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Articoli di Autori Vari

Ordinamento:

Peter Gray

I mostri sotto al letto sono reali. Di solito, nella nostra cultura, i neonati e i bambini piccoli protestano quando è ora di andare a letto. Inventano scuse di ogni sorta. Dicono di non essere stanchi quando invece lo sono in modo evidente. Dicono d’aver fame, o sete, o bisogno di ascoltare una storia (e poi un’altra ancora) – qualunque cosa pur di temporeggiare. Ci dicono della loro paura del buio, o di mostri nell’armadio o sotto il letto. I bambini piccoli che ancora non parlano, che non possono ancora descrivere le loro paure o provare a negoziare, semplicemente strillano.

Inbal Kashtan

«NO!». La temutissima parola è stata pronunciata. Avete appena chiesto a vostro figlio di fare qualcosa di ragionevole come ad esempio utilizzare un filtro solare in una giornata di sole bruciante. Oppure lavarsi le mani prima di cena, infilarsi le scarpe per uscire di casa, raccogliere i giocattoli sparsi per il soggiorno, lavarsi i denti prima di andare a letto, andare a dormire.
Come comportarsi con la nostra bimba di due anni quando strappa di mano i giocattoli al suo amichetto? Cosa dire a un quattrenne che si rifiuta di far usare lo scivolo agli altri bambini? Come parlare a un adolescente che, per l'ennesima volta, non ha svolto i lavori di casa? Come possiamo proteggere i nostri bambini quando le scelte che fanno mettono in pericolo la loro incolumità? Quali risorse ci potrebbero aiutare a lavorare con la nostra rabbia, con la frustrazione o con il dolore nel momento in cui la comunicazione con i nostri figli ci sembrerà tesa o inesistente?

