La nascita del mio Edoardo

Come inizia la storia che vi ha portati qui? La vostra, quella dei vostri bambini e del vostro rapporto con loro? Vogliamo offrire accoglienza a questi racconti perché l'indole di ciascuno di noi discende anche da come è entrato nel mondo, è influenzata dal ricordo segreto che di questa prima esperienza il corpo custodisce e dai ricordi che i racconti di famiglia serbano per lui. Pensieri intorno a una nuova vita, sul suo concepimento, sul suo schiudersi a noi.

La nascita del mio Edoardo

Messaggioda emme » mercoledì 9 gennaio 2013, 15:59

La nascita di Edoardo arriva dopo una gravidanza che per me è stata un po' come un viaggio in paradiso.
Ho passato quei mesi a pensare solo ed esclusivamente a lui, al mio cucciolino che cresceva dentro di me.
I primi mesi li ho passati con una terribile ansia di perderlo. Avevo la paura fortissima che qualcosa andasse storto, mi svegliavo di notte piangendo al pensiero che se ne potesse andare.
Poi giorno dopo giorno siamo arrivati agli ultimi mesi ed io mi sono tranquillizzata, pensando che ormai anche se nasceva si sarebbe salvato.
Ho passato serate intere con la mano sul pancione ad accarezzare quell'esserino che era dentro di me, a pensare a lui, solo ed esclusivamente a lui.
Mi godevo il mio pancione. Passavo le ore sul letto, con la mano sulla pancia, in silenzio, a parlare a Cucciolino con il cuore, e ad ascoltare i suoi movimenti, le sue carezze.
Arriviamo all'ultimo mese in posizione podalica, dopo essere stato giù podalico e poi cefalico.
Stava comodamente seduto con il sederino sulla mia vescica, e la testolina in alto, per intenderci sotto il seno destro.
La ginecologa mi dice che teoricamente c'è ancora qualche possibilità che si giri, anche se in pratica, nonostante io abbia parecchio liquido, è poco probabile che succeda, visto che ormai è un bel bambino anche abbastanza grandicello. Mi dice che se non si gira bisognerà fare il cesareo, cosa di cui avevo non paura, ma il terrore.
La paura del taglio era tantissima, ma devo dire che, mentre nel mese precedente avevo sperato che si girasse, gli chiedevo di farlo, ho provato ad adottare quei piccoli stratagemmi che ho letto online per favorire il capovolgimento (x esempio stare a pancia sotto con il sedere all'insù, oppure avevo preso informazioni su chi nella mia città ptaticasse la moxa, ecc) ora ero più tranquilla: se Cucciolino stava in quel modo era perchè voleva stare cosi, quindi io avrei rispettato la sua decisione. Evidentemente stava comodo così!
Inoltre dopo che ho letto che secondo alcune teorie di psicologia, i bambini possono mettersi in posizione podalica per rassicurare la mamma che, anche inconsciamente, gli manda messaggi chiedendogli di non abbandonarla e di stare stretto a lei, mi sono talmente commossa che lo ringraziavo di essersi messo così.
Però, quella parola "taglio cesareo" mi faceva una grandissima paura. Mi svegliavo perfino di notte piangendo per paura di non farcela, di non riuscire ad affrontare quella cosa che tanto mi spaventava...
Intanto ero stata chiamata da un'ostetrica per il colloquio per la donazione del cordone ombelicale, il martedi. Quando sulla mia cartella vedo scritto a matita "probabile TC per presentazione podalica" mi si gela il sangue... accidenti, stava diventando tutto vero!!!
Il giovedi vado in ospedale per vedere la mia ginecologa... arrivo verso le 9, ma prima delle 12 non riesce a visitarmi perchè ha una serie di urgenze... io intanto seduta nella sala d'aspetto del reparto di ostetricia, fantastico sul mio cucciolino, sul momento in cui lo vedrò...
Quando la dottoressa si libera mi fa andare nell'ambulatorio e mi fa l'ecografia... Cucciolino è ancora podalico.
Sono a 37 settimane + 2 giorni, e di prassi il cesareo, almeno nel mio ospedale, lo fanno dopo le 38 settimane.... quindi.... manca solo 1 settimana!!!!
La dottoressa chiama l'ostetrica (la stessa della donazione del cordone), che arriva con l'agenda. Devo dire che in quel momento, quando vedo davvero concreto quel momento, inizio ad agitarmi un pochino! La mia ginecologa sarà in ospedale fino a venerdi 12, dopo di chè sarà in ferie per una settimana. Mi dice che se voglio posso aspettare ancora, ma solitamente si consiglia di fare il taglio un po' prima della data presunta, proprio per evitare un intervento d'urgenza, se dovessero rompersi le acque in modo naturale. Inoltre io volevo assolutamente che fosse lei ad operarmi, vista la mia grandissima paura!
Così, consultando i turni, fissiamo la data definitiva: venerdi 12 agosto.
Ricordo che quando sono tornata a casa mi sono sdraiata sul letto ed ho accarezzato il mio pancione: sapevo che avevo solo 1 settimana da passare insieme a lui. Un'ultima, calda settimana che avrebbe concluso quel meraviglioso viaggio iniziato sotto la neve di dicembre.
Ero fierissima del mio pancione, e lo portavo a spasso con orgoglio!
