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abbandono

L'adozione e la ferita dell'abbandono

Prefazione di NTIS

Circa due anni fa io e mia moglie ci imbattemmo in un documento presente in rete dal titolo: “L’adozione e la ferita dell’abbandono. L’emergere del trauma le difficoltà delle identificazioni”, documento che rappresentava un intervento della d.ssa Claudia Artoni Schlesinger nell’ambito di un convegno tenutosi il 24 aprile 2004 al centro Benedetta D’Intino (fondazione onlus a difesa del bambino e della famiglia).

Eravamo alla ricerca di una risposta all’interrogativo che all’epoca ci ponevamo: quanto il trauma della separazione subito da nostro figlio, che si disperava per l’assenza della madre tornata a lavorare per poche ore al giorno, potesse incidere sul suo essere, sulla sua psiche.

Voglio subito sgomberare il campo da eventuali equivoci: la ferita dell’abbandono di cui si occupa la d.ssa Artoni Schlesinger in questo suo intervento è qualcosa di completamente differente rispetto all’esperienza, seppur traumatica, vissuta dai nostri bambini che sinceramente soffrono per l’assenza della propria madre, o comunque di chi svolge funzione di caregiver.

La ferita dell’abbandono di cui si parla in questo documento riguarda la domanda che prima o poi tutti i figli adottivi, a cui non è concesso di conoscere la propria storia, si pongono. La domanda è la seguente: “perché i miei genitori mi hanno abbandonato? Perché non mi hanno ritenuto degno del loro amore?”.
Domande angoscianti che, se non trovano risposta, creano un trauma difficilmente sanabile. A tali domande si aggiunge sovente l’ulteriore trauma della mancata identificazione con i nuovi genitori, trattandosi oramai di adozioni quasi esclusivamente internazionali e spesso addirittura extracontinentali, che ancor di più accentuano il trauma suddetto, non potendo questi bambini condividere con i genitori adottivi nemmeno i tratti somatici. 

Consiglio a tutti di leggere con attenzione questo documento che, pur parlando di un argomento specifico quale quello dell’adozione, non manca di fornire interessanti spunti di riflessione per chi ha la fortuna di essere un genitore naturale. Spesso le problematiche, nel caso di figli adottivi, sono esasperate ma le stesse dinamiche possono coinvolgere, seppur in maniera minore, il rapporto fra figli e genitori naturali.

L’intervento da noi pubblicato, per gentile concessione della d.ssa Artoni, si trova all’interno di un suo libro dal titolo: “Adozione e oltre” (Borla Editore, 2006). Forse sono la persona meno adatta a recensire un libro visto che di mestiere faccio tutt’altro che un lavoro intellettuale e per mia natura mi limiterei semplicemente a dire: bello, brutto.

Vado contro la mia indole e provo a parlarvi, a modo mio, del libro della d.ssa Artoni soffermandomi su alcuni dei punti che più mi hanno colpito, cominciando innanzitutto a caldeggiarvene la lettura per gli stessi motivi per cui vi ho invitato a leggere il documento da noi pubblicato. 

Non vi nascondo che nella prima parte ho incontrato un po’ di difficoltà nella lettura essendo questa soprattutto rivolta, credo, a specialisti del settore o per lo meno a persone abituate ad un certo tipo di linguaggio. 
Quando invece il libro comincia ad incontrare i bambini e il loro mondo fatto di disegni, fantasie a volte anche terrificanti, diventa una lettura avvincente. Si percepisce una sensibilità straordinaria in questa donna che si occupa, credo prevalentemente, di bambini adottivi e dei loro genitori, una sensibilità che non può evitare di colpire il lettore e che forse, in parte, mostra la sua origine nel capitolo: “Memorie delle mie “non memorie”. Cenni sulla vita mentale in un periodo di offuscamento della coscienza per una grave malattia”, nel quale l’autrice parla della propria esperienza personale con una malattia che l’ha portata in coma e ad un’assenza temporanea di memoria. Cosa che le ha permesso, di fatto, di immedesimarsi in tutti coloro che, appunto, una memoria cosciente non hanno. 

