Giocare coi bimbi

Come affrontiamo tutti i giorni l'impegno di essere dei genitori consapevoli e onesti? Discutiamo delle nostre difficoltà, riflettiamo sui nostri piccoli e grandi dubbi quotidiani, cerchiamo insieme in che modo possiamo trasformare i problemi che incontriamo in un'occasione per diventare persone più coerenti ai valori che hanno a cuore.

Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda river » mercoledì 16 febbraio 2011, 11:39

LauraC ha scritto:...Ieri abbiamo colorato assieme per 2 ore e e mezza.... ... Mi sono divertita un sacco :)


: WohoW : bello!

ps potresti metterlo qui il link del tuo "vecchio" e bell'argomento... l'ho riletto tutto ma gia' non lo trovo piu' !!!

devo andare ma secondo me questa che tu chiami (vedi sopra) "noia" e in qualche modo riconosco anche in me come pero' <insofferenza>... vale la pena di essere approfondita. dico anche qui... da parte di tutti noi, almeno provarci.
a presto spero.
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda LauraC » mercoledì 16 febbraio 2011, 15:47

La vecchia discussione è qui... quanto tempo è passato!!!!!!!!
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda FRA » mercoledì 16 febbraio 2011, 16:09

foglievive ha scritto:
FRA ha scritto:Molte nostre attività non sono altro che giochi, non sono di fatto attività indispensabili... ma ci servono appunto a strutturare il nostro tempo proprio come facevamo da bambini con i giochi di fantasia...

ehm.. esempio? cucinare? indispensabile o no? :roll:
direi di no nella misura in cui si può sempre comprare cibo già pronto :birra:
però sai che goduria *giocare ai* nuovi piatti.
E cosa ci impedisce di far partecipare un bambino a questo gioco nostro quotidiano
o a viaggiare noi di fantasia nella relazione usando invece come cibo la stoffa o
i mattoncini lego?

Ossia: cosa associamo al <gioco> ORA che siamo adulti?
Grazie Fra.


Foglievive bella,
visto che hai trovato interessante lo spunto sui 'giochi dei grandi', provo ad andare un po' altre: ti invito ad indicare quale, tra i seguenti 'giochi' (ciascuno di tutto rispetto, sia chiaro), si può definire anche - secondo te - un'attività o interesse anche indispensabile:

tecnologia (PS, PC, cellulari ecc..)
obbi vari
arredamento
abbigliamento
automobili
antiquariato
film e libri (Miller e compagnia esclusi.... ovviamente, magari gialli)
parrucchiera ed estetica varia (con relative ore di attesa)
incontri di svago e telefonate a scopo di pettegolezzi
sport, danza e musica (da spettatore e non)
lustrare un bagno o una cucina già sufficientemente puliti
lustrare argenti e ninnoli
stirare tende lenzuola e simili (che potrebbero essere ingualcibili o meno impegnativi)
eseguire lavoretti creativi e utili, ma non vitali
e in ultimo..... (perché no? a parte i nostri nobili scopi qui in ntis, che in alcuni casi sono indispensabili eccome) anche gironzolare nel web e imbambolarsi davanti alla tv
ecc ecc ecc

insomma un po' tutto ciò che si può ascrivere alla voce 'vanità'... secondo me, sono tutti giochi, sacrosanti, importantissimi, giustissimi, ma comunque niente di vitale... quindi pur sempre giochi...

allora, magari anche senza avere in mente proprio al momento che potremmo giocare con il cucciolo necessariamente uno di questi altri 'giochi', la nostra mente si trova però impegnata nello sforzo di respingere esigenze di svago 'diverse' (anche se rimandabili o superflue...) ma che al momento ci lasciano un sapore di urgenza, ansia di poter fare altro con la scusa che è 'più utile', essere altrove di 'più importante'... ecc.
Forse molte di noi qui, sin dalla nascita del proprio piccolino, hanno già rinunciato a priori a tanti 'giochi' cui prima si dedicavano, e quando arriva il momento che finalmente non c'è più sempre l'assillo di quelle che io chiamavo le P urgenti ed ineludibili: prima Pappa, Pannolino, Passeggiata, Pisolino... e dopo un po': Pipì, Pigiamino, Papà, Passeggino... e però c'è da giocare sì, ma a qualcosa che A NOI, ormai, non ci diverte proprio più... allora: eh no! basta! che rompi! ;)

