conseguenze

Come affrontiamo tutti i giorni l'impegno di essere dei genitori consapevoli e onesti? Discutiamo delle nostre difficoltà, riflettiamo sui nostri piccoli e grandi dubbi quotidiani, cerchiamo insieme in che modo possiamo trasformare i problemi che incontriamo in un'occasione per diventare persone più coerenti ai valori che hanno a cuore.

Re: conseguenze

Messaggioda francesca78 » venerdì 16 ottobre 2009, 20:55

Riguardo alle conseguenze, è vero che i bimbi imparano da soli, ma quando si parla ad esempio di prevenire le situazioni, può secondo me essere utile intervenire. Ad esempio un bimbo ha il pomeriggio storto e non vuole prestare nessuno dei suoi giochi (capita), una cosa che gli si può dire è "se tu presti la macchinina a tizio e tizio ti presta la bambola avete più giochi insieme per giocare". Adesso non riesco a dire le parole giuste (messa così è proprio moralistica, infatti il problema è comunicare il concetto senza questo moralismo secondo me), ma l'idea è la canzone di zucca pelata di gianni rodari. E' un esempio per dire che secondo me può servire fare vedere diversi aspetti di una certa situazione, e sono sicura che il bimbo non capirà grazie a questo la "convenienza" del condividere i giochi, ma un po' potrà forse aiutare in quel momento. Infatti secondo me il parlare di questo aspetto è una delle possibili contrattazioni, nel senso che non si può sempre distrarre, ma si deve trovare anche altre soluzioni, secondo me quando sono più piccoli noi offriamo una serie di possibili soluzioni e loro scelgono, e mano a mano loro trovano altre soluzioni. QUesto nel caso si ritenga necessario intervenire. Per il resto sono sicura che è meglio lasciare che i bimbi se la sbrighino da soli. Infatti io non sono sicura che sia sempre meglio intervenire subito, io vedo con cecilia e la sua amichetta, se io o l'altra mamma interveniamo un piccolo litigio che magari si risolverebbe con una tiratina di capelli :twisted: e poi trovano loro come fare, si trasforma in una tragedia greca.
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Re: conseguenze

Messaggioda melidi7 » venerdì 16 ottobre 2009, 20:56

In effetti qui scatta il mio senso di colpa, forse perchè penso che Niccolò non posso lasciarlo da solo a piangere, mentre a Cecilia (3 anni a novembre) posso quanto meno spiegare cosa sto facendo, perchè non riesco ad essere con lei come vuole lei. Perchè qui il discorso non è che io non voglio stare con entrambi, anzi, è proprio che in quel momento capita che entrambi avrebbero bisogno di attenzioni esclusive. Ma davvero a nessuna mamma è capitato di avere difficoltà a metterli a nanna assieme? Io vorrei metterli a dormire assieme anche la notte (così potrei rispondere ad entrambi io, invece ora siamo io che dormo con Niccolò e Cecilia con il papà, e io credo sia anche questo che crea un po' di difficoltà a volte perchè Cecilia si dirà che insomma anche lei ha il diritto di dormire con la mamma). Se dormono assieme però lui sveglia lei spesso e magari anche a lungo (ogni tanto dormiamo tutti e tre).


immagino quanta frustrazione devi provare volendo essere li per entrambi--voresti cosi tanto poterlo fare, ma per te provare per un po di tempo non sarebbe una strategia fattibile?
non è che non ho avuto una situazione simile, ma non ho mai pensato di provare diversamente: prima o poi si sistema, loro imparano a vivere insieme man mano, anche se non dormono--trovo piu importante per noi stare insieme per dormire, che separarci. Spesso uno dei miei due ultimi sono svegli piu alungo dell'altro, anche alle volte io sto dormicchiando mentre sono svegli (ma non hanno 8 mesi)...ma stanno attenti ormai a non svegliare chi dorme...ma se non diamo il tempo per apprendere, certo diventa molto difficile. : Blink :

xxxmeli
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Re: conseguenze

Messaggioda melidi7 » venerdì 16 ottobre 2009, 21:16

francesca78 ha scritto:Riguardo alle conseguenze, è vero che i bimbi imparano da soli, ma quando si parla ad esempio di prevenire le situazioni, può secondo me essere utile intervenire. Ad esempio un bimbo ha il pomeriggio storto e non vuole prestare nessuno dei suoi giochi (capita), una cosa che gli si può dire è "se tu presti la macchinina a tizio e tizio ti presta la bambola avete più giochi insieme per giocare".