Jan Hunt

Cosa possiamo fare? È adorabile a tre anni, con quel ciuffo di riccioli marroni e grandi occhi blu. Ha appena scoperto cosa sono le tasche. Allunga la manina, afferra un piccolo oggetto su un ripiano e lo tiene in mano, sopra la tasca. Studia un po’ l’oggetto e poi lo lascia cadere nella tasca. Plop! Con un risolino di soddisfazione. Infila la mano nella tasca per provare ancora. Ma questo sta succedendo in un negozio e l’oggetto che ha in mano, da 25 centesimi, non è stato pagato.
In anni recenti, alcuni autori hanno raccomandato che i genitori si astengano dalla lode così come dalle critiche nei confronti dei figli. Essi considerano la lode come una sorta di manipolazione del comportamento dei bambini da parte dei genitori - più sottile del biasimo e della critica, ma ciò nonostante pericolosa. Personalmente ho visto genitori utilizzare la lode in questi termini. Ma ho anche visto usare la lode in un modo che considero normale e salutare. Dopo molte riflessioni, sono arrivata a credere che evitare la lode in toto rappresenti qualcosa come «buttare il bambino con l'acqua sporca». Mentre di sicuro dovremmo rifuggire da forme di lode dannose e artificiali, di sicuro ne esiste una specie più autentica che scaturisce dal cuore in maniera gioiosa e che dà ai nostri figli quanto di più hanno bisogno: il nostro sostegno autentico e amorevole.
Un recente fatto di cronaca ha visto protagonisti due genitori che hanno deliberatamente umiliato il loro bambino in un centro commerciale urlandogli in faccia e picchiandolo. Quando uno dei presenti si è opposto, i genitori hanno dichiarato che stavano “solamente utilizzando la tecnica del tough love” (amore duro). L’“amore duro” (tough love) era in origine una tecnica studiata per adulti tossicodipendenti, non di certo per bambini piccoli che ancora non conoscono la vita. L’“amore duro” come quello usato dai genitori al centro commerciale non può che dare al bambino un insegnamento pericoloso ed insensato, ovvero che ferire intenzionalmente un altro essere umano è un probabile “atto di amore".
E’ affar nostro? Lo vediamo ovunque. Un genitore stanco alla fine di una giornata stressante perde la calma e un bambino soffre. Vorremmo fare qualcosa, ma esitiamo. Sono faccende che ci riguardano? E se reagiamo mettiamo in imbarazzo e provochiamo il genitore, mettendo ancor più a repentaglio il bambino? Sbagliamo se diciamo con severità al genitore che deve trattare il figlio con gentilezza? È meglio passare facendo finta di niente? In fondo nessun genitore è perfetto.
In una recente trasmissione radiofonica via Internet1, ho sottolineato che i bambini sono i veri esperti di genitorialità. Ho aggiunto che spesso chiedo ai nuovi genitori se vorrebbero avere un esperto che viva con loro per aiutarli a capire cosa fare! Ho detto al pubblico radiofonico: "È sufficiente guardare il bambino. Se state facendo qualcosa di sbagliato, il bambino ve lo dirà. Se state facendo qualcosa di giusto, il bambino vi dirà anche quello. I bambini sanno esattamente di cosa hanno bisogno."
1. I primi tentativi di comunicare da parte di un bambino non possono avvenire con le parole, ma possono essere solo non verbali. Non sa esprimere con parole le emozioni di felicità, ma può sorridere. Non è in grado di esprimere con parole le emozioni di tristezza o rabbia, ma può piangere. Se il suo sorriso riceve una risposta, mentre il suo pianto viene ignorato, potrebbe ricevere il messaggio dannoso di poter essere amato e accudito solo quando è felice. I bambini che ricevono continuamente questo messaggio attraverso gli anni non si sentiranno mai veramente amati e accettati.
In Svezia e in Norvegia è illegale per un genitore, insegnante, o chiunque altro picchiare un bambino. In alcuni stati e province, picchiare è illegale solo per un maestro. In tutte le zone del Nord America la punizione corporale da parte di un genitore, finché non è pesante, è ancora vista da molti come disciplina necessaria, e condonata, o addirittura incoraggiata. Durante gli anni scorsi, molti psichiatri, sociologi, ricercatori e genitori hanno raccomandato di mettere al bando le punizioni corporali dei bambini. La ragione più importante secondo il Dr. Peter Newell, coordinatore dell'organizzazione End Punishment of Children(EPOCH)1-Stop alla Punizione dei Bambini, è che "tutte le persone hanno il diritto alla protezione della loro integrità fisica, e i bambini sono anche loro delle persone."

Lu Hanessian

Così come la nostra identità è attorniata da ferite emotive, possiamo anche portare in noi delle ferite che assediano la libertà e la vitalità del gioco. Non si tratta necessariamente del fatto di essere stati feriti nel corso dei nostri giochi infantili, ma del fatto che noi, nell’età adulta, siamo venuti associando quei giochi con le ripulse precoci, la solitudine, e la paura di indegnità che ne è derivata, la perdita dell’amore e del senso di appartenenza.

Gabriella Falcicchio

Il connubio tecnologia-nascita si può far iniziare nell’epoca dei Lumi, quando la casta dei medici si impossessa del sapere delle levatrici, con il supporto di Stato e Chiesa. Per millenni la nascita era stata avvolta dalla penombra, sia nell’ambiente fisico del parto, isolato, caldo e poco illuminato, sia simbolicamente. Caratterizzato, come tutti i saperi pratici, dall’accordo intimo tra vissuto personale e partecipazione al vissuto altrui, il sapere della levatrice non era “chiaro” e standardizzato, così come la gravida non era oggetto di “osservazione”. Inoltre l’evento nascita era oscuro agli uomini, perché condiviso dalla sola comunità femminile, forte di una padronanza assoluta in un campo in cui i maschi erano tenuti fuori. La modalità sensoriale prevalente nella tradizione prescientifica è l’ascolto.

Brian Joseph

In una cultura in cui sia diffusa l’idea della violenza, reale o immaginaria, può come minimo mettere a disagio vedere i nostri bambini giocare a sparare e uccidere. Molti genitori possono pensare che un simile comportamento, che sia finzione o meno, è contrario ai loro valori familiari, e che pertanto debba essere censurato. Altri genitori ritengono che i bambini, soprattutto i maschi, da sempre hanno giocato alla guerra, e che non c’è nulla di male nelle loro messe in scena.

