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La culla fonte dell'orrore

Chiunque siano e per quanto terribili siano stati i loro crimini, nel profondo dell'animo di ogni dittatore, sterminatore o terrorista, cova il bambino umiliato che sono stati un tempo, un bambino che è sopravvissuto solo attraverso la completa e assoluta negazione dei suoi sentimenti di impotenza. Ma questa totale negazione della sofferenza una volta stabilita crea un vuoto interiore. Molte persone non svilupperanno mai una normale capacità di compassione. Di conseguenza hanno pochi scrupoli a distruggere la vita umana, né quella degli altri né il vuoto che si portano dietro dentro di loro. Dal mio punto di vista, e sulla base delle ricerche che ho fatto sulla storia dell'infanzia dei più spietati dittatori, come Hitler, Stalin, Mao e Ceausescu, il terrorismo in generale e i recenti orribili attacchi aerei contro gli Stati Uniti, sono tutte macabre ma precise dimostrazioni di quello che accade a milioni e milioni di bambini nel mondo in nome della buona educazione. E sfortunatamente di fronte a loro la società chiude gli occhi. L'orrore della violenza del terrorismo è qualcosa che possiamo vedere sugli schermi televisivi; l'orrore in cui crescono i bambini molto raramente viene messo in mostra sui mass media. Per cui molte persone non vengono informate sulle principali cause dell'odio. Speculano sulle ragioni politiche, religiose, economiche o culturali ma con le speculazioni brancolano nel buio perché le vere ragioni devono rimanere oscurate: la repressione e il conseguente diniego di quella rabbia precoce che spesso scaturisce nell'odio di un numero infinito di ideologie.

L'odio è odio e la rabbia è rabbia, sono gli stessi sentimenti in ogni tempo e in ogni luogo della terra, in Serbia, Rwanda o Afghanistan. Sono sempre il frutto di emozioni molto forti, reazioni a ferite alla propria dignità subite da bambini, reazioni normali del corpo a cui non è stato permesso di esprimersi in modo sicuro. Nessuno viene al mondo con la volontà di distruggere. Ogni neonato, indipendentemente dalla cultura, religione e origine etnica ha bisogno di amare e di essere amato, di essere protetto e rispettato. Questo è il suo progetto biologico. Se viene maltrattato attraverso un'educazione crudele svilupperà un desiderio molto forte di vendicarsi. Sarà portato a distruggere gli altri o se stesso ma sempre e solo per la sua storia personale e mai per ragioni genetiche innate. L'idea dei geni distruttivi è la versione moderna delle favole che parlano del "figlio del diavolo" che deve essere castigato per diventare gentile e obbediente. In queste terribili settimane, tutti abbiamo sperimentato da adulti quello che molti bambini subiscono ogni singolo giorno. Stanno in piedi impotenti, senza parole e tremanti prima dell'imprevedibile, incomprensibile, brutale e indescrivibile violenza dei loro genitori, che si vendicano inconsciamente delle sofferenze della loro infanzia, sofferenze che non hanno mai accettato perché anche loro hanno rinnegato la loro vera esistenza. Ci basta solo ricordare i nostri sentimenti dell'11 Settembre per avere una vaga idea dell'intensità di quelle sofferenze. Tutti noi siamo stati presi dal panico, dall'orrore e dal terrore. Ma le connessioni tra il terrorismo e l'infanzia sono ancora difficilmente riconosciute. E' ora di prendere i fatti seriamente.

Le statistiche dicono (Olivier Maurel, La Fessée, Editions La Plage 2001) che oltre il 90% delle persone che vivono al mondo sono fermamente convinte che sia giusto picchiare i bambini per il loro bene. Per quasi tutti noi che abbiamo sopportato l'umiliazione che ci è stata inflitta da questa mentalità, si tratta di una crudeltà che abbiamo imparato a ritenere normale. Ma come l'Olocausto e altre forme di disprezzo supremo per la vita e per la dignità umana, gli ultimi attacchi terroristici mostrano l'effetto del sistema di valori in cui siamo cresciuti. Nella prima infanzia abbiamo imparato a sopprimere il dolore, ignorare la verità, e negare i sentimenti di infinita impotenza e umiliazione inflitti sui bambini piccoli dagli adulti in cerca di potere.

Al contrario delle vecchie credenze, non veniamo al mondo con un cervello del tutto sviluppato. Il cervello si sviluppa pienamente solo nei primi anni di vita. Le cose che si fanno a un bambino in quel periodo, buone o cattive, lasciano una traccia indelebile per tutta la vita. Il loro cervello contiene la memoria fisica ed emozionale, purtroppo non razionale, di tutto quello che gli è capitato. Oggi possiamo vedere sullo schermo di un computer le lesioni cerebrali dei bambini maltrattati o gravemente trascurati. Numerosi articoli scritti da specialisti del cervello, in particolare Bruce D. Perry, hanno messo in luce questi fatti. Se il bambino non ha testimoni soccorrevoli a cui rivolgersi imparerà a glorificare quello che gli è stato inflitto: crudeltà, sadismo, ipocrisia e ignoranza. La ragione semplice è che i bambini imparano per imitazione, non dalle buone parole che sentiranno negli anni successivi. Gli sterminatori, i serial killer, i boss della mafia e i dittatori che sono cresciuti senza testimoni soccorrevoli infliggeranno, da soli o in connivenza, lo stesso terrore su intere nazioni una volta che abbiano il potere di farlo. E non faranno altro che mettere in pratica ciò che hanno imparato dall'esperienza quando erano bambini piccoli.

