"I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Scambi di idee sulle letture che ci fanno riflettere. Un'area di confronto in cui discutere degli articoli pubblicati sul sito e degli autori che, in bene o in male, hanno destato il nostro interesse.

"I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda Silvia D. » lunedì 14 giugno 2010, 16:13

Abbiamo parlato in varie parti del forum di questo libro che ci è piaciuto moltissimo. Così, abbiamo deciso di aggiungerlo alla nostra Libreria http://nontogliermiilsorriso.org/drupal ... ia-di-ntis, tra i nostri must, e ci è venuta la voglia di trascriverne degli stralci e metterli a disposizione. A breve appariranno anche tra le nostre pillole (le frasi in home page, che vengono mostrate random a ogni visualizzazione e che trovate qua riassunte http://nontogliermiilsorriso.org/drupal/pillole .

A chi ha già letto il libro vorrei chiedere cosa è piaciuto di più e perchè; altrimenti, se queste frasi vi suscitano qualche riflessione, saremmo felicissimi di discuterne con tutti voi : WohoW :

Dall'Introduzione per le edizioni europee:
L'unico meccanismo di base per trasmettere i propri valori e la propria cultura è il desiderio ardente del bambino di restare accanto ai genitori e somigliare loro.

Dalla Nota al lettore:
Gordon e io abbiamo scritto “I vostri figli hanno bisogno di voi” con l’intenzione radicale di risvegliare i naturali istinti di cura e accudimento dei genitori; se il nostro libro riuscirà nell’intento, molto di ciò che oggi viene percepito e considerato come saggio buon senso in merito alla crescita e all’educazione dei figli, sarà completamente capovolto.

Dal cap. 1 "I genitori contano più che mai":
• Esiste un tipo indispensabile di relazione, molto speciale, senza la quale non si possono fondare solide basi per la cura e l’accudimento dei figli. Gli esperti dell’età evolutiva la chiamano relazione di attaccamento. Affinché un bambino sia ricettivo verso le cure prodigate da un genitore o un adulto, deve avere sviluppato un vivo attaccamento nei confronti di quest’ultimo, desiderandone il contatto e la vicinanza. All’inizio della vita, questa ricerca di contatto e di intimità è soprattutto fisica – il bambino si aggrappa letteralmente al genitore e ha bisogno di essere tenuto fisicamente. Se tutto si svolge come previsto, l’attaccamento evolverà in una vicinanza emotiva e, infine, in un senso di intimità psichica.
• Il segreto dell’essere genitori non risiede tanto in ciò che un genitore fa, quanto in ciò che un genitore è per il proprio figlio.
• La relazione di attaccamento verso il genitore deve durare almeno per tutto il tempo che serve al bambino per crescere, ciò che è sempre più difficile nel mondo di oggi.
• Anche una relazione all’inizio forte e piena può essere minacciata quando i nostri figli entrano in contatto con un mondo che non è più in grado di apprezzare e rinforzare tale legame
• Come un magnete si rivolge automaticamente verso il Nord, così i bambini hanno un bisogno innato di trovare l’orientamento volgendosi verso una fonte di autorevolezza, contatto e calore; non sopportano l’assenza nella loro vita di una tale figura di riferimento: quello che chiamo vuoto di orientamento è per loro insostenibile.
• Ciò che è innaturale non è il contatto con i coetanei, bensì il fatto che questi siano dovuti diventare coloro che esercitano l’ascendente dominante sulla crescita e lo sviluppo dei bambini stessi.
• Se interrogati sulla definizione di sé stessi, molti bambini oggi non fanno alcun riferimento ai genitori, quanto piuttosto a categorie e aspettative proprie di altri bambini e del gruppo di coetanei cui appartengono. Il mutamento avvenuto p estremamente cruciale: per troppi bambini, oggi, i coetanei hanno sostituito i genitori nella formazione del nucleo della personalità.
• Nelle relazioni tra coetanei è del tutto assente l’amore incondizionato e l’accettazione, il desiderio di prendersi cura dell’altro, la capacità d superare sé stessi per il bene altrui, il desiderio di sacrificarsi per lo sviluppo e la crescita dell’altro.
• “Ma non dovremmo lasciarli andare?”, chiedono molti genitori, “i figli non dovrebbero essere autonomi e indipendenti?”. Certamente! Ma solo dopo aver portato a termine il nostro lavoro di genitori e solo affinchè possano essere realmente sé stessi!
• Per avere cura dei nostri figli, dobbiamo reclamarli a noi e assumerci il compito di provvedere ai loro bisogni di attaccamento.
• La buona notizia è che la natura è dalla nostra parte. I nostri figli desiderano appartenerci, anche se non lo sanno o non lo percepiscono, e persino se le loro parole o azioni sembrano indicare l’opposto. Possiamo reclamare il ruolo che ci è proprio di custodi e mèntori.