cucinare, come fare la spesa e le faccende (soprattutto quelle che non si possono certo rimandare all'infinito), magari è un po' meno superflua .... la vedo invece più attinente alle attività di quotidiana utilità e poco o nulla rimandabili...
coinvolgere anche il cucciolo? certo, perché no...
solo che deve interessare anche lui/lei... e poi dipende dall'età e dal tipo... e non è che sembra molto attinente con il gioco di far parlare i personaggi ideando storie fantasiose di animali e supereroi, che invece è magari per lui/ lei indispensabile eccome (e che tra l'altro a me pure, personalmente, non è che faccia impazzire...)

non so neanche io dove mi porta tale ordine di considerazioni... forse a stare più tranquilla io con me stessa? boh
insomma, Foglie... : Love : fai tu
:abbraccione
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda FRA » mercoledì 16 febbraio 2011, 16:27

Aggiungerei ancora, a titolo di esempio, per rendere meglio l'idea:
noi donne quando ci trucchiamo davanti allo specchio e scegliamo quale collana o foulard abbinare alla camicetta, e che scarpe, borsetta o pettinatura.....
in fondo non stiamo altro che giocando... vero?
e gli uomini... che spesso giocano ancora proprio con i modellini di armi e trenini costosissimi (per non parlare di armi vere e automobili ancora più costose...) allora???
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda foglievive » mercoledì 16 febbraio 2011, 16:58

Il punto dell'articolo che ho trovato particolarmente calzante e foriero di trasformazione nella direzione della consapevolezza (ma come parlo??? :S :lol: :rotfl: ), è questo secondo me:
cosa ci impedisce ora che siamo adulti di entrare nei giochi dei bambini con un'energia vitale?
Con un grande e gioioso siiiii?

Razionalmente sappiamo tutti quanto il gioco sia intrinsecamente il modo in cui i nostri figli sperimentano il mondo, entrano in relazione con esso.
Nonché il modo in cui lo abbiamo sperimentato noi a nostra volta (o avremmo dovuto).
Che tipo di ricordi e di sensazioni abbiamo rispetto alla *nostra* esperienza di gioco infantile?

La tesi, con la quale mi sento di concordare avendola sperimentata su di me, è che se/quando
mostriamo resistenza al gioco (alla relazione, in questo caso) richiamiamo inconsapevolmente delle
emozioni e dei sentimenti spiacevoli che potremmo aver associato ad esso avendole subite dalle figure di riferimento nostre.
Quali?
"Il gioco è una perdita di tempo"; "ci sono attività più importanti"; "basta giocare devi studiare";
"sei sfrenato, non hai limiti" (e quindi se non ti comporti adeguatamente ti impedisco di fare questo
e quest'altro: ti privo della possibilità di giocare a favore di un obbligo che è più costruttivo).. ecc.

In quest'ottica: sentimenti quali la noia, l'insofferenza, il senso di colpa (sic), l'impazienza, il bisogno di essere altrove potrebbero rappresentare cartine di tornasole per rientrare in contatto con quelle parti di noi.

Chiudo gli occhi e penso a un momento di gioco bello, profondo, in connessione con uno o entrambi
i miei genitori? Ce l'ho? Cosa prova il mio corpo? Qual è il grado di benessere che ne deriva?
Sentire con la pancia questa cosa può essere importante. Io ho sentito una piena di felicità.
Avrei potuto sentire un vuoto, riconoscere di non aver avuto emozioni positive legate al gioco infantile coi miei; sarebbe sempre un importante punto di partenza sulla via della consapevolezza.
Certo la faccio bianco e nero per semplificare, sono conscia che esistono vari gradi e qualche
margine di ambiguità - come molte cose nella vita. Dico 'miei' perché stiamo parlando di relazioni di attaccamento -e penao in particolare alla mamma; ovvio che posso aver sperimentato gioco piacevole con coetanei in seguito - ma i circuiti neuronali a quel punto sono diversi da quelli dell'attaccamento materno-infantile secondo me.

