E visto che sono quasi 5 anni che lo elaboro
, mi sembra l’ora di condividerlo! Lo devo a Xenina, la mia “cavia” su cui ho commesso molti errori spero rimediabili, e non mi felicitero’ mai abbastanza del suo reclamare a gran voce cio’ che vorrebbe e opporsi a cio’ che non vuole, anche se quello che vuole spesso non e’ attuabile e quel che non vuole e’ necessario. L’aver ‘vita dura’ e’ spesso una benedizione.
Ho iniziato a nascere come mamma ben prima di aver Xeni in pancia, e per fortuna, perche’ pur essendomi cosi’ “presa per tempo” ancora mi mancano molti pezzi.
Uno dei primi input e’ stata mia cugina, ripresa dal compagno perche’ aveva tirato su dal seggiolone il figlio che si lamentava. “E che devo fare? E’ piccolo, potrebbe essere scomodo, o qualsiasi altra cosa, se tu sei scomodo ti sistemi il cuscino, ti alzi un attimo, lui chiama me...” Ovvio, no? Ma che rivelazione per me!
E un altro mattoncino l’ha messo un’amica che mi ha parlato della consulente Leche League che l’ha affiancata in ospedale nei primi giorni di allattamento. Mi ero messa in mente che fosse un servizio ospitato da tutti i reparti maternita’
. Mi ha sorpreso scoprirmi cosi’ resistente sul punto.Quale oceano di cose su cui riflettere, quante cose irrisolte che dovrebbero venire a galla prima ancora di pensare ad avere un figlio!
Felice del pancione crescente, credevo di essere sulla buona strada per avere tutte le informazioni del caso. Pensavo di avere tutto sotto controllo, pianificando attentamente ogni dettaglio del parto, la gravidanza mi rendeva forte e attiva, in forma, andavo a piedi al lavoro attraversando un bosco e a volte prima del lavoro andavo in piscina con la mia amica finlandese, a pausa pranzo corsi di francese o danza contemporanea, alla sera danza del ventre o cinema d’essai, e alternavo Sheila Kitzinger a Stephen King nelle letture serali.
Dividevo l’ufficio con una stagista greca di nome Xeni, ora mia cara amica, e mio marito diceva: “Sarebbe un bel nome per la nostra bambina, se bambina sara’!” e io – che comunque non sapevo se il mio piccolo alieno era maschio o femmina: “Bello ma troppo audace, difficile da portare per un’italiana...”.
A fine gravidanza purtroppo ho cambiato lavoro, per scelta, e’ arrivato cosi’ all’improvviso il lavoro dei sogni per una graduatoria finalmente sbloccata ma quando e’ arrivato mi ha spiazzato, non ero entusiasta di trasferirmi a Roma dove alle passeggiate nei boschi si sarebbero sostituiti autobus affollati
Non mi sarei mai aspettata che Xeni avrebbe voluto nascere 10 giorni prima della data presunta, che oscillava tra il 27 aprile e il 4 maggio. Pianificavo di trasferirmi a Gavardo una settimana prima della data presunta piu’ vicina e, intanto, lavorando a un articolo di giornale, sistemavo la casa e abbozzavo, solo abbozzavo, la borsa dell’ospedale. Nascita in casa? Ma vorrei il parto in acqua... (lungi da me immaginare che basta una piscina gonfiabile). Mio marito lavorava a Venezia e come mi aspettavo, non ho riconosciuto le contrazioni
) con un mal di pancia che passava dopo qualche minuto e si ripresentava tipo dopo mezz’ora. In bagno mi sono accorta che avevo perso il tappo mucoso, nel panico
sono andata a consultare “la bibbia” di Sheila Kitzinger e ho letto che il tappo mucoso si poteva perdere anche 15 giorni prima. Tempismo perfetto quindi, perche’ quello era proprio piu’ o meno il tempo che mancava alla nascita!Allora sono partita per le mie commissioni: computer ad aggiustare, spesa, piscina termale – che benessere l’acqua calduccia, quel mal di pancia che ritornava ogni mezz’ora era decisamente attenuato! Purtroppo ho lasciato la piscina presto perche’ i miei volevano venirmi a trovare, mia madre immaginava che sarebbe stata da me ogni giorno al mio rientro da Roma per aiutarmi, ma non l’ho mai invitata, non potevo pero’ tenerli ancora alla larga cosi’ ho approfittato per andare con loro a comprare i pannolini lavabili e altre due o tre cose per la gravidanza (mai usate). All’Emporio Ecologico di Padova ormai non ce la facevo piu’, quando avevo questo mal di pancia mi appoggiavo perche’ non riuscivo piu’ a ignorarlo ed era sempre piu’ frequente. Volevo solo andare a casa e stare tranquilla. I miei se ne sono andati verso le 20 da casa mia per mia insistenza, ho messo sul fuoco una pentola di qualcosa tipo i fagiolini su richiesta di mio marito e me ne sono andata a letto. Mi ha sorpreso e inquietato che la situazione peggiorasse stesa a letto. “E adesso che faccio?”
