Ciao Bobulina,
ho letto con grande attenzione il tuo argomento e le risposte e con ancora più attenzione i tuoi dubbi che sono stati i miei dubbi con Cico e ogni tanto mi ritornano alla mente. Mio figlio ha l'età del tuo.
Punterei l'attenzione su due cose:
- la possibilità per te di cambiare pediatra e/o psicologo e/o omeopata.
Le cose che ti hanno detto sono della scuola non-empatica e credo che, ormai, siano in netta contraddizione con il tuo modo di pensare, da quello che si legge.
Ci sono passata anch'io, ma cambiare pediatra del bambino è stato per noi un grande passo avanti, cioè quello di non essere più in conflitto con il "parere medico".
- il messaggio molto bello di katerpillar dove dice
katerpillar ha scritto:La maggior parte degli 'esperti' di infanzia e di salute faticano molto a vedere un bimbo di neanche tre anni come un bimbo piccolo.
Tuo figlio è ancora un bambino piccolo!
Certamente ha l'intelligenza, l'emotività, le capacità, le competenze di un bambino sensibile ed evoluto, ma ha un bisogno enorme di protezione, di tenerezza, di aiuto e di mamma.
Di conseguenza, ma per l'amor del cielo prendi tutto con le pinze

,
ti giro quanto mi ha suggerito il medico omeopata di Cico rispetto al leggere, allo scrivere, al contare (cosa che anche lui faceva esattamente come il tuo bambino):
mi ha suggerito di evitare il più possibile che il bambino diventi focalizzato solo su un aspetto della realtà (nel mio e nel tuo caso l'aspetto intellettuale), pur permettendogli la libera scelta dei suoi interessi.
Nella pratica io ho fatto così:
- i libri non li "leggiamo" più (cioè sfogliare le pagine, indicare le figure eccetera), ma li recito io a lui a memoria, dando maggiore intonazione alla voce. Lui magari il libro lo tiene in mano o lo apre, ma vedo che è più sereno e gli piace molto il racconto orale.
- la tv la guardiamo ma sempre insieme (non lo lascio più lì sul divano da solo, lo so che costa uno sforzo quando ne potresti approfittare per lavarti i capelli

, ma lo lascio da solo in altre occasioni) e magari io faccio qualche mini-commento ogni tanto. In questo modo, sembra magico, ma funziona, è moooolto meno attirato dai cartoni.
- quando faccio passare gli oggetti, invece di contarli come facevo prima, li chiamo in modi buffi o li agito un po' con la mano.
- infine ho lasciato perdere completamente il disegno: cioè sul tavolino ci sono sempre a disposizione fogli e colori, ma non prendo più io l'iniziativa di fare un disegno, se vuole scarabocchiare inizia lui.
So che sembra un atteggiamento un po' "steineriano" (passatemi il termine) ma credo che Cico ne avesse bisogno, anche se, come tuo figlio, non è mai stato forzato sul piano intellettuale. Mi sono resa conto che, in una casa dove ci sono più libri che vestiti come la nostra, era di fatto fin troppo stimolato. E' il principio "montessoriano" (ri-passatemi il termine) ma era troppo presto per un bambino che non aveva ancora ben acquisito le abilità fisiche e motorie pienamente.
Questo influisce molto sulle crisi di cui parli. Naturalmente credo che guardare a sè e alla propria storia sia il primo passo, ma su questo sei ottimamente sostenuta dagli altri!
Un enorme
