il concetto del continuum

Scambi di idee sulle letture che ci fanno riflettere. Un'area di confronto in cui discutere degli articoli pubblicati sul sito e degli autori che, in bene o in male, hanno destato il nostro interesse.

il concetto del continuum

Messaggioda tiziana71 » mercoledì 12 settembre 2012, 14:14

Sto leggendo il libro della Liedloff e per ora sono un pò perplessa, ma sono solo all'inizio, quindi aspetto ad esprimermi. Sembra che ci siano anche dei gruppi in diverse città di persone che si frequentano, condividendo quelle che sono le idee ed i concetti espressi nel libro...Voi ne frequentate qualcuno nella vostra città? Siete a conoscenza di gruppi simili presenti a Roma? A volte vorrei tanto frequentare (e non solo sul web) persone che condividono il mio stesso approccio con i figli...I libri ed il web non sempre bastano, non trovate?
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Re: il concetto del continuum

Messaggioda Fagiolina » giovedì 13 settembre 2012, 9:27

Anche io condivido quello che dici, e sono tra l'altro anche io di Roma: a volte mi sento un po' "sola" nel mio modo di vivere e pensare e mi piacerebbe frequentare persone con cui trovarmi a mio agio. Non so se esistono gruppi qui, magari mi informo
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Re: il concetto del continuum

Messaggioda tiziana71 » giovedì 13 settembre 2012, 10:07

ma che bello, non sapevo fossi anche tu di Roma! chissà...magari potremmo incontrarci....ho visto che in passato l'avete fatto!
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Re: il concetto del continuum

Messaggioda danipa75 » sabato 15 settembre 2012, 14:08

il libro, e la relativa pratica, sono utile-per me almeno-se presi nell'eccezione della grande differenza di luogo:
noi non siamo in una foresta amazonica, ma in campagna/città/paesotto ecc...
io ho seguito "aggiustando" sulle mie sensazioni la filosofia del libro e mi sono trovata bene.
in particolare non ho messo ostacoli all'esplorazione casalinga e del mio giardino a tutti i bimbi, con risultati sorprendenti.
però di gruppi reali non ne conosco, solo la lista yahoo...e non sono di Roma :friends:
"Ma era quello il tempo migliore della mia vita, e solo adesso che mi è sfuggito per sempre, solo adesso, lo so".
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Re: il concetto del continuum

Messaggioda Emy » domenica 16 settembre 2012, 2:50

Ho trovato molto bello il libro, perchè in un certo senso ti da la possibilità di riappropriarti di un sentire antico che magari potevi aer epolto dentro.
Richiama fuori certi atteggiamenti verso la vita a cui magari potevi non aver dato sufficiente importanza.

Ti ricollega con un modo più rilassato di essere mamma o adulto.

Come dice Danipa, poi il difficile sta nel trasferire queste sensazioni all'atto pratico, nella modernità in cui noi viviamo.
Ci sono dei pericoli che il nostro istinto non ha mai conosciuto.

Per altre cose, nel libro, ho letto la Liedoff un po' grossolana , da prendere un po' con le pinze insomma.
Altri gruppi a parte quello sulla lista del Continuum non ne conosco.
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Re: il concetto del continuum

Messaggioda tiziana71 » lunedì 17 settembre 2012, 14:29

Mi fanno un gran piacere le vostre risposte... mentre altri libri che ho letto, "E se poi prende il vizio", "Libertà e amore", "Amarli senza se e senza ma", (solo per citarne alcuni), mi hanno regalato tante emozioni e mi sono entrati nel cuore, non sono riuscita ad appassionarmi a questo libro della Liedoff, che ha un pò deluso le mie aspettative. Non sono digiuna dei concetti antropologici e quindi posso vedere delle verità in quello che lei scrive, ma certo applicarle nel mio quotidiano è tutta un'altra cosa....E come dice Emy, ci sono dei pericoli, delle situazioni che il nostro atavico istinto non ha mai conosciuto....
il mio desiderio di condivisione nasceva anche dal bisogno immenso di trovare sostegno, in questo cammino, soprattutto in alcuni periodi, quando ogni cosa sembra inutile e faticosa....Ma passerà...si attraversano tante fasi con i nostri bimbi, no?
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Re: il concetto del continuum