Dal cap. 2, "Attaccamento sviato e sovvertimento degli istinti"
• Il bambino piccolo cerca ardentemente di essere benvoluto e di suscitare approvazione, ed è sensibilissimo agli sguardi di biasimo e di disapprovazione: vive per l’espressione sorridente nel volto di coloro a cui è legato. I bambini orientati ai coetanei fanno la stessa cosa, ma il volto che vogliono illuminare è quello dei loro coetanei.
• Data l’importanza centrale dell’attaccamento nella psiche del bambino, chiunque stabilisca con lui l’attaccamento maggiore, avrà anche l’influenza maggiore sulla sua vita.
• Nulla è neutrale nell’attaccamento, e fintantoché il bambino è governato dall’attaccamento, sulle relazioni ricadrà la responsabilità maggiore. L’attaccamento divide il mondo del bambino fra coloro che ama e coloro verso i quali è indifferente, quelli da cui è attratto e quelli che lo ripugnano, coloro cui avvicinarsi e quelli da evitare.


Dal cap. 3, "Perchè si è spezzato il legame"
• Nella nostra società l’ordine naturale delle cose è stato completamente sconvolto: sin dalla più tenera età, esponiamo fiduciosi i nostri figli a molte situazioni e interazioni che incoraggiano l’orientamento ai coetanei. Promuoviamo inconsapevolmente proprio quel fenomeno che, a lungo andare, eroderà le uniche solide fondamenta su cui poggiare un sano sviluppo infantile, ossia l’attaccamento dei bambini agli adulti che ne sono responsabili.
• Per quanto possa sembrare sorprendente, gli educatori della prima infanzia, gli insegnanti e gli psicologi – per non parlare dei medici e degli psichiatri – molto di rado sono stati istruiti sull’attaccamento.
• Se dobbiamo condividere con altri il compito di crescere i nostri figli, abbiamo bisogno di costruire il contesto giusto affinchè si possa realizzare, creando ciò che chiamo un villaggio di attaccamento, ossia diverse relazioni con adulti in grado di prendersi cura dei nostri figli per rimpiazzare ciò che è andato perduto.
• L’incessante sradicamento ci ha resi anonimi, creando esattamente l’antitesi del villaggio di attaccamento; i nostri figli non possono essere accuditi da persone di cui a stento conosciamo il nome.
• A causa dei conflitti coniugali che precedono il divorzio, i vuoti di attaccamento possono prendere forma molto prima del divorzio stesso. Quando i genitori perdono il sostegno emotivo reciproco o sono preoccupati per la loro relazione, diventano meno disponibili per i bambini che, privati del contatto emotivo con gli adulti, si rivolgono ai coetanei. Inoltre, in condizioni di stress, è una tentazione per gli stessi adulti cercare sollievo alle responsabilità dell’accudimento, e uno dei modi più semplici per farlo è incoraggiare l’interazione con i coetanei. Quando i bambini sono in compagnia gli uni degli altri sono molto meno esigenti con i genitori.
• Anche i giochi sono diventati elettronici; sono sempre stati uno strumento culturale per collegare le persone tra di loro, soprattutto i bambini agli adulti. Ora invece sono attività solitarie, guarati in parallelo con le telecronache sportive o fatti in solitudine al computer.
• Questa nuova meravigliosa tecnologia sarebbe uno strumento positivo molto potente per facilitare il contatto tra adulti e ragazzi – come ad esempio nel caso in cui facilita la comunicazione con i genitori degli studenti che vivono lontano da casa – ma, lasciata senza controllo, promuove l’orientamento ai coetanei .