Certo, non devo giocare <per forza>. Non devo neanche allattare per forza, se per questo..
per forza non sono neanche obbligata ad avere figli.
Qui -come ci invita a fare Alabs- potremmo cercare di sviscerare quale emozione è associata a un'attività che come le varie P è fortemente correlata allo sviluppo dell'identità e del benessere personale.

Bisogni primari? Mangiare bere dormire defecare sesso ... entrare in una relazione (di amore= essere amati per quello che siamo in quel momento per i bisogni che abbiamo e che cambiano di continuo).
Ineludibili? Il passeggino per me ad es. è eludibile, ma sono qui per dire di me e ascoltare degli altri come dico sempre.

La mia domanda era sulle emozioni che associamo al gioco ora che siamo adulti
(avrei dovuto specificarlo meglio :culpa: mi scuso), più che a quali giochi pensiamo
da adulti (io molti di quelli che elenchi - sì: la cucina mi piace tanto! Ma anche il mio lavoro
lo percepisco nell'ottica del gioco nella misura in cui ha una parte creativa forte di cui mi
sento artefice).
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda FRA » mercoledì 16 febbraio 2011, 19:52

foglievive ha scritto:
La mia domanda era sulle emozioni che associamo al gioco ora che siamo adulti



e cioè tu intendi un riferimento al gioco di quando eravamo bambini?

comunque, se intendi quello, io - l'ho già detto - personalmente non ne ho ricordi di gioco con i miei...
ricordo che giocavo da sola o con mia sorella.
e questo già basterebbe a spiegare il mio stare sulle spine: credo che quello che non abbiamo sperimentato da piccoli, anche se non necessariamente deve esserci mancato allora, comunque non riusciamo forse facilmente a realizzarlo ora con i nostri bimbi... come se fosse mancato un apprendimento diretto, l'esempio... non so.
in realtà io non sapevo molto giocare neanche da piccola. Con i bambolotti facevo tutto quello che faceva mia sorella. Oppure simulavo cose realistiche tipo guidare l'auto e cose del genere.
Poi ricordo giochi da sola, io da una parte e mia sorella dall'altra, ognuna il suo gioco oppure giochi insieme di invenzione di storie di animali con i peluches e simili...
Infine, ricordo che a volte provavo una specie di stanchezza, di nausea per i giocattoli (tanti, forse troppi, e in disordine), una specie di rifiuto... che significherà? boh
Sì, a volte associo al ricordo del gioco una sensazione di noia, di troppa sazietà...
forse ero già un po' più grandina: come se si trattasse del momento del passaggio dal gioco di pura fantasia ad altri interessi...

(non so se questa volta ho capito bene oppure no...)
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda dafne » mercoledì 16 febbraio 2011, 20:39

Se ho capito bene...
L'ho già scritto nel topic che parla di favole, mio fratello ed io siamo stai "salvati" dal gioco, dalla fantasia che ne scaturiva e che, nei nostri primi anni di vita, per una madre priva di alcuna vocazione al riguardo, era il "luogo" che ci permetteva di allontanarci anni luce da tanta indifferenza!!!
Nostro padre poi, aveva compreso l'importanza di questo nostro "rifugio" e, se già di suo fosse un gran giocherellone, non perdeva occasione per dare il meglio tornando bambino con i suoi bambini. Un meraviglioso, amorevole, entusiasta compagno di giochi. E non solo... : Love : : Love : : Love :

Forse è per questo che adoro giocare con mia figlia, che riesco a reinventarmi a seconda dell'occasione, a cimentarmi in qualunque gioco...perchè nel gioco RINASCO!!? : Smile :
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda LauraC » mercoledì 16 febbraio 2011, 22:07