ma ragionare non è usare conseguenze. la tua frase per me non è moralistico ma il uso di una spiegazione dipende moltissimo dal età e umore di un bambino. Io con i miei ultimi 4 non avrei fatto una piega nella loro ragionamenti. con Lucia e Matteo (la prima e il terzo) sì. Con loro si poteva ragionare, dopo i 3 anni, e quindi con i primi 4 bambini era molto facile! invece con gli ultimi ho imparato che è piu ragionevole lasciare loro il tempo di apprendere da se le meraviglie della condivisione. Non che io non intervengo, anzi lo faccio anche fin troppo per certi versi, ma mi ritengo responsabile di proteggere e far valere i bisogni di *tutti* coinvolte. se un mio bambino è storto, e propensa a non condividere, io lo do sostegno-potrei anche proteggerlo da altri che vorrebbero proprio avere cio che ha lui, nel senso che farei il mio meglio di aiutare l'altro trovare un gioco che gli soddisfa. La cosa meravigliosa con qquesto mio atteggiamento (che è assai diversa dal quello che avevo una volta) è che spesso sono sorpresa dal mio figlio: spesso si decide spontaneamente di fare scambio quando io facevo il mio meglio di aiutare lui di avere cio che teneva cosi stretto! : Love :



E' un esempio per dire che secondo me può servire fare vedere diversi aspetti di una certa situazione, e sono sicura che il bimbo non capirà grazie a questo la "convenienza" del condividere i giochi, ma un po' potrà forse aiutare in quel momento. Infatti secondo me il parlare di questo aspetto è una delle possibili contrattazioni, nel senso che non si può sempre distrarre, ma si deve trovare anche altre soluzioni, secondo me quando sono più piccoli noi offriamo una serie di possibili soluzioni e loro scelgono, e mano a mano loro trovano altre soluzioni. QUesto nel caso si ritenga necessario intervenire.


ma questo non è "conseguenze" ma trovare soluzioni, cosa ben diversa e importantissima modellare.

Per il resto sono sicura che è meglio lasciare che i bimbi se la sbrighino da soli. Infatti io non sono sicura che sia sempre meglio intervenire subito, io vedo con cecilia e la sua amichetta, se io o l'altra mamma interveniamo un piccolo litigio che magari si risolverebbe con una tiratina di capelli :twisted: e poi trovano loro come fare, si trasforma in una tragedia greca.


io non sono d'accordo, come ho già detto. Bambini non hanno sempre le capacità per poter sbrigare da se le loro differenze. Una picclo litigio che "si risolve" con una tiratina di capelle non è per me una soluzione molto soddisfaccente: sicuramente non è una soluzione che io miro ad insegnare ai miei...non che non lo fanno! lo fanno e come. Ma se una cosa sembra "risolta" così, senza molte tragedie, non hanno che imparato che chi riesce a far male al altro avrà avuto il meglio. e l'altra potrà, specialmente fra fratelli, riservare risentimenti e desideri di vendetta che porta a un "escalation" man mano che passa il giorno, i giorni...

adesso vado a letto--
un abbraccio, :sonno:
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Re: conseguenze

Messaggioda Caterina C » sabato 17 ottobre 2009, 2:00

Sono un po' indietro con le letture ma mi è saltato all'occhio l'intevento di Foglievive
Loro [le pedagogiste del suo nido famiglia, ndr] dicevano che è un peccato quando non si riesce ad intervenire prima - per bambini molto piccoli - perché questo li fa sentire *in colpa* o comunque inadeguati e quindi è molto importante connessione prima ed empatia poi.

Se potessi ampliare il concetto e riportarmi le loro e tue argomentazioni mi aiuteresti molto: è una nota dolente su cui ho avuto spesso di che discutere con le mie amiche mamme di coetanei della mia (21 mesi) alcune mi criticavano esperessamente dicendo che i bimbi devono cavarsela da soli, altre non eran convinte della bontà del mio credere che sempre se due bimbi si picchiano così piccolini l'adulto deve intervenire temendo che così potessero crearsi squilibri o che. Io ci sono arrivata per gradi ma non sono efficace raccontando il mio percorso, alcune di loro partono da assunti rigidi... Aiuto!
Intanto la bimba è cresciuta, inizia sì a capire che accade, a valutare i comportamenti degli altri bimbi, a farsi un'idea del mondo (e io comunque ora che ho le idee chiare ci sono, come diceva Foglievive) ma queste mamme hanno avuto o avranno altri figli e il tema mi interessa...
Grazie
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Re: conseguenze

Messaggioda pulcinafiamminga » sabato 17 ottobre 2009, 6:37

Non ho ancora letto tutto il topic ( : WohoW : quanta carne al fuoco!)