Dal cap. 4, "La perdita di potere dei genitori"
• Nella discussione che stiamo affrontando sulla genitorialità e l’attaccamento, il potere è inteso nel senso della spontanea autorevolezza che serve per fare i genitori. Quella spontanea forma di autorevolezza che non nasce dalla coercizione o dall’uso della forza, bensì da una relazione appropriata e in sintonia con il bambino.
• Il potere dei genitori non risiede nelle tecniche, per quanto bene intenzionate, bensì nella relazione di attaccamento.
• Fare i genitori dovrebbe essere qualcosa di naturale e intuitivo, ma ciò può realizzarsi solo se il bambino è strettamente attaccato a noi. Per riconquistarsi il potere di fare i genitori dobbiamo far sì che i nostri figli tornino a dipendere completamente da noi, non solo una dipendenza fisica, ma anche psicologica ed emotiva, così come è sempre stato previsto dalla natura.


Dal cap. 5, "Da aiuto a ostacolo: quando l'attaccamento lavora contro di noi"
• Il disastro maggiore prodotto dall’orientamento ai coetanei è l’appiattimento della naturale gerarchia genitore-figlio: i genitori perdono l’autorità e il rispetto che, nell’ordine naturale delle cose, sono legittimamente propri del loro ruolo dominante.
• L’attenzione segue l’attaccamento: più forte è l’attenzione, e più è facile assicurarsi l’attenzione del bambino.
• La nostra società è talmente sottosopra che potremmo davvero arrivare ad apprezzare il desiderio di separazione del bambino più del suo istinto a restarci accanto.
• Il bambino accetta come suo modello solo coloro a cui è fortemente attaccato. E’ l’attaccamento che rende il bambino desideroso di somigliare a un’altra persona, di assumerne le caratteristiche.
• Se un bambino fa il “cattivo”, è la relazione che dobbiamo correggere e non il bambino.
• I bambini non interiorizzano i valori, cioè non li fanno propri, fino all’adolescenza. Perciò la variazione del comportamento non significa mutamento dei valori, ma solo che la direzione degli istinti di attaccamento ha mutato corso.


Dal cap. 6 "Controvolontà: perchè i bambini diventano disubbidienti"
• La controvolontà è una resistenza automatica e istintiva in risposta alla sensazione di essere stati in qualche modo forzati. Scatta ogni volta che una persona si sente controllata o pressata, costretta a eseguire gli ordini di qualcun altro. Fa la sua apparizione più drammatica nel secondo anno di vita, i cosiddetti terribili due anni (se i bambini di due anni potessero inventare etichette del genere, probabilmente descriverebbero i loro genitori come coloro che stanno attraversando i “terribili trenta”).
• Per la maggior parte dei bambini con un buon attaccamento, la controvolontà resta un’esperienza ripetuta ma passeggera, circoscritta a quelle situazioni in cui la forza che l’adulto esercita nel tenere il bambino entro un certo limite è maggiore del potere conferitogli dall’attaccamento in quella determinata circostanza.


Dal Cap. 7, "L'encefalogramma piatto della cultura"
• La cultura generata dall’orientamento ai coetanei è priva di saggezza, non protegge i suoi membri da sé stessi, crea solo mode passeggere, e adora idoli vuoti di valore e significato. Simbolizza solo l’ego non sviluppato di giovani immaturi e distrugge gli attaccamenti fra genitori e figli.