Le emozioni che associo adesso al gioco? Nel senso di gioco che piace a me o che piace a sofia? Perchè c'è una certa... ehm... differenza, purtroppo...
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda foglievive » giovedì 17 febbraio 2011, 10:27

Sì Laura, secondo me il punto è proprio lì: il gioco che piace ai nostri figli.
Ossia quando mi sento pronunciare -in risposta a proposte di mio figlio -frasi come:
"adesso mamma ha da fare"
"pochino e poi basta"
"mamma è stanca"
"ma ci abbiamo già giocato ieri!"
mi chiedo cosa si attivi in me che mi impedisce di accogliere una richiesta così gioiosa e vitale
per mio figlio. Ossia mi dico: se il gioco è un bisogno primario (come la ciuccia, le pappe, le nanne ecc)
cosa succede dentro di me quando ci entro con quell'energia lì?

Una domandina da niente.. il solito massimi sistemi o il <ma quante paranoie ti fai??>
che ci sentiamo dire spesso ah ah ah

Io sono riuscita a fatica a rientrare in contatto con quell'energia lì -di benessere.
Nello stesso tempo mi sono tornati in mente momenti di limitazione forte
da parte di mamma (tre figli piccoli e riavvicinati d'età), molto presa dalle
sue incombenze e lavori domestici - compensati da altro, per fortuna.
Ma è come se avessi registrato sulla pelle una dicotomia tra ciò che serve
nella vita non è gioco, il gioco è futile, fa 'perdere tempo'.. mentre invece
a ben pensarci le cose migliori avvengono grazie al gioco.
Continuo a pensarci su.
Baci a tutt* xxx
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda dafne » giovedì 17 febbraio 2011, 12:12

...bèh, nonostante per me il gioco con lei significhi "RINASCITA", non sono sempre al 100%, magari!!! :imbarazzo:

E' capitato ed ancora capiterà ch'io le dicessi, ad esempio, di esser stanca : Sad : ...ma non la vivo come un mio rifiuto al gioco!
In quei momenti esprimo un mio bisogno e da quando lo faccio con calma, senza cimentarmi per forza e nel modo più sbagliato nel gioco del momento, ho notato che entrambe accogliamo la cosa senza problemi. : Smile :
Anzi, cerchiamo di giungere ad un compromesso, come ho scritto nell'ultimo intervento in "gestire l'aggressività"...
Sorprendentemente è lei che spesso propone alternative dove la "mamma stanca" fa da spettatrice!

Ieri ad esempio...con lo spago abbiamo creato dei fili per il bucato delle bambole, da una parte all'altra della sua cameretta (il cui unico scopo per il momento è fungere da stanza-gioco) e mentre la "mamma stanca", seduta per terra, le passava le mollette, lei ha appeso di tutto di più su quei fili!!! : Chessygrin :
Poi li osservava e diceva che questo o quello non erano lavati bene, così in una bacinella che immaginava piena d'acqua, provvedeva al "lavaggio", "strizzatura" per poi stendere nuovamente!
Ci passava in mezzo, come fossero bandierine colorate e diceva "Senti come profumano mamma? Quand'ero grande ho imparato sai?" : Chessygrin :
Sì, parla spesso di quello che ha imparato, fatto, quand'era grande, quasi sempre quando aveva 5 anni!!! :rotfl: :rotfl:

Una cosa nel nostro caso è certissima...siccome la mamma ha una certa riluttanza per le faccende domestiche, PRIMA viene sempre il gioco con la cucciola, il resto quando lei è all'asilo o quando dorme.
Non mi sconvolgo più se vedo una pila di vestiti da stirare...serve qualcosa, bene si stirerà al momento.
Quando potrò, senza toglierle tempo , si farà tutto...PRIMA sempre lei!!!

