? Raccontaci ancora se ne hai voglia.
Aspetto di rileggerti
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Re: La rabbia: la sua, la mia.

Messaggioda esmeralda » mercoledì 8 gennaio 2020, 12:14

Ciao! A leggere del tuo snervante scontro mattutino mi è venuto in mente un mio allenatore -grande persona, direi anche Maestro oltre che allenatore- che diceva sempre "fai meno". Quando provavamo gesti atletici, schemi ecc. ecc. era sempre un "-fai meno!!". Che non era certo un invito a fare male, o svogliatamente ma a fare appunto meno, semplificare il gesto, renderlo fluido, automatico, naturale, "nostro"... bello direi.
A me sto "fai meno" mi è entrato nel cervello e mi aiuta tanto, mi aiuta quando tendo a strafare, a voler fare bene per forza, anche come mamma.
Che poi... la rabbia per una situazione pesante, insostenibile ci sta anche eh... basta ricordarsi sempre che sono bambini di neanche tre anni, con i mezzi di bambini di neanche tre anni, e per quanto possano essere anche pesanti, noiosissimi, sfinenti... loro sono dei cuccioli e noi degli adulti. Nessun animale si incavola veramente nel profondo con un cucciolo. Se questo succede effettivamente la faccenda forse va un po' al di là del fatto che il cucciolo fa il mestiere suo.
Poi, per carità, c'è cucciolo e cucciolo... ma non crederei troppo all'angioletto tutto sorrisini. Non a 2 anni e mezzo.
Non so... semplifica troppo dire che magari a non prenderli proprio troppo sul serio.....
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Re: La rabbia: la sua, la mia.

Messaggioda Rebecca » giovedì 9 gennaio 2020, 11:42

Vi ringrazio davvero, per avermi risposto.
Cercherò le tue esperienze Effi, perché magari posso trarne altri spunti utili.
Al momento metto a fuoco tre cose che mi hanno toccato delle vostre risposte:

1. La solitudine. Questa c'è, perché per quanto io sia apparentemente circondata da alcune persone sono tutte persone non vicine, non empaticamente vicine e non di aiuto nel concreto. Persone che in qualche modo con il loro non poterci essere - per tante ragioni diverse- amplificano questo mio senso di solitudine, come se in un momento di forte fragilità mi sentissi ulteriormente abbandonata. Per il mio compagno la storia è diversa, con lui posso sicuramente parlare molto, dovrò farlo di più e anche con alcune care amiche che sento emotivamente molto attente ma che purtroppo abitano lontane. Davvero avrei bisogno di gente che passa spesso da casa a prendere un caffè, ma sembra così difficile.

2. "Da genitori ci tocca vivere il conflitto quando non siamo d'accordo con i nostri figli. Da figli di solito abbiamo vissuto questa esperienza come un esercizio di potere". Ecco, questo è un punto importante. Per me il conflitto è sempre un esercizio di potere. Ho imparato così e non so come uscirne, anche se mi rendo conto che questo da esiti disastrosi nei miei conflitti attuali, ed in particolare con mia figlia. E' un pò come se questa fosse la mia volta per vincere. Così come spesso accade nel conflitto con il mio compagno, vincere diventa per me l'imperativo. Che cosa stupida mi sembra ora che la scrivo, ma è proprio così che lo vivo.

3- Fai meno... quando l'ho letto mi ha colpito. Un'indicazione così lontana da me che mi ha fatto traballare.. apparentemente impossibile per me fare meno, visto che passo il tempo a dirmi che non faccio abbastanza, che non sono abbastanza... che potrei fare di più e meglio.
Però è vero... Nessun animale si incavola veramente nel profondo con un cucciolo... forse tutta questa rabbia (che di sicuro non è responsabilità di Adele) non solo ha a che fare con la mia esperienza di figlia, ma anche con il fatto che in questo voler fare sempre di più e meglio si sviluppa anche l'inconsapevole desiderio che finalmente Adele risponda a questo mio fare meglio facendo meglio anche lei, così la delusione e la frustrazione che evidentemente vivo ogni volta che Adele non fa meglio (ma è semplicemente e legittimamente una bambina di due anni e mezzo, con i suoi mezzi) non fanno che accentuare la mia rabbia e insoddisfazione, verso di me e verso di lei.

Già in queste poche cose ci sono tante cose.. ed è così difficile renderle concrete, fare si che si traducano da pensieri ed emozioni ad un cambiamento effettivo nell'esperienza concreta.
Torno per aggiungere qualcosa su me come figlia,
Grazie a tutte e due!
Rebecca
 
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