Lui, la voce, gli sculaccioni.

Violenza, manipolazioni, ricatti psicologici, giudizi morali: troppo spesso si ricorre a simili forme di controllo e repressione nell’educazione dei bambini. Discutiamone insieme qui ogni volta che ci sembra di riconoscerle in libri, film, programmi televisivi, nel nostro comportamento o in quello di coloro con cui ci accade di confrontarci.

Lui, la voce, gli sculaccioni.

Messaggioda Little Red » venerdì 7 luglio 2017, 11:56

Buongiorno a tutte,

è il mio primo post, sono capitata sul vostro forum cercando un argomento riguardante la scuola materna, e ho iniziato a leggere qui e là, per ore, giorni. Non so cosa mi è successo, leggendovi. Ero piuttosto serena. Stanca, stressata ok.
Alcuni argomenti letti in varie sezioni del forum, hanno scoperchiato vasi, aperto cassetti, sfondato muri... insomma, un turbine di pensieri ed emozioni.
Ho bisogno di scrivere, di parlare con qualcuno, ora.
Parto dall'argomento più "semplice".
Io non ho letto il libro a cui voi fare riferimento, non ho una visione precisa dell'educazione dolce ed alcuni acronimi che usate mi sono ancora oscuri.
Non nascondo che su alcuni aspetti a volte, leggendovi, trovo la vostra "filosofia" un po' estrema (un esempio banale, io dico "no" e "bravo" tante volte, e non credo di far danno, magari ne parleremo e cambierò idea). Ma nei "massimi sistemi" mi sento affine a voi, e non ho mai pensato che atteggiamenti violenti e/o aggressivi avrebbero avuto spazio della nostra vita familiare.
Io e il mio compagno abbiamo un bimbo di quasi tre anni. Il mio compagno, prima dell'arrivo di D., mi aveva parlato più volte della durezza di suo padre, della sua anaffettività (confermata ed ancora evidente con il nipote) della sua tendenza a urlare e ad essere violento. Mi ha sempre detto (riferito a una futura paternità immaginaria) di non voler essere come lui, e di aver paura di scoprirsi simile a suo padre.
Sapete già come finisce la storia vero?

Mon ho molta esperienza con i bambini ma è opinione comune che D. sia un bimbo piuttosto "facile". E' ragionevole, prudente, affettuoso, simpatico, disposto al compromesso.
Certo, è un bambino, i "terrible two" eccoli qui. Non sono così "terrible" ma abbiamo la nostra dose di momenti di isteria, capricci senza apparente significato, richieste di attenzioni a volte esasperanti.
Il mio compagno non sopporta, non ha mai sopportato, di sentirlo piangere per più di cinque minuti, tranne quando era in fasce.
Diciamo che non ha pazienza, se D. insiste in un "capriccio senza senso" (non vuole mettere le scarpe per uscire di casa al mattino oppure vuole fare la cacca nella vasca da bagno e non nel vasino, per dire), o non accetta un diniego e piange/si lamenta con insistenza... il mio compagno scatta.
Alza la voce spesso. Molte volte se dopo aver alzato il tono di voce non ottiene risultati, minaccia "uno schiaffo". Alcune volte, se la situazione persiste, parte uno schiaffo sul sedere.

Le primissime volte che è successo, ho visto che si è sentito in colpa.
Poi è successo di nuovo, ed ha iniziato a dire "uno sculaccione non ha mai ucciso nessuno". Ho cercato quantomeno di fargli ammettere che era un gesto che era servito solo a lui (il padre) per sfogarsi, e che non ha alcuna valenza educativa. Mi diede ragione.
Poi è successo ancora. Non gli ha mai fatto male, ma sono dei gesti inaccettabili per me.
Io mi sono arrabbiata moltissimo, ad un certo punto.
Gli ho detto di non permettersi mai più di farlo. Poi ho cercato di parlarne, gli ho proposto articoli, leggi in vigore in altri stati europei, etc.

Ora, suppongo per giustificare la sua incapacità di affrontare quelle situazioni in modo diverso, è arrivato a dire che "ogni tanto serve". Ovvero nuovamente a pensarlo come metodo educativo. "Perché mi deve obbedire".

Non succede spesso. O meglio, non capitava spesso. Ultimamente mi sembra che si stia intensificando. Urla meno forte, forse, ma gli parte la mano prima. Tipo: siamo sul letto e D. mi da uno schiaffo sul braccio (ha avuto una fase in cui alzava un po' le manine, ma nulla di che). Lui quasi istintivamente gli da uno schiaffino sul sedere "non dare le botte alla mamma!!". Cerco di fargli notare l'assurdità di insegnare che non si danno schiaffi con uno schiaffo.
So che razionalmente lo capisce, so che non riesce a trovare un'altra strada e che l'unica maniera per non sentirsi in colpa è raccontare a se stesso che in fondo non c'è nulla di male, anzi forse pure un po' serve.

So che non mi ascolterebbe mai se gli proponessi qualunque tipo di intervento "esterno" (analisi, colloqui).
Anche perché si sentirebbe trattato come un uomo violento, cosa che vi garantisco non è.
Il suo rapporto con D. è ottimo. E' un padre che ha cambiato milioni di pannolini, preparato mille pappe, gioca con suo figlio, ci fa il bagno insieme, lo va a prendere a scuola, lo addormenta. D. lo adora. Non è legato a stereotipi di genere.
Lava i pavimenti, stira etc. Insomma, non esiste in lui, almeno su tutto il resto, un retaggio culturale di quel genere.