I giorni sono passati abbastanza velocemente tra gli ultimi preparativi per la valigia, e i momenti di paura e agitazione. Ma devo dire che, mentre nelle settimane prima il cesareo mi faceva molta paura, ora ero tranquilla. Sapevo che in quel modo Cucciolino non avrebbe sofferto, sapevo che non avrei rischiato di arrivare troppo tardi in ospedale, di non riconoscere le contrazioni, di non dover affrontare un estenuante travaglio... sarei andata in ospedale con la valigia in mano, e dopo poche ore avrei avuto il mio cucciolino tra le braccia. Ero sicura che lui mi avrebbe dato la forza di affrontare quella prova.
Sapere che quella era l'ultima settimana che passavamo insieme però mi rendeva molto malinconica, così, oltre al tempo passato con la mano sul pancione ad ascoltarlo e a parlargli attraverso il cuore, spesso gli scrivevo, per avere sempre un ricordo di quei momenti.
Il martedi successivo sono dovuta andare in ospedale per gli ultimi prelievi, e poi era fatta: mancavano solo 3 giorni al grande giorno.
La notte, come quasi tutte le notti precedenti, spesso mi svegliavo per il caldo. Al risveglio delle 2 accendevo la tv e guardavo un po' prima di riaddormentarmi, giravo per casa, bevevo, pensavo a Cucciolino...la notte tra giovedi e venerdi invece ero stranamente tranquilla. Credevo che l'avrei passata in bianco, e invece ho dormito serenamente quasi tutta una tirata.
Il venerdi dovevo essere in ospedale alle 7,30 digiuna dalla mezzanotte.
La sera prima la malinconia era alle stelle. Sapevo che il giorno dopo mi sarei dovuta separare per sempre dal mio pancione, e che il mio Cucciolino, che fino a quel momento era solo mio, sarebbe stato portato via dalla mia pancia e diventava a tutti gli effetti indipendente. Certo, averlo tra le braccia sarebbe stata una cosa meravigliosa, ma nella pancia c'era un legame, un rapporto speciale ed unico, che non dimenticherò mai.
Venerdi 12 agosto, sveglia alle 6, vado a fare la doccia e, affacciandomi dalla finestra vedo sorgere il sole sul mare. Il sole era una palla rossa e il cielo attorno aveva un colore mai visto prima. In quel momento ho pensato che quello spettacolo era per Cucciolino, e che da quel giorno in poi, ogni mattina il sole sarebbe sorto per lui.
Facciamo l'ultima doccia insieme, o come mi piaceva dire, Cucciolino faceva i tuffi. Mi vesto, scrivo ancora qualche parola al mio cucciolino... e poi partiamo. La giornata era splendida, e la passeggiata dalla macchina al reparto era piena di emozioni che non dimenticherò mai. In sala d'attesa c'erano altre 2 coppie, anche loro con un cesareo programmato per quella mattina. La mia ginecologa aveva fatto la notte, e siccome il venerdi la donazione del cordone viene fatta solo fino alle 11, voleva operarmi per prima per essere sicura di fare in tempo, ma il primario ha fatto passare avanti una sua paziente.. eh eh eh. Così aspetto.
Verso le 8,30 mi chiama la mia ginecologa, mi fa un'ultima ecografia per essere sicuri che fosse ancora podalico, e così era. Dall'ambulatorio mi portano in una stanzina in cui mi fanno qualche prelievo e mi misurano la pressione. L'ansia stava salendo. Vedo nel corridoio Silvia, l'ostetrica con cui avevo fatto gli altri prelievi e che mi aveva fissato l'intervento, e la imploro di venire in sala operatoria.
Da quella stanza, l'ostetrica che mi stava preparando (mi pare si chiamasse Agnese) mi porta in un'altra stanza. Mi fa spogliare, mi mette il camice e poi viene chiamata in sala parto. Un'infermiera viene, mi mette la cuffia, le calze contenitive per l'intervento, e quei sacchettini verdi sui piedi... l'ansia era sempre più... poi mi dice "andiamo" e uscite dalla stanza, ci dirigiamo verso la porta con sù scritto 'sala parto'. Mi sento gelare.
Lì dentro mi fanno sedere su una sedia, dietro di me la sala travaglio e la sala parto. Davanti la sala operatoria. Vedo la mia ginecologa con il camice, la cuffia e la mascherina... vedo un'infermiera venire verso di me con due boccette di flebo. Aiuto! Io ho il terrore degli aghi! Mi infila l'ago sul dorso della mano e devo dire che quello è stato uno dei dolori più grandi dei miei 4 giorni di degenza!
Dico alla mia ginecologa che sono terrorizzata e lei mi risponde "eh, io li ho fatti tutti e due col cesareo, tremavo come una foglia"
"accidenti, mi dico, se tremava lei, figuriamoci io....".
Viene un tale che si presenta come l'anestesista.
Io avevo il terrore della puntura nella schiena!!!!! Mi fa le classiche domande di rito (malattie importanti, interventi precedenti, allergie) e se ne va.
Passa il primario che aveva appena finito l'intervento precedente e intuisco che mancava davvero poco... sento dire "c'è un cesareo d'urgenza" e poi "no, facciamo prima lei".
Lei ero io!
Mi fanno alzare ed entrare in sala operatoria.
Qui vedo che mi avrebbero operata la mia ginecologa e il primario.
Mi fanno sedere sul lettino e l'anestesista mi fa la puntura. Vi giuro che ero terrorizzata, ma non ho sentito ssolutamente niente! In pochi istanti sento le gambe molto pesanti e non riesco a spostarle, ma se qualcuno me le tocca le sento. Mi fanno sdraiare, mi alzano il camice e da quel momento io non vedo più niente. Ora iniziano l'intervento.