Messaggioda Silvia D. » martedì 18 settembre 2012, 23:28

Premetto che l'ho letto 4 anni fa, ma mi era piaciuto molto, in particolare:
- il fatto di riscoprire i propri istinti anzichè sottostare ai consigli degli "esperti" di turno
- cosleeping/portare/allattamento
- non separazione del neonato dalla mamma
- non lasciar piangere il bambino

C'è da dire, comunque, che è radicale e rivoluzionario. Non sono mai riuscita a vincere il mio personale limite nel timore di lasciargli maneggiare oggetti pericolosi e non so se definirmi o meno "child centered", non più di quanto sia "me centered" o "husband centered", ovvero: le persone che amo, le metto al centro dei miei pensieri e mi regolo per quanto possibile di conseguenza.

Per la morte della Liedloff avevamo fatto questo approfondimento http://www.nontogliermiilsorriso.org/fo ... =15&t=2184
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Re: il concetto del continuum

Messaggioda Luthien » sabato 15 aprile 2017, 22:01

Ecco qui, riapro questo vecchio topic perché ho appena finito di leggere "il concetto del continuum" e mi piacerebbe discuterne un po' con voi.

Allora, incomincio dicendo che leggendo i primi capitoli, quelli in cui parla della fase "in braccio" sono rimasta quasi folgorata, ho capito finalmente perché era giusto quello che mi diceva il mio istinto nei primi mesi di vita di mia figlia... e mi è anche venuta un po' di tristezza...perché non avevo letto prima quel libro? O perché tutti gli altri libri che avevo letto, e che sostanzialmente dicevano la stessa cosa, non erano bastati ad impedirmi di provare, inutilmente, per un mese, a far dormire "giù " la mia bimba? E cavolo, se avessi letto prima che potevo muovermi e fare le faccende di casa tranquillamente con lei in fascia... mi sentivo una madre snaturata perché un paio di volte ho passato il mocio con lei addosso che dormiva... o perché per svuotare la lavatrice mi chinavo con lei in fascia...
Ecco, lei avrebbe vissuto benissimo addosso per sei mesi...ma da subito, dall'ospedale ancora... e infatti poi siamo state cuore a cuore per molto tempo, ma avevo sempre timore di stare sbagliando. Ecco, la lettura dei primi capitoli mi ha spalancato gli occhi...

...ma... c'è un ma... e qui arriviamo a ciò che mi ha lasciata perplessa di questo libro.
Il bambino delle tribù venezuelane non piange mai, non fa i capricci, non è mai "disperato". Così come, secondo leboyer, il bambino che nasce con un parto rispettato nasce tranquillo, senza piangere, e si attacca subito al seno...
Ecco, il mio parto, ormai è passato quasi un anno, è stato stupendo... lo ricordo ancora con tanta emozione... super rispettato, secondo i nostri tempi (28 ore dall'inizio del travaglio ), travaglio in acqua, niente farmaci, qualche difficoltà in fase espulsiva perché le contrazioni erano deboli e la bimba aveva il battito un attimino rallentato, ma niente di che, niente interventi esterni, luci soffuse, musica, taglio del cordone ritardato, immediato contatto pelle a pelle. Eppure la mia bimba è nata urlando come una pazza, ha fatto la cacca sulla mia pancia e ha pianto per le due ore successive, non riusciva ad attaccarsi al seno, un vero disastro.
E la sua indole di esprimere forte le emozioni l'ha mantenuta. Era sempre quella che piangeva più forte in un gruppo di bambini, il primo mese stavo impazzendo... poi con la scoperta della fascia è andato tutto molto meglio, ma quindi io mi sarei aspettata, con tutto il contatto che abbiamo poi avuto (cosleeping o era quasi sempre addosso a me, o al papà ) che poi fosse un po come i bambini di queste tribù. No. Lei protesta, si fa sentire, ride tanto ma piange molto forte. Altri bambini che conosco cresciuti assolutamente sempre giù, sdraietta box o altro, sono i bambini più tranquilli del mondo.
Quindi mi chiedo... sarà vero o forse magari c'è una base genetica, o comunque alla fine dipende dal carattere del bambino?