Ma se tua figlia litiga, vede da se i risultati del litigio. Se da una botta, vede da se che l'altro piange o riagisce malamente. Dove serve una conseguenza qui in piu di quello che ce naturalmente? piutosto siamo noi che abbiamo "bisogno" di "dare lezione" e riitterare le conseguenze del picchiare.


ma raccogliere i giocattoli , perche ci deve essere un emfasi? E' piuttosto ovvio che vanno raccolti, non ti sembra? perche dopo tutto è stato calmato e capito, eccoti li a raccogliere i gioccatoli, no? Non ce nulla da emfatizzare, credo. Questo scenario non mi è nuovo! e ero anche una mamma che "esigeva" aiuto. ma non sempre erano contenti di farlo, e io mi dicevo, ecco, devono aiutare, è la conseguenze di perdere controllo cosi...va beh--poi ho visto che non stavo sicuro aiutando nessuno a capire granche oltre la mia capacità di dominare (o almeno voler dominare) chi è piu piccolo di me...


Melissa sei grande davvero a mettere a nudo i meccanismi!! da sola non ci sarei mai arrivata. Difatti questa cosa delle conseguenze non mi era affatto chiara, adesso sì che ho capito!! :clap: e grazie!! Mi reputo fortunata (lo ripeto e lo ripeterò ancora :roll: ) di aver scoperto voi e questo forum/liste in cui ci si può confrontare, ora che il mio cucciolo è ancora piccino e che posso sperare di non aver fatto ancora troppi danni: posso imparare 'in anticipo' certe cose : Smile : :)

pulcinafiamminga che prosegue nella lettura
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Re: conseguenze

Messaggioda pulcinafiamminga » sabato 17 ottobre 2009, 7:08

(se qualcuno mi può dare una mano a capire come comportarmi in questo tipo di situazioni sarei molto felice, i miei sentimenti sono spesso di frustrazione perchè mi sento incapace di dare una risposta ad entrambi in situazioni in cui richiederebbero me al 100% e non 50-50).

perche, se tu dai a uno 100% l'altro non puo avere anche lei 100%? Perche il sole brilla meno per te, se brilla per me? tu sei come il sole francesca, e brilli da tutte le parti per i tuoi figli. Mi ci è voluto un sacco di bambini per capire che io sono mamma da tutte le parti per i miei bambini. Una volta credevo che dare la schiena a uno per allattare l'altro era come un torto che io non dovevo fare. ma per i miei bambini, le mie gambe, la mia schiena è sempre fatta di Mamma, brillo da tutte le parte il mio amore per loro, e loro lo sentono, proprio come il sole brilla per noi.


Non ho parole......... :abbraccione


pulcinafiamminga colpita
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Re: conseguenze

Messaggioda francesca78 » sabato 17 ottobre 2009, 7:15

SI melidi mi piacerebbe farli dormire assieme, magari ci riproverò quando passa la tosse a Niccolò.
per quanto riguarda i modi diversi di esprimere la rabbia proverò a farglieli proporre a lei, ci avevo già provato ma magari non avevo trovato il momento giusto.

conseguenze:
forse è una questione di terminologie, ma comunque io non dico che è utile dire"se fai questo allora succede questo" in prevenzione, ma a me capita di esplicitare certi passaggi, con Cecilia lo trovo utile, magari le ricordo delle cose che ha già sperimentato. Il discorso giochi sparsi, che non succede quasi più, all'inizio mi impuntavo sulla cosa, poi ho spostato la mia attenzione sulla sua rabbia e ho preso il discorso di raccogliere i giochi in maniera morbida e lei li raccoglie quasi di sua spontanea iniziativa, ma secondo me sono queste le conseguenze, le altre cose sono punizioni.
Invece mi sto convincendo che è meglio parlare delle "conseguenze" nei sentimenti degli altri attraverso giochi e storie proprio per via di quei sensi di colpa di cui si parlava.

Riguardo alla tiratina di capelli, non è che io sia contenta perchè il conflitto si risolve "solo" con una tiratina di capelli, ma perchè al di là della tiratina riescono a trovare delle soluzioni autonomamente. Mi riferisco in particolare al rapporto di cecilia con matilde, una sua amichetta con la quale stanno crescendo assieme. Tempo fa cecilia era più "forte", interagiva di più, parlava di più, voleva di più, dava di più, giocava di più, menava di più, rubava di più. Era evidente che intervenivamo, perchè oltre a matilde che subiva certe angherie di cecilia, c'era anche la frustrazione di cecilia per non riuscire ad interagire quanto avrebbe voluto. Matilde poi ha cominciato ad avere delle risorse per gestirsi alcune situazioni autonomamente, per cui se piangeva perchè cecilia le rubava un gioco potevamo dirle "prova a dire a cecilia di non rubartelo, o di ridartelo..." non è che matilde non rubasse i giochi a cecilia, ma lei riusciva a gestire la cosa di solito. Ora abbiamo visto che di fronte al litigio sono in grado di trovare delle risposte da sole, sono molto in qeuilibrio come rapporto per cui se le lasciamo fare non è che vinca la più forte, ma al di la del conflitto iniziale spesso trovano un modo per essere contente entrambe, mentre se noi interveniamo troppo in fretta per evitare lo scontro può capitare che si irrigidiscano nelle loro posizioni. Poi noi siamo comunque lì per cui interveniamo se valutiamo che è opportuno farlo e loro ci possono chiamare se ne hanno bisogno.
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Re: conseguenze