Devo dire che non ho precisamente in mente ciò che è successo da questo momento in poi, ricordo solo che la grande paura che avevo è sparita tutta d'un tratto. Sapevo che ormai c'ero, ero lì, e che di lì a poco avrei conosciuto il mio Cucciolino. Respiri profondi e attesa.
Dopo pochi minuti (10 al massimo) sento dire "10 in punto", sento un lieve pianto, e vedo un ranocchietto tutto sporco. Era il mio Cucciolino!
Non ho pensato più a niente, credo che avessi l'encefalogramma piatto in quel momento... ero incredula, il mio Cucciolino era lì, era nato, era appena nato! Ricordo che poco dopo mi sono vista la sua testolina sulla spalla destra, era tutto sporco, ed io l'ho baciato un paio di volte, dopo di chè l'hanno portato via per gli esami ecc. Non ho potuto abbracciarlo o toccarlo perchè avevo le braccia ferme con le flebo. Da lì alla fine dell'intervento devono essere passati circa 20 minuti o mezz'ora, ma io non ricordo nulla. E' come se fosse tutto in una nuvola, sentivo un po' tirare la pancia, vedevo le teste dei medici, ma io avevo in mente solo il mio Cucciolino.
Finito l'intervento mi spostano su una barella e mi fanno aspettare fuori dalla sala operatoria per portarmi in camera. A un certo punto viene la mia ginecologa e mi dice "Passata la paura? E' andato tutto bene, era un bel bambino, con una bella testolina"
Io tremavo come una foglia, mi hanno spiegato che era l'effetto dell'anestesia. Non vedevo l'ora di andare in camera e di avere il mio cucciolino tra le braccia. Ho aspettato un po', altri prelievi, e poi mi portano in camera. Uscita dalla sala operatoria vedo il mio compagno, mia mamma, poi i genitori del mio compagno. Sui loro volti ho visto la felicità. Loro avevano visto Cucciolino quando l'ostetrica l'ha portato al nido.
Mi portano in camera, ma io voglio vederlo, non riesco più ad aspettare. Così mando mia madre al nido a reclamare il mio Cucciolino. Quella mattina sono nati 10 bambini, e al nido sono in ritardo con la preparazione dei bimbi. Ma poi, non so che ore fossero, me lo portano. Ricorderò per sempre il momento in cui me l'hanno messo in braccio. Un fagottino avvolto in una copertina azzurra, con due occhioni grandi che mi guardavano... sono scoppiata in un pianto a dirotto, e ho cominciato a baciarlo e annusarlo. Era infinitamente morbido, e profumato di Cucciolino. Aveva addosso i vestitini che avevamo portato per il suo primo cambio.
Quel primo pomeriggio l'ho tenuto sempre con me, è stato lì nel mio letto accanto a me, ha dormito, ogni tanto si è svegliato ed io lo riempivo di baci e carezze per farlo tranquillizzare. Non riuscivo ancora ad alzarmi, ma non mi importava. Avevo il mio Cucciolino!
Sono rimasta in ospedale 3 notti, durante le quali non ho mai dormito. La seconda notte sono andata al nido e me lo sono preso e portato in camera con me. Sono riuscita ad alzarmi solo il pomeriggio del giorno dopo l'intervento, prima mi faceva male la ferita. Mi hanno fatto punture, visite, prelievi... Ma l'unica cosa a cui pensavo era avere il mio Cucciolino. L'ho tenuto praticamente sempre con me.
Il giorno di ferragosto sono tornata a casa. Appena entrata dalla porta sono scoppiata a piangere, è stato incredibile tornare in quella casa che avevo lasciato solo 3 giorni prima con il pancione.
Poi in camera, sul muro ho visto il fiocco con scritto Edoardo che era appeso sulla porta dell'ospedale. E il pianto è aumentato.
Mi mancava la pancia. Mi manca tutt'ora. Avere Cucciolino tra le braccia è qualcosa di meraviglioso, ma il pancione era qualcosa di speciale. Non dimenticherò mai i mesi che abbiamo vissuto insieme io e Edoardo come una cosa sola, con un unico respiro.
Da quando ho saputo di essere incinta ho vissuto solo per lui, per la mia pancia. Non mi importava più di nient'altro, l'unico pensiero era il mio Cucciolino e la sua salute.
Ed io mi sentivo terribilmente vuota.
Questo parto innaturale per me è stato un trauma. Il trauma del parto non tanto a livello fisico, nonostante non sia stato certo una passeggiata.
Ma io ho sentito che quel bambino mi è stato portato via, quando né io né lui eravamo pronti. Io avrei voluto ancor averlo dentro di me, e infatti ogni giorno che ci separava dal giorno fatidico io non riuscivo a vederlo come un giorno in meno al momento in cui ci saremmo visti, ma un giorno in meno da passare insieme con il pancione.
Ho subito avuto paura, ho subito sentito che lui non era più mio, che non eravamo più una cosa sola. Ed ho avuto nuovamente paura di perderlo, che lui si sarebbe affezionato più ad altri che a me.
Il latte non c'era, e questo è stato per me fonte di grande stress. Per un mese e mezzo ho continuato a dargli il biberon ma senza rinunciare ad attaccarlo al seno, e finalmente ce l'ho fatta.
Una cosa è certa.
Ringrazio Edoardo per essere stato il mio Pancione, e di essere il mio Cucciolino.
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda mamazaba » mercoledì 9 gennaio 2013, 22:12