Altro punto. Lasciar liberi i bambini di esplorare, da quando iniziano a gattonare. Bello, in teoria condivido in pieno, infatti non ho comprato box, ho fatto un lettino montessoriano... tappeti dappertutto e via. Ma V. ha iniziato a strisciare a sei mesi, e a 7 e mezzo già gattonava velocissima e si alzava in piedi! Dopo un paio di cadute il mio istinto è stato quello (forse sbagliato) di starle appiccicata nelle sue esplorazioni. Lei infatti non si reggeva ancora bene in piedi ma voleva arrampicarsi dappertutto, anche sulle cose poco stabili! Ecco, diciamo che gli ultimi sei mesi sono stata molto bambinocentrica, e ho capito che ho sbagliato...
Però però... davvero è possibile lasciarli così liberi vicino ai pericoli? Ad esempio, la storia del pozzo con i neonati che giocavano vicino senza caderci dentro... noi una volta siamo finiti al pronto soccorso perché V. è caduta dal lettone... -.- poi è sempre piena di lividi, appena mi distraggo un attimo si fa male... :o.O: magari questo metodo non è applicabile al mondo di oggi? Mi interessa davvero capire perché vorrei iniziare ad essere meno bambinocentrica, anche se forse ho fatto già "danni" nei mesi scorsi... ora ha 11 mesi e inizia a camminare... è molto molto difficile stare tranquilli!

Ecco, ho cercato di buttare giù un po' di pensieri e impressioni... ho scritto un po' in fretta (il tempo è sempre poco!) ma spero che si capisca!
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Re: il concetto del continuum

Messaggioda Emy » martedì 18 aprile 2017, 10:16

Il parto ha una sua valenza, ma anche l indole fa la sua bella parte, e magari anche come tu hai vissuto la gravidanza, e l ambiente che respirate ogni giorno( non siamo in una foresta amazzonica no?)
Rumori, spostamenti, incontri che ad un bimbo passerebbero ininfluenti, magari per la tua bimba creano tensione.
Fai quello che riesci, ma parti da quello che hai e che senti adeguato per voi.
Esistono bambini più sensibili, a cui non sfuggono i piccoli particolari, i tanti suoni etc...
È faticoso per loro essere immersi in così tante distrazioni e potrebbero saturare la loro capacità di attenzione e aver bisogno di uno sfogo più spesso.
È facile che possano scaricare la tensione ad ogni piccola occasione, con pianti che sono magari smisurati di fronte alla situazione, pianti emotivi, di pancia, di scarico.
Non è una tensione data da qualcosa in particolare che si fa ma da una fatica di stare al mondo già di per se.
Per l ambiente in cui siamo, per come viviamo.
Bisogna trovare strategie per aiutarla a esprimere, ad ascoltarsi, aspettando che il suo sistema nervoso maturi un pochino di più .
Il massaggio infantile aiuta e si offre anche come valvola di sfogo facendo venire a galla tensioni.
È faticoso per un genitore, implica riuscire a vedere e comprendere davvero il bimbo che abbiamo di fronte, cercando di tenersi lontano da schemi culturali che vedono inconsciamente un bimbo debole, piagnone, incapace.
Penso non sia il tuo caso...