Ma su questo argomento non so come prenderlo. Reagisce male anche con me. E' chiaro che è un tasto delicatissimo.
Quando intervengo per gestire una crisi prima che la situazione degeneri, e lui rimane ad osservare il mio approccio e i risultati che (non sempre, ma sempre più spesso) ottengo, spesso mi dice "Brava, io non ci sarei mai riuscito".

Non so come aiutarci.
Chissà, magari avete qualche consiglio da darmi, per scardinare qualcosa che mi sembra stia diventando "normale" e non voglio lo sia.

Nota a margine: nemmeno io sono esente da errori. Ammetto che qualche volta, sopratutto quando rimango sola per molti giorni H24 con D. (il mio compagno fa un lavoro che lo porta ad essere all'estero ogni settimana per alcuni giorni, anche il week end a volte, ed io lavoro a tempo pieno, e non abbiamo nonni/zii)... insomma a volte anche io ho urlato, e qualche volta anche a me è scappata la mano. Una volta uno schiaffo sulla manina. Una volta o due forse una sberla sul pannolino. A volte sono arrivata a portarlo di peso in macchina quando dovevo portarlo a scuola ed ero in ritardo a lavoro, e non c'era proprio più spazio per il compromesso. Me ne sono sempre pentita ed ho sempre chiesto scusa a mio figlio.
Sono tutt'altro che perfetta. Ma quello che ora mi preoccupa è la "normalizzazione" di questi comportamenti, da parte del mio compagno.

Grazie per il tempo che avete perso a leggermi, un abbraccio a tutte voi.
Little Red
 
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Re: Lui, la voce, gli sculaccioni.

Messaggioda Emy » mercoledì 12 luglio 2017, 4:35

Intanto è importante che vi capite....
Sapete entrambi che avete una parte razionale e una parte emotiva.
La parte emotiva subentra quando la parte razionale fa corto circuito... Il che con un bimbo piccolo accade.
È importante perciò che potete non sentirvi interi e un tutt uno, non per giustificare ma per vedere la realtà delle cose: nessuno vi ha aiutato a far crescere la vostra parte emotiva al passo con quella razionale, perciò è normale che non siano concordi.
Perciò la parte emotiva può agire in disaccordo ai vostri principi e non è così strano.
Magari il tuo compagno cerca di dare giustificazioni educative ai suoi gesti perché non gli hanno insegnato che può non essere in grado di controllare se stesso in tutto... Proprio come se avesse un bimbo coi terrible two dentro non gli hanno insegnato che deve imparare a conoscerlo pur essendo dentro alla stessa persona.
L educazione un tempo aveva idee come " volere è potere", quando dici un ordine devi ottenerlo... Se non altro per il fatto che magari ai nostri genitori funzionava perché obbedivamo... Ma a che prezzo?
Perciò non abbiamo imparato tutta la parte che include l accettare che un bambino invece che A o B possa avere un comportamento C
L accettazione è qualcosa di debole e di passivo
Niente di più sbagliato...
Ma certo c'è accettazione e accettazione...
Ma sto facendo un discorso troppo lungo e mi sto perdendo.
Abbracciatevi e abbracciate quei bambini dentro di voi che non sono stati accettati nelle loro unicità e non sono stati guidati a vivere le loro emozioni in modo del tutto proficuo .
Non Sono stati aiutati ad accettare la propria unicità e a poter avere un argine per poter comprendere davvero se è quali parti di sè fossero utili da mantenere o meno nella convivenza con gli altri
E invece siamo stati sagomati con la motosega sono state le altre persone a decidere cosa andava tenuto e cosa no... Coi figli facciamo uguale, non possiamo tollerare il comportamento C perché non ci hanno insegnato come prenderlo, come mettere gli argini... Perché certamente di argini si ha bisogno
Emy
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Re: Lui, la voce, gli sculaccioni.

Messaggioda romipor » giovedì 13 luglio 2017, 19:25

Oltre a condividere quanto ha scritto Emy, mi viene di buttarti là una proposta... poi magari non fa al caso vostro non so.. e se provi a parlargli in un momento di calma (magari dedicato in via esclusiva a voi ) a richiamare quelle che erano le vostre intenZioni quanto a metodi educativi e a dire qualcosa del tipo "sai delle volte mi capita di pensare che sto perdendo il controllo etc" mi piacerebbe che trovassimo un modo per comunicare in quei momenti...per ricordarci cosa ci eravamo proposti... " così che non suoni un'accusa nei suoi confronti. Potresti forse così evitare che si metta sulla difensiva e tiri fuori "giustificazioni"..
in bocca al lupo
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Re: Lui, la voce, gli sculaccioni.

Messaggioda smilla » martedì 25 luglio 2017, 10:46

Ciao, ben arrivata.
Volevo raccontarti la mia esperienza perchè mi riconosco molto in quello che dici.
Qualche anno fa feci un corso Genitori Efficaci che mi "fece vedere" che effettivamente esisteva un modo diverso di crescere mio figlio rispetto a quello usato dai miei genitori; non è stato automatico per me riuscire a rapportarmi a mio figlio in maniera empatica perchè non avevo mai ricevuto quell'empatia da nessuno ma mi sforzavo di fare al meglio; la cosa che mi faceva più soffrire era però non riuscire a trasmettere questa cosa a mio marito e dopo molti tentativi ho capito che l'unica cosa che poteva "funzionare" era usare l'empatia prima di tutto con mio marito perchè ogni volta che reagiva con violenza sicuramente stava soffrendo ed aveva LUI bisogno di essere ascoltato e calmato; ho fatto moltissimi tentativi ma sicuramente fargli notare che sbagliava non è mai servito, mentre ascoltare il suo dolore ha aiutato moltissimo lui a modificare o almeno a tentare di modificare i suoi atteggiamenti.
smilla
 
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