cara emme, ho letto d'un fiato il tuo racconto, cercando di contenere le emozioni ... poi quando ho letto

emme85 ha scritto:Questo parto innaturale per me è stato un trauma. Il trauma del parto non tanto a livello fisico, nonostante non sia stato certo una passeggiata.
Ma io ho sentito che quel bambino mi è stato portato via, quando né io né lui eravamo pronti.


non sono riuscita a trattenere il senso di ingiustizia per quello che vi hanno fatto.
mi dispiace tantissimo che vi sia stata negata la possibilità di una nascita naturale, che il tuo bambino sia stato tolto dal posto dove voleva stare prima che fosse pronto ( se ho capito bene, a 38 + 2 :shock: ) , prima che fosse lui a volerlo .
sei stata bravissima a non permettere che questo inficiasse anche l'allattamento!

sono sempre stupefatta nel constatare quanta superficialità c'è ancora in chi si occupa di un momento così importanete come la nascita di un essere umano, anzi due perchè in quel momento nasce anche una mamma.

ti abbraccio forte, forte, forte!
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda Sonia-so » giovedì 10 gennaio 2013, 11:41

quoto molto mamazaba...anche se mentre ti leggevo pensavo che la nostalgia per il pancione e per quel rapporto misterioso con chi la abita ce l'ho sempre pur avendo avuto due parti naturali a termine..se non avessi 42 anni sarei tentata da un terzo figlio solo per rivivere quella magia :) :) !
un forte abbraccio anche da me
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda emme » giovedì 10 gennaio 2013, 16:36

mamazaba ha scritto:cara emme, ho letto d'un fiato il tuo racconto, cercando di contenere le emozioni ... poi quando ho letto

emme85 ha scritto:Questo parto innaturale per me è stato un trauma. Il trauma del parto non tanto a livello fisico, nonostante non sia stato certo una passeggiata.
Ma io ho sentito che quel bambino mi è stato portato via, quando né io né lui eravamo pronti.


non sono riuscita a trattenere il senso di ingiustizia per quello che vi hanno fatto.
mi dispiace tantissimo che vi sia stata negata la possibilità di una nascita naturale, che il tuo bambino sia stato tolto dal posto dove voleva stare prima che fosse pronto ( se ho capito bene, a 38 + 2 :shock: ) , prima che fosse lui a volerlo .
sei stata bravissima a non permettere che questo inficiasse anche l'allattamento!

sono sempre stupefatta nel constatare quanta superficialità c'è ancora in chi si occupa di un momento così importanete come la nascita di un essere umano, anzi due perchè in quel momento nasce anche una mamma.

ti abbraccio forte, forte, forte!