Per quanto riguarda l esplorazione...
Il costrutto base è che siamo di fronte ad un bisogno del bimbo di interagire con l ambiente, imparare, fare esperienze, è qualcosa come un fuoco, una volta messi gli occhi sopra una curiosità non c'è parola, spiegazione, allontanamento che tengano.
Dall altra parte c'è un bisogno di sicurezza nostro, una responsabilità che abbiamo verso di noi, e verso quel bimbo che sara grande un giorno.
Bisogna trovare il modo di avere un equilibrio tra le due cose.
È la cosa va oltre le esigenze culturali...
Un bimbo può sporcarsi nella misura in cui noi siamo disposti a vederlo sporco... Se è prima di un matrimonio magari lo tengo lontano dalle tentazioni, se è verso fine giornata posso anche sguinzagliarlo ;),
Se porto un cambio e sono disposta a cambiarlo si può fare anche prima...
Se non mi interessa lascio subito le redini...
Ma la responsabilità è mia, non posso dirgli " guarda un po sei tutto sporco"!
Diciamo, la responsabilità della sicurezza è sempre del genitore, poi esiste il " succede" perché per quanto possiamo prevedere il futuro non abbiamo la sfera magica.
Però ci sono degli accorgimenti:
Il prima possibile nei suoi spostamenti il bimbo deve sperimentare il senso del vuoto e del limite fisico.
Al massimo si sta vicino, si pinza la maglietta in modo lasco seguendo i movimenti e eventualmente si dirige la caduta evitando spigoli o craniate su cervelletti, il resto delle cadute devono essere invece il più possibile realistiche, al massimo un po rallentate per far comprendere meglio al cervello la dinamica e registrare ciò che si è sbagliato.
Se il cervello non registra un minimo di botta, si sente in un ambiente di gomma in cui ci si può buttare, e la stessa cosa accade se si è sempre trattenuti, si sviluppa la paura di non poter fare l esperienza e quindi si cerca di buttarsi e fare in fretta per non essere bloccati. Certo l indole c'entra molto, perciò si deve fare ancora più attenzione conoscendo il bimbo
In ogni momento comunque è possibile aiutare nostro figlio a porre l attenzione giùsta, che non vuol dire " stai attento che ti fai male" che non serve ad una cippa, ma aiutarlo ad osservare insieme il percorso... Qui può essere scivoloso, qui bisogna tenere strette le mani, qui ci si puo sbilanciare... Ma parlare solo se serve davvero.
I bambini attorno al pozzo hanno vissuto il pozzo prima strisciando, facendo i conti con il senso del vuoto e sanno che è una situazione pericolosa perché è possibile che si siano fatti anche male cadendo o sbilanciandosi.
Il cervello deve registrare l esperienza...
I miei figli li mettevo a guardare fuori dalla finestra, tenevo pinzata la loro maglietta, loro si sporgevano un po con la testa, ma poi sentivano la sensazione del vuoto e tornavano indietro.
Fai conto di essere un personal trainer.
non aver paura del male che si fanno oggi ma abbi più paura del male che si faranno domani se non sono consci dei loro spostamenti nello spazio e dei limiti fisici quando le loro cadute non saranno più da meno di un metro o i loro spostamenti saranno molto più veloci.
Il tuo bisogno di sicurezza lo puoi applicare mettendo in sicurezza l ambiente, tenendo pinzata ( e non trattenuta) la maglietta e soprattutto una volta che loro hanno messo gli occhi su qualcosa, se è possibile, se è il momento, se c'è disponibilita , mostrare il prima possibile, come si usa, come si usa in sicurezza, quali sono i pericoli del suo uso, ed eventualmente poi usarla sempre assieme o far sparire dalla vista.
Perché se neghiamo è facile che ci ritornino da soli, appena giriamo lo sguardo, in fretta per non farsi scoprire e in modo di solito molto maldestro finendo davvero per fArsi male.
Far sviluppare in loro la fiducia di poter chiedere a qualcuno " come si usa?" Invece di provare da soli in modo maldestro e provando da soli.
Lo faranno più avanti quando avranno affinato una tecnica di osservazione di manipolazione che consentirà loro di provare senza distruggere o senza sprecare l esperienza in modo non costruttivo.
Beh ci sta che possano anche distruggere, tutto dipende dal quanto ci teniamo noi.
Spesso amano distruggere e smontare per vedere come è fatto, anche quello è un passaggio importante se vogliono farlo.
Ho scritto un po perché avevo bisogno di mettere giù bene per i scritto tutti i pensieri a riguardo
Non mi riferisco più alla tua situazione, ma ad un atteggiamento generico, perciò non sto giudicando te, di cui non conosco bene la situazione e non mi permetto di dare dei giudizi
Tutto comunque è recuperabile e i bimbi maturano col tempo.
Emy
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Re: il concetto del continuum