John Holt

Alcuni esperti, quando parlano della disciplina, cercano di equiparare e legare tra di loro ciò che io ho chiamato la Disciplina della Natura e la Disciplina della Forza Superiore. Dicono che quando chiediamo a un bambino di fare qualcosa, e lo puniamo se non la fa, gli stiamo insegnando a comprendere le conseguenze naturali delle sue azioni. In un libro ampiamente acclamato, un esperto ha dato questo consiglio specifico. Se vostro figlio arriva a casa tardi per cena, ditegli che non può avere da mangiare e imparerà presto le "conseguenze naturali" dell'essere in ritardo e del tornare a casa in orario. L'esempio è confuso, insensato e sbagliato.
Durante i suoi molti colloqui con i giovani, Paul Goodman era solito dire che un buon modo per contribuire a un mondo davvero differente e migliore era quello di agire nella vita quotidiana, per quanto possibile, come se quel mondo esistesse veramente. Cosa fareste, chiedeva, se il mondo fosse già diventato più o meno il genere di posto che vorreste; come vivreste, come trattereste le altre persone? Vivete in questo modo adesso, trattateli così adesso. Se qualcosa ve lo impedisce, cercate di trovare una maniera di aggirarla.

Thomas Gordon

Quando una persona cerca di controllarne un’altra, ci si può sempre aspettare qualche tipo di reazione da parte di quella controllata. L’uso del potere coinvolge due persone in un particolare tipo di rapporto – una detiene il potere, e l’altra vi reagisce. Questo fatto, apparentemente ovvio, spesso non viene preso in considerazione negli scritti dei sostenitori della disciplina. Invariabilmente, il bambino viene lasciato al di fuori della formula, omettendo qualunque riferimento al modo in cui il piccolo reagisce al controllo dei suoi genitori o insegnanti. E insistono: “I genitori devono porre dei limiti”, ma raramente dicono qualcosa su come i bambini rispondono alla negazione dei loro diritti.

