Post partum e TSO, un articolo di Tiziana Valpiana

Episodi di cronaca che coinvolgono bambini e adolescenti da prendere a spunto per ragionare insieme sulla condizione dell'infanzia e dei giovani nella nostra società.

Post partum e TSO, un articolo di Tiziana Valpiana

Messaggioda vitorunner » venerdì 11 giugno 2010, 12:20

Vi segnalo questo articolo di Tiziana Valpiana presente sul portare di Liberazione, ecco il link http://liberazione.it/news-file/TSO-per ... ONE-IT.htm ed è una risposta alla proposta di TSO per le donne a rischio depressione post partum, argomento che abbiamo già trattato in coda al post Infanticidi: attualità e il caso Jessica di Alice Miller viewtopic.php?f=8&t=935.
Invito chi ne sentisse il bisogno a discutere della questione aggiungendo soltanto che, alla bellissima analisi fatta dalla S.ra Valpiana, aggiungerei anche la prevenzione del fenomeno intervenendo direttamente sui meccanismi che possono esserne diretta causa. Non ho titoli per parlare, ma scambiando opinioni con alcune ostetriche ho potuto avere conferma di quanto le pratiche attualmente diffusissime di medicalizzazione eccessiva, e spesso ingiustificata del parto, non rimane sempre senza conseguenze. Questo senza nulla togliere alla precisa analisi che vi riporto e alla saggezza di alcune proposte. Da sottolineare in particolare la proposta, soltanto all'apparenza spiritosa, di mettere una colf di sostegno tenendo presente che tale pratica è in uso di sicuro in Francia e non so dove ancora.
Buona lettura a tutt*.
Vito