Grazie!
Ricambio l'abbraccio perché so che è sincero.
Devo dire che la mia ginecologa non è una di quelle dal taglio facile. Anzi, so che aspetta sempre prima di andare in sala operatoria.
Ma nel mio caso il fatto che Edoardo fosse podalico ci ha costretto a questo.
Sinceramente la manovra esterna mi preoccupava e ho deciso di non farla.
Però ho sofferto tanto e a 38+3 non ero assolutamente pronta. E credo non lo fosse nemmeno lui.
Oggi, quando lui dorme sopra di me nella stessa posizione che aveva quando era nella pancia, lo abbraccio forte a me e lo tengo stretto. Come per vivere quei giorni insieme che non ci hanno concesso.
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda emme » giovedì 10 gennaio 2013, 16:38

Sonia-so ha scritto:quoto molto mamazaba...anche se mentre ti leggevo pensavo che la nostalgia per il pancione e per quel rapporto misterioso con chi la abita ce l'ho sempre pur avendo avuto due parti naturali a termine..se non avessi 42 anni sarei tentata da un terzo figlio solo per rivivere quella magia :) :) !
un forte abbraccio anche da me
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Anche io se penso a un altro figlio, per il momento lo farei solo per questo.
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda migini » mercoledì 16 gennaio 2013, 14:47

E' sempre difficile dare giudizi sulle scelte mediche. Però la tua sofferenza anche oggi è la prova del fatto che non era il momento giusto, né per te, né per lui. Sei stata brava a insistere con l'allattamento, con la nanna nel lettone e con il tuo essere mamma come sei, ma il cesareo dell'anima ha una ferita che fatica a rimarginarsi.
Un altro :abbraccione (sento la tua esperienza di mamma simile, sotto molti aspetti, alla mia)
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda emme » mercoledì 16 gennaio 2013, 18:46

Grazie, un abbraccio grande anche a te. :abbraccione
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda emme » martedì 29 aprile 2014, 17:39

In questi giorni in cui penso a un altro bambino, non posso che tornare a quel momento, a quando E. è nato... anzi, mi è stato strappato.
E soffro ancora adesso, soffro per tutto quello che non abbiamo avuto, e mi chiedo se questo può influire nel nostro rapporto...
Cucciolino mio, quanto avrei voluto darti un'accoglienza migliore.... era cosi bello averti nel mio pancione...
Ultimamente gli ho parlato tanto di quando era nella mia pancia... non so se ha capito bene i miei discorsi, non sono semplici per un bambino di nemmeno 3 anni... oggi con le lacrime agli occhi mentre poppava gli ho detto che quegli occhioni li ho sognati per 9 mesi...
quando poppa spesso si mette tutto sopra di me, con la testina appoggiata sullo sterno, e il seno sinistro in bocca.... stava in quella precisa posizione in una ecografia... non può essere un caso, quello è il suo posto, la sua posizione... e ogni volta penso che lui volesse rimanere ancora cosi...
piccino mio....
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda emme » martedì 12 agosto 2014, 12:31

Sono passati 3 anni
aveva 3 ore e mezzo
vorrei tornare a quel giorno
auguri cucciolino mio!
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda FranTam » martedì 12 agosto 2014, 12:54

Tantissimi auguri a Edoardo per i suoi tre anni : Birthday :
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda emme » venerdì 27 ottobre 2017, 11:29

Due anni fa, mentre aspettavo la sorellina, lavorando con la mia ostetrica sull'elaborazione della sua nascita, ho riscritto il racconto della nascita del mio Edoardo.... così diverso da quello scritto anni prima.