Comunque capisco che sono io ad esser fatta così, c'è ad esempio una mia amica che tutte le sante mattine rivoluziona l'intera casa perchè vuol tutto in ordine!!!

P.S casa mia è sempre pulita, non pensiate a chissà cosa, ma non sono più la fanatica di una volta! : Wink :
Ogni cosa a suo tempo... ed è così bello vedere la casa che "parla" di lei in ogni angolo!!!
Che volete che m'importi se sulla libreria han preso la residenza anche due Barbie, un coniglietto ed una folletta di stoffa, i suoi "orologi" e Biancaneve col Principe??! : Chessygrin :
Se il mobile antico è "popolato" dai suoi peluche, se la casetta di legno ha come "vicino" il modem...sa che quella è una cosa delicata e nemmeno la tocca!
Etc. etc.???
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda Ella » giovedì 17 febbraio 2011, 13:49

Quanto al giocare coi bimbi, qui mi sono resa conto che ho scritto un topic viewtopic.php?f=11&t=2026&p=30935&hilit=mostri#p30935


che avrei potuto scrivere anche qui in questo topic!
Ella
 

Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda Effi B. » giovedì 24 febbraio 2011, 23:48

Ecco, ho tradotto per noi tutti l'articolo proposto da Foglievive. Ciao,
Elisa

Accettare l’invito al gioco di nostro figlio
Così come la nostra identità è attorniata da ferite emotive, possiamo anche portare in noi delle ferite che assediano la libertà e la vitalità del gioco. Non si tratta necessariamente del fatto di essere stati feriti nel corso dei nostri giochi infantili, ma del fatto che noi, nell’età adulta, siamo venuti associando quei giochi con le ripulse precoci, la solitudine, e la paura di indegnità che ne è derivata, la perdita dell’amore e del senso di appartenenza.

In qualità di genitori, ci può succedere di erigere muri tutto intorno al gioco; di porvi limiti e freni; provare emozioni negative quando nostro figlio ci chiede «gioca con me, Mamma!»

Che cosa sta dietro i nostri sentimenti e le nostre reazioni? Che sia possibile che noi abbiamo… paura di giocare?

Se analizziamo quest’ipotesi per un momento, possiamo scoprire qualcosa di molto commovente riguardo ai nostri bisogni insoddisfatti. Possiamo stabilire se la nostra reazione al gioco trae origine in qualcosa di doloroso prestando attenzione a come reagiamo al gioco. Questa reazione si comunica nelle nostre parole:

* «Ancora un giro e basta»
* «O ti calmi o la smettiamo»
* «Ora non abbiamo tempo»
* «Ma abbiamo già fatto questo gioco per cinque volte…»
* «Sono troppo stanca per giocare adesso».

… e nei nostri corpi. In che modo la richiesta di nostro figlio di un altro giro col trenino va a toccare il nostro sistema interiore? Cominciamo a sentire tensione nel petto? Cominciamo a sentire un vuoto nello stomaco mentre ci aspettiamo la sua reazione catastrofica quando alla fine decidiamo che è il momento di smetterla? Ci ritroviamo mentalmente confusi? O ci sentiamo spinti a metterci al telefono, o a cercare una tranquilla via di fuga – tipo sederci sulla sedia del corridoio posta accanto alla porta d’uscita?

Alcune domande su cui riflettere:

1. Riusciamo a definire che cos’è che sentiamo che stiamo cercando di fuggire?
2. Come sono state le nostre esperienze di gioco durante la nostra infanzia? Come rispondevano alla nostra spontaneità infantile i nostri genitori o chi si occupava di noi? Giocavamo da soli? Giocare era un’esperienza positiva? Giocare era un’occupazione che ci veniva proposta nelle occasioni in cui gli adulti erano preoccupati e indaffarati o era soggetto a restrizioni, vietato in caso di castigo?
3. Che cosa associamo al gioco in età adulta?
4. Quali delle risposte seguenti vi si adatta di più quando provate l’«ansia del gioco» di fronte alle richieste di vostro figlio o alla percezione del bisogno di ulteriore tempo dedicato a giocare (con voi)? a) angoscia dovuta a un sentimento di disinteresse e «noia»; b) paura che i vostri bisogni non vengano soddisfatti; c) paura della rabbia di vostro figlio se ponete un limite di tempo o di modalità di gioco; d) paura di essere esauriti dai bisogni di vostro figlio o di sentirvi vulnerabili.