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Mercoledì 9 Gi

SOCIETÀ

TSO per le donne dopo il parto? Il problema è sociale, non psichiatrico

La proposta del TSO per le donne che, nel dopo parto, potrebbero divenire potenzialmente pericolose per l’incolumità del nuovo nato non poteva che nascere da (contorte) menti ‘maschili’. Ogni donna, ogni mamma, sa che dopo la nascita il suo, nella stragrande maggioranza dei casi, non è un problema psicologico o psichiatrico, ma sociale. Sente la difficoltà di conciliare il nuovo ruolo con tutti gli altri che le si lasciano appiccicati addosso e che aumentano stress, ansie, sentimenti depressivi, fatica fisica ed emotiva.
Ma questa proposta sciagurata non è nuova: ricordo ancora lo sbigottimento dell’allora Ministro della Sanità Sirchia quando in Parlamento alla sua idea di introdurre lo ‘psichiatra di prossimità’ per prevenire le ‘madri assassine’, avevo ribattuto con una battuta che, con tutta probabilità, sarebbe stata molto più efficace (e molto meno costosa) l’introduzione di una ‘colf di prossimità’. Ai nostri politici, ai nostri tecnici sfugge quello che era evidente a tutte le generazioni precedenti e alla saggezza popolare riassunta in un’efficacissima frase di Gandhi “Per allevare un bambino ci vuole un villaggio”.
Nella nostra società è ‘sparito’ quel villaggio di relazioni che può consentire a una donna di divenire madre, mancano le rete familiari e parentali, le relazioni di vicinato e di amicizia, mancano i luoghi di trasmissione delle competenze, di incontro per la relazione tra donne e con i nuovi nati.
Dopo lo ‘stato interessante’ , per familiari, amici, partner, ginecologo, ostetrica, colleghi, arriva il momento dell’abbandono. Madre e neonato spesso passano tutta la giornata da soli, in appartamenti sempre più piccoli, lasciati al mattino e riabitati solo alla sera da chi rientra troppo stanco per poter fare qualunque cosa, anche solo comprendere ritmi e spossatezza di un impegno che richiede 24 ore di piena attenzione al giorno per 7 giorni la settimana, senza alcun supporto. Che in questa situazione si verifichino crisi di adattamento, più o meno serie, non può certo meravigliare. Quello che meraviglia è che poco o nulla si faccia per prevenire e curare una situazione che può rovinare i primi mesi di vita con un bambino, che rende infelici e che certo ha ripercussioni anche pesanti sulle relazioni e sulle vite future della donna, del bambino, della coppia, della società.
Oggi in Italia non esiste alcun riconoscimento del periodo ‘straordinario’ che la donna vive nel dopo parto, anzi è continuamente misconosciuta la necessità di vivere un periodo ‘straordinario’ . Si presume che la vita riprenda come se nulla fosse accaduto dopo un evento così denso dal punto di vista fisico, psichico, emozionale, spirituale e sociale e che la donna si senta immediatamente all’altezza dei nuovi compiti (madre, nutrice) continuando senza problemi tutti i precedenti (moglie, madre, casalinga, amante, cuoca, lavandaia e, a detta della ministra Gelmini, lavoratrice per non essere una ‘privilegiata’ ).
Al di fuori dell’occidente, dove il post-partum è ancora celebrato dalla comunità, i riti incanalano la paura e rinsaldano la donna nel nuovo ruolo, mentre noi abbiamo abbandonato quelle tradizioni e quei riti che erano indirizzati a coltivare la vita, non solo quella dello spirito ma anche la vita materiale (alcune ‘proibizioni’, come, per esempio, il non tenere le mani in acqua, sicuramente rispondevano anche a bisogni di tutela della salute ma significavano anche la vicinanza della comunità, visto che sicuramente qualcun’altra al suo posto si occupava del bucato, così come altre preparavano il brodo...).
Oggi, sole, davanti a un piccolo essere totalmente dipendente che richiede cure continue e davanti a un cambiamento per cui non sono attrezzate, molte donne divengono fragili.
La nuova madre ha necessità di essere curata per poter curare, accudita per poter accudire, rassicurata per poter dare un’amorevole attenzione al bambino: le donne (con gruppi auto-gestititi, richieste di incontri nel post-parto, gruppi di discussione virtuali, community) chiedono di colmare questo vuoto, a volte lo ‘gridano’ con comportamenti drammatici, ma le istituzioni latitano.
In Italia esistono solo esperienze sporadiche, il più delle volte promosse o gestite da associazioni di donne. Il Melograno, centri informazione maternità e nascita, presente in varie città in Italia, così come altre associazioni, hanno sperimentato concretamente come la più efficace forma di prevenzione della depressione post-partum stia nel costituire gruppi di appoggio e di auto e mutuo aiuto con altre madri e servizi di supporto nel dopo parto (incontri, reperibilità telefonica, spazi di aggregazione, spazi per il lavoro corporeo, servizi di supporto all’allattamento –c’è una sicura relazione in tutto il mondo tra declino dell’allattamento e aumento della frequenza di depressione, anche se non è provato il contrario). E, soprattutto, visite domiciliari, per poter contare non sullo sporadico e non garantito aiuto dei familiari, ma sulla sicurezza di un supporto professionale disponibile e anche per rilevare precocemente eventuali disfunzioni nell’ambiente di vita. In altri Paesi occidentali è il servizio sanitario pubblico ad assicurare un’“assistente professionale di maternità” a domicilio: un angelo che gestisce le visite, fa i test, risponde alle domande, supporta l’allattamento, ma anche (e solo chi ha partorito sa quanto questo sia prezioso nei primi giorni) si prende cura della biancheria, della cucina, della spesa, dei bambini più grandi, consente un sonno ristoratore…