E ti amerò come accade nelle favole per sempre
12 agosto 2011


Proprio come oggi, a 38+3, sei nato tu.
Se ripenso al racconto che avevo scritto 4 anni fa, mi faccio un po’ rabbia e un po’ tenerezza. Ero convinta che fosse andata bene così, o meglio, mi ero voluta convincere di questo, per non continuare a stare male. Ma non è servito. Ho continuato a sentire la mancanza di quello che ci è stato negato e la sento tuttora. Anzi a volta mi chiedo se il “riscatto” che cerco e che spero avrò con la nascita di Aurora non rischi di riportare a galla quelle vecchie ferite e il dolore di non poter recuperare ciò che non abbiamo avuto. Se penso alla tua nascita non posso che pensare alla nostra gravidanza, 9 mesi in cui per me eravamo solo noi. Io e te soli e uniti in quella pancia che era tutto il mio mondo. La paura costante di perderti, che qualcosa potesse andare male e interrompere quel meraviglioso sogno mi ha accompagnato per tanti mesi… poi sono riuscita a tranquillizzarmi un po’, probabilmente sentendo i tuoi movimenti e vedendo la pancia crescere ho potuto realizzare che c’eri davvero e che eri ancora li con me. Ti accarezzavo, ti massaggiavo tutti i giorni, ti parlavo sempre raccontandoti quello che facevo e che tu facevi con me. Infatti per me era come fare le cose sempre insieme, non ero mai sola… infatti per molto tempo dopo la tua nascita ho continuato a parlare alla pancia, rendendomi conto solo dopo, che li non c’eri più.
Ecco cosa sento forte se ripenso al giorno della tua nascita: la paura, fin dalla settimana prima, quando la dottoressa mi ha fissato la data, di non averti più dentro di me. La separazione da te mi faceva paura ancora prima di averla vissuta.
Ho letto una teoria secondo la quale i bambini si mettono in posizione podalica quando sentono che la mamma ha particolarmente paura di perderli, e allora loro, per rassicurarla, si girano come per dirle che non hanno alcuna intenzione di uscire. Io ho fatto mia questa spiegazione e ho voluto credere che tu lo abbia fatto per questo… per me.
Così, dopo che hai scalato la montagna del mio pancione (si, ti ho immaginato proprio così quel giorno di luglio in cui ti sei girato di nuovo a testa in su… con la piccozza come uno scalatore di montagna) ho deciso che quello sarebbe stato il mio primo atto di rispetto nei tuoi confronti: se avevi deciso di metterti in quella posizione, dopo vari cambi e giri su e giù, evidentemente era così che stavi bene, e non volevo costringerti a girarti con manovre esterne innaturali, per la mia paura dell’intervento. Si perché io sono una mamma fifona, e quella volta, senza sapere tutto quello che ho imparato nel corso di questi anni sul parto e sulla fisiologia della nascita, io avevo una paura terribile dell’intervento… a mi dicevo di avere coraggio, e di farlo per te, per noi. Probabilmente sapevo infondo che non era così che doveva andare.. ma sai come vanno le cose, tutte che fanno il cesareo e dopo pochi giorni come se niente fosse lo raccontano come una passeggiata, ti portano gli esempi di tutte le altre e tu sei sempre quella che si lamenta e ha paura.
Però c’era sempre quel tarlo della separazione. Nella mia ignoranza dicevo “beh se è lui a decidere vuol dire che è arrivato il momento, ma così, sapere già oggi che domani non sarà più qui dentro…” e tutti a dirmi che dovevo essere contenta, che così non c’erano imprevisti, e che non aveva senso soffrire perché non eri più dentro… perché era sì bello averti nella pancia, ma ancora i più averti fuori.
E con questo provavo a farmi forza, pur sentendo inconsciamente che non era quello che provavo davvero.
Arriva il giorno, il 12 agosto, una mattina di sole splendido che mai dimenticherò. La sera prima ero agitata, ho scattato decine di foto alla pancia, non volevo perdere quell’immagine magica di te dentro di me, ma poi la notte nonostante credevo di non dormire, ho dormito meglio del previsto. E la mattina presto mi sono svegliata e ti ho portato con me per quella che sarebbe stata l’ultima doccia insieme. I nostri ultimi tuffi, come li chiamavo io.
Abitavamo provvisoriamente nell’appartamento di via xxxx, era tutto sottosopra perché eravamo li in attesa che finissero i lavori qui a casa nostra, eppure c’era il momento dei nostri tuffi, quelli dell’alba, che per me era magico. Nel bagno di sopra, soli, con il sole che entrava dalla finestra. Quella mattina era presto e si vedeva il sole sorgere in un modo che non ho più visto. Eravamo in alto, e si vedeva una luce speciale. Ti ho promesso che ogni mattina il sole sarebbe sorto per noi. Poi i nostri tuffi nella doccia, ti ho scritto qualche riga sul quaderno che ogni tanto scrivevo, e ci siamo diretti in ospedale. Io e babbo in macchina, e la nonna insieme a noi con la sua.
Ricordo bene la strada che abbiamo fatto dal parcheggio laterale fino al reparto. C’era tanto sole, e io non riuscivo a pensare che ci saremmo visti, ma solo che non ci saresti stato più. Poi entrata li dentro il vuoto. La paura, la sensazione di freddo (interiore). Ho aspettato nella sala d’attesa (adesso è tutto cambiato) insieme ad altre 2 donne che avevano anche loro l’intervento programmato. Mi sono chiesta a posteriori come avessero vissuto loro quel momento, e sono sicura che lo abbiano raccontato come qualcosa di normale. Io sono sempre sembrata l’unica paranoica.
Poi mi hanno chiamato nell’ambulatorio, la mia ginecologa di allora mi ha fatto un’ecografia per controllare la posizione e … si, eri ancora a testa in su. Si taglia. Mi hanno mandato a fare qualcosa in una saletta, forse un prelievo, non ricordo, poi in un’altra mi hanno fatto preparare: spogliare, indossare il camice verde, la cuffia, i copri scarpe, le calze per ‘intervento. Aspetto un po’ e poi mi chiamano.
E’ arrivato il momento.
Aiuto.
Varco la porta con scritto ‘sala parto’ che avevo visto tante volte nel corso dei mesi precedenti quando ero capitata in reparto, e mi chiedevo cosa ci fosse li dentro e cosa avrei provato quando sarebbe stato il mio momento. Ora entravo sapendo che non avrei partorito, ma che sarei andata in sala operatoria e ti avrebbero tirato fuori. Aspetto n po’ su una sedia fuori della sala operatoria perché dentro c’era un’altra persona, intanto sento parlare medici e infermieri del più e del meno. Vorrei fuggire, dico alla ginecologa che ho paura, e quando ancora adesso mi incontra, mi ricorda di come tremavo come una foglia prima di entrare. Devo essere stata proprio in panico per ricordarselo ancora adesso.
L’anestesista mi fa qualche domanda di rito (malattie importanti, cure dal dentista…) mentre l’infermiera mi infila l’ago nella vena della mano facendo schizzare sangue ovunque. Mi dico che se è tutto così, i prossimi 4 giorni saranno un incubo. Sento che non sono sicuri sulla scaletta da rispettare, ma la mia ginecologa ha fatto la notte ed è li per tagliare me e poi andare in ferie, così si mettono d’accordo… “c’è un’urgenza… no facciamo prima lei” sento dire.