Dal cap. 8 "La pericolosa fuga dai sentimenti"
• Lo scherno e il rifiuto dei coetanei bruciano, ma non dovrebbero ferire tanto a fondo, né essere così devastanti. Il profondo abbattimento di un bambino escluso rivela un problema di attaccamento molto più serio che un problema di rifiuto da parte dei coetanei.
• L’amore, l’attenzione e la sicurezza che solo gli adulti possono offrire liberano i bambini dal bisogno di rendersi invulnerabili e ripristinano in loro quella capacità di vivere intensamente e avventurosamente che non potrà mai scaturire da attività rischiose, sport o droghe.


Dal cap. 9, "Prigionieri nell'immaturità"
• Per promuovere l’indipendenza, dobbiamo prima invitare alla dipendenza; per favorire l’individuazione è necessario fornire un senso di appartenenza e di unità; per aiutare il bambino a separarsi, dobbiamo prenderci la responsabilità di tenerlo stretto a noi. Lo aiutiamo a staccarsi se gli offriamo più legame e contatto di quanto lui stesso non chieda.
• Quando l’attaccamento ai coetanei diviene la prima preoccupazione., l’individualità deve essere sacrificata. Al bambino immaturo un tale sacrificio non può che apparire giusto. Modificare la propria personalità, svilire l’espressione di sé, sopprimere tutte le opinioni o i valori contrastanti sembra il modo naturale di procedere.


Molte altre parti sarebbero state meritevoli.. diciamo che mi sono "limitata" :hahaha:
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda mamazaba » lunedì 14 giugno 2010, 18:54

grazie Silvia! lo sto leggendo, combattuta tra il desiderio di divorarlo e quello di assaporarlo ... e mi chiedevo come fare perchè vorrei darlo a TUTTI i genitori che conosco, questo tuo post è la risposta! hai fatto un lavoro fantastico, si può stampare e divulgare?
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda Silvia D. » lunedì 14 giugno 2010, 21:46

Credo di sì, ma.. aspetterei un altro paio di ok, giusto x essere più tranquille :lol:
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda Luciana » martedì 15 giugno 2010, 8:22

Ciao! grazie per aver citato questo meraviglioso libro. Io l'ho iniziato in inglese credo un anno e mezzo fa (forse due) ma mi richiedeva troppo tempo e fatica capire tutti i delicati passaggi e qualcosa andava inevitabilmente perso. Quando è uscito in italiano, mi sono fiondata e devo dire che mi ci è voluto tempo per arrivare in fondo, mi succede quando un libro dice per me delle cose nuove ed impegnative e me lo devo centellinare. Mi è piaciuto moltissimo, anche se devo dire che la lunga introduzione teorica, per me che sono una "da manuale", ad un certo punto mi ha resa un po' impaziente, e per un po' di giorni mi sono fermata. L'ho trovato molto utile per darmi una chiave di lettura: io insegno da pochi anni in una scuola sec di primo grado e ho ritrovato esattamente le situazioni che descrive Neufeld. Dove non c'è attaccamento, c'è lo sbando delle emozioni, la repressione dei sentimenti, l'incapacità di prendersi le responsabilità, tanta immaturità. Certo, l'attaccamento può mancare in molti modi, dall'abbandono vero e proprio (i genitori non si confrontano con i loro limiti e lasciano i figli alla loro vita "tanto sono grandi ormai ...!!) oppure i genitori aumentano esponenzialmente la separazione, con punizioni, punizioni e ancora punizioni, non compensate da un tentativo di riavvicinamento, di ricostruire la relazione.
Mi è capitato giusto sabato sera di trovarmi in una discussione tra giovani genitori e non, che sostenevano che droga e alcool tra i figli adolescenti è "questione di fortuna", "tu dai loro i valori e poi incroci le dita", ecc. e quando mi sono azzardata a dire che lo sforzo è quello di tenerli attaccati a noi (mia figlia di 5 anni non è mai andata alla materna, e non ho trovato molta comprensione ...), mi guardano come avessi due teste... :|
Volevo aggiungere che, nella mia misera analisi, ho tentato di applicare i passaggi che suggerisce Neufeld nella classe ... ed è davvero un'impresa ciclopica : Hurted :
grazie ancora dell'input
un abbraccio
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda zumurruddu » martedì 15 giugno 2010, 8:23