Messaggioda giulia » sabato 17 ottobre 2009, 9:27

francesca78 ha scritto:Per il momento sto cercando di non mettere in campo i miei sentimenti (delusione, stare male, essere triste, rabbia) per cui non voglio che prenda a martellate il mobile perchè si rompe e dopo non possiamo più usarlo, (non perché altrimenti sarei triste), cerco di parlare molto dei sentimenti al di fuori delle situazioni critiche perchè ho paura di dare messaggi ricattatori anche se poi al di là di quello che viene detto i sentimenti ci sono. Infatti, come comunicare i miei sentimenti, verbalizzandoli e quindi legittimandoli senza che diventino armi di ricatto?

Intervengo velocemente su questo punto consigliandoti la lettura del libro di M. Rosenberg "Le parole sono finestre [oppure muri]" oppure "Genitori efficaci" di Thomas Gordon, perchè secondo il loro punti di vista i sentimenti vanno esplicitati perchè è l'unico modo per entrare in una relazione vera con un qualsiasi interlocutore.
In pratica ciò che è importante è dire frasi del tipo "sono triste perchè IO..." e non "sono triste perchè TU...".
Ma soprattutto bisogna comprendere il concetto che sottende frasi di questo tipo e farlo nostro, prendendoci la responsabilità dei nostri sentimenti, senza scaricarla agli altri.
E, abituati come siamo a ragionare diversamente, so benissimo che non è affatto facile.

p.s. Melissa ha scritto cose bellissime che mi sono salvata tutte :clap:
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Re: conseguenze

Messaggioda foglievive » sabato 17 ottobre 2009, 9:51

Caterina C ha scritto:Sono un po' indietro con le letture ma mi è saltato all'occhio l'intevento di Foglievive
Loro [le pedagogiste del suo nido famiglia, ndr] dicevano che è un peccato quando non si riesce ad intervenire prima - per bambini molto piccoli - perché questo li fa sentire *in colpa* o comunque inadeguati e quindi è molto importante connessione prima ed empatia poi.

Se potessi ampliare il concetto e riportarmi le loro e tue argomentazioni mi aiuteresti molto



Volentieri.
Dunque colloquio a 4 - il focus partiva dal fatto che il nostro bambino, all'epoca 2 a. e 1/2,
ci dava dentro con *l'espressione di sé*, ossia chiedevamo a loro (beh.. io ci avevo parlato
già da tempo eh! ma quello era un confronto formale ufficiale - era presente anche il papà)
cosa fare quando lui *tiene banco* e tira mazzate a destra e manca per tenere i suoi spazi
(giochi, et al).

Loro dicevano che intanto non ravvisavano questa virulenza dei comportamenti, che quando
l'ambiente è sereno e l'adulto presente c'è (non usavano il termine connessione, ma la sostanza
era questa), in genere è molto difficile che i bambini vadano in zuffa.
Il lavoro dell'educatore è quello di esserci. Essere lì per ogni bambino sapendo che ogni bambino
è fatto a modo suo (questo sembra ovvio ma non lo è). Quello che per un bambino di 20 mesi è
un cucchiaio da portarsi alla bocca per un altro è un batacchio da sbattere sul vetro per vedere
che effetto fa per un altro un calzascarpe. In sostanza c'è un processo di sviluppo in atto - una
meraviglia da osservare -
A quell'età, inoltre, non essendoci ancora una totale padronanza delle emozioni, il processo passa
anche e tanto attraverso l'imitazione. In pratica il bambino è come se chiedesse all'adulto delle
"soluzioni" o comunque un rinforzo del fatto che lui è giusto / che le sue reazioni sono adeguate.
Capita che se il bambino è lasciato solo (non fisicamente ma come energia come 'ci sono ma
sbrigatela da te') viene a mancare questo processo di rispecchiamento. Da qui le zuffe.
[Mia osservazione: questo non vuol dire bambino-centrarsi, ne abbiamo già parlato, ma esserci, connettersi].