Alice Miller

Nel corso della mia vita, nessun cammino è stato tanto lungo da seguire quanto quello che mi ha condotto a me stessa. Non so se sono io un’eccezione, o se altri vi siano passati. Di sicuro alcuni ne scampano, dato che per fortuna ci sono persone che hanno avuto la buona sorte di essere completamente accettate per quel che erano dai genitori fin dalla nascita, con i loro sentimenti e i loro bisogni.
1 settembre 2005   Questo articolo è stato proposto al settimanale Der Spiegel, ma la redazione non ha potuto pubblicarlo adducendo che aveva “già diffusamente trattato il caso Jessica”. È così che vengono liquidati gli “affari” di questo tipo – come recentemente quello della morte di nove neonati – senza che la stampa approfitti dell’occasione per trarne delle conclusioni e per spiegare ai lettori le ragioni di queste morti che si pretendono inspiegabili.
Perché le sculacciate, gli schiaffi e altri tipi di botte, apparentemente inoffensivi, come gli schiaffetti sulle mani di un bambino, sono pericolosi? Perché gli insegnano la violenza attraverso l’esempio che ne danno. Perché distruggono la certezza di essere amato di cui il bambino ha un bisogno vitale. Perché creano un’angoscia permanente: quella della prossima punizione. Perché sono portatrici di una menzogna: pretendono di essere educative mentre, quando sono inferte, servono solo ai genitori per sbarazzarsi della loro collera. Picchiano perché sono stati picchiati da bambini. Perché inducono alla collera e ad un desiderio di vendetta rimossi che si esprimeranno in un secondo momento. Perché programmano il bambino ad accettare argomentazioni illogiche (ti faccio del male per il tuo bene) e le imprimono nel suo corpo. Perché distruggono la sensibilità e l’empatia verso gli altri e verso sé stesso.
Al giorno d’oggi non possiamo più dubitare del fatto che il Male esista e che alcuni individui siano capaci di una distruttività estrema. Tutti quanti possiamo farcene un’idea semplicemente trascorrendo una serata davanti alla televisione. Ma tale constatazione non vale a confermare l’idea molto diffusa che alcuni esseri umani nascano “malvagi”. Tutto dipende, viceversa, dal modo in cui queste persone sono state accolte alla nascita e trattate in seguito.
Da quando so che picchiare i bambini produce sul lungo periodo soltanto conseguenze negative, mi sono impegnata attivamente per trasmettere le mie informazioni ai giovani genitori, per mezzo di articoli, di interviste, di conferenze e comunicati. A volte parlo anche con gli allievi delle scuole superiori, con la speranza di comunicare loro queste mie importanti conoscenze prima che si sposino e a loro volta abbiano figli. In tutti i miei incontri registro, da un lato, una forte resistenza a occuparsi comunque dell’argomento; dall’altro, ho molto spesso la sensazione di toccare, in quasi tutti i miei interlocutori, un punto vulnerabile che da tempo aspettava di essere messo a nudo e riconosciuto, poiché la ferita non può guarire finché rimane coperta e negata.
All'inizio della nostra vita eravamo, così piccoli, del tutto dipendenti dai nostri genitori. E credevamo, dovevamo credere, che ci amassero. Anche quando venivamo abusati, non ce ne rendevamo conto. Poi, dopo i 4 anni, crescemmo e non potemmo evitare di soffrire dall'essere respinti, odiati e trattati crudelmente. Ma da bambini dipendenti non potevamo ancora sopportare di sentire questa sofferenza, eravamo troppo piccoli per fare i conti con questi sentimenti, così dovemmo reprimere la nostra rabbia, l'indigazione, e la nostra profonda delusione all'interno dei nostri corpi. Una volta divenuti adulti, questi sentimenti repressi che scaturiscono dal trattamento crudele dei nostri genitori possono riaffiorare, ma sono ancora connessi con la paura del bambino di venire punito ad ogni segnale di ribellione.
Anche se molte delle lettere che abbiamo ricevuto sono di interesse generale, non possiamo pubblicarle tutte qui, ne’ posso rispondere a ognuno di voi. Questo articolo riassume i punti che avrei voluto toccare nelle mie risposte. A volte mi e' stato chiesto come posso essere così sicura di me stessa concontraddicendo opinioni radicate. Dopo tutto, io non appartengo a nessuna scuola di pensiero, di culto, o ad altre comunità con modo di pensare affine che forniscono a molte persone argomenti che loro ritengono siano essere la risposta esatta. Dunque, su che cosa si basa la mia convinzione?
Se conoscessi dei terapeuti abbastanza rispettosi per rispondere alle vostre domande; abbastanza liberi da mostrare la loro indignazione sui comportamenti dei vostri genitori verso di voi; abbastanza coraggiosi per accompagnarvi con empatia quando esprimete la rabbia bloccata nel vostro corpo da decenni; abbastanza ben informati per non fare delle prediche sul "dovete dimenticare", il perdono, la meditazione e i "pensieri positivi"; abbastanza onesti per non voler addormentarvi con parole vuote come "spiritualità" quando hanno paura della vostra storia t
“E’ prevedibile che un bambino, quando è indotto a credere che umiliazioni e torture sono finalizzate al suo bene, ne rimanga convinto per tutta la vita. Di conseguenza maltratterà a sua volta i propri figli, certo di compiere un’opera meritoria. Ma che fine faranno la rabbia, il furore, il dolore che ha dovuto soffocare da piccolo quando i genitori lo picchiavano intimandogli di credere che quel trattamento fosse per il suo bene?