Il Melograno di Roma, grazie alla legge n. 285 del 1997, ha gestito dal 1999 un progetto di sostegno domiciliare nel Comune (ora purtroppo interrotto dalla nuova giunta) con le mamme in situazioni a rischio (grave situazione socio-economica, immigrazione, madri sole, patologia psicologica o psichiatrica, tossicodipendenza, minore età, prematurità) finalizzato alla prevenzione del disagio, comprese le situazioni di abuso e maltrattamento. Attraverso incontri settimanale nel primo anno di vita di 2 ore con un’operatrice, l’assistenza domiciliare ha stimolato risorse, facilitato la relazione con il bambino, sostenendo la neomadre senza mai sostituirsi nell’affrontare le sue ansie e le sue difficoltà. Questo intervento, ponendo le basi per un attaccamento sicuro, accrescendo la fiducia in se stesse, permettendo di non “perdersi” di fronte alle tante difficoltà e soprattutto di riuscire a osservare e capire meglio il proprio bambino e a sentirsi più competenti, ha portato molti benefici, soprattutto per le poche donne depresse e ha prevenuto tanti potenziali problemi.

Tiziana Valpiana (Già parlamentare PRC

Presidente onoraria Associazione Nazionale IL Melograno)

in data:07/06/2010
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Re: Post partum e TSO, un articolo di Tiziana Valpiana

Messaggioda francesca78 » venerdì 11 giugno 2010, 15:04

Condivido l'articolo dalla prima all'ultima riga. In Olanda viene promosso il parto in casa (credo sia il 30% delle donne lo fanno contro il 2% europeo, non so la media italiana, dati che avevo letto nel 2006 ma non mi ricordo la fonte, scusate). Dopo il parto, anche se fatto in ospedale se va tutto bene mamma e bimbo ritornano a casa dopo 2 ore, vengono delle persone, non so qualificarle come figura, non sono ostetriche, ne' infermiere, visitano la mamma e il bimbo e insegnano la mamma a come fare con il bimbo. Non si occupano della casa, almeno non in pratica, formalmente dovrebbero occuparsi dei pasti e di lavare i vestiti di mamma e bimbo, non si occupano degli altri bimbi. Devo essere sincera che questa figura non l'ho trovata molto "utile". Nel secondo parto risultavo troppo "preparata" sapevo come fare bagnetto, allattare, come cambiare mio figlio e come occuparmi di lui, chiedevo che mi aiutasse con la casa ma non era possibile secondo il regolamento (ma non sono sicura che il regolamento fosse cosi'). Vado si sono svegliati
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Re: Post partum e TSO, un articolo di Tiziana Valpiana

Messaggioda francesca78 » venerdì 11 giugno 2010, 15:42

rieccomi. Mi avevano detto che la presenza di queste persone era obbligatoria per un minimo di 4 ore giornaliere, poi ho capito che non era vero. Comunque a parte la mia esperienza, che pero' e' condivisa anche da donne olandesi, ho l'impressione che questa figura sarebbe molto utile pero' forse bisognerebbe meglio definire chiaramente le priorita' del loro ruolo. dimenticavo, vengono ad aiutare per 6/8 giorni dopo il parto.
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Re: Post partum e TSO, un articolo di Tiziana Valpiana

Messaggioda Silvia D. » martedì 22 giugno 2010, 23:18

Pare riallacciarsi al tema questo articolo http://www.genitorichannel.it/le-nostre ... e-vergogno . Ho detto la mia, ve lo segnalo se volete fare lo stesso.

'notte a tutti :)
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Re: Post partum e TSO, un articolo di Tiziana Valpiana

Messaggioda foglievive » mercoledì 23 giugno 2010, 11:23

mi è piaciuto molto quello che avete scritto -
il tuo, chiara, richiamarsi alla nostalgia era davvero interessante (meriterebbe un articolo a sua volta :-)
ma nella pagina non lo ritrovo adesso... come mai?
http://www.genitorichannel.it/le-nostre ... e-vergogno
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Re: Post partum e TSO, un articolo di Tiziana Valpiana

Messaggioda Fagiolina » mercoledì 23 giugno 2010, 13:10

Scusate... ma che vuol dire TSO?
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Re: Post partum e TSO, un articolo di Tiziana Valpiana

Messaggioda Fagiolina » mercoledì 23 giugno 2010, 15:53

Ah... ne ho sentito parlare tante volte ma non avevo fatto caso alla sigla.
Grazie Chiara!
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