Per questo è un peccato se non riesci a intervenire prima, dicevano.
Perché un bambino che sperimenta la sua aggressività (che è una cosa assolutamente normale che tutti noi possediamo) sugli altri - che piangono di riflesso, ad. es. o scappano - sperimenta quello che loro hanno
chiamato il senso di colpa ("ho fatto qualcosa che non va" - qualcosa che non piace all'adulto), soprattutto se non riceve un feedback che sia emotivamente comprensibile alla sua età. Vi ricordate che mio figlio dopo le mazzate piangeva a sguarciagola? Da qui l'empatia su quanto si sperimenta.

E' un pò complesso da spiegare mi rendo conto, perché può sembrare che si stia mettendo in atto
uno schema di controllo (l'adulto poliziotto che sorveglia), ma non è affatto così. E' proprio: "sono qui
per aiutarti" di cui parlava Melissa e che hanno ribadito anche loro.
Che non passi il modello *gli adulti si disinteressano di me*, perché è questo che rischia di passare
nello 'sbrigatela da solo' che interiorizzi un modello di assenza di empatia, e di 'non sono adeguto
per meritarmi l'amore delle persone grandi'.

Spero di averti aiutato un pochino,
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Re: conseguenze

Messaggioda Caterina C » sabato 17 ottobre 2009, 9:56

chiarissimo, grazie!!!
e grazie a Mel per i suoi spunti fantastici, ora mi sentirò sempre come il sole quando p.e. mio marito mi ridirà che ho occhi solo per mia figlia! ;)
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Re: conseguenze

Messaggioda francesca78 » sabato 17 ottobre 2009, 12:54

giulia ha scritto:
francesca78 ha scritto:Per il momento sto cercando di non mettere in campo i miei sentimenti (delusione, stare male, essere triste, rabbia) per cui non voglio che prenda a martellate il mobile perchè si rompe e dopo non possiamo più usarlo, (non perché altrimenti sarei triste), cerco di parlare molto dei sentimenti al di fuori delle situazioni critiche perchè ho paura di dare messaggi ricattatori anche se poi al di là di quello che viene detto i sentimenti ci sono. Infatti, come comunicare i miei sentimenti, verbalizzandoli e quindi legittimandoli senza che diventino armi di ricatto?

Intervengo velocemente su questo punto consigliandoti la lettura del libro di M. Rosenberg "Le parole sono finestre [oppure muri]" oppure "Genitori efficaci" di Thomas Gordon, perchè secondo il loro punti di vista i sentimenti vanno esplicitati perchè è l'unico modo per entrare in una relazione vera con un qualsiasi interlocutore.
In pratica ciò che è importante è dire frasi del tipo "sono triste perchè IO..." e non "sono triste perchè TU...".
Ma soprattutto bisogna comprendere il concetto che sottende frasi di questo tipo e farlo nostro, prendendoci la responsabilità dei nostri sentimenti, senza scaricarla agli altri.
E, abituati come siamo a ragionare diversamente, so benissimo che non è affatto facile.

p.s. Melissa ha scritto cose bellissime che mi sono salvata tutte :clap:


Grazie per lo spunto per me questo è un punto molto importante, io riesco a fare questo processo di non scaricare su mia figlia il sentimento dell'altro quando si tratta di situazioni che coinvolgono gli altri bimbi, quello che mi risulta difficile è fare lo stesso quando si tratta dei miei sentimenti. Quello che riesco a fare con il mio compagno, cioè spiegargoli il mio sentimento, non mi viene da farlo con Cecilia, per il semplice fatto che con lei so che dovrei trovare parole semplici e non ce la faccio. Io poi sono impulsiva, si sentono i miei sentimenti, infatti ho paura di caricarla, per questo tempo fa avevo provato a esplicitarle quando mi arrabbiavo, il problema è che poi mi inverigolo e ho paura di dare messaggi contrastanti. Se prendi l'esempio della situazione che ho descritto che devo mettere a nanna i bimbi, quando mi arrabbio di fatto quella rabbia nasce dalla sensazione di impotenza per non riuscire a rispondere ad entrambi, per il fatto che sento che non riesco a comunicare a lei il fatto che io ci sono, anche se le do le spalle, o se c'è niccolò tra di noi. Come faccio ad esprimerle tutte queste cose? sono comprensibili? come faccio a non caricarla di questo? Io non voglio che lei si senta in colpa, soprattutto non voglio che si senta in colpa per i miei sentimenti.
leggerò il libro
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Re: conseguenze