Sfortunatamente, molti di noi preferiscono non vedere queste connessioni perché accettare questo sapere ci costringerebbe a percepire il dolore che avevamo dovuto reprimere tanto tempo fa' senza possibilità di scelta. E così rimaniamo fedeli alla strategia a cui facevamo ricorso da piccoli, la strategia del diniego. Ma gli ultimi eventi ci mostrano che è giunta l'ora di aprire gli occhi. Dobbiamo crescere al di fuori del vecchio metodo tradizionale inquadrati in punizioni e ritorsioni, dobbiamo rifuggire dalle reazioni che nascono dall'odio cieco. Naturalmente non possiamo trascurare la nostra sicurezza. Ma le telecamere nelle scuole non proteggeranno nessuno finché non saranno puntate laddove nasce la violenza.

Secondo un indagine che ho condotto in Francia nel 2001, a 89 madri su 100 è stato chiesto a quale età hanno 'dovuto picchiare' i loro bambini per la prima volta e l'età media era di 1,8 anni. L'11% non riusciva a ricordare l'età esatta, ma nessuna madre ha detto di non aver mai picchiato suo figlio. Questo quadro ci informa con una chiarezza inquietante dove e quando i bambini imparano la violenza che mostrano a scuola e in seguito sulla scena politica. Molte grandi e costose conferenze sulla violenza e le sue origini non sarebbero più necessarie se smettessimo di negare questa verità. I fatti parlano chiaro solo se ci decidiamo a guardarli in faccia.

Dobbiamo addentraci nella ricerca di diverse forme di comunicazione rispetto a quelle che ci hanno inculcato nell'infanzia, forme basate sul rispetto reciproco piuttosto che sul desiderio di infliggere nuove umiliazioni attraverso le punizioni. Le persone cresciute in famiglie dove regnava un totalitarismo punitivo conoscono solo il linguaggio della guerra, e imporranno questo linguaggio agli altri costringendoli a difendersi in qualunque modo. Ma questa è una storia infinita. Come sappiamo siamo facilmente in grado di sterminare migliaia di persone, addirittura intere nazioni, ma non possiamo sterminare gli effetti disastrosi delle umiliazioni inflitte sui bambini piccoli dai loro genitori. Quelle umiliazioni torneranno indietro colpendo l'intera società come sta succedendo oggi.

E' ora di svegliarci da questo lungo sonno. Da adulti non siamo più minacciati dallo stesso pericolo distruttivo che molti di noi hanno affrontato da piccoli e che ci paralizzava con la paura portandoci alla rimozione. Solo da piccoli dovevamo rimuovere i fatti per sopravvivere. Da adulti possiamo non ignorare il sapere immagazzinato nel nostro corpo e possiamo riuscire a cogliere e a capire in modo autentico le vere ragioni dietro il nostro agire. E la conoscenza autentica della nostra storia personale può liberarci dalla necessità di tornare a usare futili strategie e rimanere emotivamente ciechi. Oggi abbiamo la possibilità di guardarci intorno, di imparare dall'esperienza, e di cercare soluzioni nuove e creative per risolvere i conflitti. Anche se non abbiamo mai imparato a fidarci di una comunicazione rispettosa, non è mai troppo tardi per superare questa carenza e liberarci dall'autoinganno.

Oggi i mezzi tecnici di sfogare l'odio, scaricare la rabbia a lungo accumulata e compressa per dirigerla verso persone innocenti continuano a crescere molto velocemente. Molte di queste tecniche di distruzione di massa sono a disposizione di dittatori folli e avidi di potere, spinti a vendicarsi su intere nazioni per le umiliazioni subite quando erano bambini. Per proteggere il mondo abbiamo bisogno una volta per tutte che siano proibite in tutto il mondo le percosse, le ferite e altri comportamenti crudeli sui figli da parte dei genitori e di coloro che hanno potere su di loro. I bambini devono assolutamente essere protetti durante lo sviluppo del loro cervello così malleabile e facilmente danneggiabile. Dobbiamo trovare il coraggio di guardarci dentro e confrontarci con le fonti dell'orrore. Dobbiamo diffondere questa conoscenza attraverso qualunque mezzo disponibile, la consapevolezza che con l'umiliazione dei bambini creiamo inevitabilmente del terreno fertile per la violenza.

Una nuova legislazione che protegga l'infanzia dalla violenza domestica, come quella che ha fatto diminuire drasticamente la violenza in Svezia, porterà senza dubbio a una cambiamento epocale della società, se non immediatamente, sicuramente nell'arco di 20 anni quando i bambini che non sono mai stati picchiati diventeranno adulti e non avranno più interesse a provocare guerre. 

Info

The Forbidden Issue © 2002, Alice Miller 
Gentilmente concesso da naturalchild.it.