Messaggioda Luthien » sabato 29 aprile 2017, 15:15

Grazie Emy, grazie davvero! :) hai scritto un messaggio di una tale profondità e delicatezza, e mi hai fatto comprendere molto meglio quel libro!
Avevo scritto un bel messaggio lungo, ma non mi si è salvata la bozza quindi ora riassujmo un po'...

Ecco, è come hai scritto tu, fin da subito la mia bimba ha dimostrato di voler stare ancora nella pancia (me l'ha detto anche l'insegnante di massaggi, figurati che neanche riuscivo a farle il massaggio da sdraiata, dovevo tenerla in braccio!), una fatica per il semplice stare al mondo. Poi pian piano si è abituata eh, ma sempre esprime molto forte sia la sua gioia che le sue frustrazioni.
Del parto mi piacerebbe parlare ma forse non è il post per farlo...è stato un parto bellissimo, rispettato, non traumatico, ma c'è stato qualcosa nella fase finale che non mi convince a ripensarci, e soprattutto nel post parto, volevo fuggire dall'ospedale insomma... LA gravidanza era andata bene ma se ci penso devo dire che all'inizio l'ho vissuta in modo molto ansioso...poi ho corretto il tiro (come ho fatto dopo anche con l'alto contatto ecc) ma all'inizio no.
D'altra parte una mia amica super ansiosa, gravidanza super medicalizzata, era al pronto soccorso una volta al mese e faceva ecografie inutili ogni due settimane in cui le infondevano ansia sulle misure della bimba, cesareo d'urgenza per posizione podalica... e ha la bimba più serena e pacioccosa del mondo! quindi chissà...

Grazie dei consigli sulla fase esplorativa...sto pian piano provando a lasciar andare un po', non tenerla e starle sempre appresso, semmai coinvolgerla in quello che faccio io. Lascio che cada e si inciampi! ;-) Da qualche giorno ha iniziato a camminare, cerco di tenerla il meno possibile anche se è lei che cerca la mia mano (ho l'impressione che più che altro voglia "portarmi in giro", farmi vedere questo o quello). Insomma, non le sto attaccata ma lei ha ancora bisogno che io stia a massimo un metro di distanza. ecco, probabilmente quello che non ci torna del libro è che le attività che dovevano fare le donne delle tribù potevano essere fatte a un metro dai bimbi... da noi no, anche solo cucinare, io sto in alto sul bancone e lei per terra e non vede... ecco, non lo accetta! XD mi sa che comprerò una learning tower!
Comunque devo dire che sto applicando quello che hai scrito sul non trattenere, lasciar "registrare" le esperienze, ecc, e ne ho trovato giovamento! :-) Pian piano cercherò anche di spiegare come usare gli oggetti pericolosi.
Grazie di aver scritto i tuoi pensieri!
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Re: il concetto del continuum

Messaggioda Effi B. » giovedì 4 maggio 2017, 17:21

Che bello quest'ultimo scambio! Grazie!!!