“Lei” ero io.
Si va. Non avevo ancora il catetere, fa notare qualcuno, ma me lo metteranno da anestetizzata, decidono.
Entro, mi siedo sul lettino, e le siringhe di anestesia pronte per me mi fanno tremare di paura.
L’anestesia era una delle paure più grosse che avevo, il terrore che le gambe non tornassero a muoversi.
Ero un po’ agitata e l’anestesista lo percepisce, così mi intima di stare ferma o mi sedano. Mi spavento e mi fermo, stranamente non sento nulla, l’anestesia viene iniettata senza dolore, mi sdraiano e sono li, sul lettino, con la pancia coperta dal camice verde, la luce puntata sopra di me, un braccio infilato in una specie di tunnel e l’altro fermo con le flebo. Sono lì agitata e spaventata, e non riesco più a pensare al mio bambino, a te, cucciolo mio, ma solo alla mia paura. Non è un parto quello, è un intervento chirurgico a tutti gli effetti. Della nascita c’è ben poco.
Purtroppo.
Passano pochi minuti, io non sento niente, non penso a niente, non riesco a ricordare nulla di quel tempo. Poi sento dire “le 10 in punto”. Non ricordo se hai pianto. Non me lo perdonerò mai, non ho il ricordo del tuo pianto, ma purtroppo è così. Ti avvicinano al mio viso, io riesco, da immobile come ero, a darti un bacino sulla testolina, e poi ti portano via.
Non ti rivedrò più per due interminabili ore.
Intanto mi ricuciono, io sento leggermente dei movimenti ma non posso parlare di dolore. Continuo a non avere pensieri né emozioni. Hanno portato via te e con te tutto quello che avevo dentro.
Mi spostano sulla barella, e mi fanno aspettare fuori dalla sala operatoria per non so, una mezzoretta credo. Ricordo che tremavo, tremavo tantissimo. E’ l’effetto dell’anestesia, mi spiegano. Passa la ginecologa, mi chiede se è passata la paura, e mi dice che eri un bel bambino con una bella testolina. Mi saluta e se ne va.
Finalmente mi portano in stanza, con la barella…. Nel corridoio incontro Babbo e la nonna e i nonni, tutti emozionati e commossi. Loro ti hanno visto passare in braccio all’infermiera per andare al nido. Io invece ti aspetto.
In camera tremo e piango, ma tu ancora non ci sei. Mando la nonna a reclamarti, sono nati molti bambini quella mattina, le spiegano dal nido. Ti hanno messo in una incubatrice e io intanto sono in camera a piangere perché non sei con me.
Perché ci hanno separato così? Non ci ridaranno mai quei momenti, quei primi istanti in cui potevamo essere di nuovo una cosa sola, come nella pancia. E io adesso che lo scrivo, di nuovo con le lacrime agli occhi, ho paura di soffrirne troppo nel confronto con la nascita che sto sperando per la tua sorellina.
Finalmente arrivi, nella culletta trasparente, con il vestitino bianco e celeste che avevo scelto come primo vestitino.
La nonna ti prende e ti mette sopra di me. Io sono ancora sottosopra per l’intervento, mezza storta sul letto, con le gambe che non si muovono… ma non mi accorgo più di nulla. Arrivi sopra di me e ti guardo. Tu mi fissi con i tuoi occhioni, che erano già neri e bellissimi appena nato. Ci guardiamo, ti bacio e non vorrei lasciarti più.
Non penso nemmeno ad attaccarti al seno. Sei li sopra di me e ti bacio, ti respiro, ti guardo e ti faccio fotografare per non dimenticare quei momenti. Quanto avrei voluto comportarmi in modo diverso, fin dalla sala operatoria in cui avrei potuto e dovuto pretendere che venissi subito appoggiato su di me. O almeno appena sei arrivato attaccarti al seno. Non ho sentito il tuo odore, il tuo profumo di neonato, ti avevano già lavato e vestito.
Però eri li e io ti volevo stringere. ‘stare tutto storto sopra di te gli farà male, mettilo giù nella culletta’ mi dicevano. Io non sapevo niente di attaccamento primario, riconoscimento, ecc. ma avevo bisogno di tenerti con me. Sei stato quasi sempre addosso a me o di fianco a me nel letto, finché non mi sono addormentata un po’ e allora ti ho messo nella culletta per paura che potessi cadere dal letto senza che me ne accorgessi. Poi ti ho ripreso. I 3 giorni di degenza sono stati lunghi e difficili. A parte la prima notte in cui non mi ero ancora alzata (l’ho fatto il pomeriggio dopo), sono sempre venuta a riprenderti al nido perché non riuscivo a starti lontana. In quei giorni ho pianto tanto, il latte non veniva, era tutto complicato, alzarmi, andare in bagno, prenderti in braccio; non sapevo cosa fare con te, non mi sentivo all’altezza, avevo paura. La mia sensazione era quella di dover combattere, ancora una volta, contro chi ti voleva portare via da me. Mi sembrava impossibile, troppo bello e troppo grande, che tu saresti stato qui per sempre. E c’era sempre qualcuno che mi diceva che ti tenevo troppo addosso, troppo in braccio, troppo al seno. Era tutto troppo, ed eccoli di nuovo, allora, quelli che volevano separarci ancora una volta. L’istinto per fortuna è stato forte, e le teorie mi hanno dato ragione, ma non è stato facile farlo capire anzi, credo che non lo abbiano capito in tanti. Ma la differenza fondamentale tra allora e adesso, è che ora l’importante è che lo abbia capito io.
Non supererò mai fino infondo il trauma della tua nascita innaturale, ma nel tempo ho imparato a fare tesoro della mia sofferenza e a giustificarla, per darle una giusta collocazione che non fosse, come al solito, quella della paranoia di una persona fissata e depressa. Ho imparato, dopo troppo tempo purtroppo, a non aspettarmi comprensione dagli altri perché so che non possono capire. Mi limito a non parlare di quello che provo, e a rielaborare, attimo per attimo, quello che non abbiamo avuto e perché. Mi rendo conto che una volta a casa avrei potuto prendere in mano la situazione, ma non l’ho fatto perché troppo fragile e insicura. E allora mi sono affidata, troppo, ancora una volta. E ora mi pento anche di questo. Avrei voluto essere una mamma migliore, e darti una nascita più dolce e rispettosa. Purtroppo non ne sono stata in grado, e mi sento in colpa per come invece sto sperando di fare con la piccola Aurora.
Sappi però, cucciolino mio, che non c’è stato niente di paragonabile al nostro viaggio, in questi ultimi 9 mesi.. e se oggi ho la consapevolezza che ho, è solo grazie a te che mi hai portato su questa strada, insegnandomi ad ascoltare il nostro cuore senza curarmi di chi ha qualcosa da dire. Hai avuto una mamma insicura, inesperta, incerta e spaventata. Ma una mamma che è nata e cresciuta insieme a te, e che non potrà fare altro che dirti grazie.
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda Effi B. » martedì 31 ottobre 2017, 12:37