Le umiliazioni, gli sculaccioni e le percosse, gli schiaffi in faccia, la falsità, lo sfruttamento sessuale, la derisione, l’abbandono, ecc. sono tutte forme di maltrattamento perché danneggiano l'integrità e la dignità del bambino, anche se le conseguenze non sono visibili fin da subito. Tuttavia, da adulti, la maggior parte dei bambini abusati soffriranno, e lasceranno che altri soffrano, di questi stessi maltrattamenti.
L’esperienza liberatoria della dolorosa verità Il bambino maltrattato e trascurato è completamente solo nelle tenebre del suo smarrimento e della sua angoscia. Circondato di arroganza e odio, spogliato dei suoi diritti e della parola, vittima nel suo amore e nella sua fiducia, schernito nel suo dolore, disprezzato, umiliato, senza guida, senza alcun sostegno, cieco, senza difesa, e completamente lasciato alla mercè dell’adulto ignorante. Tutto il suo essere vorrebbe urlare la sua collera, esprimere la sua rivolta e chiamare aiuto. Ma in verità non ne ha il diritto. Tutte le reazioni normali, previste dalla natura per la nostra sopravvivenza, rimangono bloccate. Infatti, a meno che non giunga un testimone in suo soccorso, queste reazioni naturali non sortiranno altro effetto che di accrescere e prolungare la sua sofferenza, ossia, per concludere, di mettere la sua vita in pericolo.
Chiunque siano e per quanto terribili siano stati i loro crimini, nel profondo dell'animo di ogni dittatore, sterminatore o terrorista, cova il bambino umiliato che sono stati un tempo, un bambino che è sopravvissuto solo attraverso la completa e assoluta negazione dei suoi sentimenti di impotenza. Ma questa totale negazione della sofferenza una volta stabilita crea un vuoto interiore. Molte persone non svilupperanno mai una normale capacità di compassione.
È vero che la guerra scatena l'aggressività latente. Ma per essere scatenata deve essere già presente. Molta gente dice di essere inorridita per gli atti perversi commessi dai soldati americani su persone adulte, i prigionieri iracheni. Non ho mai sentito una tale reazione ai tentativi occasionali di portare alla luce pratiche simili commesse sui bambini, per esempio nelle scuole inglesi e americane. Lì, queste pratiche si chiamano "educazione". Ma la violenza è la stessa.
La prova matematica che Galileo Galilei presentò nel 1613 per convalidare la tesi copernicana, secondo cui era la Terra a ruotare intorno al Sole e non viceversa, venne definita "falsa e assurda" dalla Chiesa. Galilei fu costretto all’abiura, e finì cieco i suoi giorni. Solo trecento anni dopo, finalmente, la Chiesa si decise a rimediare al suo errore e a cancellare dall’Indice gli scritti di Galileo, lasciando loro libero corso.
Finché li amiamo i bambini possono guarire dagli abusi subiti e addirittura dagli orrori della guerra. Non veniamo al mondo come una tabula rasa. Ogni neonato arriva con una storia tutta sua, la storia dei nove mesi trascorsi dal concepimento alla nascita. Inoltre i figli ereditano caratteristiche genetiche dai loro genitori. Questi fattori possono contribuire a determinare l'indole di un bambino, le sue inclinazioni, le sue doti e predisposizioni. Ma il carattere dipenderà decisamente dal modo in cui una persona ha ricevuto amore, protezione, tenerezza e comprensione oppure rifiuto, freddezza, indifferenza e crudeltà nei primi anni formativi.
Il cervello maltrattato e le emozioni bandite I fatti 1) Lo sviluppo del nostro cervello dipende dall’uso che ne viene fatto. Il cervello si struttura nei primi 4 anni di vita, secondo le esperienze che l’ambiente offre al bambino. In tal modo il cervello di un bambino, il cui vissuto è essenzialmente intriso d’amore, si svilupperà in modo diverso da quello di un bambino che sarà stato trattato crudelmente.
Lettera a Steven e a tutti: non sono un guru. Ciao Steven, ti ringrazio di aver sollevato il problema del “gurismo” e della tua diffidenza che condivido. Essere adepti di un guru e voler evolvere è a mio parere una contraddizione, perché un guru vende la sua “saggezza” al prezzo dell’autenticità dei propri adepti. Spero che nessuno qui avrà bisogno di vedere in me un guru, in particolare se sei cosciente di questo pericolo per loro, come hai così ben fatto nella tua lettera del 16 maggio ad Anna. Tu mi chiedi a proposito della mia infanzia. Come te, ero una straniera agli occhi di tutta la mia famiglia. Oggi, sono sicura che non ero voluta, rifiutata già dopo il concepimento, mai amata, completamente trascurata emozionalmente, e usata per i bisogni altrui. Ma soprattutto, mi mentivano, sono cresciuta in una perfetta ipocrisia. I miei genitori, entrambi assolutamente incoscienti delle loro vere emozioni, presumevano di amarmi molto e io ci ho creduto (perché avevo tanto bisogno di queste illusioni) per più di quarant’anni della mia vita, fino a che ho cominciato a sospettare la verità nascosta sotto tutte le loro presunzioni, nascoste forse anche a loro stessi.
A volte cerco di immaginarmi come qualcuno, cresciuto su un pianeta in cui a nessuno verrebbe in mente di picchiare un bambino, potrebbe comprendere veramente le cose. Un giorno forse, grazie ai progressi della ricerca spaziale, si potrà viaggiare di pianeta in pianeta, e degli esseri dai costumi del tutto diversi dai nostri atterreranno sulla Terra. Cosa passerà dunque nella testa e nel cuore di uno di loro, quando vedrà degli umani adulti e vigorosi gettarsi su piccoli bambini indifesi, picchiandoli in uno slancio di furore?