Il capitolo del pozzo è stato il mio preferito, quello che più mi ha insegnato di questo libro. Mi ha dato la certezza che i bambini non vogliono farsi male e sanno imparare a starci attenti. Quindi prendersi cura di loro è, come scrive Emy, una faccenda di apprendimento. E noi siamo chiamati ad accompagnarlo. Per me ha significato stare anche più attenta: questo mondo è tutt'altro che naturale, non coincide con lo stato di natura, le sue variabili sono numerosissime e in genere non sono pensate per i bambini. E' un mondo pericoloso e pieno di attrattive complesse che per un bambino sono davvero complicate da decifrare e gestire. Quindi, per non essere sempre lì a tenere a freno o a vietare occorreva tante volte che io mi concentrassi tantissimo. Sentivo di dovermi prendere io la responsabilità dell'incolumità dei miei bambini e non l'avrei fatto con delle frasi. "Guarda che cadi" invece di proteggere distrae, il bambino perde concentrazione, magari cade e poi gli si dice che gliel'avevamo detto. I bimbi sono piccoli e non sono in grado, ma tante volte potrebbero risponderci: "perché non badi tu che io non cada?". E questo non lo si fa tenendoli fermi, ma esplorando il mondo insieme, mostrando come ci muoviamo noi, richiamando la loro attenzione, come ha enumerato Emy, sulle caratteristiche dell'ambiente che sperimentano. Certo al parco non si sta sedute in panchina ;) Forse potremmo pensare di essere non bambinocentrici, ma partecipi, coinvolti nel loro scoprire il mondo. Un po' li coinvolgiamo di più in quello che facciamo noi (certo cucinare sul bancone è un ostacolo a farli partecipare e ci dovremmo inventare qualcosa che non sarà certo una soluzione Yequana), un po' viviamo più intensamente ciò che fanno loro. Per noi io credo sia anche un'occasione di piacere. E' anche tanto bello vivere le esperienze infantili dei nostri cuccioli, quanto spesso la vita ce ne distrae? Io non credo che, se facciamo le cose con loro con entusiasmo questo sia metterli impropriamente al centro: al centro avremo messo il nostro stare insieme, la nostra relazione. E mica lo si deve fare tutto il tempo, ma è importante goderci i momenti in cui ne abbiamo la possibilità.

Io ricordo ancora con gratitudine il consiglio che mi diede la nostra Mel per insegnare al mio piccolo a scendere da letti e divani. Lui aveva 6 mesi e si buttava di testa. Lei mi disse di giocare a farlo scendere di piedi facendolo scivolare sulla pancia. Ci si è divertito un sacco e in un attimo ha imparato che era il sistema migliore, non aveva più dubbi. Allo stesso modo per tante piccole e grandi difficoltà della nostra quotidianità possiamo cercare soluzioni utili. Se sentiranno il nostro essere presenti con loro, in collaborazione e anche, perché no, nel divertimento di fare insieme, in genere piacerà loro molto assecondarci e sperimentare le nostre proposte.

Per certi bimbi ci vuole proprio il toccare con mano, il vedere con gli occhi. Pietro a un certo punto pensava che, se cadeva dal terrazzo, io tanto lo riparavo (ah, il pensiero magico che ci fa onnipotenti!). Abbiamo buttato un uovo e siamo andati a vedere come si era ridotto. Ha capito. Poi lui resta uno che azzarda e si fa anche male, ma lo regge e quindi si prende i suoi piccoli rischi. Il fratello maggiore evita, non è nelle sue corde. Il temperamento conta e noi abbiamo in sorte di affiancarli e accettarli per quello che sono.

La tua piccola energica esploratrice ha aspettato 28 ore per vedere la luce e alla fine qualcosa che può non esserle piaciuto troppo forse è successo. Ha protestato come è nel suo modo di essere: con energia e determinazione. La tua veemente V. : WohoW : Certo non deve essere stato facile accoglierla e a leggerti mi immagino la fatica che certe giornate portano con sé, ma credo anche delle soddisfazioni che allargano il cuore : Love :

Per finire ti scrivo una cosa che mi fa sempre riflettere e che non so bene come accogliere io stessa. C'è chi sostiene che i nove mesi di endogestazione corrispondano in qualche modo a quelli precedenti in utero, con dei rapporti anche abbastanza precisi con le fasi della gravidanza nel post partum. Primi mesi ansiosi in pancia, primi mesi di pianti? Per i miei due figli la cosa sembra corrispondere. Non so se è vero, ma alla fine è andata bene così, anche se posso dirti che il mio primo bimbo ha pianto tanto. Ora mi stanno correndo intorno come due piccoli selvaggi (il grande fa il cavallo e una coperta sono le sue redini, il piccolo lo lancia al galoppo). Confido che non si faranno (troppo) male :P
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