grazie mille Silvia, credo proprio che leggerò il libro perché quello che hai riportato lo trovo molto bello e condivisibile :)
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda Roberta » martedì 15 giugno 2010, 15:03

io ora ho messo un po' da parte la lettura extra, ma se hai tempo/voglia mi spiegheresti meglio questo passaggio:

Il disastro maggiore prodotto dall’orientamento ai coetanei è l’appiattimento della naturale gerarchia genitore-figlio: i genitori perdono l’autorità e il rispetto che, nell’ordine naturale delle cose, sono legittimamente propri del loro ruolo dominante.
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda Silvia D. » martedì 15 giugno 2010, 16:35

Certo, Roby : Love : In effetti, senza un chiarimento questa frase potrebbe prestarsi a dei brutti fraintendimenti..!

Gli autori spiegano che quando gli esseri umani stabiliscono una relazione, il cervello preposto all'attaccamento ordina in modo automatico coloro che ne sono partecipi secondo posizioni archetipiche, innate e profondamente radicate nel nostro apparato cerebrale congenito, che si dividono a grandi linee tra dipendente e dominante, tra chi accudisce e chi viene accudito, chi riceve e chi provvede. Questo è vero anche nell'attaccamento tra adulti, ad es. nel matrimonio, sebbene le relazioni sane, dove c'è reciprocità, siano caratterizzate da una serie di spostamenti tra le modalità di dare e ricevere. I bambini, invece, è previsto che siano nella modalità di chi riceve/dipende/è accudito e solo chi è in questa modalità è ricettivo e si fa accudire/guidare, quindi vogliono per istinto che ci si prenda cura di loro per ottenere risposte e guida. Questo è ciò che ci rende in grado di svolgere il nostro compito.
L'attaccamento tra coetanei genera una condizione morbosa di dominanza e sottomissione tra coetanei immaturi di prendersi la responsabilità dei compagni, ecc..

Messa così torna meglio, vero?

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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda Roberta » martedì 15 giugno 2010, 16:46

è bellissimo perchè coi figli, alla nascita, loro sono in posizione dipendente, poi con gli anni i ruoli si equilibrano, per diventare, da anziani, noi la parte dipendente, ribaltando i ruoli
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda nacquinellacqua » martedì 22 giugno 2010, 18:16

Leggo ora dal capitolo 16....
Essere genitori e' soprattutto una relazione
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda mamazaba » mercoledì 23 giugno 2010, 8:23

bene , ho finito il libro e posso dire finalmente cosa mi è piaciuto di più: tutto!
cioè il messaggio di fondo, per come l'ho inteso io: che a causa della mutata pressione sociale e economica, i genitori oggi devono diventare consapevoli di quel processo, che dovrebbe essere del tutto naturale e inconscio, definito come attaccamento. bisogna curarlo e coltivarlo in modi prima non necessari, perchè solo l'attaccamento ( reciproco) permette ai genitori di essere tali ( e superare fatiche che sono ancora più pesanti che in passato) e ai figli di continuare a sentire quel desiderio di emulazione e di vicinanza che li farà crescere in armonia e non in opposizione ai genitori. lui fa l'esempio della macchina con il servosterzo: essere genitori senza attaccamento rende difficile, faticoso e quasi impossibile un "lavoro" che dovrebbe essere semplice e fluente , come appunto guidare senza servosterzo un veicolo che era progettato per averlo. e allora si ricorre alle varie discipline, alle manipolazioni, alle "conseguenze" , o peggio, inutili strumenti che servono a FARE i genitori, perchè non sappiamo più ESSERLO.
in tutto il libro ho sentito espressa un'idea che sentivo già mia ma senza che mai fossi riuscita a vederla così lucidamente, ad avere un quadro generale così chiaro.
mi fermo qui perchè è evidente che ne sono entusiasta, anche se avrei tanto altro da dire, ci sono tante altre cose, come la questione dell'orientamento ai coetanei, che trovo illuminanti .
la cosa triste come ha detto Luciana, è che fuori di qua sembra che parli un'altra lingua, quando si affronta questo argomento ...
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda katerpillar » domenica 27 giugno 2010, 0:19