Michel Odent

L’ora seguente la nascita è senza dubbio una delle fasi più critiche nella vita degli esseri umani. Non è un caso che tutti i gruppi umani abbiano sistematicamente disturbato i processi fisiologici in questo breve periodo di tempo, attraverso credenze e rituali. I nostri background culturali sono in gran parte determinati dall'inizio della interazione madre-bambino. La prima ora dopo la nascita può essere vista da una moltitudine di prospettive complementari. Il mio obiettivo è quello di catalogare dodici diverse prospettive per illustrare la reale dimensione di questo complesso argomento.
Prevenire la violenza ovvero sviluppare la capacità di amare: quale prospettiva? Quale investimento? Nella biografia delle grandi figure storiche che comunemente associamo con l’amore, ad esempio Venere, Buddha e Gesù, il modo in cui sono nati viene presentato come un momento importante. Al contrario, le biografie di personaggi famosi, politici, scrittori, artisti, scienziati, uomini d’affari e membri del clero in genere cominciano a partire dalla loro infanzia ed educazione. Questa differenza può indicare che la nascita è un momento cruciale nello sviluppo della nostra capacità di amare?

Claudia Artoni Schlesinger

Lo scandalo di Martina. È possibile che i bambini vengano ascoltati? Una precisazione: in questo breve scritto non si vuole altro che attirare l’attenzione e offrire uno spunto di riflessione, per chi si occupa di bambini e del loro benessere, sul fatto che non si debba, a nostro parere, interrompere (salvo casi di particolare gravità) un rapporto tra bambini e coppie o persone che ne abbiano avuto cura nei primissimi tempi della loro vita, quando si sia già stabilito un buon legame che costituisce sempre la base di un futuro sano sviluppo della personalità.
L’emergere del trauma e le difficoltà delle identificazioni.   Prologo "I bambini persi Nelle notti nei boschi i bambini persi chiamavano per essere trovati. Non c’erano le stelle? Le stelle erano gli occhi dei lupi. Non c’era la luna? La luna era le fauci dei lupi. I bambini persi erano spaventati? Sì, chiamavano tanto. Svegliavano gli animali addormentati." (Vivian Lamarqe) Ero su un treno. Io guidavo. Il treno passava sottoterra al buio e andava andava. Fuori si vedevano occhi di lupi, ma io continuavo ad andare fino a che arrivavo alla luce. Là c’erano i miei genitori (quelli adottivi). Sul treno c’erano anche i miei genitori naturali. Il sogno di Davide raccontato a 5 anni alla madre adottiva. Era stato adottato un anno e mezzo prima.