Messaggioda melidi7 » venerdì 23 ottobre 2009, 20:04

francesca78 ha scritto:Grazie per lo spunto per me questo è un punto molto importante, io riesco a fare questo processo di non scaricare su mia figlia il sentimento dell'altro quando si tratta di situazioni che coinvolgono gli altri bimbi, quello che mi risulta difficile è fare lo stesso quando si tratta dei miei sentimenti. Quello che riesco a fare con il mio compagno, cioè spiegargoli il mio sentimento, non mi viene da farlo con Cecilia, per il semplice fatto che con lei so che dovrei trovare parole semplici e non ce la faccio. Io poi sono impulsiva, si sentono i miei sentimenti, infatti ho paura di caricarla, per questo tempo fa avevo provato a esplicitarle quando mi arrabbiavo, il problema è che poi mi inverigolo e ho paura di dare messaggi contrastanti. Se prendi l'esempio della situazione che ho descritto che devo mettere a nanna i bimbi, quando mi arrabbio di fatto quella rabbia nasce dalla sensazione di impotenza per non riuscire a rispondere ad entrambi, per il fatto che sento che non riesco a comunicare a lei il fatto che io ci sono, anche se le do le spalle, o se c'è niccolò tra di noi. Come faccio ad esprimerle tutte queste cose? sono comprensibili? come faccio a non caricarla di questo? Io non voglio che lei si senta in colpa, soprattutto non voglio che si senta in colpa per i miei sentimenti.
leggerò il libro


volevo solo dirti che ci sto meditando è un discorso importante, che forse merita una topic tutto suo...appena posso rispondo!
xxmelissa
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Re: conseguenze

Messaggioda francesca78 » sabato 24 ottobre 2009, 9:33

grazie,
anche io continuo a medidarci, meditarci, meditarci :shock:
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Re: conseguenze

Messaggioda Crystal » lunedì 16 maggio 2016, 12:17

Mi riallaccio al titolo di questa vecchia discussione, per parlare di conseguenze...

Come le vedete queste conseguenze: naturali, imposte o cosa?
- se non mettiamo il pannolino non si può scendere dal fasciatoio, non vorrai mica stare tutta la mattina li?
- Se non ti va di tenere il cappellino dobbiamo tornare a casa, perché fuori c’è vento e il cappellino è necessario
- Se vuoi uscire dobbiamo mettere la giacca, altrimenti stiamo in casa
-
Sono monotematica, è che ultimamente le ho usate spesso! Siamo sempre in lotta su queste cose…
Nessuna di queste cose la pronuncio con tono di minaccia o ricattatorio, ma come dato di fatto. Cioè cerco di farle capire che è una conditio sine qua non, e che lei è libera di scegliere… Ovvio che una delle due scelte è fasulla perché è il contrario di ciò che vorrebbe fare…
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Re: conseguenze

Messaggioda mammapi » lunedì 16 maggio 2016, 23:08

A me in generale non piace proprio la formula "se..." + conseguenza e cerco sempre di evitarla, perchè mi suona come un ricatto o una minaccia. Se vogliamo dividere le conseguenze in naturali e imposte, come le intendeva Silvia D. all'inizio della discussione, trovo che le uniche naturali siano quelle del tutto scontate (se il bicchiere cade si rompe, se metti la mano sul fornello ti scotti), per cui enunciarle equivale a fare una constatazione o dare un'informazione. Tutte le altre, a ben guardare, nascondono una discrezionalità del genitore: per stare agli esempi che hai fatto, sei tu che non vuoi che lei scenda dal fasciatoio senza il pannolino (a un altro genitore magari non importerebbe se gira per casa senza per un po'), sei tu che valuti che ci sia troppo vento per uscire senza cappellino o troppo freddo per uscire senza la giacca (a volte può essere oggettivo, altre volte può essere una valutazione tua: a me è capitato spesso di ritrovarmi al parco con bimbi vestiti in modo molto più leggero rispetto alla mia, e anche di vedere bebè nei passeggini coi piedini nudi all'aria quando per me c'era un freddo barbino). Trovo allora che sia meglio prendersi la responsabilità delle proprie scelte spiegandone il motivo, e quindi dire cose come "C'è tanto vento / freddo, se esci senza cappello / senza giacca rischi di prendere freddo e ammalarti, e io non voglio che ti ammali". Se insiste per uscire senza le puoi dire "No, mi spiace, come ti ho detto non voglio che ti ammali. Allora, piuttosto, preferisco che restiamo in casa e facciamo qualcos'altro". A quel punto il motivo lo hai spiegato, se lei lo capisce e si adegua tanto meglio, sennò hai chiarito che sei tu che ti prendi la responsabilità della scelta, avendo in mente il suo bene (o la tua serenità: potresti anche dire "forse oggi non è così freddo, ma sei appena stata ammalata e allora sono più tranquilla se metti giacca e cappello"). Ti ritrovi in questo? Vedi una differenza tra i due modi di porsi? Secondo me in questo modo riesci a comunicare meglio il fatto che non si tratta di un'imposizione arbitraria, ma di una scelta motivata e responsabile.