Reduce da incontro con la mia consulente LLL mercoledì me lo ha consigliato come lettura estiva... vi dirò! E se davvero c'è una parte teorica importante, ne sono ancora più curiosa!
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda foglievive » martedì 14 settembre 2010, 21:34

: Love :
Segnalo questi video -sottotitoli in italiano- in cui Gordon Neufeld parla della forza del legame di attaccamento.
La responsabilità della relazione
Preservare la forza dell'attaccamento




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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda anninamar » venerdì 17 giugno 2011, 7:06

Ora ricordo cosa mi era piaciuto e mi aveva stregato di questo forum, quando leggevo gli articoli prima di iscrivermi e poi buttarmi nel forum.
Avevo visto questi video ed avevo sentito una fortissima connessione con queste parole, così vere.
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda river » venerdì 17 giugno 2011, 16:09

anninamar ha scritto:Ora ricordo cosa mi era piaciuto e mi aveva stregato di questo forum, quando leggevo gli articoli prima di iscrivermi e poi buttarmi nel forum.
Avevo visto questi video ed avevo sentito una fortissima connessione con queste parole, così vere.



almeno qui riusciamo a 'parlare' :) e il tuo tuffo qui oggi all'origine del tuo arrivo, per me è un'ulteriore coincidenza... : Love : ho iniziato da poco a leggere questo libro ... sono appena al primo capitolo...per i video forse meglio aspetto di vederli da un altro pc...




questo link non funziona più forse perchè avete nel frattempo cambiato nome alla libreria, lo aggiorno intanto una volta in più:
http://nontogliermiilsorriso.org/drupal ... di-lettura

Silvia D. ha scritto:Dall'Introduzione per le edizioni europee:
L'unico meccanismo di base per trasmettere i propri valori e la propria cultura è il desiderio ardente del bambino di restare accanto ai genitori e somigliare loro.


Grazie Silvia del lavoro - è passato un anno quasi esatto!!! : Love :
da questa Intro vorrei riportare pure la definizione di quello che poi lui? ha coniato come espressione <orientamento ai coetanei>:

[... Uno sguardo attento alle esperienze del Nord America rivela che i bambini non ricevono da genitori, insegnanti o altri adulti responsabili le indicazioni necessarie su come essere, come apparire, quali valori abbracciare, a quale cultura appartenere, e quali codici comportamentali adottare; le ricevono, invece, dai loro stessi coetanei. Ho definito questo fenomeno come orientamento ai coetanei. ...]



e al capitolo 1 voglio aggiungere qui ciò che ho sottolineato cercando di imprimerlo in me insomma, e che viene subito dopo questo pezzo:

Silvia D. ha scritto: ...
• Il segreto dell’essere genitori non risiede tanto in ciò che un genitore fa, quanto in ciò che un genitore è per il proprio figlio.