Vari Autori

Quand’è che una cosa è vera? (Babbo Natale) Tratto da: “Come allevare un bambino felice e farne un adulto maturo” di Françoise Dolto (Mondadori, 2004). [Il libro è una selezione di un programma radiofonico condotto da Jacques Pradel, e si svolge attraverso uno scambio di domande e risposte.] Ho una domanda su Babbo Natale[…]”Dobbiamo lasciare che il bambino creda a Babbo Natale e al topolino per la perdita dei denti da latte e anche alla storia delle uova di Pasqua? Quando i compagni gli diranno la verità, la spiegazione sul simbolismo di Babbo Natale sarà sufficiente a compensare il disappunto del bambino che scopre brutalmente che i suoi genitori gli hanno mentito?”

Olivier Maurel

Noi tutti che ci dichiariamo non-violenti, o sostenitori della non-violenza, dovremmo prestare attenzione a un fatto curioso. Per decine d’anni, in generale fin dalla loro creazione, i movimenti e i giornali non-violenti non si sono affatto interessati alla prima violenza, in ordine cronologico, nella vita di ciascun individuo: quella che subiscono i bambini, fin dalla più tenera età, per mano dei loro genitori o educatori. Non solo i maltrattamenti, ma anche la violenza educativa ordinaria delle sberle e delle sculacciate, alla quale ricorre il 90% dei genitori e che subisce il 90% dei bambini. Molti continuano a non interessarsene, addirittura si sentono infastiditi quando si cerca di attirare la loro attenzione su questo argomento. Come se fosse ridicolo pensare che il fatto di picchiare i bambini nel momento in cui sono più sensibili, più malleabili, laddove il loro cervello è in piena formazione, abbia delle conseguenze nefaste sul loro rapporto con la violenza.
Le scoperte di Alice Miller sono probabilmente tra le più importanti dell’ultimo secolo e di quello che comincia. Lo si riconoscerà più avanti. Speriamo che non sia troppo tardi. Ciò che l’autrice ha messo in luce è il fatto che il metodo educativo più diffuso nel mondo è la causa principale di una gran parte delle violenze che in seguito commettono gli adulti, nella vita familiare o in quella collettiva. Si tratta del ricorso alle punizioni corporali utilizzate da millenni in tutti i continenti, da circa il 90% dei genitori e dei maestri, molto spesso con una violenza di cui non abbiamo nemmeno idea nei paesi in cui c’è stata un’evoluzione.
In occasione della Giornata Internazionale della Pace del 21 settembre 2008, è bene riflettere su di una frase del preambolo costitutivo dell'UNESCO: "Le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere innalzate le difese della pace." In apparenza una bella formula, ma che nasconde due realtà fondamentali. La prima è che le "difese della pace" non devono essere "innalzate" nello spirito degli uomini, perché esse vi si trovano già dalla loro nascita - molto semplicemente perché siamo animali sociali in qualche modo programmati per vivere insieme.
Dato che le gatte danno a volte dei colpi di zampa ai loro gattini, alcuni ne concludono che il fatto di picchiare i bambini è naturale. Ma anche se si ammette questo paragone, c’è molta differenza fra un colpo di zampa e un colpo di bastone, che è la punizione più usata in tutto il mondo. E lo stesso colpo di zampa non è in uso tra gli animali a noi più prossimi. Così, fra i bonobo, specie di scimmie considerata tra le più vicine all’uomo, le madri non “puniscono” i loro piccoli. Semplicemente, li allontanano da un eventuale pericolo. Allo stesso modo, esse non conoscono il gesto di colpire col palmo della mano. “Non abbiamo mai visto una femmina di scimmia in libertà maltrattare deliberatamente il suo piccolo”, scrive la primatologa e antropologa Sarah Blaffer Hrdy. Se certe femmine maltrattano i loro piccoli, ignorandoli piuttosto che picchiandoli, è apparentemente, quasi sempre, perché loro stesse sono state a loro volta abbandonate o ignorate durante l’infanzia. Il solo caso in cui le madri intervengono violentemente contro i loro piccoli, è quando questi, divenuti adolescenti, quasi adulti, importunano i loro fratelli più giovani.
Qual è, secondo lei, la fonte principale della violenza umana? Vedo le radici della violenza e della distruttività dell’adulto nei traumi e nelle carenze che questi ha subìto e rimosso nella sua infanzia. Com’è stata personalmente portata alla certezza che il maltrattamento sia la fonte principale della violenza umana? Grazie ai miei pazienti, ho potuto un po’ alla volta acquisire la certezza che le ferite subite durante l’infanzia si trasformano nell’età adulta in distruttività. Perché, inizialmente, si era orientata verso la psicanalisi? Quando ho cominciato a studiare la psicanalisi, non sapevo tutto quello che oggi so. Speravo di trovare le risposte alle domande che mi ponevo. E ho trovato molte risposte studiando i concetti di rimozione, la negazione e l’ossessione di ripetizione [compulsione]. Ma la risposta alla domanda sulle radici della violenza ho dovuto trovarla da sola, e contro il dogma freudiano sul male innato.