Viene esplorato a fondo il mondo dell’inconscio, deposito di memorie, ricordi nascosti che emergono in forma diversa. Bambini che nei loro disegni in parte consciamente e in parte in modo, appunto, inconscio fanno trasparire parte del loro mondo lontano. Lontano nei ricordi e lontano geograficamente. Un mondo dell’inconscio che in alcuni casi clinici, che per ovvi motivi non possono essere citati in rete ma presenti sul libro, si fa strada con forza, quasi con violenza, a sorpresa, a svelare realtà che di fatto non erano nemmeno immaginabili. 
Chi è interessato al mondo dei bambini e a svelarne i suoi “misteri”, come possiamo essere noi genitori, troverà una miniera di punti di riferimento nell’analisi dei disegni dei bambini, ognuno a suo modo straordinario. Disegni che rivelano l’esistenza di un mondo interiore altrimenti inimmaginabile, particolari che per fortuna agli occhi esperti di chi li analizza non sfuggono, facendo leva, come detto, su una esperienza e una sensibilità straordinarie.

Avrei molto da aggiungere ma credo di aver offerto sufficienti spunti per chi voglia approfondire. Non posso concludere senza prima citare la lettera scritta dall’autrice a 4 mani in collaborazione con la sua collega Dina Vallino, presente nell'ultimo capitolo del libro e che si rivolge al mondo istituzionale, dal titolo: "Lettera aperta a chi decide il destino dei bambini". Lettera che le d.sse Artoni e Vallino ci hanno gentilmente concesso di ospitare sul nostro sito e che presto pubblicheremo, e nella quale si rivendicano quei diritti fondamentali che dovrebbero far parte dell’intero universo infantile ma che malauguratamente troppo spesso vengono negati.

Avrei molto da aggiungere ma credo di aver offerto sufficienti spunti per chi voglia approfondire. Non posso concludere senza prima citare la lettera scritta dall’autrice a 4 mani in collaborazione con la sua collega Dina Vallino, presente nell'ultimo capitolo del libro e che si rivolge al mondo istituzionale, dal titolo: "Lettera aperta a chi decide il destino dei bambini". Lettera che le d.sse Artoni e Vallino ci hanno gentilmente concesso di ospitare sul nostro sito e che presto pubblicheremo, e nella quale si rivendicano quei diritti fondamentali che dovrebbero far parte dell’intero universo infantile ma che malauguratamente troppo spesso vengono negati.

Vito Rocco Torraco

L’emergere del trauma e le difficoltà delle identificazioni.  

Prologo
"I bambini persi
Nelle notti nei boschi
i bambini persi chiamavano per essere trovati. Non c’erano le stelle?
Le stelle erano gli occhi dei lupi. Non c’era la luna?
La luna era le fauci dei lupi. I bambini persi erano spaventati?
Sì, chiamavano tanto.
Svegliavano gli animali addormentati.
"
(Vivian Lamarqe)

Ero su un treno. Io guidavo. Il treno passava sottoterra al buio e andava andava. Fuori si vedevano occhi di lupi, ma io continuavo ad andare fino a che arrivavo alla luce. Là c’erano i miei genitori (quelli adottivi). Sul treno c’erano anche i miei genitori naturali. Il sogno di Davide raccontato a 5 anni alla madre adottiva. Era stato adottato un anno e mezzo prima.

Info
Scritto da: 

Claudia Artoni Schlesinger

© 2004 "Centro Benedetta D’Intino: A difesa del bambino e della famiglia", per gentile concessione.

Il testo della conferenza è stato epurato dei casi clinici, per ovvi motivi di privacy. Dove è stato possibile, la dott.ssa Artoni Schlesinger ha provveduto personalmente a intervenire con una nota esplicativa.

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