emme cara! Quante cose sono arrivate nella tua vita insieme al tuo piccolino. Adesso lo sappiamo anche noi, che in questi anni abbiamo avuto il privilegio di raccogliere le tue confidenze, che c'erano tanto dolore e bisogni repressi o negati. E tu eri molto sola a cominciare a fare la mamma e non lo sapevi. Lo sentivi io credo però in quella paura di separarvi, dell'averlo fuori di te. Entrambi avete cercato di fare il meglio che potevate e penso che tu lo senta in tutte queste riflessioni che la vostra storia ti ha portato a fare, nell'evoluzione che hai attraversato. Forse anche nella fatica che a volte ancora resta e che affrontate insieme.

A me fa male pensare che piangi e non ti senti capita, è la cosa che più mi commuove del tuo racconto, che per fare le mamme c'è bisogno di potersi sentire anche un po' figlie e un po' accolte, se no è difficile. Purtroppo temo che in tante capiamo qui che cosa voglia dire. Ti mando un grande abbraccio e ti ringrazio per questa riscrittura, che dice meglio di voi e ci permette di vedervi di più
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Re: La nascita del mio Edoardo

Messaggioda Emy » mercoledì 1 novembre 2017, 8:12

Grazie Emme
Viene fuori tutto il percorso faticoso che hai fatto dentro per non dimenticare. Per non lasciare perdere quello che sentì forte dentro e che non trova a volte riscontro con le persone che ti stanno a fianco.
Si ha bisogno di riconoscimento e di essere autorizzati, la cosa bella è che bastano poche persone, e da loro riusciamo a trarre tutta la forza per sedimentare la nostra tranquillità anche verso chi non ci capisce.
Emy
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