Parcheggio, prendo le due borse (avendo infilato le cose a mucchi una borsa non mi era bastata, e comunque era solo per precauzione, non avevo ancora capito...) e via all’accettazione. Alla visita, 3 cm di dilatazione. Finalmente ho capito
Mi assegnano una stanza, mi metto una camicia da notte ereditata da mia nonna (con i bottoni davanti per l’allattamento) e arriva mia cognata. Riesco a malapena a compilare carte varie per quanto sono ravvicinate le contrazioni. Voglio andare in acqua, ma 3 cm e’ troppo poco. La posizione preferita per attenuare il dolore e’ seduta inclinata in avanti. La giovane ostetrica, formata sotto gli auspici di favorire il parto naturale in teoria ma con poca esperienza per sapere come attuare questi auspici, mi incoraggia a tenere questa posizione se ci sto bene. La chiamo perche’ non sopporto piu’ le contrazioni. Sorpresa! 8 cm! Ormai e’ troppo tardi per andare in acqua.
Ho sciorinato mentalmente una serie di parolacce in lingua a me sconosciuta. Quando hai visualizzato un sogno per molto tempo e ti attacchi a quello, non sei veramente pronta a un piano B...Mentre sto seduta sullo sgabello appesa alla liana, soffrendo il freddo (e mia cognata, quando ho lasciato la stanza dicendo: “Ah, mi devo mettere i calzini...”, “Ma che ti importa dei calzini! Figurati se fara’ differenza se averli o no, stai andando a partorire!”), non so bene cosa aspettarmi dopo e quindi mi spaventa un po’ l’aumentare dell’intensita’ delle contrazioni. In qualche momento arriva mio marito e mia cognata esce, lui non sa come essermi di supporto e mi massaggia un po’ la schiena, l’ostetrica guarda compiaciuta questa coppietta da manuale – sgabello e liana, donna che “gestisce bene” contrazioni forti, marito che fa il massaggio per alleviare in modo naturale il dolore.
La mia posizione inclinata impedisce il monitoraggio, mi si chiede continuamente se sento il bisogno di spingere “come per fare la cacca” –no, per niente, e comunque e’ ora di altra ispezione e quindi mi devo reclinare all’indietro – ma se ero gia’ a 8 cm, che ti serve ispezionare? Ahhh, se penso che nella seconda gravidanza + parto nessuno ha ispezionato niente mai... L’ispezione e’ moooolto fastidiosa e invasiva
, oltre il fatto che la posizione mi fa aumentare il dolore. Per coincidenza, si rompono le acque in un guizzo e vomito. Panico: non si sente piu’ il battito (se il feto scende di colpo e’ ben possibile, credo), quindi l’ostetrica chiama impaurita il ginecologo, devo mettermi sul lettino perche’ non si sente il battito, “e poi ha vomitato”, marito buttato fuori, via con l’ossitocina (dico che non voglio ossitocina ma non e’ possibile evitare), sento che arrivano le spinte ma non riesco a seguire il mio corpo, ad assecondarlo, la posizione sul lettino e’ veramente una sciagura, accompagno le spinte con urla fortissime, vedo un bisturi e dico con decisione che non voglio l’episiotomia ma il medico dice che e’ necessario, taglia e guizza fuori la piccola. Il trambusto nel mio corpo cessa e io mi sento molto arrabbiata perche’ nonostante la concitazione non mi sembrava di essere stata in situazione di emergenza ma sono stati lo stesso fatti interventi che non volevo assolutamente.