(mi scuso se magari ho ripetuto cose già dette, ho letto solo i primissimi post della discussione e poi questo di Crystal)
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Re: conseguenze

Messaggioda Crystal » martedì 17 maggio 2016, 8:23

Grazie mammapi, sto riflettendo…
In effetti non ho mai pensato che quelle da me enunciate potessero essere considerate naturali, ma non me la sento di definirle imposte perché io per imposte intendo più che altro una sorta di castigo o di punizione, cioè qualcosa atto a evitare che il comportamento si ripeta. Invece nel mio caso non si trattava né di questo né di minaccia, ma solo farle sapere che quelle cose che lei non voleva erano una condizione necessaria per poter fare qualcosa.
La differenza che trovo rispetto a ciò che mi proponi tu la vedo, quindi, solo nel fatto che io non ho spiegato il perché di questa necessità ma l’ho fatta calare dall’alto (si deve, è necessario) come regola assoluta, mentre tu spiegheresti il motivo di queste regole.
Tuttavia io non credo che a 18 mesi lei possa essere interessata al discorso ti ammali perché c’è vento, ti ammali senza giacca…. Per lo meno non la mia bimba, ecco
Tra l’altro io sono piuttosto spartana e tendo a lasciarla parecchio svestita, quindi non può lamentarsi di me!! : Chessygrin :
Per il discorso pannolino sul fasciatoio non riuscirei a giustificare seriamente questa necessità, perché il motivo reale per cui voglio metterlo prima che scenda è che sennò poi non glielo metto più! Già su fasciatoio e lavandino attiguo ha fatto i suoi comodi per 20’ senza pannolino, a un certo punto le propongo di vestire per scendere… Se la faccio scendere senza pannolino sono finita! Almeno in questo modo associa chiaramente pannolino a qualcosa di positivo…
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Re: conseguenze

Messaggioda Crystal » martedì 17 maggio 2016, 8:35

Sto sempre riflettendo ad alta voce…
Cioè quello che penso è che in caso di punizione (minaccia di punizione, minaccia di castigo, minaccia di conseguenze), il bambino magari modifica il suo comportamento per paura delle conseguenze, e non perché ne è realmente convinto. Ed è appunto ciò che ritengo sbagliato in questi metodi, anche perché di solito si tratta di conseguenze che non hanno una connessione diretta con l’accaduto (se picchi tuo fratello non vai fuori tutto il giorno), sono totalmente imposte ed arbitrarie.
Nel mio caso invece, primo la conseguenza è strettamente collegata al fatto, secondo lei è effettivamente libera di scegliere (cioè stare in casa è a tutti gli effetti un’alternativa, non una punizione! Anche se molto meno piacevole dello stare fuori, ed è infatti per questo che mi aspetto che vinca l’altra).
In questo caso, il rischio insito nelle punizioni sarebbe: lei accetta di mettere il cappello non perché ne ha capito l’importanza ma solo per paura della “punizione”, cioè perché sennò non si sta fuori ma si va in casa.
Boh, io continuo a non vederla come una punizione… ma come una regola necessaria (certo, a insindacabile e arbitrario giudizio di mamma, venduto come regola infallibile e universale)
E sono convinta che spiegare il discorso dell’ammalarsi sia perfettamente sensato, ma per bimbi leggermente più grandini… Credo fermamente che al momento tale spiegazione non sarebbe compresa (altre si, tipo non si mettono i piedi sulla tavola apparecchiata perché i piedi sono sporchi visto che camminano per terra… Questa la uso!)
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Re: conseguenze

Messaggioda mammapi » martedì 17 maggio 2016, 18:47

Secondo me la differenza non la fa la tanto spiegazione della motivazione, quanto il fatto di mettere in primo piano la tua decisione, che prendi perchè responsabile di lei (infatti mettevo in grassetto "io non voglio che ti ammali"). E' una differenza sottile e magari è solo una mia fissa :o.O: ma secondo me è importante. Poi forse non ho più un ricordo chiaro di come sono i bimbi a 18 mesi :S ma penso che non sia presto per far loro discorsi un po' più complessi: loro ascoltano tutto e capiscono molto più di quanto danno a vedere.
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Re: conseguenze

Messaggioda Crystal » martedì 17 maggio 2016, 18:52

No no, sullo spiegare sono d'accordo, ,è che ritengo che la spiegazione ti ammali non siasia comprensibile!
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Re: conseguenze

Messaggioda Effi B. » martedì 21 giugno 2016, 11:51

Recupero solo ora questa discussione del mese scorso. E vengo ad aggiungere le mie riflessioni a quelle di mammapi che condivido intimamente.

