da Effi B. » martedì 3 maggio 2016, 9:40
Quando rifletto su questi argomenti o ascolto la testimonianza di qualcuno che mi racconta della sua infanzia, io non cerco colpe, ma responsabilità. Non voglio dare condanne, ma cercare di ristabilire un senso di giustizia attraverso l'osservazione dei fatti, l'analisi e il rispetto dei sentimenti, il riconoscimento dei bisogni. Per questo per me l'etichetta con cui scegliamo di definire chi ha abusato dell'innocenza e della vulnerabilità di un bambino non è così importante. Ha sempre valore però perché mi dice qualcosa semmai di ciò che prova chi la sceglie.
Quando Patrizio scrive "cattivi" io sento in lui un grande dolore, un senso di abbandono e solitudine, mi immagino il suo bisogno di amore e rispetto, di sicurezza, di presenza e attenzione. Tutte cose a cui un bambino ha diritto e ne ha diritto innanzitutto da parte di chi l'ha chiamato alla vita e con ciò stesso avrebbe dovuto sentirsene responsabile. Come posso non capire la sua rabbia e il suo sdegno pensando alla sua storia atroce, costellata di ferite profonde alla sua integrità personale, circondata dal vuoto di uno sguardo amorevole o anche solo comprensivo che non c'è? E non riesco a non guardare a lui innanzitutto, trascurando anche quali possano essere state le ragioni che hanno ridotto la sua mamma, il suo papà, gli adulti violenti che ha incontrato a essere "cattivi".
Poi, se mi fermo a pensarci, lo so che con quel "cattivi" io non posso che intendere non "malvagi", ma "prigionieri". Lo so che devo immaginarmi persone fissate dalla loro intima disperazione all'incapacità di riconoscere un altro essere umano con i suoi sentimenti e i suoi bisogni, persone che i propri sentimenti più autentici li avevano molto probabilmente repressi e abbandonati ben prima che Patrizio fosse con loro. E certo che mi viene da provare pena per quelle povere vite piene di rabbia e di impulsi violenti, prive del bene di potersi riconoscere nello sguardo di un altro, di sentire il cuore che palpita per l'amore verso un altro.
Ecco, se posso dirvi di me e di come sento, la mia empatia, la mia simpatia si esprimono d'istinto per chi è con me, per coloro in cui mi accade di immedesimarmi. Quindi non voglio trascurare quanto ci ha chiesto di tenere a mente echidna, anzi ritengo sia doveroso soprattutto in una prospettiva di comprensione di ciò che è accaduto e accade e di prevenzione per quanto può accadere, ma per prima cosa mi siedo accanto a Patrizio e a Smilla e a chi ci chiede di offrire il nostro sguardo anche verso ciò che altri si sono rifiutati di vedere. E mi piace pensare che questo posto esiste proprio per questo: per metterci accanto, gli uni gli altri, e guardarci a vicenda, riconoscerci, legittimarci in ciò che abbiamo provato e proviamo.
Ecco che forse possiamo allora tenere distinti i due piani: quello della prevenzione e anche della gestione della giustizia, nel quale è doveroso sì riflettere sui motivi che hanno portato un essere umano a farsi abusante; e quello della comprensione e dell'accoglienza alle vittime e pure a chi a pensare a quelle piccole vittime sente consuonare il suo dolore di un tempo.
Un abbraccio a tutti