La bimba e’ stata ossigenata con la mascherina (visto che e’ stata portata dall’altro lato della stanza suppongo che il cordone sia stato tagliato appena l’esserino e’ stato fuori), primo apgar 7, secondo e terzo 9 o 10, non ricordo. Intanto mio marito ha potuto rientrare, ci e’ stato detto che era una femminuccia, avvolta in un asciugamano mi e’ stata messa sul petto e sono stata invitata a darle un bacino – mi viene da piangere a pensare a come sono stata invitata a un gesto d’affetto quando avrei dovuto tenerla sulla mia pelle per quanto volevo e dare tutti i baci e carezze che volevo, o anche solo guardarla. La amavo tantissimo. Abbiamo deciso su due piedi il nome, Xeni Sofia
, perche’ tra le varie combinazioni in lizza di Sofia, Artemisia, Artemide, Xeni, Diana, ecc. non eravamo ancora completamente decisi. E poi ovviamente mi e’ stata portata via. Non ho nemmeno chiesto che mi venisse lasciata, in quel baratro di non-autonomia non avrei nemmeno saputo cosa fare con lei. Per fortuna il papa’ l’ha potuta seguire e fare in prima persona le indispensabili cose da fare subito tipo il bagnetto e vestirla.La placenta mi e’ stata estratta manualmente –neanche a provare di vedere se nasceva spontaneamente, l’importanza di questi passi della natura e’ completamente azzerata, sono solo procedure nella lista da sbrigare- e sono stata ricucita dal ginecologo cafonissimo
che mi invitava stizzito a stare ferma, nonostante l’anestesia locale i punti sono stati il dolore piu’ grande di tutta l’esperienza, le contrazioni erano proprio un’altra cosa. Il dottore che imprecava non risparmiando volgarita’ era proprio una bella cornice, desideravo praticare la stessa cucitura sui suoi testicoli.E’ passata un’eternita’ quando finalmente ho potuto rientrare in camera e mi e’ stata riportata la piccola, credo fossero le 3 di notte e lei era nata all’1.20. Mio marito e’ andato a casa a dormire, mentre la piccina iniziava a poppare, sua grande passione da quei momenti fino a poco tempo fa. Non si poteva tassativamente tenere i bambini nel letto per paura che cadessero – e fare letti adeguati nei reparti maternita’ no? - mentre io mi appisolavo spessissimo con lei in braccio che poppava, non faceva un’ora di sonno filata e quasi mi preoccupavo che poppasse cosi’ spesso e a lungo. I bimbi poppano ogni 2-3 ore, no?
Del post-parto in ospedale col rooming-in, comunque, ho un bel ricordo, ero rilassata, era meraviglioso conoscere la mia bimba e devo dire che a quel punto non avevo nessuna fretta di tornare a casa.
Che emozione ripercorrere i ricordi della mia prima gravidanza e del parto, non credevo di ribollire ancora ricordando alcuni momenti, che pero’ ora rivivo con piu’ pacatezza e lucidita’, mi ci sento piu’ positiva al riguardo, e senz’altro non e’ piu’ il caso di parlare di rabbia. Rimpianti, si’,
E voi direte: e la pentola dei fagiolini (o quel che era) sul fuoco? Tutto sotto controllo, lucidissima tra le contrazioni ho detto a mio marito di passare per casa, che non e’ andata a fuoco!