Il punto, Crystal, è secondo me proprio nella prospettiva diversa che si mostra al bambino, anche se forse a 18 mesi non capisce tutto il discorso. Ma il nostro stato interiore cambia tantissimo e loro lo sentono in qualche modo. Quando tu scrivi che lo sai che lei preferisce uscire e che conti su quello perché accetti le tue condizioni, sai anche che stai gestendo la situazione in modo un po' manipolatorio. Te lo dico con simpatia, noi fraintendermi. Vediamo se riesco a spiegarmi.

Tu vuoi uscire con lei, ti fa piacere fare con lei quello che anche a lei piace. Ma non vuoi uscire senza berrettino e sai che lei non lo vuole. Quindi le dici che, se lei non mette il berrettino, la conseguenza è che non si esce (o il contrario). Che non sia una conseguenza diretta lo vediamo bene anche solo per tutte le parole che servirebbero a spiegare le ragioni della relazione di causa effetto tra il non mettere il berrettino e il non uscire. Si tratta in realtà, come ti faceva notare mammapi, del tuo modo, legittimissimo, di gestire la situazione. Ma questo un bambino non può facilmente capirlo, al massimo può capire che esiste una regola assoluta sul non uscire senza berrettino, che però è contraddetta quantomeno dalla stragrande maggioranza degli adulti che incontrerà fuori. Allora una regola che vale solo per i bambini? Avrà i suoi dubbi sulla correttezza della cosa e poi probabilmente troverà altri bambini che contravvengono. E allora? Un bambino secondo me ne deduce, anche se non con queste parole che ancora non sa o non concepisce, che il non uscire è una punizione per il suo non volersi mettere il berretto e che quello che fa la mamma è un ricatto: o fai quello che voglio io (che alla fine a un certo punto gli arriva chiaro che il berrettino va messo perché lo vuole la mamma, va altrimenti tutto liscio finché lo prendono come normale consuetudine che non li disturba), o fai quello che voglio io mamma o non puoi avere quello che ti piace di più dello stare a casa. Nessuno ti fa male o ti ama di meno, ma certo non puoi avere quello che vuoi. Niente di davvero grave, Crystal, ma, per le riflessioni che fai e le domande che mi pare ti poni, mi sembra che non ti basti.

E che si fa allora? Nella mia esperienza quello che funziona meglio è l'espressione onesta della responsabilità che ci si prende, quello che ti diceva già mammapi: è in un certo senso l'essere responsabili della propria responsabilità genitoriale. Io genitore scelgo come vanno tante faccende che ti riguardano e su certe non sono disposto a negoziare. E' quello che facciamo tutti e non esiste un modo ugualmente appropriato a tutti (qui sta il difficile: niente istruzioni). Quindi, se penso vivi in me gli interrogativi che mi pare ti muovano, interrogativi che ho sentito e sento molto anche io, mi troverò impegnata ogni giorno a valutare le mie ragioni e a trovare la spiegazione più semplice e onesta per proporre o imporre le mie scelte. Mettiamo il berrettino perché è freddo. Se non lo tieni ti riporto a casa perché non voglio che prendi freddo. Concordo che la prospettiva di ammalarsi sia fuori dalla sua portata. Mettiamo il pannolino perché non voglio culetti nudi per casa. Se non mettiamo il pannolino non scendiamo di qui perché voglio che il tuo culetto sia vestito quando vai in giro. Ti sottolineo anche io, come mammapi, l'io che entra nelle tue spiegazioni, la prima persona che si rende responsabile. Niente non si può o dobbiamo. Voi non "dovete", cara, tu decidi che cosa è bene ed è molto diverso, per te e soprattutto per lei. Riesco a farti sentire questa cosa?

Sembra che non cambi niente, in realtà secondo me cambia tutto: ci sei TU nella condizione che poni con le tue valutazioni e il tuo esserne responsabile. Non c'è una regola astratta, ma l'esplicitazione di un conflitto che è bene sia tu a fare, visto che tu puoi esserne più adultamente consapevole. Il punto è chiaro: se mamma e C. non sono d'accordo e C. non accetta le richieste che mamma non è disposta a contrattare, mamma decide quello che a lei mamma sembra meglio per C. e accetta che C. non sia contenta, sia frustrata, arrabbiata... Questo è.

Sempre per la mia esperienza posso dirti che questo quotidiano esercizio di onestà ti dà alla lunga una forza interiore che non credevi di avere, che ti consente a volte di goderti quando cedi alle ragioni dei tuoi figli e scopri che sono valide quanto le tue, forse di più. Per le cose indiscutibili in cui si rimane fermi, lo stesso ;)
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