Brigitte Oriol

Intervistatrice: Buongiorno Brigitte: Buongiorno I: La nostra ospite di oggi è Brigitte Oriol. Brigitte Oriol è una psicoterapeuta che lavora a Bagnol sur Cèze, è già venuta ai nostri microfoni a parlare della violenza nell'educazione ed oggi ci parlerà dell'emozione. Cos'è un'emozione. Sembra una cosa evidente, ma bisogna riflettere su questo argomento.
Intervistatrice: Buongiorno. Brigitte: Buongiorno. I: La nostra ospite di oggi è Brigitte Oriol. Brigitte Oriol è una psicoterapeuta che lavora a Bagnol sur Cèze, sulla riva dell'Alto-Rodano, ed è venuta ai nostri microfoni per parlarci di una cosa che le sta particolarmente a cuore. B: Si, e con mio grande piacere. I: Grazie. E' l'infanzia, ciò che abbiamo ricevuto dalla nostra infanzia e di cui forse siamo obbligati a liberarci perché sono spesso cose brutte, maltrattamenti. Oggi ci chiederemo come da adulti si possa giustamente liberarsi di questa infanzia dolorosa.

James Prescott

Il nostro mondo sta divenendo sempre più violento. Da ogni parte del mondo iniziative politiche e sociali tentano di contrastare il crescente trend di suicidi, aggressioni, crimini, distruzione dell’ambiente e guerra. Una ricerca innovativa ha scoperto il motivo per cui la nostra specie è brutale e impaurita, oppure pacifica e affettuosa. Questa ricerca ha prodotto il termine Sindrome da Deprivazione Affettiva SomatoSensoriale (SDASS), che descrive un complesso schema di depressione, violenza, e paura creato nel cervello dalla carenza di legame affettivo fra madre e bambino e dalla deprivazione del piacere corporeo.
I seguenti cambiamenti sono essenziali se vogliamo si sviluppi questo nuovo cervello culturale del lattante/bambino/adolescente. Questi cambiamenti forniscono una maggiore struttura onnicomprensiva di cambiamento culturale per assicurare individui e culture pacifici.

William Sears

Consiglio sull’Attachment Parenting (AP): I sei bambini si traducono nei sei tipi di infanzia. Nota: I genitori non devono prendersi i meriti o assumersi le colpe per la persona che il proprio figlio deciderà di essere. Ognuno fa del proprio meglio per allevare i propri figli con gli strumenti e le risorse possedute al momento. Il resto dipende dal bambino. Poiché non vi è una perfetta correlazione tra ciò che i genitori fanno nei primi anni di vita ed il risultato ottenuto dai loro figli, in oltre 30 anni di pratica pediatrica ho osservato che molti bambini cresciuti secondo i principi dell’AP condividono molte di queste caratteristiche:
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