:

[La ricerca di contatto e vicinanza da parte del bambino è proprio quella che ci consente di essere per lui una fonte di cure e conforto, di essere una guida e un esempio, un maestro o un allenatore. Se l'attaccamento è vivo, saremo per lui una solida base dalla quale avventurarsi verso il mondo esterno, il rifugio nel quale battere in ritirata, una primigenia fonte di ispirazione. Tutte le abilità genitoriali di questo mondo non potranno compensare la mancanza di una relazione di attaccamento. Tutto l'amore della terra non ce la farà senza il cordone ombelicale psichico creato dall'attaccamento del bambino...]
"Ma soprattutto non sappiamo ancora quale aspetto potrebbe assumere il mondo, se i bambini potessero crescere senza subire umiliazioni, se venissero rispettati come esseri umani e presi sul serio dai loro genitori." (A. Miller)
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda melidi7 » venerdì 17 giugno 2011, 18:53

questo libro per me quando l'ho letto era un momento di realizzazione:
tutti questi anni passati coi bimbi piccoli, a vederli crescere, a non capire *come mai* nonostante il parto naturale, il portare, l'allattare per anni i bambini crescessero specie dopo i 4 anni, ma anche dopo quando cominciano scuola (non mandavo al asilo) ma anche dopo quei pochi ma (per me allora) inevitabili sculacci...perche non c'era sempre quella connessione (che non riuscivo a metterlo in parole allora) e perche avolte tutto filava liscio e non capivo il perche...ma era tutto nel libro
uffa mio raff mi scoccia a morire--mi sta prendendo in giro e non scriverò più :o.O: :marameo:
(iconi sono per lui, lol)
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda anninamar » lunedì 20 giugno 2011, 20:53

Alabs cara,
Mia figlia è in una fase di amore per il telefono e adora essere lei a parlare, l'avevo capito no??? :hahaha:
ti penso e ti sento.
Io il libro non l'ho ancora letto ( ho intenzione di farlo, è il tempo che scarseggia) ma tutto quello che ho visto nel video e quello che Silvia aveva postato mi piace un sacco e lo ritrovo anche nel mio essere stata figlia orientata ai coetanei e senza attaccamento con i genitori ( insomma mi ritrovo nelle cose sul mancato attaccamento..proprio tutte).
:abbraccione
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda gemma72 » lunedì 25 luglio 2011, 20:23

l'ho ordinato sabato, ma lo spedivano oggi, entro 3 giorni dicono che arrivi. :abbraccione
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda Gwen » mercoledì 27 luglio 2011, 11:56

Ho letto tutto d'un fiato questo 3d.
Devo dire che condivido in pieno tutto, teoricamente parlando (e infatti comprerò questo libro che non conoscevo).
Quello che mi inquieta è la paura di non comportarmi come indica il libro.
Cioè io condivido ogni sillaba ma se poi nella pratica sbagliassi qualcosa?
Insomma, mi manca l'applicazione pratica come idea chiara in testa....
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda Silvia D. » mercoledì 27 luglio 2011, 12:14

Dell'orientamento agli adulti di riferimento anzichè veso i coetanei?
In quali frangenti dubiti che la "bussola di orientamento" sia rivolta verso voi grandi (papà, mamma, nonni, zii, insegnanti, ecc) piuttosto che verso i pari/amichetti, ecc?
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Re: "I vostri figli hanno bisogno di voi", Neufeld, Matè

Messaggioda Gwen » mercoledì 27 luglio 2011, 12:40

Silvia D. ha scritto:Dell'orientamento agli adulti di riferimento anzichè veso i coetanei?
In quali frangenti dubiti che la "bussola di orientamento" sia rivolta verso voi grandi (papà, mamma, nonni, zii, insegnanti, ecc) piuttosto che verso i pari/amichetti, ecc?

al momento nessuno....ho una bimba di tre anni.
Va al nido da quando aveva 17 mesi, per esigenze lavorative. Ero tanto titubante all'inizio ma poi mi sono rasserenata diventando una grande fan del nido anzi (molto a misura d'uomo, molta collaborazione, di tipo montessoriano) perchè la ho vista felice davvero per questa esperienza, aveva proprio VOGLIA di stare con i bimbi.
E ora ecco, mi sto facendo delle paranoie leggendo questo, ho forse sbagliato?
Era preferibile una baby sitter?
Per il resto lei è sempre con me e il papà non è delegata mai, anche i nonni come figure non ci sostituiscono mai nè si occupano di lei se non in occasioni sporadiche.
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