Ci sorprenderebbe capire che nessuna di queste paure e angosce ha realmente a che fare con nostro figlio? E che la nostra ansia rispetto al gioco è un segno nostri traumi che riguardano l’energia vitale, l’essere in connessione, la fiducia e la felicità?

Ripensare le richieste come inviti
Vorrei invitarvi a pensare che l’apparentemente «irragionevole» richiesta o pretesa di vostro figlio perché giochiate con lui è un segnale dello squilibrio nel rapporto che richiede di essere riequilibrato. Andiamo tutti fuori fase, sia intimamente che, di conseguenza, nei rapporti con gli altri. I nostri piccoli innocenti sono saggi con le loro antenne emotive per ciò che sembra «non funzionare» in loro e nei loro genitori. Quando un bambino insiste in modo rabbioso o esasperato per giocare, si tratta di un impellente, confuso segnale così come il pianto incalzante di un neonato è il segno di «qualcosa che non funziona». Certo, il bisogno di un neonato di cambiare il pannolino bagnato e un segnale chiaro e un bisogno facile da decifrare ed esaudire. È una cosa scontata. È tangibile. E impegna un paio di minuti.

E allora, che cosa c’entra il tempo col gioco? Molti genitori temono che giocare richieda tempo, che farlo usurperà il loro tempo e darà il via a uno svolgimento che troverà un esito caotico e respingente. «Se gioco con lui e lascio che ne venga coinvolto, non vorrà più smettere o lasciarmi andare».

Questo non è la realtà, ma ciò che ci immaginiamo che accadrà. E spesso inconsapevolmente lo facciamo accadere col fine di giustificare la nostra convinzione. Difendiamo le nostre paure.

Possiamo tutelare anche il nostro diritto a giocare?
Se riusciamo ad ammettere la nostra paura, l’angoscia e la rabbia riguardo al gioco, possiamo analizzarla con pazienza e curiosità. Possiamo diventare consapevoli di come queste emozioni possono sembrare un condizionamento interno per i genitori che hanno subito nella loro infanzia un controllo esterno troppo rigido da parte degli adulti che hanno messo una sordina alle loro emozioni.

Quando i nostri impulsi gioiosi e le nostre attività sono state represse o si sono imbattute in disprezzo o apprensione, noi ci siamo adeguati imparando ad arrangiarci da soli. In qualità di genitori, i nostri corpi, l’intelligenza e i ricordi inespressi fanno in modo che ci comportiamo allo stesso modo. È probabile che non siamo consapevoli del nostro barometro interiore riguardo ad attività e processi di profonda connessione… come il gioco.

Il più delle volte la «pretesa» di nostro figlio a giocare è un’esortazione a guarire. Per lui. Per noi. Per il rapporto tra noi.
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda Ella » venerdì 25 febbraio 2011, 0:14

Che bello grazie Elisa! : Love : : Love :
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Re: Giocare coi bimbi

Messaggioda LauraC » venerdì 25 febbraio 2011, 12:08

Articolo molto interessante, ma per il caso che riguarda me e sofia nello specifico non utile, purtroppo.
La mia strizzacervelli dice che secondo lei la noia sta coprendo un'altra emozione, cercheremo di capire quale nelle prossime sedute. Ma mi ha anche detto che conoscendomi non le sembra affatto strano che io mi rompa le scatole a giocare (ho chiesto perchè e ha detto che essere connessi con i figli non significa automaticamente che tutto quello che loro dicono-fanno-chiedono ci piaccia da morire, e nello specifico avendo io 38 anni non è strano che non mi appassioni giocare coi bambolotti).
Vedremo...
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